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lunedì 31 luglio 2017

Twitter testa un abbonamento di 99$ al mese per la promozione automatica dei tweet.


Come noto, Twitter è da diverso tempo in crisi: nonostante gli sforzi, senza successo, per rinnovarsi con l'introduzione di novità e funzionalità, gli utenti non crescono e nel secondo trimestre di quest'anno le vendite sono scese del 5,5%. Ed a quanto pare questi dati preoccupati hanno portato i responsabili della piattaforma ad iniziare a testare un servizio a pagamento che consentirà agli utenti di acquisire nuovi follower e maggiori interazioni sui tweet pubblicati grazie alla sottoscrizione di un abbonamento mensile da 99$. O almeno questa è la voce che è iniziata a circolare in questi giorni, (e confermata dall'apposita pagina creata sul blog di business di Twitter), secondo la quale molto presto il team capitanato da Jack Dorsey rilascerà a livello globale, appunto, un servizio in abbonamento che consentirà a tutti gli utenti interessati, (anche se molto probabilmente si tratta di un servizio pensato principalmente per le piccole aziende e per i creatori di contenuti), di promuovere i propri profili e tweet senza dover ricorrere al servizio pubblicitario già presente da diverso tempo nel Social Network dai 140 caratteri, (ovvero Twitter Ads). Difatti sembra proprio che questo nuovo servizio sia nato proprio per consentire anche gli utenti meno esperti di poter crescere all'interno della piattaforma, la quale si occuperà automaticamente di promuovere i loro tweet mostrandoli sulle timeline di nuovi utenti e potenziali follower. In pratica secondo quanto spiegato nella suddetta pagina dedicata al servizio, Twitter promuoverà in modo automatico i primi 10 tweet di ciascuna giornata, che saranno segnalati sulle timeline di utenti che condividono gli stessi interessi di chi sta facendo promozione o che vivono nella stessa area. Ad ogni modo attualmente questo programma in abbonamento mensile non è ancora stato reso disponibile a tutti gli utenti: il team di ingegneri di Twitter ha da pochi giorni iniziato a diffondere un invito, (visibile a fine articolo), per testare il servizio in questione con un piccolo gruppo di utenti, ai quali ha offerto un trial gratuito di 30 giorni, ed una volta concluso i test potrebbe venir esteso a livello globale. Comunque sia andrebbe precisato come, secondo diverti esperti, l'introduzione di un abbonamento da 99$ al mese non sembra essere, infine, la soluzione migliore per poter tornare a far salire i profitti della piattaforma: far pagare per poter ottenere qualche follower in più su un Social Network che ormai in molti considerano morto forse non è il massimo.

Di seguito il suddetto invito:
https://pbs.twimg.com/media/DFzm5nVXsAA6tMy.jpg



domenica 30 luglio 2017

Osservate le prime galassie nate all’alba dell'universo.


In questi giorni alcuni ricercatori dell'Arizona State University, guidati da Sangeeta Malhotra e James Rhoads, (in collaborazione con gruppi provenienti dal Cile e dalla Cina), tramite uno studio pubblicato sull'Astrophysical Journal hanno fatto sapere di aver scoperto le 23 galassie più antiche che hanno illuminato l'universo ai suoi albori: gli astronomi hanno potuto osservarle com'erano appena 800 milioni di anni dopo il Big Bang, ovvero poco dopo la loro nascita. In pratica, come noto, diverso tempo fa, (circa 300.000 anni dopo il Big Bang), l'universo era un posto completamente buio, privo di stelle e galassie: queste cominciarono ad apparire solo nel mezzo miliardo di anni seguente, illuminando e trasformando drasticamente il cosmo. Ed a quanto pare la suddetta ricerca aiuterà gli astronomi a stabilire in maniera più precisa il momento esatto in cui è avvenuto il passaggio dal buio alla luce. In sostanza per riuscire a scovare queste 23 galassie, il gruppo di ricerca si è servito di un nuovo strumento nel campo dell'astronomia: una specie di macchina fotografica per l'energia oscura, denominata DECam, (ossia Dark Energy Camera), installata sul Telescopio Víctor M. Blanco dell'Osservatorio Interamericano del Cerro Tololo, (noto anche con la sigla CTIO), ad un'altitudine di 7.200 metri nel nord del Cile, e la quale riesce a coprire con una singola immagine un'area di cielo grande 15 volte l'ampiezza della Luna piena. Al riguardo la stessa Sangeeta Malhotra ha spiegato: "La combinazione tra indagine ad ampio raggio ed elevata sensibilità degli strumenti ci ha permesso di studiare galassie antichissime che sono molto comuni ma troppo deboli, oppure molto luminose ma estremamente rare". Mentre Junxian Wang, uno dei ricercatori, ha, infine concluso dichiarando: "Le nostre scoperte implicano che gran parte delle prime galassie che hanno illuminato l'universo si sono formate presto, meno di 800 milioni di anni dopo il Big Bang".

Di seguito alcune immagini:
http://cdn.eso.org/images/screen/eso1620a.jpg
https://asunow.asu.edu/sites/default/files/styles/asu_news_gallery_image/public/lager_survey.jpg?itok=WMdU28YX



Realizzato un "super cerotto" ispirato alla bava di lumaca.


A quanto pare una particolare colla chirurgica sperimentale ispirata all'appiccicosa bava delle lumache potrebbe offrire una valida alternativa ai punti di sutura ed alle graffette chirurgiche per la chiusura delle ferite. O almeno questo è quanto hanno fatto sapere di recente alcuni ricercatori dell'Istituto Wyss dell'Università di Harvard i quali hanno messo a punto un "super cerotto" per la cui creazione si sono rivolti al muco secreto da una particolare specie di lumaca: la Arion subfuscus. In pratica, secondo quanto hanno spiegato gli scienziati sullo studio pubblicato sulla rivista Science, rispetto alle colle già esistenti, (per la creazione di alcune delle quali i ricercatori si sono già in passato ispirati alla natura), questa nuova sostanza ha delle proprietà indubbiamente superiori: non solo ha un buon potere collante anche in condizioni di elevata umidità o di tessuti che si muovono oppure bagnati, (come, ad esempio, durante un sanguinamento), ma è anche molto flessibile ed agisce in pochi minuti. Non a caso il trucco delle lumache è che secernono un muco che crea forti legami con le superfici bagnate e che ha una struttura reticolare che dissipa energia e lo rende flessibile. Ad ogni modo la versione artificiale di questa colla creata dai ricercatori sulla base di questi principi e composto da una griglia tenace e flessibile e da una superficie adesiva ottenuta grazie a grandi molecole polimeri caricati in modo elettrostatico è stata sperimentata sugli animali ed ha dimostrato di aderire con una tensione del 100% alla pelle, alla cartilagine, ai tessuti, al cuore, alle arterie, al fegato e ad altri organi; senza contare che si è dimostrata non tossica per gli umani. Nello specifico un primo esperimento è stato effettuato per sigillare un foro in un cuore espiantato da un maiale: la colla si è espansa insieme all'organo ed ai suoi fluidi, resistendo a decine di migliaia di cicli di pompaggio di sangue ed assorbendo tre volte l'energia degli altri adesivi medici disponibili. Inoltre successivamente altri test sono stati condotti su ratti nei quali sono stati simulati interventi chirurgici d'urgenza, dimostrando che questo "super cerotto" è riuscito a bloccare le emorragie. Al riguardo David Mooney, principale autore dello studio in questione, ha spiegato: "Ci sono una varietà di usi potenziali ed in alcune condizioni questo potrebbe sostituire i punti di sutura e le graffette, che possono causare danni ed essere difficili da collocare in determinate situazioni". Comunque sia i ricercatori prevedono che il loro "super cerotto" sarà realizzato sia in fogli, (per trattare i tagli meno profondi), sia sotto forma di sostanza iniettabile, (per chiudere le ferite più profonde); iniezione che sarà indurita usando la luce ultravioletta, come avviene, infine, per le otturazioni dentali.

Di seguito alcune immagini del "super cerotto":
https://wyss-prod.imgix.net/app/uploads/2017/07/24150356/Tough-adhesive-Zoom-blue.jpg?w=800&auto=compress&q=45&fit=crop&crop=faces,entropy
http://i.dailymail.co.uk/i/pix/2017/07/27/16/42BE263000000578-4736224-image-a-27_1501168386421.jpg
http://i.dailymail.co.uk/i/pix/2017/07/27/16/42BE071000000578-4736224-image-m-3_1501167834979.jpg
...ed un video che mostra i vari test:
(Attenzione: Visione sconsigliata ai più sensibili o ai deboli di stomaco).



venerdì 28 luglio 2017

One Piece: In arrivo una serie Tv live-action.


Qualche settimana fa in occasione della conferenza per il 20° anniversario dalla nascita di One Piece, gli studi di Hollywood hanno annunciato ufficialmente la creazione di una serie Tv in live-action basata, appunto, sull'omonimo manga di Eiichirō Oda. In pratica, secondo quanto è stato reso noto finora, si tratterà di una nuova serie Tv prodotta dai Tomorrow Studios, (vale a dire la stessa casa che sta lavorando alla realizzazione dell'adattamento in live- action di Cowboy Bebop), e vedrà come produttore esecutivo Marty Aldelstein, (già conosciuto per aver lavorato in Prison Break, Teen Wolf e Last Man Standing). Inoltre sembra proprio che la trama di questo live-action hollywoodiano andrà a coincidere con quella del manga: il capitano Monkey D. Rufy, (soprannominato "Rubber" nella versione italiana), accompagnato dalla sua famosissima ciurma di pirati, (conosciuta come i pirati di Cappello di paglia), parte alla conquista dei mari sulla rotta del Grande Blu per realizzare il suo sogno di trovare il leggendario tesoro del temibile pirata Gol D. Roger e diventare il Re dei pirati. Tuttavia dopo aver visti gli scarsi risultati in simili esperimenti, (come, ad esempio, Dragonball Evolution), alcuni fan hanno espresso non pochi dubbi circa la validità del futuro live-action legato a One Piece: secondo questi, molto raramente gli studios di Hollywood sono riusciti a trasporre fedelmente le ambientazioni e lo spirito di un'opera giapponese, nonostante gli effetti speciali ed i bravissimi registi su cui possono contare. Ad ogni modo alla notizia che anche la storia di One Piece passerà tra le mani di Hollywood, lo stesso Eiichirō Oda è intervenuto per tranquillizzare i fan della saga sulla serietà del progetto, spiegando: "Negli ultimi 20 anni abbiamo parlato diverse volte della possibilità di un adattamento in live-action. Ho deciso di cimentarmici appena 3 anni fa. Ci sono state molte svolte e cambi di pensiero. Ho incontrato un buon partner, (Marty Aldestein). È il 20° anniversario. L'annuncio del nuovo lavoro è solo una coincidenza. Sono davvero felice. Ma voglio precisare che non tradirò mai i fan che mi hanno supportato per 20 anni. Questa è la mia condizione. Ci saranno molti di voi che non saranno d'accordo con questa mia scelta ma, vi prego, datemi fiducia. Per favore siate entusiasti per gli sviluppi che seguiranno!". Mentre in merito ad un'eventuale conclusione del manga il fumettista giapponese ha rilasciato un breve comunicato rivolto ai fan, (visibile in lingua originale a fine articolo), nel quale si può, infine, leggere: «Mi domando quanti anni hai, tu che stai leggendo queste righe. Eri già nato vent'anni fa? Quando questo manga è cominciato, Rufy aveva 17 anni, e vent'anni dopo… è ancora 17enne? Sapete che il cappello di paglia gli è stato dato da una certa persona? E che all'inizio, Rufy era partito per un viaggio in mare da solo, senza compagni? One Piece ha molti flashback, e anch'io conservo un ricordo del passato: mentre davo inizio alla serie, mi domandavo se qualche lettore avrebbe mai considerato questi personaggi come degli amici d'infanzia. Un giorno, anche la storia di Rufy finirà. Se continuerete a vivere quest'avventura assieme alla ciurma fino ad allora, ne sarò molto felice. Grazie per questi vent'anni, e vi chiedo di continuare a supportarmi ancora per un po'!!».

Di seguito il suddetto comunicato:
https://lh3.googleusercontent.com/-2i08hlgkKIQ/WWbpQKFceGI/AAAAAAACCEQ/9C7H83fBODkt2hx_6hz6VL2bmS7b0fQTwCJoC/w2071-h3030/OP_Anniversary_20th.jpg



giovedì 27 luglio 2017

Scoperte nella saliva le tracce di un misterioso antenato "fantasma" dell'uomo.


A quanto pare la saliva umana conserva ancora il "fantasma" di un misterioso parente dell'uomo: una specie finora sconosciuta che l'Homo Sapiens ha incontrato circa 150.000 anni fa, lasciando la sua "firma" nel DNA degli attuali abitanti dell'Africa Sub-Sahariana; un'ulteriore prova che gli incontri sessuali fra specie umane arcaiche non erano poi così rari. O almeno questo è quanto ha fatto sapere un recente studio condotto da alcuni ricercatori dell'Università di Buffalo, guidati da Omer Gokcumen, e pubblicato sulla rivista Molecular Biology and Evolution. In pratica dopo le tracce di incroci trovate in Asia e in Europa tra gli antenati dell'Homo Sapiens con le prime specie di ominidi, (come i Neanderthal ed i Denisovan), adesso questa nuova ricerca ha indicato che incroci simili ci sono stati anche in Africa. Al riguardo lo stesso Omer Gokcumen ha affermato: "Sembra che gli incroci tra le prime diverse specie di ominidi non siano state un'eccezione, bensì la norma"; conclusione alla quale i ricercatori sono arrivati tracciando una specifica proteina della saliva, (chiamata MUC7), la quale è quella che contribuisce a darle la sua consistenza viscida ed aiuta ad eliminare dalla bocca i batteri che causano malattie. Per entrare un po' più nei dettagli l'analisi di questa proteina, fatta sul genoma di oltre 2.500 uomini, ha fatto emergere che i genomi di 130 persone dell'Africa sub-sahariana avevano una versione del gene molto diversa da quella di altri uomini moderni: si trattava di una variante così peculiare che i geni della stessa proteina, (appartenenti ai Neanderthal ed ai Denisovan), sembravano più simili a quelli dell'uomo moderno rispetto a quelli di questa variante "anomala" sub-sahariana. In tal proposito Omer Gokcumen ha concluso spiegando: "La spiegazione più plausibile è che ci sia stata l'introduzione di materiale genetico da una specie "fantasma" di un antico ominide, che potrebbe essere una già nota, come ad esempio una sottospecie di Homo Erectus, o ancora da scoprire. La chiamiamo "fantasma" perché non abbiamo i resti fossili". Comunque sia, come già anticipato, sulla base del tasso con cui i geni mutano nel corso dell'evoluzione, i ricercatori hanno calcolato che l'incrocio tra gli antenati dell'uomo con questa antica specie "fantasma" è avvenuto circa 150.000 anni fa, vale a dire dopo che il percorso evolutivo delle due specie aveva preso strade diverse 1,5-2 milioni di anni fa.


mercoledì 26 luglio 2017

Adobe: Il supporto a Flash terminerà definitivamente nel 2020.


Come era facilmente prevedibile, Adobe ha annunciato in via ufficiale l'intenzione di interrompere il supporto a Flash entro la fine del 2020: da quella data in poi la software house terminerà in modo definitivo ed irrevocabile l'aggiornamento e la distribuzione del suo player. In pratica, secondo alcuni, si tratta in un certo senso della fine di un'agonia durata troppo fino ad arrivare ad un punto di non ritorno per una tecnologia ufficialmente criticata, (basti pensare all'abbandono graduale visto nel corso degli anni che ha coinvolto YouTube, Facebook e perfino PornHub), ma profondamente radicata in Rete ed ancora oggi utilizzata un po' ovunque. In sostanza le origini di Flash risalgono agli albori di Internet negli anni '90, quando ancora in pochi parlavano di HTML, accessibilità e formati aperti: la prima versione del software, sviluppata dal team FutureWave, prendeva il nome di SmartSketch. Tuttavia nel 1995 il crescente interesse manifestato a livello globale nei confronti di Internet portò l'azienda a convertire il suo programma in un tool dedicato alla creazione di animazioni destinate in primis al gaming ed ai video, chiamato FutureSplash Animator: di lì a poco si iniziò a farne ampio uso anche sul Web, grazie alla compatibilità con il browser Netscape tramite l'installazione di un plug-in aggiuntivo. Ad ogni modo il debutto ufficiale avvenne nel Maggio 1996 e ben presto la situazione sfuggì di mano: il successo fu tale che Macromedia decise di acquisire FutureWave pochi mesi più tardi, rinominando il progetto più semplicemente in Flash. Successivamente nell'Aprile 2005 la suddetta società passò nelle mani di Adobe ed il resto è storia: nel corso degli anni il software crebbe talmente tanto fino a diventare fondamentale per la riproduzione dei contenuti sul Web e quasi insostituibile. Tuttavia, come già anticipato, con gli anni Flash è finito per diventare "pesante" e non più al passo coi tempi: l'evoluzione dell'HTML5 e l'emergere di nuove esigenze per quanto riguarda la consultazione delle pagine web hanno gradualmente finito per segnare la fine del software di Adobe. Ed in questi giorni è arrivato il suddetto annuncio ufficiale nel quale di può leggere: «In collaborazione con alcuni partner tecnologici – tra cui Apple, Facebook, Google, Microsoft e Mozilla Adobe ha pianificato la fine del ciclo vitale per Flash. Più precisamente, interromperemo gli aggiornamenti e la distribuzione di Flash Player alla fine del 2020, incoraggiando i creatori a convertire i loro contenuti Flash esistenti in uno dei nuovi formati aperti disponibili». Insomma, l'invito è dunque quello di prendere in considerazione il prima possibile l'adozione di HTML5, (oltre a WebGL e WebAssembly), come linguaggio di markup per la realizzazione di pagine e contenuti Web. Si tratta di un passo necessario, invocato da più parti, (ad esempio, Google ed il W3C ormai da tempo spingono in questa direzione), anche nel nome della sicurezza: nel corso degli anni sono stati tanti gli episodi che hanno messo in evidenza come ormai questo software non sia più adeguato a questa era digitale ed una parte considerevole degli attacchi da parte di cyber criminali degli ultimi anni sono stati resi possibili proprio perché i malintenzionati trovavano campo facile grazie alle gravi lacune e vulnerabilità di Flash. Inoltre, anche se sono ancora tanti i siti che oggi usano il software di Adobe, (soprattutto siti collegati al mondo del gaming, come lo stesso Facebook che offre ben 200 giochi che sfruttano Flash; siti che propongono contenuti legati al mondo dei video; e siti connessi al mondo dell'istruzione), nell'ultimo periodo il suo utilizzo ha comunque subito una forte flessione: stando a quanto riporta Google, nel 2014 circa l'80% degli utenti di Google Chrome su desktop visitava un sito con elementi Flash almeno una volta al giorno, mentre ad oggi questa quota è scesa al 17% e risulta essere in continua diminuzione; questo anche perché diversi browser tra cui lo stesso Google Chrome e Safari sono già passati all'utilizzo dell'HTML5. Comunque sia andrebbe precisato che il suddetto annuncio di Adobe non si tradurrà in un abbandono per quanto riguarda l'editing dei contenuti Web: la software house ha tutte le intenzioni di continuare ad offrire tool e soluzioni ai creatori. Difatti al riguardo il comunicato ufficiale si conclude, infine, spiegando: «Adobe rimarrà anche all'avanguardia nel condurre lo sviluppo di nuovi standard Web e nel partecipare attivamente al loro avanzamento. Ciò include continuare a contribuire allo standard HTML5 e partecipare al gruppo di community di WebAssembly. Continueremo a fornire il meglio nella classe degli strumenti di animazione e video quali Animate CC, lo strumento di animazione per la creazione di siti web per lo sviluppo di contenuti HTML5 e Premiere Pro CC. Guardando avanti, Adobe continuerà a fornire i migliori strumenti e servizi a designer e sviluppatori, per consentire loro di creare fantastici contenuti dedicati al Web».


Dimostrato che la depressione modifica sensibilmente la sostanza bianca del cervello.


In questi giorni alcuni ricercatori dell'Università di Edimburgo, in collaborazione con l'Università di Glasgow, hanno scoperto come le persone colpite da depressione presentano anomalie nella struttura cerebrale. Nello specifico i ricercatori inglesi, guidati dalla professoressa Heather Whalley, hanno individuato sensibili modifiche nella cosiddetta "sostanza bianca" del cervello, vale a dire quel tessuto nervoso presente nell'encefalo, (al di sotto della sostanza grigia), e nel midollo spinale, (all'esterno della sostanza grigia, a contatto con le meningi), composto da fasci di fibre ricoperte di mielina, (che è responsabile della colorazione biancastra), e che gioca un ruolo fondamentale nella comunicazione tra i neuroni attraverso i segnali elettrici. In pratica durante la loro ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Nature Scientific Reports, gli scienziati hanno coinvolto circa 3.500 persone, i cui profili sono stati estrapolati dall'enorme database UK Biobank, nel quale sono memorizzate e messe a disposizione della scienza le informazioni cliniche di oltre 500.000 pazienti inglesi. Per entrare un po' più nel dettaglio, i ricercatori britannici hanno utilizzato una tecnica di scansione cerebrale all'avanguardia, nota con il nome di "Diffusion Tensor Imaging" e che ha permesso di mappare con precisione la struttura della sostanza bianca, facendo così emergere le differenze tra chi aveva sofferto sintomi da disturbo depressivo maggiore, (noto anche con la sigla MDD), e gli altri. Al riguardo la stessa Heather Whalley ha spiegato: "Questo studio utilizza i dati del più grande singolo campione pubblicato fino ad oggi e mostra che le persone con depressione presentano cambiamenti nella struttura della materia bianca del loro cervello". Comunque sia, secondo gli studiosi, riuscire a comprendere i meccanismi legati alla componente biologica della depressione potrebbe, infine, aiutare nello sviluppo di trattamenti più efficaci, mirati ed innovativi contro questa malattia, che risulta essere tra le prime cause di disabilità al mondo.


martedì 25 luglio 2017

Scoperto un nuovo malware per Mac che accede alla webcam.


A quanto pare un nuovo malware fa capolino tra le piattaforme Mac e, rispetto ai precedenti, desta maggiori preoccupazioni sul fronte della sicurezza e della privacy; o almeno è questo ha fatto sapere in questi giorni Patrick Wardle, direttore della ricerca della Synack, il quale ha annunciato di aver scoperto un codice malevolo in grado di accedere silenziosamente alla webcam dei computer di casa Apple, effettuando scatti, screenshot dello schermo e catturando la pressione dei tasti. In pratica il malware in questione sembra essere una variante di FruitFly, vale a dire un tentativo d'attacco scoperto lo scorso Gennaio e subito risolto da un aggiornamento di macOS, prontamente reso disponibile. In sostanza tale virus pare fosse stato creato sfruttando un antico bug per attaccare direttamente società impiegate nella ricerca biomedica e nella salute; mentre questa sua versione scovata di recente sarebbe destinata al largo pubblico. Per entrare un po' più nei dettagli, al momento il codice malevolo sarebbe stato rinvenuto solo negli Stati Uniti, attraverso l'analisi di alcuni domini a cui il malware si collegherebbe per trasmettere le informazioni riservate dell'utente. Inoltre uno degli indirizzi registrati ha visto un picco di accessi in pochissimi giorni, tanto che sono state rilevate 400 infezioni in pochissime ore. Tra l'altro il malware in questione sarebbe stato incluso in alcuni software fasulli disponibili in Rete e, per poter essere installato sul Mac, è necessario che l'utente acconsenta non solo al download del link, ma anche e soprattutto che immetta la propria password durante la fase d'installazione. Tuttavia, anche se per adesso non sembra che questo virus stia puntando a grandi compagnie informatiche, né risulta che i malintenzionati stiano chiedendo denaro per il recupero dei dati sensibili rubati, non si può comunque rimanere certi delle intenzioni dei creatori, poiché richieste e minacce potrebbero palesarsi in un secondo momento, magari quando le infezioni avranno raggiunto un gran numero di utenti. Per questo motivo Patrick Wardle ha tempestivamente provvisto ad informare le autorità statunitensi, affinché i domini affetti vengano immediatamente bloccati, ed allo stesso tempo ha consegnato quanto rilevato agli ingegneri di Apple, affinché possano provvedere a sviluppare e rilasciare un aggiornamento del sistema operativo. Comunque sia il ricercatore ha, infine, fatto sapere anche che spiegherà nel dettaglio la natura del malware alla prossima conferenza Black Hat USA 2017 che andrà in scena a Las Vegas nei prossimi giorni.


UNICUSANO presenta l'infografica "Industry 4.0 e Smart Factory: Tutti i trend in Italia e in Europa".


La cosiddetta "Industry 4.0" è la tendenza dell'automazione industriale che integra nuove tecnologie produttive per migliorare le condizioni di lavoro ed aumentare la produttività degli impianti. E considerato il crescente sviluppo in Italia di questo nuovo concetto industriale, la Facoltà di Ingegneria dell'Università Niccolò Cusano, (nota anche con la sigla UNICUSANO), in questi giorni ha deciso di realizzare un'infografica intitolata "Industry 4.0 e Smart Factory: Tutti i trend in Italia e in Europa" con lo scopo di scoprire meglio di cosa si tratta. In pratica secondo quanto illustrato in questa infografica, in Europa sembrano essere diversi in Paesi che si stanno muovendo in questo senso: tra gli altri, la Gran Bretagna, (grazie al piano CATAPULT - High Value Manufacturing), la Francia, (con l'Alliance Industrie du Futur), la Germania, (con il piano The Plattform Industrie 4.0), e l'Olanda, (con l'approccio Smart Industry). Successivamente l'infografica procede con l'illustrazione della situazione in Italia dove l'Industria 4.0 vale 1,7 miliardi di euro e questo valore è dato per l'84% da imprese italiane e per il 16% dall'export. Inoltre si può leggere come il Piano nazionale Industria 4.0 italiano, sviluppato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Ministero dell'Economia, dal Ministero dell'Istruzione, dal Ministero del Lavoro ed dal Ministero delle Politiche Agricole e dell'Ambiente, prevede un notevole impegno economico sia per lo Stato, (per circa 24 miliardi di euro), sia per i privati, (per circa 13 miliardi). Per di più sulla base di questo piano lo Stato supporta gli investimenti e cerca di operare promuovendo un matching tra startup, piccole medie imprese innovative, mercato ed investitori. In sostanza gli obiettivi principali del Piano nazionale Industria 4.0 sono quelli di raddoppiare gli iscritti agli istituti tecnici superiori, erogare competenze 4.0 a 200.000 universitari, formare 3.000 manager ed istituire 1.900 dottorati di ricerca. Ad ogni modo nell'infografica in questione è possibile notare quali effetti sta avendo questo piano sul mercato dei progetti italiani: il 63%, (ovvero 1 miliardo), è composto da progetti di connettività ed acquisizione del cosiddetto "Internet Of Things", (28% in più rispetto al 2015); il 20%, (ossia 330 milioni), dall'Industrial Analytics, (23% in più rispetto al 2015); il 9%, (vale a dire 150 milioni), dalla Cloud Manufacturing, (25% in più rispetto al 2015); l'8%, (cioè 120 milioni), dagli investimenti in Advanced Automation, (che nel 2015 non esisteva); e l'1% (ovvero 20 milioni), dall'Advanced Human Machine Interface, (il quale non esisteva nel 2015). Comunque sia al riguardo lo staff della Facoltà di Ingegneria di UNICUSANO hanno, infine, commentato: "La Industry 4.0 è il nuovo concetto che sta cambiando l'idea stessa di fabbrica e produzione. Definita anche "Fabbrica intelligente", la Industry 4.0 è la quarta rivoluzione industriale che passa per il concetto di Smart Factory che si compone di tre parti: Smart Production, Smart Energy e Smart Service. È sicuramente un'importante strada per ripensare il rilancio della manifattura italiana e sostenere la crescita socio-economica dell'intero Paese".

Di seguito la suddetta infografica:
https://www.unicusano.it/blog/images/infografiche/industry-40-infografica.jpg
In collaborazione con BizUp ed UNICUSANO



lunedì 24 luglio 2017

Scoperto che le rocce vulcaniche della Luna potrebbero nascondere una grande quantità d'acqua.


A quanto pare sulla Luna potrebbe esserci una quantità d'acqua molto più alta del previsto che sarebbe nascosta all'interno delle rocce vulcaniche che sono disseminate sulla sua superficie; o almeno questo è quanto ha fatto sapere un recente studio condotto da un gruppo di ricercatori della Brown University, guidati da Ralph Milliken e Shuai Li, e pubblicato in questi giorni sulla rivista Nature Geoscience. In pratica l'acqua intrappolata in questi antichi depositi, che si ritiene siano fatti di piccoli grani di vetro formati dall'eruzione del magma dalle profondità lunari, farebbe pensare che il mantello lunare, (ossia la parte interna), ne sia ricco; contrariamente alle teorie del passato, che lo ritenevano privo. In sostanza il quadro è iniziato a cambiare già dal 2008, con la scoperta di tracce d'acqua in alcuni grani di vetro vulcanici arrivati sulla Terra con le missioni Apollo 15 e 17. Successivamente nel 2011 lo studio dei minuscoli cristalli dentro questi grani ha mostrato che contengono quantità di acqua simili a quelle di alcuni tipi di basalto terrestre, suggerendo così che il mantello lunare, o almeno una sua parte, contenga tanta acqua quanto la Terra. Quindi combinando le misure fatte sui campioni con i dati sulle temperature della superficie lunare, i ricercatori della Brown University hanno trovato tracce dell'acqua in quasi tutte le rocce vulcaniche mappate, incluse quelle prese vicino i siti di atterraggio delle suddette due missioni lunari. Al riguardo lo stesso Ralph Milliken ha spiegato: "Il dilemma era se quei campioni fossero una eccezione o rappresentativi del suolo del nostro satellite. Abbiamo trovato chiari segni di questa presenza utilizzando i dati forniti dai satelliti artificiali ed adesso i nostri dati ci dicono che quella non era una anomalia: la parte interna della Luna è davvero bagnata. La distribuzione di queste rocce ricche d'acqua è la chiave. Sono diffuse sulla superficie, il che ci dice che l'acqua ritrovata nei campioni dell'Apollo non è l'unica". Ad ogni modo questa scoperta, se confermata, avrà conseguenza anche sulle teorie relative all'origine della Luna: l'ipotesi principale è che si sia formata dai detriti di una collisione spaziale tra un di un planetesimo, (chiamato Theia), delle dimensioni di Marte e quella che poi sarebbe diventata la Terra. Tra l'altro una dinamica del genere avrebbe prodotto così tanto calore da impedire all'idrogeno, (necessario a formare l'acqua), di sopravvivere e fermarsi sulla neonata Luna. In tal proposito Shuai Li ha dichiarato: "La crescente evidenza di acqua all'interno del satellite terrestre suggerisce invece che in qualche modo l'idrogeno è sopravvissuto, oppure che è arrivato sulla Luna prima che si solidificasse completamente trasportato da comete o asteroidi. Ma la sua origine resta ancora un mistero". Comunque sia, secondo gli autori dello studio in questione queste riserve sotterranee potrebbero essere utilizzate, infine, come una risorsa molto importante in occasione di futuri progetti di esplorazione.

Di seguito un'immagine che mostra le zone in cui è presente l'acqua:
https://3c1703fe8d.site.internapcdn.net/newman/gfx/news/hires/2017/4-scientistssp.jpg



domenica 23 luglio 2017

Pic2Recipe, l'Intelligenza Artificiale che scopre le ricette dei piatti dall'analisi di una loro foto.


In questi giorni un gruppo di ricercatori del MIT Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory, (noto anche con la sigla CSAIL), ha annunciato di aver realizzato un algoritmo di apprendimento automatico in grado di svelare la ricetta di un qualsiasi piatto partendo semplicemente dall'analizzazione di una foto. In pratica il tutto è stato poi inserito all'interno di uno strumento chiamato Pic2Recipe e realizzato grazie all'utilizzo dell'Intelligenza Artificiale ed un database contenente oltre un milione di ricette, (ognuna con l'illustrazione del risultato finito, e prelevate da decine di siti di cucina). Insomma, per dirlo in altre parole, funziona un po' come una sorta di "Shazam delle ricette": sfruttando un software di riconoscimento delle immagini, lo strumento in questione, (disponibile sia come sito web sia come applicazione per smartphone), è in grado di analizzare tutti gli ingredienti da cui è composto per poi mostrare la ricetta con le indicazioni necessarie per prepararlo. Tuttavia, come ha spiegato Nicholas Hynes, uno dei principale responsabili del progetto, ad oggi Pic2Recipe non può dire come gli ingredienti sono stati preparati, (ad esempio, non può capire se le cipolle sono state stufate o fritte), ed è in grado di offrire una ricetta corretta nel 65% dei casi. Inoltre il software ha anche qualche problema con gli ingredienti nascosti, per esempio, in un sushi roll, ma è particolarmente bravo a trovare ricette per biscotti e muffin, perché si tratta di cibi relativamente popolari online negli Stati Uniti. Ma non è tutto, Pic2Recipe non è ancora in grado di riconoscere le sottigliezze dei piatti: ad esempio, non riesce a distinguere le lasagne vegetariane dalle lasagne classiche. Ad ogni modo si tratta di capacità che verranno migliorate ulteriormente nel corso dei prossimi mesi, in quanto il team di ricercatori del CSAIL ha fatto sapere di essere ancora al lavoro su questo strumento che è stato accolto positivamente da diversi ricercatori: una sua versione migliorata e più potente potrebbe aiutare le persone non solo a conoscere gli ingredienti necessari per preparare una determinata ricetta ma anche le informazioni relative alle dosi e potrebbe anche indicare automaticamente il numero di calorie a chi segue una dieta. Al riguardo lo stesso Nicholas Hynes ha spiegato: "Se sai quali ingredienti fanno parte di una ricetta, ma non si conoscono le dosi necessarie, è possibile scattare una foto, copiare gli ingredienti ed eseguire il software affinché si ottengano tutte le informazioni per il proprio piatto". Comunque sia altri ricercatori si sono detti più scettici, come nel caso di Christoph Trattner della MODUL University Vienna, secondo il quale generalmente gli algoritmi di riconoscimento delle immagini non hanno margine di miglioramento: due cibi molto simili, (come, per esempio, un bicchiere di cola e un caffè nero), non saranno mai distinguibili da una macchina; almeno non senza, infine, l'aiuto da parte dell'uomo.


Di seguito un video di presentazione di Pic2Recipe:




sabato 22 luglio 2017

Facebook starebbe lavorando ad un dispositivo modulare.


A quanto pare Building 8, la divisione "segreta" di Facebook guidata da Regina Dugan, starebbe sviluppando uno smartphone modulare o comunque un progetto legato a questo mondo. O almeno questo è quello che hanno fatto sapere alcune indiscrezioni circolate in questi giorni in Rete, le quali hanno messo in evidenza un brevetto depositato dalla stessa società presso lo United States Patent and Trademark Office, (noto anche USPTO), e pubblicato qualche giorno fa, che mette in mostra, appunto, un dispositivo modulare elettromagnetico che, secondo i suoi ideatori, "può incorporare un speaker, un microfono, uno schermo touch, il GPS e anche funzionare come telefono, in modo da poter risolvere il problema dell'elettronica tradizionale costosa e sprecata dei consumatori che acquistano un dispositivo che possono utilizzare solo per un paio di anni perché poi diventa obsoleto". Per entrare un po' più nel dettaglio il brevetto in questione descrive sia un smartphone che uno smart speaker perciò non è ben chiaro in che misura Facebook stia davvero lavorando su di un progetto di un dispositivo modulare; anche se ci sono un certo numero di segnali che indicano un interesse crescente di Building 8 per questa categoria di prodotti. Ad esempio, la stesa Regina Dugan recentemente si è già occupata di prodotti modulari: prima di approdare a Facebook, era responsabile della divisione Advanced Technology and Projects di Google, dove ha sviluppato il famoso Project Ara, smartphone modulare chiamato che era arrivato sino ad un vero e proprio test pilota prima che di essere cancellato. Tra l'altro dopo essersi unita al team di Facebook per dirigere Building 8 all'inizio dell'anno, la donna d'affari ha iniziato a seguire un certo numero di altri progetti misteriosi: tra questi, sempre secondo alcune voci, ci dovrebbe essere anche quello che vede la realizzazione di un'interfaccia uomo-macchina che permetterebbe alle persone di digitare parole con il solo ausilio del pensiero. Ma non è tutto all'interno di Building 8 lavora anche Bernard Richardson che in passato si è occupato dello smart speaker Amazon Echo; mentre le varie indiscrezioni, hanno fatto sapere che esiste un certo numero di membri del team di Project Ara i quali ora starebbero lavorando con Facebook sempre dentro la suddetta divisione. Per di più le varie fonti riportano che la tecnologia descritta nel brevetto è stata sviluppata in primo luogo dagli ex-membri della startup Nascent Objects, società che utilizzava la stampa 3D per la realizzazione veloce dei gadget modulari prima che fosse, infine, acquistata dallo stesso Facebook lo scorso Settembre.

Di seguito alcune immagini del suddetto brevetto:
http://www.telegraph.co.uk/content/dam/technology/2017/07/21/Facebook-modular-phone-xlarge_trans_NvBQzQNjv4BqYDsL8QGx-5AcveSNQFCr6dCDvIoIfUP-Lu0UmFMTpZA.png
https://charter97.org/photos/galleries/2017/gi-30716-152456-big.jpg
https://hothardware.com/ContentImages/NewsItem/41599/content/Facebook_Device2.jpg
https://static.dezeen.com/uploads/2017/07/facebook-files-patent-modular-smartphone-technology-news_dezeen_col-852x1025.jpg
https://41dcdfcd4dea0e5aba20-931851ca4d0d7cdafe33022cf8264a37.ssl.cf1.rackcdn.com/17191774_facebook-working-on-project-ara-style_t56c25236.jpg



venerdì 21 luglio 2017

The Walking Dead: Il trailer ufficiale dell'8ª stagione al Comic-Con 2017.


In questi giorni, come ogni anno, presso il San Diego Convention Center sta avendo luogo il Comic-Con in occasione del quale, (oltre alle miriade di altre cose), è andato in scena nelle ultime ore il tanto atteso panel dedicato a The Walking Dead, (visibile per intero qui), dove è stato in anteprima mondiale il primo trailer dell'altrettanto attesa 8ª stagione, che farà il suo debutto il prossimo Ottobre. In pratica si tratta di un video un po' lento di circa 5 minuti, (visibile a fine articolo), che mostra principalmente come i protagonisti si stanno preparando e come affronteranno la grande guerra, (già preannunciata alla fine della 7ª stagione), che avverrà tra Rick ed il suo gruppo di sopravvissuti da una parte e Negan, Lucille ed i suoi Salvatori dall'altra. In sostanza il trailer in questione si apre con Negan che rivolgendosi a Padre Gabriel dice: "Spero tu abbia indossato il pannolone. Perché stai per cacarti addosso"; frase recitata anche all'inizio della scorsa stagione prima della brutale esecuzione di Abraham e Glenn e che potrebbe far pensare che, come avevano già anticipato alcune recenti voci di corridoio, il prete possa essere un'altra vittima di Lucille. Successivamente il video mostra Rick, Maggie, "Re" Ezekiel ed i loro rispettivi gruppi molto probabilmente durante i preparativi e l'attesa della suddetta grande guerra: in una scena si può vedere Dwight, (che molto probabilmente è passato quasi completamente dalla parte di Rick e sta lavorando come infiltrato per vendicarsi di Negan), con in mano un foglio nel quale si può leggere «Domani», cosa che potrebbe far presumere l'imminente attacco che i sopravvissuti sferreranno al gruppo di Salvatori; mentre in un'altra si vede qualcuno, (dai piccoli tatuaggi sulla mano e sul polso destro e dal fumo di sigaretta si può facilmente dedurre che si tratta di Daryl), che impugna una pistola con delle incisioni, (per la precisione 43), simili a quelle che i prigionieri fanno nei film per contare i giorni. Ad ogni modo il filmato prosegue a rilento mostrando tutti i vari personaggi, appunto, durante i preparativi per il combattimento, (tra cui Jesus intendo a nascondere quella che sembra essere una bomba fatta in casa), con in sottofondo la voce di Rick che recita quello che sembra essere un discorso di motivazione prima della battaglia, nel quale dice: "Quando l'ho incontrato la prima volta, Jesus mi ha detto che il mio mondo sarebbe diventato molto più grande. Abbiamo trovato quel mondo. Ci siamo trovati. Quel mondo più grande è nostro di diritto. Coloro che sfruttano, prendono ed uccidono, noi li finiamo". Il discorso si interrompe per mostrare "Re" Ezekiel e Jerry ricoperti dei sangue durante la fase di combattimento, (scena che nel fumetto si rivela essere molto sanguinaria e brutale per il "Re", la tigre Shiva ed i suoi sudditi): in questo momento il residente del Regno si rivolge verso il suo "padrone" dicendogli "Grazie sua Maestà, per essere un tipo così in gamba". Subito dopo il discorso di Rick riprende, recitando: "Con tutto quello per cui abbiamo battuto, tutto quello che abbiamo sopportato, tutto quello che abbiamo superato, tutto quello che siamo diventati... non importa cosa verrà dopo, noi abbiamo vinto. Abbiamo già vinto!". A questo punto il trailer in questione inizia con il mostrare le varie scene di combattimento e tra spari ed esplosioni si può vedere una sequenza in cui sembra proprio che il gruppo di Rick stia cercando di usare i "vaganti" come distrazione/arma, indirizzandoli verso la residenza dei Salvatori. In tutto questo, (oltre a Morgan che stranamente attacca Jesus), viene mostrata Maggie, ormai salita al comando di Hilltop, intenta anche lei a motivare i suoi uomini con un discorso che recita: "Dobbiamo mantenere la fiducia l'uno dell'altro. Se possiamo tenerci stretto tutto quello che abbiamo, il futuro è nostro. Il mondo è nostro!". Tuttavia nel video, (oltre ad un Negan furioso che sbatte violentemente la sua Lucille sul tavolo), si può vedere come qualcuno sia stato catturato e rinchiuso in un container in mutande e con le mani legate: secondo alcuni, dalla fisionomia, i capelli e la barba potrebbe trattarsi di Rick; anche se potrebbe facilmente trattarsi di qualcun altro, considerato che la scena è molto scura ed il personaggio non si vede bene. In ogni caso, dopo tutte le esplosioni, le sparatorie, i combattimenti contro i "vaganti" ed gli inseguimenti automobilistici, il trailer si conclude con quella che forse è la scena più interessante e che sta facendo nascere diverse teorie: si tratta di una sequenza in cui viene mostrato un Rick molto invecchiato con capelli bianchi e corti ed una lunga barba bianca; nella scena viene mostrato anche un bastone appoggiato alla porta, il che potrebbe far capire che per qualche motivo l'ex vice-sceriffo ne abbia bisogno. Tra l'altro, come già spiegato si tratta di una scena che ha scatenato sin da subito le teorie dei fan: secondo alcuni, il fatto che questo Rick si trova su un letto e che al suo fianco ci siano dei fiori, (come nella prima puntata della prima stagione), andrebbe a rafforzare la teoria secondo cui Rick è rimasto in coma per tutto questo tempo e quello che si è visto in questi anni è soltanto un suo sogno. Mentre secondo altri potrebbe trattarsi di una sorta di easter egg inserito per festeggiare il raggiungimento del 100° episodio; invece un altra teoria vedrebbe la serie Tv fare un salto temporale nel futuro, proprio come avviene nel fumetto. Comunque sia è ancora troppo presto per affermare con certezza cosa succederà e per scoprire cosa significhino tutte queste immagini e cosa i produttori hanno in serbo per i fan bisognerà aspettare il prossimo 22 Ottobre, (il 23 qui in Italia), quando l'8ª stagione farà finalmente il suo debutto con quello che sarà, appunto, il 100° episodio.

Di seguito il banner per il 100° episodio:
https://pbs.twimg.com/media/DE92yYzXcAA-qVp.jpg
...la prima locandina dell'8ª stagione:
https://static.gamespot.com/uploads/original/1557/15576725/3262042-twds8cc_36x24_panelposter_fm1_revised_lr.jpg
 ...ed il suddetto trailer:




giovedì 20 luglio 2017

LINKIN PARK: Il cantante Chester Bennington muore suicida all'età di 41 anni.


Scioccanti notizie arrivano dal mondo della musica, ed in particolare del rock: come riportato nelle ultime ore dal sito TMZ, e confermato successivamente dal coroner della Contea di Los Angeles, Chester Bennington, frontman dei Linkin Park, purtroppo si è suicidato all'età di soli 41 anni lasciando la moglie, l'ex-moglie ed i 6 figli, oltre che ad una grande eredità musicale apprezzata da milioni di fan in tutto il mondo. In pratica, secondo le varie fonti, il suo corpo è stato trovato esanime quest'oggi da un suo impiegato poco prima le 9:00 del mattino, (ora locale: circa le 18:00 qui in Italia), presso la sua residenza di Palos Verdes Estates, (dove si trovava da solo, in quanto la sua famiglia era fuori città): la causa ufficiale della sua morte è stata l'impiccagione. Come noto, il cantante soffriva da anni di depressione e stava lottando contro la dipendenza da droghe pesanti, (dalle amfetamine alla cocaina, scoperte in giovane età, dopo la separazione dei genitori), ed alcool e, sempre secondo quanto riportato da TMZ, in passato aveva considerato di porre fine alla sua vita in quanto tormentato dal demone delle violenze sessuali subìte da bambino per mano di un uomo più grande di lui. Al riguardo durante un'intervista aveva spiegato: "Ha distrutto la fiducia in me stesso. Come la maggior parte delle persone avevo troppa paura di dirlo a qualcuno, non volevo che le persone pensassero fossi gay o che stessi mentendo. È stata un'esperienza orribile". Come se non bastasse, Chester Bennington era rimasto profondamente segnato anche dalla morte del suo caro amico Chris Cornell, (morto anch'esso suicida, impiccandosi nel bagno della stanza d'albergo a Detroit, lo scorso 18 Maggio, e che proprio oggi, 20 Luglio 2017, avrebbe compiuto 53 anni), tanto da dedicargli una lettera pubblicata su Twitter. Naturalmente in queste ore nei vari Social Network si stanno diffondendo moltissimi messaggi di cordoglio da parte dei fan, ma anche da parte dei suoi colleghi rockettari e non: tra questi il tweet di Mike Shinoda, fondatore, cantante e polistrumentista dei Linkin Park, nonché amico e collega di Chester Bennington, il quale ha confermato la notizia della morte, scrivendo: «Sono scioccato e distrutto, ma è vero. Pubblicheremo un comunicato ufficiale appena ne avremo uno». Inoltre anche Vicky Cornell, moglie del suddetto caro amico Chris, ha pubblicato un tweet, nel quale ha scritto: «Proprio quando pensavo che il mio cuore non si potesse rompere di più... ti voglio bene T». Ad ogni modo, come già anticipato, il cantante se ne va lasciando al mondo della musica brani che rimarranno nella storia del rock tra cui "In the End", "Crawling", "Faint", "One Step Closer", "What I've Done" e molti altri. Comunque sia per il momento non è dato sapere quale sarà il futuro della band nata nel lontano 1996: per saperlo bisognerà, infine, attendere il suddetto comunicato ufficiale che dovrebbe arrivare nei prossimi giorni.

*(Aggiornamento del 21/07/2017): In questi giorni il coroner medico ha definitivamente accertato che le cause della morte del cantante sono da attribuire ad un suicidio per impiccagione. Al riguardo il portavoce Ed Winter ha rivelato che l'artista si è impiccato con una cintura fissata alla porta di una delle camera da letto della sua residenza ed accanto a lui è stata trovata una bottiglia di alcolici semivuota, ma nessuna prova di sostanze stupefacenti e nessuna lettera di addio.

*(Aggiornamento del 23/07/2017): Come era prevedibile, dopo la tragica morte del loro frontman i Linkin Park hanno comprensibilmente annunciato la cancellazione del loro tour negli Stati Uniti. In tal proposito tramite un breve comunicato hanno fatto sapere: «Siamo incredibilmente rattristati dalla notizia della morte di Chester Bennington. I rimborsi saranno disponibili nei punti di acquisto dei biglietti. I nostri pensieri vanno a tutti coloro che sono stati travolti dalla tragedia».

*(Aggiornamento del 24/07/2017): Questa mattina i Linkin Park hanno rilasciato un comunicato ufficiale in cui commentano la morte del loro cantate e nel quale si può leggere: «Caro Chester, i nostri cuori sono a pezzi. La nostra famiglia risente ancora delle onde d'urto del dolore e della negazione, mentre prendiamo coscienza di ciò che è accaduto. Hai toccato così tante vite, forse più di quante pensassi. Negli ultimi giorni, abbiamo assistito ad una travolgente dimostrazione d'amore e di supporto, sia in pubblico che in privato, da tutto il mondo. Talinda e la tua famiglia li apprezzano molto e vogliono che il mondo sappia che eri il miglior marito, figlio e padre. La tua famiglia non sarà mai più completa senza di te. Quando parlavamo con te degli anni passati insieme, il tuo entusiasmo era contagioso. La tua assenza lascia un vuoto che non potremo mai riempire... nelle stanze manca una voce chiassosa, divertente, ambiziosa, creativa, gentile, generosa. Stiamo cercando di ricordare a noi stessi che i demoni che ti hanno portato via da noi sono sempre stati parte di ciò che ti accadeva. Dopo tutto, è stato il modo in cui cantavi di quei demoni che ha fatto innamorare tutti di te. Li mostravi senza paura e, nel farlo, ci hai uniti e ci hai insegnato ad essere più umani. Avevi un cuore grandissimo e lo tenevi nella manica. Il nostro amore nel fare e suonare musica è inestinguibile. Mentre non sappiamo ancora dove ci possa portare il futuro, sapiamo che ciascuna delle nostre vite è stata resa migliore da te. Grazie per questo dono. Ti vogliamo bene e ci manchi troppo. Un giorno ci rivedremo. LP». Inoltre la band ha, infine, chiuso il comunicato lanciando un sito dedicato a Chester Bennington in cui vengono fornite alcune informazioni per la prevenzione dei suicidi e sono raccolti in tempo reale tutti i messaggi di cordoglio lasciati dai vari fan: http://chester.linkinpark.com/.


mercoledì 19 luglio 2017

Scoperto che il legame tra uomo e cane è nato 20.000–40.000 anni fa e non si è mai interrotto.


A quanto pare uomini e cani si sono incontrati in Europa tra i 20.000 ed i 40.000 anni fa e tra il primo branco di lupi addomesticato alle tante varietà che oggi fanno compagnia a milioni di persone non esiste alcun salto genetico: l'evoluzione è andata avanti con continuità, senza tradimenti o turbolenti addii. O almeno questo è quanto hanno dimostrato un gruppo di genetisti della Stony Brook University, (in collaborazione con l'Università del Michigan, l'Università Otto-Friedrich di Bamberga e l'Università Johannes Gutenberg), tramite uno studio pubblicato in questi giorni sulla rivista Nature Communications e coordinato da Krishna Veeramah, il quale ha affermato: "I nostri dati mostrano che tutti i cani moderni che oggi abitano il mondo sono stati addomesticati a partire da un'unica popolazione di lupi". Insomma, si tratta di una conclusione non tanto scontata: basta pensare, ad esempio, che la ricostruzione della storia dei gatti ha suggerito una domesticazione meno lineare, avvenuta in più tappe. Ad ogni modo in passato lo studio del DNA dei cani aveva suggerito ipotesi diverse: prima che l'incontro con l'uomo fosse avvenuto 15.000 anni fa sempre in Europa, poi che forse questa amicizia fosse nata in Asia 12.500 anni fa; mentre una terza tesi, pubblicata lo scorso anno su Science, sosteneva che la domesticazione fosse avvenuta 2 volte, (una in Europa e l'altra in Asia), in epoche leggermente diverse e partendo da 2 diversi branchi di lupi. Tuttavia, come già anticipato, la suddetta nuova ricerca ha smontato tutte queste ricostruzioni ed ha portato più indietro nel tempo l'epoca dell'incontro fra uomini e cani. Difatti durante lo studio in questione Krishna Veeramah ed i suoi colleghi hanno sequenziato l'intero DNA di 3 resti ossei ritrovati fra Germania ed Irlanda, tra cui un teschio quasi intero ed un campione ritrovato accanto alle sepolture di una comunità di agricoltori. Dalle analisi è emerso che questi 3 animali vissero rispettivamente 7.000, 4.800 e 4.700 anni fa, in un'epoca neolitica in cui gli uomini stavano diventando coltivatori sedentari: il cui genoma, messo a confronto con quello di oltre 5.000 esemplari moderni, ha permesso di tracciare un albero genealogico il più completo possibile. Al riguardo lo stesso Krishna Veeramah ha spiegato: "Non sappiamo con esattezza dove l'addomesticamento sia avvenuto. L'ipotesi più verosimile è che alcuni lupi, gli esemplari meno aggressivi, si siano progressivamente avvicinati a dei gruppi di cacciatori e raccoglitori, nutrendosi dei loro scarti. Il processo di avvicinamento di questi animali, carnivori e potenzialmente pericolosi, è probabilmente stato lungo e difficile. Ma di certo 7.000 anni fa i cani domestici erano già un po' ovunque, attorno ai villaggi". Tra l'altro si presume che, circa 20.000 anni fa, questa specie si divise in 2 ceppi, uno asiatico ed uno europeo; il che spiegherebbe le differenze genetiche che hanno spinto alcuni genetisti a ipotizzare il doppio addomesticamento. Comunque sia generalmente dall'analisi del DNA è facile, per i ricercatori, anche capire se ci si trova di fronte ad un esemplare di cane domestico o selvatico: una delle caratteristiche più evidenti degli amici dell'uomo è la presenza di un gene, (chiamato AMY2B), che favorisce la digestione degli amidi; segno di un animale abituato a convivere con popolazioni di agricoltori. Mentre più recentemente uno studio pubblicato lo scorso anno su Scientific Reports ha, infine, individuato anche dei frammenti di DNA relativi ai comportamenti amichevoli ed alle interazioni sociali con la razza umana.


Di seguito le immagini dei resti analizzati:
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