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sabato 22 luglio 2017

Facebook starebbe lavorando ad un dispositivo modulare.


A quanto pare Building 8, la divisione "segreta" di Facebook guidata da Regina Dugan, starebbe sviluppando uno smartphone modulare o comunque un progetto legato a questo mondo. O almeno questo è quello che hanno fatto sapere alcune indiscrezioni circolate in questi giorni in Rete, le quali hanno messo in evidenza un brevetto depositato dalla stessa società presso lo United States Patent and Trademark Office, (noto anche USPTO), e pubblicato qualche giorno fa, che mette in mostra, appunto, un dispositivo modulare elettromagnetico che, secondo i suoi ideatori, "può incorporare un speaker, un microfono, uno schermo touch, il GPS e anche funzionare come telefono, in modo da poter risolvere il problema dell'elettronica tradizionale costosa e sprecata dei consumatori che acquistano un dispositivo che possono utilizzare solo per un paio di anni perché poi diventa obsoleto". Per entrare un po' più nel dettaglio il brevetto in questione descrive sia un smartphone che uno smart speaker perciò non è ben chiaro in che misura Facebook stia davvero lavorando su di un progetto di un dispositivo modulare; anche se ci sono un certo numero di segnali che indicano un interesse crescente di Building 8 per questa categoria di prodotti. Ad esempio, la stesa Regina Dugan recentemente si è già occupata di prodotti modulari: prima di approdare a Facebook, era responsabile della divisione Advanced Technology and Projects di Google, dove ha sviluppato il famoso Project Ara, smartphone modulare chiamato che era arrivato sino ad un vero e proprio test pilota prima che di essere cancellato. Tra l'altro dopo essersi unita al team di Facebook per dirigere Building 8 all'inizio dell'anno, la donna d'affari ha iniziato a seguire un certo numero di altri progetti misteriosi: tra questi, sempre secondo alcune voci, ci dovrebbe essere anche quello che vede la realizzazione di un'interfaccia uomo-macchina che permetterebbe alle persone di digitare parole con il solo ausilio del pensiero. Ma non è tutto all'interno di Building 8 lavora anche Bernard Richardson che in passato si è occupato dello smart speaker Amazon Echo; mentre le varie indiscrezioni, hanno fatto sapere che esiste un certo numero di membri del team di Project Ara i quali ora starebbero lavorando con Facebook sempre dentro la suddetta divisione. Per di più le varie fonti riportano che la tecnologia descritta nel brevetto è stata sviluppata in primo luogo dagli ex-membri della startup Nascent Objects, società che utilizzava la stampa 3D per la realizzazione veloce dei gadget modulari prima che fosse, infine, acquistata dallo stesso Facebook lo scorso Settembre.

Di seguito alcune immagini del suddetto brevetto:
http://www.telegraph.co.uk/content/dam/technology/2017/07/21/Facebook-modular-phone-xlarge_trans_NvBQzQNjv4BqYDsL8QGx-5AcveSNQFCr6dCDvIoIfUP-Lu0UmFMTpZA.png
https://charter97.org/photos/galleries/2017/gi-30716-152456-big.jpg
https://hothardware.com/ContentImages/NewsItem/41599/content/Facebook_Device2.jpg
https://static.dezeen.com/uploads/2017/07/facebook-files-patent-modular-smartphone-technology-news_dezeen_col-852x1025.jpg
https://41dcdfcd4dea0e5aba20-931851ca4d0d7cdafe33022cf8264a37.ssl.cf1.rackcdn.com/17191774_facebook-working-on-project-ara-style_t56c25236.jpg



venerdì 21 luglio 2017

The Walking Dead: Il trailer ufficiale dell'8ª stagione al Comic-Con 2017.


In questi giorni, come ogni anno, presso il San Diego Convention Center sta avendo luogo il Comic-Con in occasione del quale, (oltre alle miriade di altre cose), è andato in scena nelle ultime ore il tanto atteso panel dedicato a The Walking Dead, (visibile per intero qui), dove è stato in anteprima mondiale il primo trailer dell'altrettanto attesa 8ª stagione, che farà il suo debutto il prossimo Ottobre. In pratica si tratta di un video un po' lento di circa 5 minuti, (visibile a fine articolo), che mostra principalmente come i protagonisti si stanno preparando e come affronteranno la grande guerra, (già preannunciata alla fine della 7ª stagione), che avverrà tra Rick ed il suo gruppo di sopravvissuti da una parte e Negan, Lucille ed i suoi Salvatori dall'altra. In sostanza il trailer in questione si apre con Negan che rivolgendosi a Padre Gabriel dice: "Spero tu abbia indossato il pannolone. Perché stai per cacarti addosso"; frase recitata anche all'inizio della scorsa stagione prima della brutale esecuzione di Abraham e Glenn e che potrebbe far pensare che, come avevano già anticipato alcune recenti voci di corridoio, il prete possa essere un'altra vittima di Lucille. Successivamente il video mostra Rick, Maggie, "Re" Ezekiel ed i loro rispettivi gruppi molto probabilmente durante i preparativi e l'attesa della suddetta grande guerra: in una scena si può vedere Dwight, (che molto probabilmente è passato quasi completamente dalla parte di Rick e sta lavorando come infiltrato per vendicarsi di Negan), con in mano un foglio nel quale si può leggere «Domani», cosa che potrebbe far presumere l'imminente attacco che i sopravvissuti sferreranno al gruppo di Salvatori; mentre in un'altra si vede qualcuno, (dai piccoli tatuaggi sulla mano e sul polso destro e dal fumo di sigaretta si può facilmente dedurre che si tratta di Daryl), che impugna una pistola con delle incisioni, (per la precisione 43), simili a quelle che i prigionieri fanno nei film per contare i giorni. Ad ogni modo il filmato prosegue a rilento mostrando tutti i vari personaggi, appunto, durante i preparativi per il combattimento, (tra cui Jesus intendo a nascondere quella che sembra essere una bomba fatta in casa), con in sottofondo la voce di Rick che recita quello che sembra essere un discorso di motivazione prima della battaglia, nel quale dice: "Quando l'ho incontrato la prima volta, Jesus mi ha detto che il mio mondo sarebbe diventato molto più grande. Abbiamo trovato quel mondo. Ci siamo trovati. Quel mondo più grande è nostro di diritto. Coloro che sfruttano, prendono ed uccidono, noi li finiamo". Il discorso si interrompe per mostrare "Re" Ezekiel e Jerry ricoperti dei sangue durante la fase di combattimento, (scena che nel fumetto si rivela essere molto sanguinaria e brutale per il "Re", la tigre Shiva ed i suoi sudditi): in questo momento il residente del Regno si rivolge verso il suo "padrone" dicendogli "Grazie sua Maestà, per essere un tipo così in gamba". Subito dopo il discorso di Rick riprende, recitando: "Con tutto quello per cui abbiamo battuto, tutto quello che abbiamo sopportato, tutto quello che abbiamo superato, tutto quello che siamo diventati... non importa cosa verrà dopo, noi abbiamo vinto. Abbiamo già vinto!". A questo punto il trailer in questione inizia con il mostrare le varie scene di combattimento e tra spari ed esplosioni si può vedere una sequenza in cui sembra proprio che il gruppo di Rick stia cercando di usare i "vaganti" come distrazione/arma, indirizzandoli verso la residenza dei Salvatori. In tutto questo, (oltre a Morgan che stranamente attacca Jesus), viene mostrata Maggie, ormai salita al comando di Hilltop, intenta anche lei a motivare i suoi uomini con un discorso che recita: "Dobbiamo mantenere la fiducia l'uno dell'altro. Se possiamo tenerci stretto tutto quello che abbiamo, il futuro è nostro. Il mondo è nostro!". Tuttavia nel video, (oltre ad un Negan furioso che sbatte violentemente la sua Lucille sul tavolo), si può vedere come qualcuno sia stato catturato e rinchiuso in un container in mutande e con le mani legate: secondo alcuni, dalla fisionomia, i capelli e la barba potrebbe trattarsi di Rick; anche se potrebbe facilmente trattarsi di qualcun altro, considerato che la scena è molto scura ed il personaggio non si vede bene. In ogni caso, dopo tutte le esplosioni, le sparatorie, i combattimenti contro i "vaganti" ed gli inseguimenti automobilistici, il trailer si conclude con quella che forse è la scena più interessante e che sta facendo nascere diverse teorie: si tratta di una sequenza in cui viene mostrato un Rick molto invecchiato con capelli bianchi e corti ed una lunga barba bianca; nella scena viene mostrato anche un bastone appoggiato alla porta, il che potrebbe far capire che per qualche motivo l'ex vice-sceriffo ne abbia bisogno. Tra l'altro, come già spiegato si tratta di una scena che ha scatenato sin da subito le teorie dei fan: secondo alcuni, il fatto che questo Rick si trova su un letto e che al suo fianco ci siano dei fiori, (come nella prima puntata della prima stagione), andrebbe a rafforzare la teoria secondo cui Rick è rimasto in coma per tutto questo tempo e quello che si è visto in questi anni è soltanto un suo sogno. Mentre secondo altri potrebbe trattarsi di una sorta di easter egg inserito per festeggiare il raggiungimento del 100° episodio; invece un altra teoria vedrebbe la serie Tv fare un salto temporale nel futuro, proprio come avviene nel fumetto. Comunque sia è ancora troppo presto per affermare con certezza cosa succederà e per scoprire cosa significhino tutte queste immagini e cosa i produttori hanno in serbo per i fan bisognerà aspettare il prossimo 22 Ottobre, (il 23 qui in Italia), quando l'8ª stagione farà finalmente il suo debutto con quello che sarà, appunto, il 100° episodio.

Di seguito il banner per il 100° episodio:
https://pbs.twimg.com/media/DE92yYzXcAA-qVp.jpg
...la prima locandina dell'8ª stagione:
https://static.gamespot.com/uploads/original/1557/15576725/3262042-twds8cc_36x24_panelposter_fm1_revised_lr.jpg
 ...ed il suddetto trailer:




giovedì 20 luglio 2017

LINKIN PARK: Il cantante Chester Bennington muore suicida all'età di 41 anni.


Scioccanti notizie arrivano dal mondo della musica, ed in particolare del rock: come riportato nelle ultime ore dal sito TMZ, e confermato successivamente dal coroner della Contea di Los Angeles, Chester Bennington, frontman dei Linkin Park, purtroppo si è suicidato all'età di soli 41 anni lasciando la moglie, l'ex-moglie ed i 6 figli, oltre che ad una grande eredità musicale apprezzata da milioni di fan in tutto il mondo. In pratica, secondo le varie fonti, il suo corpo è stato trovato esanime quest'oggi da un suo impiegato poco prima le 9:00 del mattino, (ora locale: circa le 18:00 qui in Italia), presso la sua residenza di Palos Verdes Estates, (dove si trovava da solo, in quanto la sua famiglia era fuori città): la causa ufficiale della sua morte è stata l'impiccagione. Come noto, il cantante soffriva da anni di depressione e stava lottando contro la dipendenza da droghe pesanti, (dalle amfetamine alla cocaina, scoperte in giovane età, dopo la separazione dei genitori), ed alcool e, sempre secondo quanto riportato da TMZ, in passato aveva considerato di porre fine alla sua vita in quanto tormentato dal demone delle violenze sessuali subìte da bambino per mano di un uomo più grande di lui. Al riguardo durante un'intervista aveva spiegato: "Ha distrutto la fiducia in me stesso. Come la maggior parte delle persone avevo troppa paura di dirlo a qualcuno, non volevo che le persone pensassero fossi gay o che stessi mentendo. È stata un'esperienza orribile". Come se non bastasse, Chester Bennington era rimasto profondamente segnato anche dalla morte del suo caro amico Chris Cornell, (morto anch'esso suicida, impiccandosi nel bagno della stanza d'albergo a Detroit, lo scorso 18 Maggio, e che proprio oggi, 20 Luglio 2017, avrebbe compiuto 53 anni), tanto da dedicargli una lettera pubblicata su Twitter. Naturalmente in queste ore nei vari Social Network si stanno diffondendo moltissimi messaggi di cordoglio da parte dei fan, ma anche da parte dei suoi colleghi rockettari e non: tra questi il tweet di Mike Shinoda, fondatore, cantante e polistrumentista dei Linkin Park, nonché amico e collega di Chester Bennington, il quale ha confermato la notizia della morte, scrivendo: «Sono scioccato e distrutto, ma è vero. Pubblicheremo un comunicato ufficiale appena ne avremo uno». Inoltre anche Vicky Cornell, moglie del suddetto caro amico Chris, ha pubblicato un tweet, nel quale ha scritto: «Proprio quando pensavo che il mio cuore non si potesse rompere di più... ti voglio bene T». Ad ogni modo, come già anticipato, il cantante se ne va lasciando al mondo della musica brani che rimarranno nella storia del rock tra cui "In the End", "Crawling", "Faint", "One Step Closer", "What I've Done" e molti altri. Comunque sia per il momento non è dato sapere quale sarà il futuro della band nata nel lontano 1996: per saperlo bisognerà, infine, attendere il suddetto comunicato ufficiale che dovrebbe arrivare nei prossimi giorni.


mercoledì 19 luglio 2017

Scoperto che il legame tra uomo e cane è nato 20.000–40.000 anni fa e non si è mai interrotto.


A quanto pare uomini e cani si sono incontrati in Europa tra i 20.000 ed i 40.000 anni fa e tra il primo branco di lupi addomesticato alle tante varietà che oggi fanno compagnia a milioni di persone non esiste alcun salto genetico: l'evoluzione è andata avanti con continuità, senza tradimenti o turbolenti addii. O almeno questo è quanto hanno dimostrato un gruppo di genetisti della Stony Brook University, (in collaborazione con l'Università del Michigan, l'Università Otto-Friedrich di Bamberga e l'Università Johannes Gutenberg), tramite uno studio pubblicato in questi giorni sulla rivista Nature Communications e coordinato da Krishna Veeramah, il quale ha affermato: "I nostri dati mostrano che tutti i cani moderni che oggi abitano il mondo sono stati addomesticati a partire da un'unica popolazione di lupi". Insomma, si tratta di una conclusione non tanto scontata: basta pensare, ad esempio, che la ricostruzione della storia dei gatti ha suggerito una domesticazione meno lineare, avvenuta in più tappe. Ad ogni modo in passato lo studio del DNA dei cani aveva suggerito ipotesi diverse: prima che l'incontro con l'uomo fosse avvenuto 15.000 anni fa sempre in Europa, poi che forse questa amicizia fosse nata in Asia 12.500 anni fa; mentre una terza tesi, pubblicata lo scorso anno su Science, sosteneva che la domesticazione fosse avvenuta 2 volte, (una in Europa e l'altra in Asia), in epoche leggermente diverse e partendo da 2 diversi branchi di lupi. Tuttavia, come già anticipato, la suddetta nuova ricerca ha smontato tutte queste ricostruzioni ed ha portato più indietro nel tempo l'epoca dell'incontro fra uomini e cani. Difatti durante lo studio in questione Krishna Veeramah ed i suoi colleghi hanno sequenziato l'intero DNA di 3 resti ossei ritrovati fra Germania ed Irlanda, tra cui un teschio quasi intero ed un campione ritrovato accanto alle sepolture di una comunità di agricoltori. Dalle analisi è emerso che questi 3 animali vissero rispettivamente 7.000, 4.800 e 4.700 anni fa, in un'epoca neolitica in cui gli uomini stavano diventando coltivatori sedentari: il cui genoma, messo a confronto con quello di oltre 5.000 esemplari moderni, ha permesso di tracciare un albero genealogico il più completo possibile. Al riguardo lo stesso Krishna Veeramah ha spiegato: "Non sappiamo con esattezza dove l'addomesticamento sia avvenuto. L'ipotesi più verosimile è che alcuni lupi, gli esemplari meno aggressivi, si siano progressivamente avvicinati a dei gruppi di cacciatori e raccoglitori, nutrendosi dei loro scarti. Il processo di avvicinamento di questi animali, carnivori e potenzialmente pericolosi, è probabilmente stato lungo e difficile. Ma di certo 7.000 anni fa i cani domestici erano già un po' ovunque, attorno ai villaggi". Tra l'altro si presume che, circa 20.000 anni fa, questa specie si divise in 2 ceppi, uno asiatico ed uno europeo; il che spiegherebbe le differenze genetiche che hanno spinto alcuni genetisti a ipotizzare il doppio addomesticamento. Comunque sia generalmente dall'analisi del DNA è facile, per i ricercatori, anche capire se ci si trova di fronte ad un esemplare di cane domestico o selvatico: una delle caratteristiche più evidenti degli amici dell'uomo è la presenza di un gene, (chiamato AMY2B), che favorisce la digestione degli amidi; segno di un animale abituato a convivere con popolazioni di agricoltori. Mentre più recentemente uno studio pubblicato lo scorso anno su Scientific Reports ha, infine, individuato anche dei frammenti di DNA relativi ai comportamenti amichevoli ed alle interazioni sociali con la razza umana.


Di seguito le immagini dei resti analizzati:
https://cdn.vox-cdn.com/uploads/chorus_asset/file/8873523/Fig2_NR.jpg
https://abm-website-assets.s3.amazonaws.com/laboratoryequipment.com/s3fs-public/embedded_image/2017/07/Fig3_NR.jpg



martedì 18 luglio 2017

Scoperta la causa biologica per cui l'esercizio fisico non ha gli stessi risultati su tutti.


Si sa, l'esercizio fisico non produce gli stessi risultati su tutte le persone che lo praticano e se è vero che da un lato molto dipende sicuramente dalla modalità e dall'intensità con cui questo viene svolto, dall'altro lato esiste anche una componente biologica che incide sui frutti degli sforzi effettuati; o almeno questo è quanto ha dimostrato un recente studio condotto da alcuni ricercatori della Kanazawa University e pubblicato su Nature Medicine. In pratica si tratta della selenoproteina P, una molecola, prodotta principalmente dal fegato e secreta nel sangue, che possiede importanti proprietà antiossidanti e che a quanto pare ha anche un ruolo a livello muscolare. In sostanza i ricercatori giapponesi hanno messo a confronto alcuni organismi che esprimevano basse quantità di selenoproteina P con altri che mostravano dei livelli normali: dopo aver sottoposto entrambi i gruppi ad un periodo di esercizi, hanno notato che i primi avevano una risposta migliore all'attività fisica di circa il doppio rispetto ai secondi. Mentre per il test sugli esseri umani sono state scelte 31 donne che conducevano una vita sedentaria e che non soffrivano di diabete, le quali sono state sottoposte ad attività fisica per 8 settimane. Tra l'altro per misurare l'effetto dell'esercizio è stato preso come riferimento la quantità massima di ossigeno consumato dopo lo sforzo: le donne che mostravano un livello più basso di questo parametro erano anche quelle con una maggior concentrazione di selenoproteina P nel sangue. Così facendo è stato scoperto che la presenza di una bassa quantità di tale molecola, ed il conseguente minore legame con il suo recettore a livello muscolare, favoriscono una complessa catena di reazioni chimiche associate a miglioramenti negli effetti del lavoro fisico. Al riguardo i ricercatori hanno spiegato che, al contrario, alti livelli di selenoproteina P nel sangue ostacolano queste reazioni: si parla di una forma di "resistenza all'esercizio" che impedisce di avere i risultati sperati in base allo sforzo. Comunque sia lo studio in questione potrebbe aprire le porte alla ricerca di possibili futuri farmaci che riducano la produzione di selenoproteina P da parte del fegato oppure che impediscano il legame al recettore a livello muscolare; strade che hanno un obiettivo comune: diminuire, infine, la "resistenza all'esercizio" delle persone biologicamente portate ad avere meno risultati dagli sforzi fisici.


lunedì 17 luglio 2017

WhatsApp: I video YouTube si potranno guardare direttamente all'interno delle chat.


In questi giorni è stata rilasciata la versione 2.17.40 di WhatsApp per iOS che ha portato con sé 3 principali novità, tra cui quella che permette agli utenti di condividere con i propri contatti qualsiasi tipo di file con una dimensione massima di 100 MB. Tuttavia a poche ore dall'arrivo di tale aggiornamento il sito WABetaInfo, come di consueto, ha scoperto alcune funzionalità nascoste e quindi non ancora accessibili al pubblico, la più interessante delle quali riguarda la riproduzione direttamente all'interno dell'applicazione dei video YouTube. Difatti attualmente per poter guardare un video condiviso su WhatsApp è necessario aprire l'applicazione di casa Google oppure il browser dello smartphone: una procedura alquanto scomoda che a quanto pare verrà eliminata in una prossima versione dell'applicazione di messaggistica istantanea. In pratica, secondo le prime indiscrezioni, nelle prossime versioni di WhatsApp gli utenti iOS, (per il momento non è stata trovata alcuna traccia di questa funzione nella versione per Android e Windows Phone), gli utenti potranno visualizzare i video YouTube direttamente nella schermata della conversazione in modalità Picture-in-Picture: un piccolo riquadro verrà mostrato in primo piano e potrà essere ingrandito/rimpicciolito con una gesture, (ossia pinch-to-zoom), oppure aperto a schermo intero; inoltre sarà possibile anche nasconderlo momentaneamente, spostandolo sul lato destro dello schermo, senza però interrompere la riproduzione del video, il quale verrà invece chiuso se l'utente passa ad un altro video, ad un'altra conversazione o ad un'altra applicazione. Ad ogni modo, secondo quanto scoperto da WABetaInfo, la funzionalità in questione è compatibile solo con iPhone 6, iPhone 6 Plus, iPhone 6s, iPhone 6s Plus, iPhone 7 ed iPhone 7 Plus: molto probabilmente perché richiede uno schermo di almeno 4,7 pollici. Comunque sia trattandosi di una funzionalità "nascosta" non è ben chiaro se e quando verrà inclusa tramite un futuro aggiornamento, né, come già anticipato, se arriverà anche per gli utenti Android e Windows Phone.

Di seguito uno screenshot:
http://wabetainfo.com/wp-content/uploads/2017/07/WhatsApp-YouTube-Landscape-WATERMARKED-768x432.jpg
...ed un video dimostrativo:



domenica 16 luglio 2017

Doctor Who: Jodie Whittaker sarà il 13° Dottore; la prima incarnazione donna.


A quanto pare i produttori di Doctor Who, (una delle serie Tv più longeve di sempre), hanno deciso di rivoluzionare un po' le cose, annunciando che il 13° Dottore sarà per la prima volta una donna: si tratta di Jodie Whittaker, un'attrice britannica conosciuta anche per la sue interpretazioni nelle serie Broadchurch e Black Mirror e nei film One Day e Black Sea, la quale prenderà, appunto, il posto dello scozzese Peter Capaldi, che darà il suo addio definitivo nello speciale che andrà in onda il prossimo Natale, (con lui lascerà anche Steven Moffat, showrunner delle ultime 6 stagioni, il quale sarà sostituito da Chris Chibnall, anche lui noto per la serie Broadchurch). In pratica la notizia è stata data in questi giorni dalla BBC dopo la finale di tennis maschile di Wimbledon, (vinta ancora una volta da Roger Federer); il che evidenzia l'importanza che la serie Tv in questione mantiene nella cultura inglese dopo tanti anni. Non a caso Doctor Who va in onda sin dal lontano del 1963: venne interrotta nel 1989 con un totale di 26 stagioni e, dopo un film uscito nel 1996, è stata ripresa nel 2005 ripartendo da zero. Inoltre attualmente la serie Tv è arrivata alla sua 11ª stagione che andrà in onda nel 2018 e che, come già spiegato e come avevano lasciato presagire alcuni indizi della 10ª stagione, vedrà la 13ª incarnazione del Dottore affidata ad una donna, per la prima volta in quasi 55 anni; del resto nell'8ª stagione anche il Master, lo storico nemico del Dottore, era già stato trasformato in una variante femminile dal nome di Missy che, grazie alla straordinaria interpretazione di Michelle Gomez, aveva conquistato i cuori dei fan. In sostanza per chi non la conoscesse Doctor Who racconta la storia del Signore del Tempo, un alieno proveniente dal pianeta Gallifrey che viaggia nel tempo e nello spazio attraverso il vortice temporale a bordo del TARDIS, (ossia un'astronave che ha le sembianze di una cabina del telefono di colore blu usata dalla polizia britannica negli anni '60), e che ha la capacità di rigenerarsi fisicamente al momento della morte e cambiare dunque aspetto, (da qui la spiegazione delle sue così tante incarnazioni). Ad ogni modo, come già detto, Jodie Whittaker sarà la protagonista delle prossime stagioni e, secondo alcuni fan, si tratterà di un nuovo momento storico per l serie Tv. Ad esempio, al riguardo la scrittrice e giornalista televisiva inglese Laurie Penny ha pubblicato un post su Twitter, nel quale ha scritto: «Sono abbastanza sopraffatta da questa notizia. Cambia la storia, cambia il mondo: ben fatto BBC. Ora non sprecate l'occasione». Mentre la stessa Jodie Whittaker ha dichiarato: "Voglio dire ai fan di non essere spaventati dal mio genere. È un momento veramente emozionante e Doctor Who rappresenta proprio tutto ciò che è eccitante nel cambiamento. I fan hanno vissuto tanti cambiamenti, questo è solo uno nuovo, diverso, ma non uno spaventoso". Comunque sia, (anche qualcuno potrebbe non essere d'accordo con questo cambio di sesso), come anticipato, per vedere il primo Dottore donna all'opera bisognerà, infine, aspettare l'arrivo dell'11ª stagione, che, secondo le varie voci di corridoio, dovrebbe essere messa in onda a partire dell'autunno 2018; anche se una data ben precisa non è stata ancora annunciata.


Di seguito il video di presentazione del 13° Dottore:



sabato 15 luglio 2017

SLAYER: Il nuovo album protrebbe arrivare nel 2018; parola di Kerry King.


In questi giorni Kerry King, chitarrista degli Slayer, durante una recente lunga intervista concessa alla rivista Revolver, tra le tante cose, ha parlato anche dei piani riguardanti la realizzazione e la pubblicazione di quello che sarà il successore di "Repentless", (l'11° album in studio della band, rilasciato il 11 Settembre 2015), che, come aveva già spiegato circa un anno fa, potrebbe non avvenire prima del 2018. Al riguardo le sue parole sono state: "La cosa divertente è che "Repentless" non ha nemmeno 2 anni, anche se lo sembra. Da quella sessione sono state scartate 6-8 pezzi già registrati – qualcuno con le voci, qualcuno con le parti principali, ma tutti con accompagnamento di chitarra, basso e batteria. Quindi appena quelle canzoni verranno ultimate dal punto di vista dei testi e se questi non richiederanno delle modifiche dei pezzi, saranno pronte per essere inserite nel nuovo album. Quindi abbiamo già pronto più di metà disco, se queste canzoni andranno bene". Ed ha poi proseguito spiegando: "In realtà non siamo mai stati così a buon punto per un nuovo album in tutta la nostra carriera, quindi non c'è motivo per non lavorare di più, dal momento che siamo già più che a metà strada. Basta scrivere altri 4 o 5 brani, sistemare un po' gli altri e poi saremo pronti a partire. Se avremo un momento di calma, che so dovrebbe arrivare verso fine anno, forse riusciremo a concentrarci ed a finire il tutto". Mentre alla domanda se sia possibile sperare nell'uscita di un nuovo album degli Slayer entro il 2018, lo stesso Kerry King ha, infine, concluso rispondendo: "È plausibile. Ma certamente non posso prometterlo, perché ogni volta che lo faccio finisco per passare per bugiardo!".


venerdì 14 luglio 2017

The Walking Dead: Lo stuntman John Bernecker muore dopo un incidente sul set dell'8ª stagione; le riprese si fermano.


Quello dello stuntman è sicuramente un lavoro molto pericoloso nel quale si possono verificare dei gravi incidenti che a volte possono portare addirittura alla morte. E questo è proprio quello che è successo lo scorso Mercoledì a John Bernecker, che, durante le riprese in Georgia di alcuni episodi della tanto attesa 8ª stagione di The Walking Dead. In pratica, secondo le varie fonti, il giovane stuntman stava provando una scena di combattimento con l'attore Austin Amelio, (interprete di Dwight), che sarebbe dovuta finire con la caduta da un balcone, quando è scivolato e candendo da circa 9 metri d'altezza, (per la precisione 30 piedi), ha battuto la testa sul cemento. Naturalmente è stato subito trasportato in elisoccorso all'ospedale di Atlanta ma, dopo essere rimasto ricoverato in terapia intensiva attaccato ad un respiratore, alle 18:30, (Eastern Time), di Mercoledì è stata dichiarata la sua morte cerebrale per trauma da corpo contundente e quest'oggi la famiglia ed i medici hanno deciso di interrompere il sostegno alla vita. Ad ogni modo, mentre si indaga sull'accaduto, AMC in un comunicato che informava dell'incidente ha annunciato che le riprese dell'8ª stagione della famosa serie Tv, (il cui primo trailer dovrebbe essere presentato, come ogni anno, tra qualche giorno in occasione del Comic-Con di San Diego, che avrà luogo dal 20 al 23 Luglio), sono state temporaneamente sospese. In pratica nel suddetto comunicato si legge: «Siamo tristi nel riportare che John Bernecker, uno stuntman di talento per The Walking Dead e numerosi altri spettacoli televisivi e film, ha subito gravi ferite a seguito di un tragico incidente sul set. È stato immediatamente trasportato in un ospedale di Atlanta ed abbiamo temporaneamente sospeso la produzione. Teniamo John e la sua famiglia nei nostri pensieri e nelle nostre preghiere». Mentre la fidanzata Jennifer Cocker aveva pubblicato un post su Facebook nel quale aveva scritto: «John merita di essere visto da ogni neurochirurgo e dottore fino a quando uno di loro non vede la vita che tutti noi sappiamo che ha in lui e lo riportano a noi... QUESTO NON È GIUSTO». Inoltre anche Lauren Cohan, interprete di Maggie, aveva pubblicato un tweet che recitava: «Cara famiglia di The Walking Dead, per favore oggi tenete John, il nostro stuntman, e la sua famiglia nelle vostre preghiere». Tuttavia, come già detto, il giovane stuntman, (noto tra l'altro per i suoi lavori in Scream Queens, Salem, 24: Legacy, Fast & Furious 8, Piccoli Brividi, L'ultimo cacciatore di streghe, Hunger Games: Il canto della rivolta – Parte 2 e più recentemente in Logan e Black Panther), non ce l'ha fatta e si è spento all'età di 33 anni. Comunque sia in queste ore stanno iniziando ad arrivare i primi messaggi, (da parte del cast di The Walking Dead e non solo), che rendono omaggio alla prematura morte di John Bernecker, (presenza fissa sul set: tutti lo conoscevano e tutti gli volevano bene), e nei prossimi giorni, (oltre alla ripartenza delle riprese), dovrebbe arrivare il comunicato ufficiale della produzione che probabilmente accerterà, infine, eventuali responsabilità nel tragico incidente.


Di seguito alcuni tweet degli attori della serie Tv:







giovedì 13 luglio 2017

Tripofobia: Scoperta l'origine della "paura dei buchi".


Di recente alcuni psicologi dell'Università del Kent hanno dimostrato che tripofobia, ovvero la cosiddetta "paura dei buchi", scaturisce da un'intensa avversione nei confronti di parassiti e malattie infettive. In pratica si tratta di una condizione, (conosciuta anche come "fobia dei pattern ripetitivi", in quanto chi ne soffre non sopporta la visione di oggetti che presentano dei raggruppamenti di fori e non solo), che non è inclusa nel "Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders" dell'American Psychological Association, (vale a dire un manuale noto anche con la sigla DSM-5, nel quale sono elencate tutte le fobie ufficialmente riconosciute dalla scienza); anche se questa è estremamente diffusa e con l'arrivo di Internet moltissime persone hanno scoperto di soffrirne. Ad ogni modo fino ad oggi i ricercatori ritenevano che questa fobia rappresentasse un'eredità dei nostri antenati, che vivevano a strettissimo contatto con la natura: secondo questa teoria, la tripofobia sarebbe sorta da una risposta repulsiva ai pattern presenti su animali velenosi, (come, ad esempio, i serpenti), o magari ai nidi di pericolosi calabroni. Insomma, come era stato suggerito in uno studio intitolato "Fear of Holes" e condotto nel 2013 dall'Università dell'Essex, si trattava di un modo per tenersi alla larga dal pericolo. Tuttavia, come già anticipato, nella suddetta nuova ricerca, coordinata da Tom Kupfer e pubblicata sulla rivista scientifica specializzata Cognition and Emotion, l'attenzione è stata invece spostata verso la paura delle malattie infettive e dei raggruppamenti di parassiti, (come, per esempio, quelli di zecche). In sostanza durante tale studio i ricercatori inglesi hanno coinvolto oltre 600 persone, (metà delle quali tripofobiche), e le hanno sottoposte all'osservazione di 16 immagini: 8 rappresentative di malattie come morbillo, vaiolo, tifo, febbre scarlatta, oltre che di gravi ustioni; mentre le altre 8 erano immagini che tipicamente disgustano chi soffre di tripofobia, (ossia fiori di loto, bollicine in una tazza di caffè, spugne, muretti pieni di fori ecc...). Inoltre ai partecipanti è stato chiesto di descrivere le proprie emozioni, e se da un lato le immagini di malattie e parassiti hanno disgustato tutti, dall'altro i tripofobici hanno provato repulsione anche verso quelle del secondo gruppo, (che non hanno scaturito alcun effetto negli altri). Tra l'altro, anche se l'emozione provata principalmente dalle persone era, appunto, il disgusto, (e non la paura, che invece può essere associata ad animali velenosi come ragni e topi), i tripofobici hanno descritto una fastidiosa sensazione sulla pelle, come quella di essere infestati da parassiti o da qualcosa che strisciava su di loro. Insomma, dal punto di vista psicologico si tratta di segnali che, assieme al disgusto, servivano a tenersi lontani da una potenziale infezione: motivo per il quale, secondo Tom Kupfer ed i suoi colleghi, più che "paura dei buchi", la tripofobia dovrebbe essere, infine, indicata come "l'avversione verso gruppi di oggetti circolari".


mercoledì 12 luglio 2017

Facebook: In arrivo la pubblicità su Messenger.


Dopo aver effettuato all'inizio dell'anno alcuni test con un gruppo ristretto di utenti in Thailandia ed in Australia, a quanto pare Facebook ha deciso di introdurre la pubblicità sulla pagina principale di Messenger per tutti i suoi iscritti. Infatti, secondo le prime indiscrezioni, la pubblicità dovrebbe iniziare ad essere visibile a tutti entro la fine del 2017 e, proprio come accade con gli annunci che già si vedono su Facebook ed Instagram, anche questi saranno mirati e specifici per gli utenti che li visualizzano. Insomma, tra breve gli inserzionisti avranno la possibilità di mostrare i loro annunci anche sulla pagina principale dell'applicazione; il che si andrà ad aggiungere alla già disponibile possibilità di poter inviare messaggi pubblicitari a tutti gli utenti con cui hanno avuto un rapporto diretto attraverso la chat. Tuttavia, anche se da un lato questa novità piacerà sicuramente a molti brand, (che, come già spiegato, potranno "iniettare" le loro pubblicità all'interno di un servizio oggi molto utilizzato e dunque in grado di offrire un'ampia visibilità), dall'altro lato si tratta di una notizia che certamente non sarà molto apprezzata dagli utenti, i quali si ritroveranno banner pubblicitari anche all'interno della schermata principale di Messenger, andando di fatto a disturbare l'utilizzo delle chat. Inoltre di recente Facebook ha curiosamente ottimizzato l'interfaccia di Messenger con l'obiettivo di migliorarne l'usabilità e, considerando che la pubblicità è la fonte primaria delle entrate di un'azienda come Facebook, ed era del tutto prevedibile che prima o poi sarebbe arrivata anche sull'applicazione di messaggistica istantanea. Comunque sia nonostante le pubblicità in Messenger non siano ancora disponibili c'è chi ha già trovato un'alternativa per evitare di ritrovarsi i messaggi pubblicitari: scaricare Messenger Lite, ossia la versione "leggera" della popolare applicazione di messaggistica istantanea, (lanciata negli scorsi mesi per gli utenti Android), la quale sembrerebbe non mostrare alcun tipo di annuncio pubblicitario; almeno per il momento.

Di seguito alcuni screenshot:
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https://venturebeat.com/wp-content/uploads/2017/07/jaspers-messenger-ad.png?w=337&resize=337%2C600&strip=all



martedì 11 luglio 2017

Windows 10: Ubuntu fa il suo debutto nel Windows Store.


A quanto pare Windows 10 è sempre più open source e, come aveva annunciato Microsoft durante la Build 2017, (ossia la sua conferenza dedicata agli sviluppatori), in questi giorni Ubuntu ha ufficialmente fatto il suo debutto all'interno del Windows Store. In pratica questo sistema operativo, (come anche SUSE Linux e Fedora, le altre due distribuzioni di casa Linux già disponibili sul Windows Store da un paio di settimane), si esegue in una sandbox accanto a Windows 10 ed offre le piene funzionalità della distribuzione, come se si trattasse di una vera e propria installazione indipendente, con l'aggiunta dell'accesso condiviso a file e hardware del Pc; anche se non vi è la classica interfaccia grafica ma solamente la possibilità di utilizzare le risorse di Ubuntu da riga di comando. Insomma, in realtà non si parla di sistemi operativi completi in ogni loro parte quanto piuttosto della shell tramite cui è possibile utilizzare GNU Bash, Git, i sistemi di gestione dei pacchetti di applicazioni, le connessioni ai server SSH ed altro ancora. Ad ogni modo per poter installare Ubuntu, gli utenti dovranno accedere al Pannello di controllo e selezionare la voce "Attiva o disattiva le funzionalità di Windows", (all'interno del menù "Programmi"), e quindi spuntare la voce "Sottosistema di Windows per Linux", (nota anche con la sigla WLS: qualora non venisse visualizzata bisognerebbe attivare la "Modalità Sviluppatore" dal menù "Aggiornamenti e Sicurezza"), che permetterà alla nota distribuzione Linux in questione di lavorare dopo l'installazione automatica dei file necessari ed un riavvio. Inoltre, per poter usufruire delle potenzialità di Ubuntu, gli utenti dovranno disporre di Windows 10 Fall Creators Update e quindi per il momento il sistema operativo può essere scaricato ed utilizzato solamente dagli utenti che fanno parte del programma Windows Insider, ossia quelli stanno già testando le ultime novità in arrivo per Windows 10: tutti gli altri utenti dovranno attendere il rilascio del suddetto grande aggiornamento, previsto per il mese di Settembre. Tra l'altro l'arrivo di Ubuntu renderà sicuramente felici gli sviluppatori che, secondo quanto spiegato da Microsoft, usufruire di vantaggi importanti, in particolare di procedure di download più veloci e affidabili, (basate sull'uso di blocchi di dati), oppure la possibilità poter sfruttare le risorse di Linux per sviluppare i loro progetti senza mai dover lasciare Windows 10, che in questo modo diventerà ancora più flessibile anche in ambito produttività.Comunque sia per quanto riguarda i requisiti indispensabili all'installazione dell'applicazione di Ubuntu, (oltre all'installazione della suddetta funzionalità WLS), sarà necessario disporre, infine, di una versione di Windows 10 a 64-bit.


lunedì 10 luglio 2017

Creata la prima birra probiotica al mondo.


A quanto pare di recente un gruppo di ricercatori dell'Università Nazionale di Singapore è riuscito a creare e brevettare la prima birra probiotica al mondo, che contiene ceppi vivi di un batterio naturalmente presente nell'intestino umano: un prodotto che, secondo le intenzioni degli studiosi, oltre ad essere di gradimento agli amanti di birre artigianali, fornirà anche un prezioso contributo alla salute dell'intestino. In pratica, come noto, i probiotici, dei veri e propri microorganismi che vivono naturalmente nel nostro intestino crasso, possono essere inseriti sia in prodotti alimentari come lo yogurt, (lactobacilli e bifidobatteri), che in alcuni integratori per contrastare diarrea e simili. Tuttavia, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, per essere considerati realmente devono essere in grado di persistere e moltiplicarsi all'interno dell'intestino, fornendo un effettivo anche un beneficio fisiologico in chi li assume. Inoltre sebbene vi siano diversi studi contrastanti sui reali effetti, (in particolar modo su potenziali benefici alle funzioni del sistema immunitario), nel 2011 l'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare ha vietato alle imprese di pubblicizzare i propri probiotici con affermazioni del tipo "aumentano le difese immunitarie". Ciò nonostante questi microorganismi possono comunque essere utili per chi soffre di determinati disturbi intestinali, ed in caso di somministrazione di antibiotici, può esserne consigliata l'assunzione per evitare possibili proliferazioni del batterio Clostridium difficile, il quale è un patogeno. Ad ogni modo è stato proprio partendo da queste premesse che a Chan Mei Zhi Alcine, (una studentessa al quarto anno della facoltà di Scienze Alimentari e Programma Tecnologico del suddetto ateneo, la quale da anni, ogni giorno, assume probiotici attraverso i latticini), è venuta in mente l'idea di creare l'insolita bevanda in questione. In sostanza entrando un po' più nel dettaglio, per arrivare a tale risultato i ricercatori hanno dovuto mettere a punto una procedura alquanto complessa, in quanto la presenza nella birra degli acidi del luppolo limita di norma la crescita e la sopravvivenza dei probiotici. Difatti, dopo circa 9 mesi di test, gli scienziati singaporiani hanno deciso di utilizzare il Lactobacillus paracasei L26, un microrganismo già naturalmente presente nell'intestino, (che, tra l'altro, potrebbe essere coinvolto nella regolazione del sistema immunitario), il quale è risultato essere capace di usare gli zuccheri presenti nel mosto di malto per produrre un acido lattico che ha conferito alla birra un sapore aspro e deciso. Al riguardo, come già anticipato, questi "novelli birrai" hanno affermato che il loro prodotto, (che impiega circa un mese per fermentare ed ha una gradazione alcolica al 3,5%), può favorire la salute dell'intestino e rafforzare le difese immunitarie. Ed, anche se la scienza ufficiale ha più volte espresso dubbi sulla reale efficacia dei probiotici, (soprattutto se somministrati alle persone sane, senza squilibri intestinali), questa particolare birra è senza dubbio interessante: a prescindere dall'efficacia della bevanda, nel mercato sempre più consistente delle birre artigianali anche questa bionda "arricchita" potrebbe trovare una sua fetta di estimatori. Infatti, nonostante possa sembrare sembrare un controsenso legare potenziali effetti benefici ad un prodotto alcolico, (tenendo presenti tutti i rischi del consumo non responsabile), il team di ricercatori si è detto sicuro che una volta in commercio la birra probiotica sarà, infine, ben accolta dagli appassionati della bevanda.


domenica 9 luglio 2017

Dimostrato che masturbarsi almeno 21 volte al mese riduce il rischio di sviluppare il cancro alla prostata.


Di recente un team di ricercatori dall'Università di Harvard, tramite uno studio pubblicato su European Urology, ha determinato che masturbarsi oltre 20 volte al mese, (oppure fare tanto sesso), riduce significativamente il rischio di sviluppare cancro alla prostata, riducendolo fino ad un terzo. In pratica gli studiosi, coordinati dal professor Edward Giovannucci, sono giunti a questa conclusione dopo aver chiesto a circa 32.000 uomini di rispondere ad una serie di questionari relativi alle proprie abitudini sessuali. Per entrare un po' più nel dettaglio, i partecipanti a questo studio sono stati seguiti per un periodo di ben 18 anni, (dal 1992 al 2010), durante il quale è stato chiesto loro quante volte eiaculassero mensilmente in 3 fasi distinte della loro vita: prima di essere coinvolti nel progetto di ricerca; nella fascia di età tra i 20 ed i 29 anni ed in quella tra i 40 ed i 49 anni. Così facendo, il team di Harvard ha confermato i notevoli benefici della masturbazione nel prevenire lo sviluppo del cancro alla prostata: durante il periodo di follow up si sono ammalati di questa patologia poco meno di 4.000 uomini, la maggior parte dei quali eiaculava soltanto 3 o 4 volte al mese. In generale, tenendo conto dei fattori di rischio già noti, (tra cui l'indice di massa corporea, il divorzio, la sedentarietà, il consumo di alcool e la storia delle malattie sessualmente trasmissibili), il rischio per chi si masturbava almeno 21 volte ogni quattro settimane risultava essere ridotto del 33%. Tuttavia, anche se il motivo per cui l'eiaculazione è in grado di offrire questa sorta di "protezione" non è ancora del tutto chiaro, secondo i ricercatori statunitensi potrebbe dipendere dal fatto che l'atto sessuale libera la prostata da tossine nocive e dai batteri che potrebbero accumularsi. Non a caso questa ghiandola produce una fluido ricco di sostanze, (come potassio ed acido citrico), il quale impedisce al seme di "appiccicarsi" e quindi evitare la cosiddetta "stagnazione prostatica", (come dimostrato da studi precedenti per quanto riguarda le sostanze cancerogene del fumo di sigaretta). Insomma, come già dimostrato in passato, il sesso, (autonomo o in compagnia che sia), fa sicuramente bene alla salute; anche se nello studio in questione i ricercatori hanno sottolineato anche l'importanza di una corretta alimentazione e dell'esercizio fisico.


sabato 8 luglio 2017

Risolto l'enigma della Macrauchenia, il misterioso animale che mandò in crisi Charles Darwin.


In questi giorni un gruppo di paleontologi dell'Università di Potsdam e dell'American Museum of Natural History, grazie ad uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature Communications, hanno risolto un enigma che durava da circa 180 anni, trovando una collocazione nell'albero della vita al bizzarro e misterioso Macrauchenia, (il cui nome completo è Macrauchenia patachonica), vale dire un particolare mammifero estinto vissuto in Sud America tra il Miocene superiore ed il Pleistocene superiore, (ossia tra 7 milioni di anni fa e 20.000 anni fa), e che suscitò qualche perplessità anche nel celebre Charles Darwin. Difatti fu proprio il naturalista britannico a recuperarne i primi resti fossili nel 1834 durante un viaggio in Sud America e, restandone particolarmente colpito, una volta rientrato in Inghilterra li fece studiare da un altro studioso di fama mondiale: il paleontologo Richard Owen. Tuttavia non avendo a disposizione le tecniche moderne, gli scienziati giunsero alla conclusione che si trattava di una via di mezzo tra un cammello ed alcuni ruminanti simili alle antilopi; lasciando così aperta la questione sulla sua esatta categoria tassonomica. Da allora la Macrauchenia è rimasta un vero e proprio mistero per gli scienziati di tutto il mondo, soprattutto perché presenta diverse caratteristiche in comune con vari mammiferi che lo rendono una sorta di "puzzle zoologico". In pratica, per chi non ce l'avesse presente, l'animale in questione possedeva, ad esempio, una piccola proboscide o una protuberanza carnosa come quella dei tapiri, un collo lungo simile a quello dei lama, una corporatura robusta che ricorda quella di un cammello, (senza gobba), e dei piedi che somigliano a quelli dei rinoceronti. Inoltre nel corso degli ultimi anni grazie ad alcune analisi condotte su materiale proteico recuperato da alcuni fossili è stato determinato che la Macrauchenia era imparentata con i moderni perissodattili, (ovvero ungulati come cavalli, tapiri e rinoceronti); anche se però la prova chiave sarebbe stata ottenuta solo studiando DNA. Che poi è quello che hanno fatto di recente i paleontologi tedeschi ed americani, coordinati dal dottor Ross MacPhee, i quali hanno trovato il DNA in un fossile recuperato in una cava cilena: da questo è stato estrapolato l'80% del genoma mitocondriale dell'animale; dati più che sufficienti per ricostruire le mappe genetiche ed assegnare finalmente un posto nell'albero evolutivo a questa misteriosa specie. Difatti Ross MacPhee e colleghi sono riusciti a scoprire che la Macrauchenia apparteneva ad un cosiddetto "gruppo sorella" di animali che diedero origine, appunto, ai moderni perissodattili, la cui linea evolutiva si separò, infine, dagli antenati di cavalli, tapiri e rinoceronti circa 66 milioni di anni fa.


venerdì 7 luglio 2017

Scoperto che l'odore del cibo può influire sul peso corporeo e sul metabolismo.


A quanto pare anche l'odore del cibo può influire sul peso corporeo e sul metabolismo; o almeno questo è quanto ha scoperto di recente un team di ricercatori dell'Università della California, Berkley, coordinati dal professor Andrew Dillin, tramite uno studio pubblicato sulla rivista Cell Metabolism. In pratica si è trattata di una ricerca condotta su modello murino: gli scienziati hanno preso in esame alcuni topi privati dell'olfatto ed altri geneticamente modificati per avere un senso dell'olfatto potenziato, (un vero e proprio "super olfatto"), ed hanno osservato come rispetto al gruppo di controllo, (formato da topi completamente normali), ed a parità di cibi grassi consumati, i primi fossero dimagriti mentre i secondi risultavano essere ingrassati; il che suggerirebbe l'esistenza di uno stretto legame tra il metabolismo ed il senso dell'olfatto. In sostanza, secondo i ricercatori californiani, non poter sentire l'odore di ciò che si mangia aiuterebbe a bruciare i grassi piuttosto che a conservarli, sebbene per il momento i meccanismi che regolano tale processo siano del tutto sconosciuti. Al riguardo lo stesso Andrew Dillin ha spiegato: "I sistemi sensoriali giocano un ruolo importante nel metabolismo. L'aumento di peso non è puramente una misura delle calorie assunte. È anche legato al modo in cui le calorie vengono percepite. Poiché sia uomini che topi sono più suscettibili agli odori quando sono affamati piuttosto che dopo aver mangiato, probabilmente la mancanza di odore "suggerisce" al cervello che si è già consumato il pasto, spingendo l'organismo a bruciare le calorie in eccesso. Se saremo in grado di confermare questi risultati anche negli esseri umani, forse potremo effettivamente creare un farmaco che non interferisce con l'odore ma che è in grado di bloccare il circuito metabolico. Il che sarebbe incredibile". Ad ogni modo, come già anticipato, per arrivare a queste conclusioni gli scienziati hanno utilizzato una terapia genica in grado di eliminare i neuroni olfattivi nei topi: una procedura temporanea che, grazie alle cellule staminali, ha permesso agli animali di recuperarli nel giro di 3 settimane. Durante quest'arco di tempo i topi in questione hanno dimostrato una eccellente capacità di bruciare i grassi, anche grazie alla trasformazione delle cellule adipose in cellule di grasso bruno, le quali producono calore bruciando gli acidi grassi; mentre le cellule adipose di grasso bianco, (ossia quello che si deposita e che fa aumentare di peso), in questi animali sono andate incontro anche ad una riduzione di dimensioni. Tra l'altro, oltre a perdere peso, alcuni topi obesi privati dell'olfatto e che avevano sviluppato un'intolleranza al glucosio, (nota per essere collegata al diabete mellito di tipo 2), hanno mostrato dei miglioramenti anche in merito a questa condizione. Ma non è tutto: in un esperimento parallelo condotto con un virus benigno in grado di eliminare l'olfatto, (sempre per 3 settimane), i ricercatori californiani hanno osservato che alcuni dei topi che non erano in grado di sentire gli odori sono ingrassati al massimo del 10% del loro peso; mentre quelli sani sono diventati obesi aumentando il loro peso del 100%. Comunque sia, anche se, come già anticipato, i meccanismi metabolici che si nascondono dietro di questi processi non sono ancora ben chiari, gli scienziati sperano di poter giungere ad una terapia sicura che possa aiutare le persone con problemi di peso. Difatti in tal proposito Céline Riera, ricercatrice del Cedars-Sinai Medical Center, nonché co-autrice del suddetto studio, ha dichiarato: "Le persone con disturbi alimentari hanno spesso difficoltà a controllare quanto cibo mangiano ed hanno molte voglie. Pensiamo che i neuroni olfattivi siano molto importanti per controllare il piacere per il cibo e se avessimo un modo per modulare questo percorso, potremmo bloccare le voglie in queste persone ed aiutarle a gestire la loro assunzione di cibo". Tuttavia c'è da dire che durante tale studio è emersa anche una nota negativa: nei topi privati dell'olfatto i livelli di noradrenalina risultavano essere sensibilmente alti a causa dello stress, fino a raggiungere una concentrazione tale che in un essere umano potrebbe causare un attacco cardiaco; motivo per il quale bisognerà effettuare ulteriori studi prima di arrivare, infine, ai test sugli uomini.