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sabato 31 dicembre 2016

FakeToken, il nuovo trojan che ruba i dati personali.


In questi giorni il team di sicurezza di Kaspersky Lab ha annunciato la scoperta di un nuovo trojan, (denominato FakeToken), in grado di nascondersi all'interno di svariate applicazioni, programmi e giochi, tra cui il caro vecchio Adobe Flash Player, per poi rubare le credenziali degli utenti. In pratica ad attirare l'attenzione di questa nuova minaccia informatica, (che ha già colpito più di 16.000 persone in 27 Paesi, di cui la maggior parte in Russia, Ucraina, Germania e Thailandia), è stata la facile diffusione attraverso le applicazioni per dispositivi mobili, che di fatto ha facilitato il furto dei dati personali degli utenti. Difatti, come spiegato dagli esperti di Kaspersky Lab, il trojan FakeToken è in grado di rubare le credenziali di oltre 2.000 applicazioni finanziarie Android. Al riguardo i responsabili di sicurezza dell'azienda russa hanno spiegato: "Il trojan è stato creato per rubare i dati su scala internazionale: una volta acquisiti i diritti necessari, scarica un database dal suo server di comando e controllo contenente frasi in 77 lingue diverse per le differenti localizzazioni dei device. Queste vengono usate per creare messaggi di phishing al fine di ottenere le password degli account degli utenti Gmail. Il trojan può anche sovrapporsi al Google Play Store, mostrando una pagina di phishing per ottenere le credenziali delle carte di credito degli utenti: può infatti scaricare una lunga lista di applicazioni per colpire, nonché una pagina di template HTML per generare pagine di phishing per le applicazioni rilevanti". Tra l'altro sulla vicenda è intervenuto anche Roman Unuchek, Senior Malware Analyst di Kaspersky Lab, il quale ha dichiarato: "L'ultima modifica del trojan FakeToken per mobile banking è interessante perché alcune delle nuove funzionalità sembrano garantire benefici aggiuntivi limitati per i cyber criminali. Questo non significa che non vadano presi sul serio. Potrebbero essere semplicemente una base per sviluppi futuri o rivelare le innovazioni continue di una famiglia di malware di successo e sempre in evoluzione. Facendo conoscere la minaccia, possiamo neutralizzarla e aiutare a tenere utenti, device e dati al sicuro". Comunque sia in via generale per proteggersi da FakeToken sarebbe necessario assicurarsi che tutti i dati siano stati archiviati, non acconsentire automaticamente al trattamento dei diritti e permessi quando le applicazioni lo richiedono, accertarsi di cosa viene chiesto e perché, installare una soluzione anti-malware su tutti i dispositivi ed, infine, tenere i software del sistema operativo sempre aggiornati.

Di seguito l'avviso condiviso su Facebook dalla Polizia di Stato:



venerdì 30 dicembre 2016

Sudarshan Kriyā Yoga, la tecnica di respirazione orientale che può curare la depressione.


A quanto pare lo Sudarshan Kriyā Yoga, un tecnica di meditazione di origini orientali basata sulla respirazione, sembra avere un effetto benefico contro la depressione anche nei casi clinici più difficili, come quelli resistenti ai farmaci; o almeno questo è quanto ha fatto sapere una recente ricerca dell'Università della Pennsylvania pubblicata in questi giorni sulla rivista scientifica Journal of Clinical Psychiatry. In pratica questo studio ha verificato un importante miglioramento dei sintomi di ansia e depressione in un gruppo di pazienti affetti da depressione maggiore resistente ai farmaci ed invitati a cimentarsi nella suddetta pratica per un periodo di tempo limitato. In sostanza lo Sudarshan Kriyā Yoga viene già praticato anche in alcuni centri ospedalieri italiani come terapia complementare contro i disturbi depressivi e le dipendenze, e consiste in una pratica di meditazione basata, appunto, sul respiro che prevede l'avvicendarsi di esercizi di respirazione profonda con esercizi di respirazione rapida ed intensa, i quali hanno l'effetto di guidare i praticanti in un profondo stato di quiete consapevole. Tuttavia, anche se alcuni studi condotti in passato hanno dimostrato l'effetto benefico di questa forma di meditazione contro alcune forme di depressione lieve e contro la dipendenza da alcool, nessuna ricerca ha mai esplorato i suoi potenziali effetti sui casi clinici di depressione maggiore. O così è stato finora, in quanto i ricercatori dell'ateneo statunitense hanno arruolato in uno studio 25 pazienti affetti da depressione maggiore e già sottoposti a otto settimane di cure farmacologiche senza alcun miglioramento: la metà di questi soggetti è stata inserita in un gruppo di controllo, mentre l'altra metà è stata invitata a cimentarsi in un training di Sudarshan Kriyā Yoga della durata di 8 settimane, sia in un contesto di gruppo che in casa propria. Da ciò è emerso che i pazienti che avevano praticato regolarmente la meditazione mostravano un importante miglioramento dei sintomi ansiosi e depressivi al termine delle 8 settimane, con un passaggio da 22.0 a 10.27 di punteggio medio nella scala di Hamilton, (vale a dire uno dei test più diffusi per la diagnosi della depressione), ed un rispettivo miglioramento di 15.48 punti e 5.19 punti nei test di autovalutazione di Beck per la depressione e l'ansia. Al riguardo Anup Sharma, principale autore dello studio ha spiegato: "Con una così ampia percentuale di pazienti che non rispondono pienamente agli antidepressivi, è importante identificare nuove strategie che funzionino meglio in ogni persona contro la depressione. Qui abbiamo una terapia promettente ed a basso costo che può potenzialmente mostrarsi un approccio efficace e non farmacologico per i pazienti nei confronti di questo disturbo". Ed ha, infine, concluso affermando: "Il prossimo passo sarà ora quello di condurre uno studio più ampio su questa pratica e valutare il potenziale impatto sulle funzioni e le strutture cerebrali nei pazienti clinicamente affetti da depressione".


giovedì 29 dicembre 2016

Scoperto il "doppio liquido", il 4° stato dell'acqua.


Come ha dimostrato di recente un affascinante studio ad opera dei ricercatori dell'Università di Oxford, incredibilmente l'acqua, (tanto semplice nella relativa formula chimica, H2O, quanto straordinariamente complessa nelle sue proprietà), nasconde ancora oggi alcuni segreti tutti da svelare. Difatti i ricercatori dell'ateneo inglese, tramite i risultati di tale studio pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Journal of Nanotechnology, hanno fatto sapere di aver scoperto un inedito, (nonché quello che potrebbe essere definito come il ), stato di transizione nella fase liquida: in parole più semplici, si tratta della potenziale esistenza di un doppio stato dell'acqua liquida, che andrebbe ad aggiungersi allo stato solido ed a quello gassoso. In sostanza tale scoperta, destinata a sollevare accesi dibattiti accademici nei prossimi mesi, è emersa durante l'analisi di specifiche proprietà fisiche dell'acqua, come, ad esempio, la cosiddetta "costante dielettrica", vale a dire una grandezza fisica che esprime la capacità di un materiale nel contrastare la forza elettrostatica di un campo elettrico. Entrando un po' più nei dettagli, il team di ricerca internazionale, coordinato dalla professoressa Laura Maestro, ha evidenziato che tali proprietà cambiano repentinamente in un intervallo di temperatura tra i 40 °C ed i 60 °C, influenzando fenomeni quali la velocità del suono, la tensione superficiale, l'indice di rifrazione e la dilatazione termica dell'acqua. Insomma, la comprensione di questi cambiamenti repentini potrebbe avere un impatto significativo soprattutto in campo medico: basti pensare alle applicazioni legate alle nanoparticelle di specifici materiali come oro ed argento, utilizzate in nano medicina come sonde disperse in acqua. Tra l'altro la scoperta in questione potrebbe avere ripercussioni anche nella ricerca contro il cancro, in particolare nel cosiddetto "targeting tumorale", ed, infine, favorire il contrasto alla malattie neurodegenerative, legate al fenomeno della cosiddetta "denaturazione proteica", ossia un processo influenzato proprio dallo stato liquido dell'acqua.


mercoledì 28 dicembre 2016

Realizzata la radio più piccola al mondo.


In questi giorni un tema dell'Harvard John A. Paulson School of Engineering and Applied Sciences, tramite un lavoro guidato da Marko Loncar e pubblicato sulla rivista Physical Review Applied, è riuscito a costruire la radio più piccola al mondo, il cui "cuore" ha la dimensione di appena 2 atomi ed estremamente resistente: grazie alla sua robustezza ed alla sua capacità di resistere a temperature e pressioni estreme, infatti, potrà essere usata in ogni tipo di ambiente, (dalle sonde spaziali per Marte fino al corpo umano, nei pacemaker di nuova generazione oppure nei futuri nano-trasportatori di farmaci), e potrebbe anche diventare un elemento base per i futuri Pc quantistici con una funzione simile a quella dei tradizionali modem Wi-Fi. In pratica generalmente all'interno di tutte le radio per farle funzionare deve essere presente un qualche dispositivo capace di "ascoltare" le onde elettromagnetiche e convertirle in un segnale che possa poi essere inviato alle casse. Tuttavia a svolgere questo ruolo nella suddetta nuova radio è un piccolo diamante con al centro una coppia di atomi di azoto, i quali risultano essere sensibili alle onde radio in arrivo e quando vengono "colpiti" vibrano emettendo luce. A questo punto un convertitore trasforma questi segnali luminosi in corrente elettrica, che a sua volta mette in azione le casse, riproducendo così in suono le suddette onde radio. Al riguardo in un video dimostrativo, (pubblicato su YouTube, visibile a fine articolo ed in cui la mini-radio trasmette la canzone natalizia "It's the Most Wonderful Time of the Year": ovviamente, come per le normali radio, il suono non è dei migliori), viene spiegato: «Il suono che sentite proviene dal ricevitore radio più piccolo del mondo. È realizzato dalle imperfezioni di un cristalli di diamante; imperfezioni che sono grandi quanto 2 atomi». Insomma, si tratta a tutti gli effetti di una radio "tradizionale", ma con un cuore piccolissimo e super resistente che, come già spiegato, ne potrebbe rendere possibile l'impiego in qualsiasi situazione, comprese quelle più "estreme". Comunque sia l'approccio è lo stesso seguito sempre di recente da alcuni ricercatori italiani per realizzare computer quantistici estremamente potenti: in entrambi i casi, infatti, sono state sfruttate le particolari imperfezioni dei diamanti per raggiungere un obiettivo altrimenti impensabile, sia esso l'aumento esponenziale della velocità di calcolo o, infine, la comunicazione dalla distanza.

Di seguito il suddetto video dimostrativo:



martedì 27 dicembre 2016

Firefox: Il supporto per Windows XP e Windows Vista terminerà a Settembre 2017.


In questi giorni Mozilla ha annunciato che il supporto per Windows XP e Windows Vista riguardante Firefox, (l'unico browser che riceve ancora aggiornamenti per i due vecchi sistemi operativi di casa Microsoft, la quale ha terminato/terminerà il loro supporto rispettivamente l'8 Aprile 2014 e l'11 Aprile 2017), terminerà a partire dal Settembre 2017. In pratica la software house ha deciso di staccare la spina alle suddette versioni del browser per dedicarsi unicamente a quelle di Windows 7, Windows 8.1 e Windows 10: quindi gli utenti che vogliono continuare ad utilizzare ancora il browser dovranno installare un sistema operativo più moderno. In sostanza Mozilla ha fatto sapere che, a partire dal mese di Marzo 2017, tutti gli utenti Windows XP e Windows Vista verranno automaticamente "spostati" nel ciclo ESR, (ovvero l'Extended Support Release), e che questa particolare versione di Firefox sarà riservata principalmente alle aziende, alle scuole ed agli enti governativi che utilizzano il browser su un numero elevato di computer, per i quali è più importante un funzionamento stabile piuttosto che avere le ultime funzionalità. Il che significa che Mozilla rilascerà solo aggiornamenti di sicurezza da Marzo a Settembre 2017 e che Firefox 52 sarà l'ultima versione installabile su Windows XP e Windows Vista. Tra l'altro, come già spiegato, Microsoft ha già interrotto il supporto a Windows XP nel 2014 ed interromperà il supporto a Windows Vista nel 2017, perciò i due sistemi operativi non ricevono/riceveranno più le apposite patch per le vulnerabilità note ed il loro utilizzo sarà molto rischioso: in base ai dati pubblicati recentemente da NetMarketShare, le quote di mercato di Windows XP e Windows Vista sono rispettivamente pari all'8,63% ed all'1,10%. Comunque sia Mozilla ha, infine, fatto sapere che nel corso del 2017 comunicherà la data ufficiale per la fine del supporto in questione, basandosi sul numero di utenti che ancora operano sui due sistemi operativi: nel frattempo sarebbe fortemente consigliato effettuare l'upgrade ad una versione di Windows ancora supportata da Microsoft o in alternativa, (qualora possibile), acquistare un nuovo computer.


lunedì 26 dicembre 2016

Dimostrato che bere troppo durante l'adolescenza può ridurre la materia grigia.


A quanto pare l'abuso di alcool da adolescenti potrebbe provocare una riduzione del volume della materia grigia delle aree dell'encefalo coinvolte nel controllo degli impulsi e nella risposta soggettiva alle bevande alcoliche; o almeno questo è quanto ha fatto sapere di recente uno studio condotto da un team di ricercatori dell'University of Eastern Finland e del Kuopio University Hospital, e pubblicato sulla rivista Addiction. In pratica per arrivare a tale conclusione gli scienziati finlandesi hanno arruolato 62 giovani adulti di età compresa tra i 22 ed i 28 anni che nel 2005, (ovvero al momento dell'avvio dell'indagine), rientravano nella fascia di età compresa tra i 13 ed i 18 anni: di questi 35 avevano ammesso di essere forti consumatori di alcool da teenager, ed i restanti 27 erano bevitori leggeri; tutti sono stati seguiti e sottoposti a questionari per un decennio, a intervalli di 5 anni: nel 2005, nel 2010 e nel 2015. Tuttavia, nonostante i giovani potessero vantare una storia accademica abbastanza simile, e, sebbene nell'arco di questi anni i primi avessero consumato regolarmente circa 6-9 unità di alcol a settimana, (una unità alcolica corrisponde a 12 grammi di etanolo, ovvero un bicchiere piccolo di vino o una lattina di birra da 330 millilitri oppure una dose da bar di superalcolico, ovvero circa 40 millilitri), a nessuno di loro era stato diagnosticato un disturbo legato all'abuso d'alcool: infatti, la prevalenza di problemi di salute mentale non differiva tra coloro che per anni avevano bevuto in modo pesante e coloro che invece avevano fatto dell'alcool un consumo leggero. Tra l'altro nel 2015 i ricercatori hanno sottoposto a risonanza magnetica cerebrale tutti i partecipanti allo studio per rilevare eventuali differenze strutturali tra i forti bevitori e i soggetti di controllo ed è stato in questo caso che effettivamente le differenze si sono viste: nei forti consumatori le immagini indicavano una riduzione statisticamente significativa del volume, appunto, della materia grigia encefalica. In particolare, come già anticipato, la zona del cervello coinvolta, (ossia la corteccia cingolata anteriore), è quella impegnata anche nel controllo degli impulsi: secondo gli autori della ricerca, variazioni volumetriche a carico di questa regione potrebbero avere un ruolo nello sviluppo di una dipendenza da alcool più avanti nella vita: mentre altri cambiamenti si assocerebbero ad una ridotta sensibilità agli effetti negativi soggettivi dell'alcool. Al riguardo Noora Heikkinen, prima autrice dello studio in questione, in una nota ufficiale ha spiegato: "In adolescenza la maturazione del cervello è ancora in corso, in particolare le aree frontali e la corteccia cingolata continuano a svilupparsi fino a 20 anni. I nostri risultati indicano chiaramente che l'uso eccessivo di alcool può interferire con questo processo di maturazione". Mentre Emanuele Scafato, direttore dell'Osservatorio Nazionale Alcool dell'Istituto Superiore di Sanità, (noto anche con la sigla ISS), nonché presidente della Società Italiana di Alcologia, ha commentato: "Lo studio finlandese si inserisce nel filone delle ricerche che a partire dal 2000 hanno chiaramente dimostrato la tossicità dell'alcool sul sistema nervoso centrale dei più giovani. E rafforza i dati che già abbiamo. L'alcool è una sostanza lipofila cioè che viene attratta dai grassi di cui il cervello degli adolescenti è ricco. Agisce asportando la membrana delle cellule nervose, i neuroni, costituita, appunto, da lipidi e di conseguenza distruggendo il tessuto nervoso. Per questa ragione il volume di alcune aree dell'encefalo si riduce, e quindi viene meno parte della funzione cognitiva: ad esempio, gli adolescenti che fanno abuso di alcool perdono il 10-20% della memoria e della capacità di orientamento nello spazio". Ed ha poi proseguito dichiarando: "Tra i 12 ed i 25 anni avviene la maturazione della corteccia cerebrale, ovvero dell'area del cervello che fa di noi dei sapiens, degli esseri razionali: prima dei 12 anni la nostra modalità di ragionamento è emotiva, il corretto sviluppo della corteccia ci consente di passare alla modalità adulta. L'abuso di alcool in questa fase di rimodellamento interferisce con il normale processo di maturazione cristallizzando l'encefalo ad una modalità adolescenziale". Ad ogni modo ogni anno, solo in Italia, si verificano circa 17.000 decessi attribuibili all'abuso di alcool: circa 12.000 maschi e 5.000 femmine, la cui classe di gran lunga più rappresentata è quella tra i 15 ed i 29 anni, dove gli incidenti stradali alcool-correlati rappresentano la prima causa di decesso. Per di più nella categoria tra gli 11 ed i 17 anni vengono considerati consumatori a rischio circa 775.000 teenager, vale a dire circa un ragazzo su 5, (equivalenti al 21%), e circa una ragazza su 6, (ossia il 17%). Oltretutto, sempre secondo i dati dell'ISS, il 17% di tutte le intossicazioni alcoliche che arrivano ai pronto soccorsi è registrato tra i ragazzi e le ragazze minori di 14 anni: si tratta di numeri che sconcertano, e fanno anche rabbia, soprattutto perché siamo in presenza di una legge che vieta in Italia la vendita e la somministrazione di alcolici al di sotto dei 18 anni di età, (ovvero il DL 158/2012). In tal proposito lo stesso Emanuele Scafato ha, infine, concluso spiegando: "La legge sul divieto di vendita degli alcolici ai minorenni è una delle tante norme disapplicate nel nostro Paese. Disapplicata da chi ha legittimo diritto al profitto, ma un diritto che dovrebbe, deve, essere controbilanciato dalla protezione dei minori. In Italia le leggi si rispettano con i controlli, è vero. Ma è difficile che una norma possa proteggere i minori 24 ore su 24. Perciò è necessario puntare sulle sanzioni, certo, ma anche sulla formazione al rispetto della legalità, anche degli stessi ragazzi. Dobbiamo, infine, ricordare che l'alcool è una droga-ponte, traghetta verso altre sostanze da abuso".


domenica 25 dicembre 2016

Allo studio una tecnologia per trasformare i movimenti delle dita sullo smartphone in energia elettrica.


Trasformare i movimenti "lenti", (come, ad esempio, quelli delle dita sugli schermi touch), in energia elettrica è un obiettivo finora impossibile, o quasi, che potrebbe rivoluzionare le tecnologie per la produzione di energia pulita, al quale sta lavorando un gruppo di ricercatori dell'Università della Pennsylvania, guidato da Qiming Zhang, (con la partecipazione anche di Samsung), ed i cui primi risultati sono stati pubblicati di recente sulla rivista Advanced Energy Materials. In pratica anche se già da tempo dispositivi capaci di convertire i movimenti in energia elettrica sono usati all'interno di molti strumenti, (ad esempio, in ambito biomedico), la maggior parte di essi sfrutta un principio, detto effetto piezoelettrico, (vale a dire lo stesso dei classici accendigas elettrici), il quale riesce a catturare solo una parte dell'energia dei movimenti: un "riciclo" energetico di questo tipo riesce a catturare solo i movimenti più rapidi ed intensi perdendo così una parte consistente dell'energia complessiva. Perciò l'idea dei ricercatori sarebbe quella di riuscire a immagazzinare, appunto, l'energia dei movimenti "lenti" che finora sfugge completamente ai dispositivi di "riciclo" installati anche su alcuni smartphone. In sostanza si tratta di una tecnologia che è stata ribattezzata "a diodi ionici" e che riesce a trasformare in corrente elettrica pressioni delicate e costanti. Al riguardo Qing Wang, uno degli autori dello studio, ha spiegato: "Incorporando questa tecnologia nella prossima generazione di smartphone, speriamo di riuscire a fornire circa il 40% dell'energia necessaria". Mentre i ricercatori hanno, infine, concluso affermando: "Sviluppata su scale più grandi la tecnologia a diodi ionici potrebbe anche trasformare le onde del mare in energia elettrica con un'efficienza molto più alta dei sistemi usati al giorno d'oggi".


sabato 24 dicembre 2016

METALLICA: L'Orion Music + More potrebbe tornare nel 2018 o nel 2019; parola di Lars Ulrich.


I Metallica non sono certo conosciuti per essere una band "timida" che si tira indietro di fronte ad iniziative ambiziose o costose: cosa dimostrata anche con l'Orion Music + More, il loro festival che tra il 2012 ed il 2013 ha presentato una lineup incredibilmente varia. Ma nonostante entrambe le edizioni furono un disastro dal punto di vista finanziario, (come aveva spiegato lo scorso anno James Hetfield), costringendo la band a cancellare l'evento, in questi giorni Lars Ulrich, batterista dei Metallica, durante un'intervista di circa 30 minuti concessa ai microfoni di iHeartRadio, si è detto speranzoso che il festival in questione possa essere rivisto e riproposto nel 2018 o nel 2019. Al riguardo le parole del batterista sono state: "Speriamo di sì. L'abbiamo più o meno messo da parte perché ci siamo concentrati sulla realizzazione di "Hardwired... To Self-Destruct". Penso che saremo in tour per promuovere il nuovo album per i prossimi anni. Abbiamo già pianificato la maggior parte del 2017, ma credo che saremo in giro per questa creatura almeno fino al 2019. Dopodiché, molto probabilmente, proveremo ad aver un altro Orion Music + More. Ne abbiamo fatti 2 negli USA. Forse ne potremmo fare uno in Europa o in Canada oppure in Messico, tanto per cambiare un po' le cose". Inoltre, parlando della formula del festival, Lars Ulrich ha fatto sapere che c'è in considerazione l'intenzione di rendere l'evento più "piccolo" e magari più concentrato sui Metallica. Difatti in tal proposito ha spiegato: "Forse potrebbe essere incentrato solo sui Metallica e qualche altra cosa come roba da museo, in modo da renderlo unicamente "Metallica" per un intero weekend, rendendolo più corto. Non né abbiamo ancora parlato, ma stiamo prendendo in considerazione diverse opzioni. Ovviamente tutti quelli che conoscono i membri della band sanno che i nostri gusti sono differenti ed estesi e non viviamo a respiriamo metal 24 ore al giorno". Comunque sia il batterista ha, infine, concluso dichiarando: "Vedremo come andranno le cose. In questo momento siamo abbastanza impegnati per il 2017, ma si spera che l'Orion Music + More torni forse nel 2018 o nel 2019... vedremo".


venerdì 23 dicembre 2016

Scoperte le "radici" della dislessia.


A quanto pare il cervello delle persone affette da dislessia ingaggia una "guerra contro le parole", percependole come estranee e trovandone difficile la lettura a causa di una difficoltà ad abituarsi agli stimoli ripetitivi: ogni volta è come se fosse la prima volta ed ogni parola letta e riletta suona sempre come se fosse nuova. O almeno questo è quello che hanno scoperto di recente i neuroscienziati del Massachusetts Institute of Technology, (noto anche con la sigla MIT), durante uno studio pubblicato in questi giorni sulla rivista Neuron, il quale ha permesso di scoprire le "radici" ed il "blocco" all'origine del disturbo in questione. In pratica per arrivare a tale conclusione i ricercatori americani hanno messo a confronto l'attività cerebrale di alcuni giovani con e senza difficoltà nella lettura, sottoponendoli ad una risonanza magnetica durante l'esecuzione di diverse attività, (come, ad esempio, l'ascolto di parole lette da altre persone o il riconoscimento di parole scritte, oggetti e facce): in questo modo è emerso che il cervello dei dislessici ha una minore plasticità ed adattabilità agli stimoli ripetuti nel tempo. Al riguardo gli stessi neuroscienziati hanno spiegato: "I neuroni che rispondono ad un particolare input sensoriale di solito reagiscono la prima volta in maniera più forte, mentre le volte successive danno una risposta più debole. Questo adattamento riflette i cambiamenti chimici che avvengono nei neuroni e che facilitano la reazione agli stimoli via via che diventano familiari". Tuttavia nelle persone dislessiche questo fenomeno chiave per l'apprendimento sembra essere difettoso in diverse aree: non solo quelle legate al linguaggio, ma anche quelle coinvolte nel riconoscimento di facce e oggetti; una scoperta che ha lasciato a bocca aperta gli stessi ricercatori, in quanto le persone dislessiche di solito non hanno alcuna difficoltà ad identificare volti ed oggetti. Ad ogni modo è stato proprio da qui che è nata l'ipotesi, secondo la quale, la ridotta plasticità del cervello si manifesti palesemente solo durante la lettura perché si tratta di un compito estremamente complesso, che richiede di decifrare le lettere e ricondurle a dei suoni. Tra l'altro, come ha dimostra la risonanza magnetica fatta su bambini di prima e seconda elementare, queste difficoltà sono presenti anche in giovanissima età. Difatti al riguardo i ricercatori del MIT hanno concluso dichiarando: "Abbiamo osservato la stessa identica riduzione della plasticità cerebrale, e ciò indica che questo problema compare precocemente quando si impara a leggere e non è il risultato di diverse esperienze di apprendimento". Comunque sia adesso il prossimo obiettivo degli scienziati sarà, infine, quello di verificare se lo stesso avviene anche in età prescolare, ovvero prima ancora che i bambini inizino a leggere.


giovedì 22 dicembre 2016

Dimostrato che l'uso prolungato di antidolorifici può causare la perdita dell'udito.


A quanto pare assumere per un periodo di tempo prolungato farmaci antidolorifici come l'analgesico ed antipiretico paracetamolo, l'antiinfiammatorio non-steroideo ibuprofene oppure la semplice aspirina, (tutti di uso comune), potrebbe comportare la perdita dell'udito, soprattutto nelle donne. O almeno questa è la notizia, (non del tutto nuova), diffusa in questi giorni da uno studio prospettico condotto da alcuni ricercatori del Brigham and Women's Hospital su oltre 55.000 donne di età compresa tra i 48 ed i 73 anni, (le quali erano state inserite nel famoso programma "Nurses' Health Study", coinvolto in diversi progetti statistici internazionali), ed il quale ha confermato quanto era stato già diffuso dagli stessi autori nel 2010, aggiungendo anche alcuni dettagli interessanti riguardanti le percentuali di impatto. In pratica, sulla base dei dati rilevati dai ricercatori americani e pubblicati sulla rivista scientifica American Journal of Epidemiology, nel 5,5% dei casi in cui le volontarie hanno comunicato di avere, appunto, problemi di perdita dell'udito sarebbe presente una stretta correlazione con l'uso dei suddetti farmaci analgesici, in particolar modo del paracetamolo, (vale a dire il principio attivo della tachipirina), e dei cosiddetti "FANS", (acronimo di Farmaci Antiinfiammatori Non-Steroidei). Tra l'altro nelle pazienti che avevano assunto gli antidolorifici per un arco di tempo di più di 6 anni è emerso un rischio maggiore rispetto a quelle che li avevano assunti per uno solo. Tuttavia per quanto riguarda la comune aspirina tale differenza non è stata evidenziata; anche se, in precedenza l'uso prolungato di questo farmaco era stato associato anche alla possibile riduzione della vista. Comunque sia in merito a tale ricerca gli studiosi hanno, infine, sottolineato che le statistiche ottenute non sono state influenzate sensibilmente dalla circonferenza della vita, dall'indice di massa corporea, (noto anche con la sigla BMI), oppure dalla presenza di acufene, (disturbo nel quale i pazienti avvertono sibili, rumori e fischi nell'orecchio).


mercoledì 21 dicembre 2016

The Emoji Movie, il primo film dedicato alle emoji.


L'anno scorso l'Oxford Dictionary ne aveva nominata una come parola dell'anno, nei mesi scorsi invece un'istituzione nel mondo della cultura come il Museum of Modern Art le ha aggiunte alla propria collezione, consacrandole come forma d'arte da tramandare ai posteri. Ed a quanto pare il prossimo anno le emoji, le famose faccine che tutti usano ogni giorno nelle chat e nelle conversazioni online, debutteranno sul grande schermo. Difatti in questi giorni è stato pubblicato il primo trailer di "The Emoji Movie", il primo film dedicato, appunto alle emoji, in arrivo nelle sale cinematografiche nell'estate 2017, (per la precisione il 4 Agosto negli Stati Uniti). In pratica si tratta di un film d'animazione diretto da Tony Leondis, (noto per aver lavorato anche su Lilo & Stitch e Kung Fu Panda), prodotto dalla Sony Pictures Animation e distribuito, (anche in 3D), dalla Columbia Pictures.In sostanza il protagonista principale sarà Gene, una emoji, (per la precisione una "meh emoji", ossia questa: "😒"), impegnata in un complicato processo di metamorfosi, il cui doppiaggio in lingua originale sarà curato da T. J. Miller, (attore statunitense già visto in Cloverfield e più di recente in Deadpool). Ad ogni modo i dettagli finora disponibili parlano di una storia che racconta cosa accade all'interno degli smartphone quando gli utenti interagiscono tra loro e chiamano all'appello le emoji. Al riguardo nella descrizione del suddetto trailer si può, infine, leggere: «The Emoji Movie scopre l'invisibile mondo segreto all'interno del tuo smartphone. Nascosta nell'applicazione di messaggistica c'è Textopolis, una città densa di vita in cui vivono tutte le vostre emoji preferite, sperando di essere selezionate dall'utente del telefono. In questo mondo, ogni emoji ha un'unica espressione facciale, eccetto Gene, un emoji esuberante nata senza filtro ed in possesso di molteplici espressioni. Deciso a diventare "normale" come le altre emoji, Gene cerca l'aiuto del suo pratico miglior amico Hi-5 e della famigerata decrittatrice di codici Jailbreak. Insieme, si imbarcano in un'epica app-ventura attraverso le applicazioni del telefono, per trovare il codice in grado di aggiustare Gene. Ma quando un pericolo maggiore minaccia il telefono, il fato delle emoji dipende da questi improbabili amici che devono salvare il mondo prima che venga cancellato per sempre».

Di seguito alcune locandine:
http://filmcutting.com/wp-content/uploads/2016/12/meh.jpg
https://ewedit.files.wordpress.com/2016/12/poop.jpg?w=1800&h=2667
https://ewedit.files.wordpress.com/2016/12/hand.jpg?w=1800&h=2667
https://ewedit.files.wordpress.com/2016/12/devil.jpg?w=1800&h=2667
https://ewedit.files.wordpress.com/2016/12/crazy.jpg?w=1800&h=2667
...ed il trailer di "The Emoji Movie":




martedì 20 dicembre 2016

Facebook: In arrivo i post colorati.


In questi giorni Facebook ha iniziato i test per l'introduzione di una piccola novità che risulta di grande impatto visivo: i post colorati. In pratica, come facilmente intuibile, con l'introduzione di questa novità gli utenti potranno scegliere un colore da dare ai loro post, (solo quelli di solo testo: non sarà disponibile quando si condividono link, foto, video o dirette streaming), che andranno a scrivere all'interno del Social Network in Blu. Insomma, si tratta di un nuovo livello di personalizzazione utile per dare maggiore "enfasi" a quello che gli utenti andranno a scrive e condivide. In sostanza, come già anticipato, cliccando sulla barra di stato dell'applicazione di Facebook, gli utenti potranno scegliere di impostare uno dei colori a disposizione da implementare come sfondo, scrivere il messaggio ed, infine, condividerlo. Tuttavia, anche se al momento questa particolarissima funzionalità è in fase di test e quindi disponibile solo per un numero ristretto di utenti, entro le prossime settimane dovrebbe essere resa disponibile per tutti gli iscritti: inizialmente però solamente gli utenti in possesso dell'applicazione per Android potranno utilizzarla; mentre tutti gli altri, (sia quelli iOS che quelli desktop), potranno visualizzare i post colorati ma non potranno crearli. Ad ogni modo uno degli obiettivi di Facebook è quello di voler incrementare la condivisione di contenuti originali che da un po' di tempo risultano essere in calo, perciò i post colorati ed i messaggi con font più grande devono essere visti tutti come tentativi di incentivare l'interazione degli utenti al suo interno. Difatti per il Social Network in Blu rimane sempre molto importante che i suoi iscritti condividano i loro momenti più importanti all'interno della piattaforma anche se ultimamente sembra impegnato su altri fronti come quelli dei video, della realtà virtuale ed, infine, delle videochiamate di gruppo su Messenger in grado di ospitare fino a 6 persone contemporaneamente ed alle quali si potranno aggiungere anche altri utenti tramite collegamento solo-voce.

Di seguito uno screenshot della funzione dei post colorati:
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lunedì 19 dicembre 2016

La Turchia censura Tor.


A quanto pare Recep Tayyip Erdoğan, presidente della Turchia, ed il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, (noto anche con la sigla AKP), sono sempre più decisi a censurare il dissenso dei cittadini che viene veicolato online attraverso Social Network, (ripetutamente sottoposti a blocco), forum ed altre risorse di comunicazione. Difatti, dopo un divieto governativo sull'utilizzo delle VPN ed aver preso di mira i vari Social Network, (tra cui Faccebook, Twitter e WhatsApp), all'inizio di Novembre in occasione dell'arresto di una dozzina di dirigenti e parlamentari dell'HDP, (il filocurdo Partito Democratico dei Popoli), fra cui il leader e parlamentari Selahattin Demirtaş e la sua vice Figen Yüksekdağ, di recente l'azione di censura turca ha colpito anche tutti coloro che erano soliti utilizzare alcuni trucchi per aggirare le forme di blocco imposte dal Paese verso l'accesso a diverse risorse del Web. In pratica in questi giorni Turkey Blocks, osservatorio sulla censura nel Paese, ha comunicato di aver scoperto che le autorità turche hanno iniziato a bloccare l'accesso alla rete Tor, (il noto sistema di comunicazione anonima e sicura il cui obiettivo è quello di proteggere la privacy degli utenti impedendo che le loro comunicazioni possano essere intercettate, nonché principale strumento per accedere ad eventuali servizi bloccati per una certa tipologia di utenti ed al cosiddetto "Deep Web"), alla maggior parte degli utenti del Paese: una parte della rete di Tor sarebbe ancora utilizzabile attraverso i cosiddetti "bridge" ed i "pluggable transport" ma le funzionalità non sarebbero garantite. Al riguardo i responsabili di Turkey Blocks attraverso un post pubblicato sul blog ufficiale, ha spiegato: «Tor è un sistema libero e gratuito progettato per consentire ad attivisti, giornalisti ed utenti qualsiasi di evitare la censura di governo sulle comunicazioni digitali come ultima linea di difesa contro i più schiaccianti regimi del mondo, Tor ha visto crescere la sua popolarità in Turchia insieme ai servizi commerciali di reti private virtuali grazie alla sua disponibilità e resilienza. Il blocco parziale o totale delle VPN, di Tor e di servizi simili farà scivolare Internet in Turchia verso il modello del giardino murato, come quello imposto dal Great Firewall di Pechino». Ed hanno, infine, concluso dichiarando: «La Turchia di solito blocca l'accesso a specifici siti attraverso ordinanze delle corti o misure amministrative per restringere permanentemente l'accesso ai servizi. Per questo motivo che gli utenti turchi hanno iniziato ad utilizzare con frequenza le VPN e Tor, ad esempio, per accedere a fonti indipendenti d'informazione e cercare aiuto nelle immediatezze degli attentati terroristici».

Di seguito il tweet d'annuncio di Turkey Blocks:
...e la risposta di Tor:



domenica 18 dicembre 2016

TuneCore fa il suo debutto in Italia.


In questi giorni TuneCore, noto servizio che permette agli artisti indipendenti di vendere la propria musica su 150 diverse piattaforme online di download e streaming, (tra cui Spotify, iTunes, Apple Music, Amazon Music, Google Play Music ecc...), ha deciso di fare il suo debutto anche in Italia. In pratica, fondato nel 2005, TuneCore per molti anni è stato accessibile passando attraverso il sito in lingua inglese, tuttavia a partire dal 2015, (dopo l'acquisizione da parte della società Believe Digital), il servizio ha accelerato l'apertura di sezioni locali, (l'Italia è il Paese europeo, dopo Regno Unito, Germania e Francia), con uffici marketing dedicati, pagine tradotte, partnership speciali e altro ancora. Inoltre ad oggi a livello internazionale, TuneCore risulta essere uno dei principali player sul versante della cosiddetta "disintermediazione": in poche parole la possibilità per gli artisti di distribuire online la propria musica senza dover firmare un contratto con un'etichetta discografica. Naturalmente il tutto tramite la sottoscrizione di un abbonamento il cui listino prezzi è: 9,99€ all'anno per caricare un singolo brano sui negozi convenzionati; 19,99€ per le suonerie su iTunes; 29,99€ per un primo anno per la pubblicazione di un intero album, (per gli anni successivi il prezzo sale a 49,99€); mentre con una tantum di 9€ si può far richiesta per il servizio di raccolta dei proventi YouTube. Tra l'altro dal punto di vista degli introiti, TuneCore concede agli autori il 100% dei proventi: tutto ciò che arriva dagli eventuali ascolti in streaming o dalle vendite di download finisce nelle tasche degli artisti. Difatti nel complesso TuneCore dichiara di aver distribuito in 11 anni di vita circa 700 milioni di euro ai suoi iscritti, frutto di 43.8 miliardi di download/stream. Come se non bastasse il sito in questione prevede anche dei servizi bonus: per esempio, con il pagamento di 69,99€ viene offerta la possibilità di iscriversi ad una "music publishing administration" che, promettendo la raccolta di royalties in tutto il mondo, (comprese quelle da YouTube), e la gestione di licenze di sincronizzazione con Tv e film, di fatto mette TuneCore anche in concorrenza con società di raccolta come la SIAE e con le stesse etichette discografiche. Motivo per il quale più che di una "disintermediazione", si può parlare di una nuova forma di intermediazione: ibrida, flessibile, trasversale, inevitabilmente liquida. In sostanza gli artisti hanno a disposizione uno strumento che, senza alcun contratto, permette loro di non rimanere confinati nell'immensa Rete di YouTube, SoundCloud e Bandcamp, ma di essere presenti anche su quelle piattaforme digitali che oggi sono molto gettonate dal pubblico, ma sulle quali non sempre è possibile caricare la propria musica per vie autonome, (come, per esempio, su Spotify dove si deve passare per forza da una casa discografica o da un distributore come, appunto, TuneCore). Per di più i clienti di TuneCore potranno avvalersi anche di servizi appositamente studiati per artisti locali, (come MusicRaiser, MusicOFF o della partnership con Believe Digital), che offrirà loro l'accesso ad una varietà di servizi avanzati come, infine, la gestione internazionale delle campagne, compravendita e marketing digitale online, gestione e distribuzione video, distribuzione fisica e tanto altro ancora.


sabato 17 dicembre 2016

Scoperto che l'uomo ha perso l'osso del pene per la monogamia.


A quanto pare l'essere umano ha perso l'osso del pene, (detto anche baculum, presente in molti dei suoi "parenti più stretti", come gorilla, scimpanzé e bonobo e presente già nei suoi antenati di oltre 100 milioni di anni fa), nel corso della sua evoluzione probabilmente per via della monogamia. O almeno questo è quanto ha fatto sapere di recente un studio pubblicato su Proceedings of the Royal Society B da un team di ricercatori guidato da Matilda Brindle e Christopher Opie, dell'University College London, (conosciuta anche con la sigla UCL), secondo il quale il baculum era prezioso per aiutare i maschi nella competizione riproduttiva nelle comunità poligame. In pratica, come già anticipato, in molti primati, (ed anche molti mammiferi come i cani), il pene presenta al suo interno, più precisamene nell'uretra, un osso che aiuta a mantenere a lungo la rigidità dell'organo sessuale per la penetrazione durante l'accoppiamento e garantire alte possibilità di generare prole nelle specie poligame, in cui un solo maschio si accoppia con molte femmine. Tuttavia, nel corso del processo evolutivo il baculum è completamente scomparso, non solo nell'uomo, (si ipotizza ciò sia avvenuto circa 1,9 milioni di anni fa, al tempo dell'Homo erectus), ma anche in altre alcune specie animali, come, ad esempio, i cavalli. Quindi, per cercare di capire con chiarezza il motivo per cui ciò sia avvenuto, i ricercatori dell'UCL hanno tentato di ricostruire la storia evolutiva dell'osso in questione applicando metodi statistici: in particolare hanno cercato l'esistenza di correlazioni tra la lunghezza del baculum, (che può variare da pochi millimetri a qualche centimetro), ed i comportamenti riproduttivi. Così facendo hanno scoperto un legame tra la presenza dell'osso penico e la durata dei rapporti sessuali, sia negli animali poligami sia in quelli in cui la riproduzione avviene solo in un determinato periodo dell'anno. Tra l'altro i risultati ottenuti hanno suggerito che il baculum abbia un ruolo fondamentale solo negli animali in cui esista una forte competizione e dove un tempo maggiore di accoppiamento aumenta le chance di assicurarsi una discendenza: esigenza scomparsa nell'uomo attuale e negli altri mammiferi che, appunto, risultano avere una tendenza alla monogamia, in quanto in questo modo possono avere rapporti sessuali brevi ma più frequenti.


venerdì 16 dicembre 2016

Scoperto che i "playboy" ed i maschilisti hanno più probabilità di sviluppare la depressione.


A quanto pare gli uomini che si comportano come "playboy" e quelli che sono maschilisti hanno più probabilità di sviluppare problemi di salute mentale, come la depressione; o almeno questo è quanto ha scoperto di recente un gruppo di ricercatori dell'Indiana University Bloomington, tramite uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Counseling Psychology. In pratica per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno condotto una revisione sistematica di 18 ricerche, che hanno coinvolto un totale di 19.453 persone: l'attenzione degli studiosi si è concentrata principalmente sul possibile legame tra lo stato di salute mentale e la conformità ad uno schema di 11 regole che generalmente vengono considerate come corrispondenti alle aspettative di una società tipicamente maschilista, (ossia voglia di vincere; necessità di controllo emotivo; tendenza ad assumere rischi; violenza; dominanza; promiscuità sessuale, ovvero essere un "playboy"; fiducia in sé; tendenza a dare priorità al lavoro; desiderio di esercitare potere sulle donne; disprezzo per l'omosessualità; e perseguimento di uno status). In sostanza dai risultati è emerso che gli uomini che nel complesso risultavano essere conformi a queste aspettative tendevano anche ad avere, appunto, una peggiore salute mentale. In particolare, gli uomini che avevano risposto di più alle caratteristiche del maschilista e del "playboy" sono risultati avere maggiori probabilità di soffrire di depressione o di fare abuso di sostanze stupefacenti. Tra l'altro i principali indicatori di una cattiva salute mentale sono risultati essere: un atteggiamento da "playboy", il desiderio di essere autosufficienti ed il desiderio di esercitare potere sulle donne; l'unico fattore che non ha influenzato negativamente la salute mentale è stata la tendenza a dare priorità al proprio lavoro. Al riguardo Joel Wong, principale autore dello studio in questione, ha spiegato: "Alla luce di tali risultati si può dire che il sessismo non è solo e semplicemente un'ingiustizia sociale, ma può avere anche un effetto negativo sulla salute mentale di chi abbraccia questi atteggiamenti". Come se non bastasse a peggiorare ancora di più la situazione ci sarebbe anche la tendenza di questi uomini a ostentare un atteggiamento di forza ed a nascondere quelli invece di debolezza; il che significa non solo che sono più a rischio di sviluppare problemi di salute mentale, ma che hanno anche più difficoltà a chiedere l'aiuto necessario per risolverli.


giovedì 15 dicembre 2016

WhatsApp: In arrivo "Revoke", la funzione per eliminare i messaggi inviati per sbaglio.


A quanto pare tra non molto WhatsApp potrebbe introdurre una nuova funzione che consentirà ai suoi utenti di eliminare i messaggi inviati per sbaglio o modificare quelli magari con qualche errore di battitura; cosa che utilizzando la popolare applicazione di messaggistica istantanea può capitare spesso. In pratica si tratta di un problema che, come già anticipato, potrebbe venir risolto a breve grazie ad un aggiornamento che dovrebbe introdurre, (oltre alla funzione "Edit" per modificare i messaggi inviati), una nuova funzione chiamata "Revoke", grazie alla quale sarà possibile eliminare definitivamente un messaggio sia dallo smartphone di chi l'ha inviato sia da quello di chi l'ha ricevuto: una novità molto interessante che gli utenti richiedono da molto tempo. Ad ogni modo a notare questa nuova funzionalità è stata la redazione del portale WABetaInfo che in questi giorni ha diffuso una serie di screenshot che mettono, appunto, in evidenza il nuovo pulsante "Revoke". In sostanza, secondo quanto riportato dai responsabili del suddetto portale, la nuova opzione in questione risulta essere già presente all'interno nella versione beta 2.17.1.869 di WhatsApp e consente di cancellare non solo i messaggi, ma anche foto e video inviati per errore in modo da evitare brutte figure, (un po' come già accade su Skype). Tuttavia andrebbe puntualizzato che, stando alle prime informazioni acquisite, la possibilità di eliminare i messaggi inviati sarà resa disponibile solo, (o almeno così sembra), per i contenuti non ancora visualizzati dal ricevente, bloccando così la funzione per tutti i messaggi già letti. Mentre, secondo altre ipotesi, l'utente riceverà comunque la notifica senza però potere leggere il contenuto del messaggio inviato per sbaglio ed al suo posto visualizzerà un messaggio con scritto "l'utente ha revocato il messaggio". Ovviamente, come hanno spiegato quelli di WABetaInfo, questa funzione si trova ancora in fase beta e perciò non è detto che venga implementata sin dal prossimo aggiornamento. Comunque sia oltre alla nuova funzione "Revoke" il team di ingegneri al lavoro su WhatsApp starebbe sviluppando una nuova applicazione dedicata ai clienti business: naturalmente al momento non sono disponibili molte informazioni al riguardo, gli unici dettagli provengono dai file di traduzione dell'applicazione nei quali spicca l'acronimo BIZ, (ossia Business Internet Zone), che con molta probabilità rappresenta il nome del nuovo servizio in fase di sviluppo. Tra l'altro non è ancora chiaro se BIZ rappresenterà una soluzione per le aziende che avranno così modo di dialogare con produttori e commercianti oppure se si tratterà di una piattaforma con funzionalità esclusivamente dedicate ad uffici e studi tecnici: secondo alcune indiscrezioni, il nuovo servizio business di WhatsApp potrebbe offrire alle aziende, tramite la sottoscrizione di un abbonamento mensile, la possibilità di inviare promozioni e comunicazioni ai clienti. In ogni caso non rimane che attendere per scoprire come procederà lo sviluppo di questa nuova applicazione per smartphone, la quale comunque non andrà a modificare il funzionamento di WhatsApp: gli sviluppatori dell'azienda avrebbero, infatti, deciso di realizzare un'applicazione separata in modo da non creare confusione tra gli utenti che utilizzano la popolare applicazione di messaggistica istantanea semplicemente per inviare e ricevere messaggi da amici e parenti, facendo, infine, scaricare BIZ, (o comunque venga chiamata), unicamente alle persone del settore del business.

Di seguito alcuni screenshot:


...ed un breve video dimostrativo riguardante la funzione "Revoke":