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sabato 30 aprile 2016

Dimostrato che il canto migliora anche le difese immunitarie e le capacità cognitive.


A quanto pare il canto corale, (a lungo considerato uno degli aspetti più misteriosi della vita umana, in particolare per la sua capacità di coinvolgerci emotivamente), sarebbe anche in grado di promuovere il benessere fisico: sono sempre più numerosi gli studi permettono di andare oltre l'evidenza dei benefici dell'azione canora riportati da tutti i coristi. Difatti secondo un recente studio condotto dai ricercatori del Tenovus Cancer Care e del Royal College of Music, cantare anche solo per un'ora ha degli effetti visibili sul sistema immunitario. In pratica durante questa ricerca l'analisi dei campioni di saliva di 193 coristi, prelevati dopo un'esecuzione canora, ha permesso di rilevare una diminuzione dei livelli di cortisolo e grandi quantità di citochine infiammatorie; il che potrebbe spiegare anche il miglioramento dell'umore determinato dalla pratica del canto e riferito dai coristi. Tuttavia, anche se tutti i soggetti coinvolti nello studio in questione, (pubblicato sulla rivista ECancer), erano già amanti della musica ed impegnati in attività corali, gli autori hanno fatto sapere: "Questo studio fornisce delle evidenze preliminari che il canto corale migliora lo stato d'animo e modula i componenti del sistema immunitario". E questo avviene in particolare in presenza di patologie oncologiche: i coristi presi in esame infatti erano malati oncologici o loro parenti ed amici impegnati in attività di assistenza, (ossia i cosiddetti "caregivers"). Inoltre, sempre secondo i ricercatori inglesi, i risultati sono alquanto promettenti e suggeriscono che cantare possa rivelarsi utile per tali pazienti, potenziando il loro sistema immunitario, riducendo notevolmente il loro stress e migliorando loro l'umore. Tra l'altro, richiedendo una respirazione regolare e controllata, il canto regola anche l'attività del cosiddetto "nervo vago", il quale è coinvolto nella vita emotiva e che, ad esempio, influisce sul timbro vocale. Mentre, secondo uno studio dell'Università di Gotenborg in Svezia, (che ha mostrato anche la sincronizzazione del battito cardiaco dei coristi nel corso dell'esecuzione dei brani), canzoni con lunghe frasi melodiche ottengono lo stesso effetto degli esercizi di respirazione in yoga. Come se non bastasse il canto aiuta i pazienti con il Morbo di Parkinson affetti dalla cosiddetta "Sindrome della Maschera di Kabuki", (nota anche come "Poker Face"). Infatti il progressivo irrigidimento dei muscoli facciali rende questi soggetti amimici: l'incapacità di mostrare l'infinita gamma di emozioni tramite il volto, (si pensi, ad esempio, al corrugamento della fronte), il rimpicciolimento degli occhi dovuto al sorriso e la loro distensione dovuta alla sorpresa, li fa sembrare erroneamente freddi e distaccati. Perciò un volto statico, incapace anche di rispecchiare le emozioni altrui come naturalmente accade, non fa altro che ostacolare la comunicazione interpersonale e contribuire a disconnettere questi pazienti dal mondo. Tuttavia i ricercatori dello Science of Music, Auditory Research and Technology Smart Lab della Ryerson University a Toronto, in collaborazione con la Royal Conservatory of Music, hanno scoperto che, cantando insieme in un coro, questi pazienti riacquistano la mimica facciale e l'effetto dura fino ai 2 mesi. Ma non è tutto; secondo uno studio dell'Università del West of England a Bristol, condotto su pazienti afasici, (in seguito ad ictus o per la malattia di Parkinson), cantare in un coro può migliorare l'umore ed anche la condizione di isolamento sociale determinato dalle difficoltà comunicative. Al riguardo gli scienziati hanno dichiarato: "Le persone con afasia anche quando non riescono più a parlare bene, spesso possono spesso ancora cantare. Le aree che controllano il linguaggio nel cervello sono diverse da quelle che controllano il canto. È davvero miracoloso guardare qualcuno, che non è stato in grado di parlare per mesi o per anni, iniziare a cantare". Per di più invecchiando, i musicisti vanno incontro ad una minor degradazione neurale del segnale sonoro e mantengono una maggior capacità di individuare negli ambienti rumorosi le varie voci e le variazioni dell'altezza del suono. Tuttavia l'educazione musicale ed il canto corale sono vantaggiosi anche per i soggetti con perdita dell'udito: i risultati preliminari dei ricercatori canadesi hanno mostrato, dopo solo 10 mesi di canto, significativi miglioramenti nella capacità di sentire una conversazione in un ambiente rumoroso, la discriminazione delle altezze dei suoni e la risposta neurale ad essi, così come miglioramenti nell'attenzione; ciò significa che interventi anche di breve periodo potrebbero rivelarsi utili anche in caso di perdita dell'udito. Tra l'altro cantando regolarmente è possibile rallentare il processo di decadimento cognitivo a cui vanno incontro i pazienti con demenza; o almeno questo secondo un gruppo di ricercatori del Cognitive Brain Research Unit dell'Institute of Behavioural Sciences e del Finnish Centre of Interdisciplinary Music Research dell'Università di Helsinki che ha sottoposto 89 pazienti ed i loro "caregivers" a sessioni di canto e di ascolto musicale per un periodo di 10 settimane. Così facendo hanno scoperto che il canto corale ha migliorato la memoria di lavoro, le funzioni esecutive e l'orientamento soprattutto nelle persone con demenza lieve e con un'età inferiore agli 80 anni e che l'ascolto della musica è stato associato a benefici cognitivi nei pazienti in stadi più avanzati della malattia; mentre tanto il canto quanto l'ascolto della musica hanno determinato un miglioramento dell'umore. Ad ogni modo, se da un lato l'attività corale viene consigliata ai pazienti con demenza, (per gli effetti sulla memoria), dall'altro nuovi studi dimostrano come il canto faciliti nei bambini l'apprendimenti mnemonico di nuovi testi: ciò avviene anche nel caso di una lingua straniera. In sostanza questo è quello che ha mostrato uno studio condotto dagli psicologhi dell'University of Western Ontario in Canada, i quali hanno chiesto ad un gruppo di piccoli equadoregni, (che parlavano spagnolo), di imparare un brano in inglese presentato sotto forma di poema orale oppure come testo di una canzone. Da ciò è, infine, emerso che, dopo 2 settimane di studio, coloro che l'avevano appreso cantando, ricordavamo più parole, pronunciavano meglio l'inglese e lo traducevano più correttamente di coloro che l'avevamo appreso sotto forma di poema orale: questa miglior prestazione permaneva fino a 6 mesi di distanza.


venerdì 29 aprile 2016

SLIPKNOT: "Prima o poi la nostra musica dovrà cambiare"; parola di Corey Taylor.


In questi giorni Corey Taylor, frontman degli Slipknot, intervistato da Full Metal Jackie in merito al futuro e dei prossimi impegni della band, soprattutto da un punto di vista musicale, ha spiegato: "Questa band ha sempre cercato di percorrere il sentiero meno battuto. Abbiamo sempre provato ad ampliare il raggio della musica che facciamo e di trovare modi nuovi per dire quello che vogliamo dire, per portare avanti la nostra agenda ed il nostro messaggio. E stiamo arrivando al punto in cui la nostra musica dovrà evolversi. Penso che lo abbia fatto dal primo giorno, fino all'ultimo album. Abbiamo fatto grandi cose per ampliare i nostri orizzonti ma, allo stesso tempo, le cose dovranno cambiare ulteriormente perché… quando finisce la guerra? Quando puoi dire di aver vinto la battaglia? Quando smetti di lottare... quella lotta interna, quella rabbia, quando finisce? Quando senti di aver detto tutto quello che dovevi su un certo argomento? Non sto dicendo che certe cose non torneranno nella mia vita e che smetteranno di darmi fastidio ma, per quanto mi riguarda, non voglio diventare un vecchio che si lamenta solo per ascoltarsi mentre lo fa; non voglio sentirmi così. Dunque, ad un certo punto, il messaggio e l'approccio devono cambiare. Ora, suonerà ancora come gli Slipknot? Sicuramente. Scriviamo un certo tipo di musica e, per quanto possa essere eclettica e varia, scriviamo ancora quella che considero la musica degli Slipknot. Ma anche questo dovrà evolversi e diventare qualcosa di nuovo, perché il nostro messaggio dovrà cambiare. Non puoi continuare ad autoflagellarti o a flagellare qualcuno se lo hai già fatto. Mi viene in mente quel vecchio detto: «prendere a calci un cavallo morto». Ed è vero! Ma se me lo avessi chiesto quando avevo 25 anni, ti avrei detto che eri fuori di testa. Ora di anni ne ho 42 e se penso a cosa potrebbe significare questo percorso per gli Slipknot lo trovo interessante. C'è un mondo di possibilità al quale possiamo guardare". Mentre alla domanda su chi consideri più sovversivo tra gli SlipknotMarilyn Manson, (con cui la band intraprenderà presto un tour negli Stati Uniti), lo stesso Corey Taylor ha, infine, risposto: "Non ne sono sicuro, ma credo che Manson ci preceda. Credo che siamo sullo stesso piano non tanto per quanto riguarda l'essere sovversivi, ma quanto per il fatto che non abbiamo paura esprimere il nostro pensiero, di creare la musica che vogliamo e dire quello che ci pare, che piaccia o meno".


giovedì 28 aprile 2016

WhatsApp: In arrivo la segreteria telefonica, la funzione "Call-back" ed i file ZIP.


Nel corso delle ultime settimane WhatsApp ha introdotto diverse novità, (come la condivisione dei documenti e la crittografia end-to-end), ma a quanto pare con le prossime versioni dell'applicazione di messaggistica istantanea è previsto l'arrivo di ulteriori nuove funzionalità, tra le quali dovrebbero esserci la segreteria telefonica, il supporto per i file ZIP ed il pulsante "Richiama". In pratica attualmente è possibile registrare ed inviare una nota vocale durante la conversazione testuale; mentre con l'arrivo
della funzione "Voice Mail", (per il momento scoperta dal portale PhoneRadar nella versione iOS di WhatsApp), sarebbe consentito l'invio di un messaggio vocale durante una chiamata vocale. Molto probabilmente gli utenti avranno la possibilità di registrare questo messaggio, il quale verrà poi inviato automaticamente nel caso in cui un contatto non risponda alla chiamata: nel codice dell'applicazione è infatti stata individuata la presenza dei pulsanti "Record Voice Mail" e "Send Voice Mail". Per di più, come già anticipato, in una futura versione di WhatsApp per iOS ed Android potrebbe essere inclusa anche la funzionalità "Call-back": un pulsante dovrebbe consentire all'utente di richiamare il contatto direttamente dalla barra delle notifiche, quindi senza aprire l'applicazione. Ad ogni modo l'ultima novità potrebbe riguardare, (ancora una volta), la condivisione dei documenti: oltre ai file PDF ed Office sarebbe previsto difatti il supporto per i file ZIP, ossia un popolare formato che consente di ridurre la dimensione totale sfruttando la compressione. Comunque sia per adesso si tratta solo di indiscrezioni e la conferma, (o smentita), ufficiale arriverà, infine, solo quando verranno rilasciate le nuove versione delle applicazioni di WhatsApp per iOS ed Android.


Di seguito alcuni screenshot:
http://i1.wp.com/phoneradar.com/wp-content/uploads/2016/04/whatsapp-voicemail.png?w=644
http://i0.wp.com/phoneradar.com/wp-content/uploads/2016/04/whatsapp-zip-file-feature.png?resize=296%2C300



Secondo l'infografica "Tecnologia e Salute: Dati e Trend", le donne usano di più la Rete per informarsi sulla salute.


In una società in cui la tecnologia ha assunto un ruolo chiave, anche il settore della salute sta beneficiando delle innovazioni hi-tech; per questo motivo DocPlanner.it, portale pensato per la ricerca di profili di medici e per la prenotazione online di visite, ha deciso di effettuare uno studio e raccogliere i dati nell'infografica "Tecnologia e Salute: Dati e Trend", la quale mostra l'andamento ed i numeri del settore della tecnologia a servizio della salute del cittadino, illustra l'identikit dell'italiano che raccoglie online informazioni sulla salute e analizza alcune tra le applicazioni più utilizzate riguardo l'argomento salute. In pratica è evidente come questo settore sta vivendo una crescita esponenziale, con un giro d'affari mondiale aumentato dai 96 miliardi di dollari del 2010 ai 160 miliardi di dollari del 2015. Mentre, secondo quanto mostrato nella suddetta infografica, le cinque innovazioni che hanno contribuito a questo successo, apportando stupefacenti migliorie al mondo della salute sono: il laser, la mappatura del DNA, l'immunoterapia, la cartella clinica elettronica, (attraverso il cui utilizzo si eviterà la stampa su carta risparmiando in questo modo 1,6 miliardi di euro), ed i cosiddetti "wearable device", ovvero i dispositivi indossabili. Tra l'altro, come già anticipato, l'infografica in questione fotografa nel dettaglio la situazione del nostro Paese mostrando l'identikit dell'italiano che utilizza Internet per ottenere informazioni sulla salute: sono di più le donne, (il 58%), rispetto agli uomini ad informarsi in rete per questioni di salute, la maggioranza delle quali lavora, (nel 58% dei casi), ed ha un'istruzione superiore o è laureata, (nel 63% dei casi). Inoltre la fascia di età di chi effettua maggiormente questo tipo di ricerche è quella che va dai 35 ai 44 anni, (equivalente al 30%), seguita dagli under 35, (ossia il 22%). Invece è al Sud e nelle isole che si ricercano più informazioni in rete sulla salute: il 32% rispetto al 24% del Nord Ovest, ad un altro 24% del Nord Est ed al 20% del Centro. Ad ogni modo ad aver utilizzato Internet per ricercare informazioni sulla salute almeno una volta è la gran parte della popolazione: l'85% che ha cercato tematiche quali disturbi di salute, stili di vita da adottare, possibili cure, medici di riferimento, ospedali, farmaci ed integratori alimentari. Per di più tra questi il 28% ha partecipato a discussioni su forum, blog o chat, il 17% ha chiesto informazioni a un esperto online, il 16% si è rivolto ai Social Network e l'11% ha prenotato visite online attraverso portali. E sempre in quest'ottica le regioni più virtuose sono il Veneto, il Lazio ed il Trentino Alto Adige, mentre la meno performante risulta essere la Puglia. Inoltre dando uno sguardo al mondo mobile ed all'utilizzo di applicazioni sanitarie, si nota che nell'ultimo anno l'11% dei cittadini italiani ha utilizzato applicazioni per avere informazioni nutrizionali, il 6% per monitorare i propri parametri vitali e ben il 44% dei medici curanti ha consigliato di utilizzare applicazioni dedicate alla salute. Tra quest'ultime le più utilizzate per star bene sono: "Runtastic", la quale tiene traccia di tutte le attività di fitness svolte; "Pharmawizard", per trovare la farmacia aperta più vicina, informazioni su un determinato farmaco o principio attivo, ed individuare i vari sintomi; "Period Calendar", molto utile alle donne poiché tiene sotto controllo il ciclo, ovulazione e periodo fertile; "DocPlanner", che consente di trovare il medico più adatto alle proprie esigenze e prenotare una visita in pochi click; "My Fitness Pal", usata per contare le calorie e pianificare la propria dieta; "Pacer", che funge da contapassi; "Tessera Europea Ass. Malattia", per sapere come utilizzare la propria tessera sanitaria europea; ed, infine, "Salute", la quale consente di tenere d'occhio i dati relativi alla propria salute, (dalla frequenza cardiaca alla glicemia e dal colesterolo alle calorie bruciate).


Di seguito la suddetta infografica:
http://www.ucarecdn.com/3ecbc674-9d2c-4dbc-933e-fdecfdea26eb/-/resize/700x/

In collaborazione con BizUp e DocPlanner.



mercoledì 27 aprile 2016

Scoperti i geni della felicità.


A quanto pare anche la felicità ha i suoi geni che determinano il modo in cui le persone vivono un'esperienza positiva e riescono a stare bene con se stesse; o almeno questo è quanto ha fatto sapere di recente uno studio condotto da alcuni ricercatori della Vrije Universiteit, coordinati da Meike Bartels e Philipp Koellinger, e pubblicato sulla rivista Nature Genetics. In pratica durante tale studio, (il quale ha coinvolto 181 ricercatori e circa 145 istituti di ricerca), i ricercatori hanno analizzato il genoma di quasi 300.000 persone, (gran parte delle informazioni genetiche sono state ottenute dal registro dei gemelli dei Paesi Bassi), ed hanno così individuato: 3 varianti genetiche coinvolte, appunto, nella felicità, 2 legate ai sintomi della depressione ed 11 punti del genoma correlati a nevrosi. In sostanza la scoperta di questi geni potrebbe aiutare in futuro a mettere a punto terapie per ridurre i livelli di ansia. Al riguardo il genetista Giuseppe Novelli, rettore dell'Università di Roma Tor Vergata, ha commentato: "I criteri della felicità sono diversi da persona a persona e da popolazione a popolazione. Questi geni hanno un ruolo complesso, sono collegati soprattutto al modo in cui le persone affrontano le difficoltà oppure le situazioni della vita. Queste varianti in genere ci rendono più empatici e meno ansiosi ma è chiaro che, per esempio, l'ambiente, l'aspetto sociale ed economico, giocano un ruolo importante. Sicuramente ci sono anche altri geni coinvolti in questo aspetto perché tutti i caratteri dell'uomo sono dovuti all'azione di più geni che interagiscono e funzionano come un'orchestra». Inoltre la ricerca in questione, secondo gli stessi autori, è contemporaneamente un traguardo ed un inizio; difatti in tal proposito lo stesso Meike Bartels ha spiegato: "Siamo ormai certi che ci sia un aspetto genetico coinvolto nella felicità. Tuttavia le tre varianti individuate sono solo una piccola frazione del DNA coinvolto, ci aspettiamo che ci siano molti altri geni che hanno un ruolo nella sensazione di benessere delle persone". Insomma, i ricercatori olandesi vogliono scoprire gli altri geni coinvolti e comprendere soprattutto perché le persone vivono in modo diverso la felicità, nonché in che modo l'ambiente e le differenze culturali influenzano questo aspetto. Al riguardo Meike Bartels ha, infine, concluso dichiarando: "Aver scoperto anche le varianti genetiche coinvolte nella depressione è un passo importante, in quanto dimostra che la ricerca delle cause genetiche della felicità potrebbe offrire anche nuovi indizi per scoprire le radici genetiche di una delle più grandi sfide mediche del nostro tempo".


martedì 26 aprile 2016

YouTube: In arrivo le "Bumper ads", pubblicità da 6 secondi.


In questi giorni tramite un post pubblicato sul blog ufficiale di AdWords e firmato da Zach Lupei, Product Manager della divisione Video Ads di YouTube, è stato annunciato l'imminente arrivo di un nuovo formato di inserzioni pubblicitarie: si chiamano "Bumper ads" e si tratta essenzialmente di pubblicità molto brevi, dalla durata pari a 6 secondi, che gli utenti non potranno in alcun modo saltare, (anche perché tecnicamente non ne avranno il tempo). In pratica si tratta di una nuova strategia messa in campo dal servizio di video streaming, indirizzata in particolare a catturare l'attenzione di coloro che sono soliti visualizzare i filmati in mobilità, (ovvero su smartphone e tablet), facendo della rapidità un principio fondamentale. In sostanza, secondo i responsabili di YouTube, il 50% delle persone di età compresa tra 18 e 49 anni preferisce affidarsi ai dispositivi mobili per la riproduzione dei video e la gran parte dei filmati visti è relativa a clip di brani musicali. Perciò questa particolare tipologia di advertising potrebbe trovare estimatori proprio nell'ambito dell'industria discografica, sempre più dipendente dallo streaming. Al riguardo nel suddetto post lo stesso Zach Lupei ha spiegato: "Ci piace pensare alle "Bumper ads" come a dei piccoli "haiku" formati da inserzioni video e siamo ansiosi di vedere cosa la community di creativi riuscirà a farci. Potrete utilizzare le Bumpers a partire dal mese di Maggio contattando i vostri responsabili vendite di Google. Restate sintonizzati per l'arrivo di altri formati pubblicitari studiati per adattarsi alle modalità con le quali le persone guardano i video, oggi ed in futuro". Ad ogni modo va, infine, precisato che questa nuova tipologia di pubblicità non andrà in alcun modo a sostituire quella tradizionale, vale a dire quella costituita da video dalla durata di diversi minuti riprodotti prima del filmato richiesto dall'utente, la quale continuerà a poter essere saltata, (attraverso il pulsante "skip"), dopo alcuni secondi.


Di seguito un esempio di queste "Bumper ads":




Spotify: Hackerati e messi online i dati di centinaia di account.


Nel corso di questo fine settimana sulle pagine del sito Pastebin è apparso un elenco contenente le credenziali di accesso a Spotify appartenenti a centinaia di account: una lista dettagliata, con tanto di e-mail, nome utente, password, tipologia di abbonamento, (ossia free, premium, familiare ecc...), Paese di provenienza, data del rinnovo e diverse altre informazioni. Insomma, con tutta probabilità si tratta del risultato di un attacco ai danni del servizio di streaming musicale; anche se i vertici della società garantiscono di non aver subìto attacchi di alcun tipo e che i dati dell'utenza si trovano al sicuro. Tuttavia alcuni degli utenti interessati, (intervistati dal sito TechCrunch), e presenti nella suddetta lista hanno confermato di aver notato di recente una violazione del proprio account, dunque l'elenco non sembra avere nulla a che fare con uno di quelli perpetrati negli anni scorsi: a quanto pare questo è il risultato di un nuovo attacco. Al riguardo una delle vittime ha spiegato: "Ho sospettato che il mio account fosse stato compromesso la scorsa settimana, quando tra le canzoni riprodotte di recente ho notato brani mai ascoltati. Così, ho cambiato la password e scollegato tutti i dispositivi". Sfortunatamente però ad altri è andata peggio e c'è chi racconta di aver subito un logout forzato durante la riproduzione della musica, per poi accorgersi che l'e-mail connessa all'account era stata cambiata da estranei. In questi casi è stato necessario contattare di persona il servizio d'assistenza di Spotify e chiedere il ripristino del proprio account. Ad ogni modo, intervistati dal suddetto sito, i responsabili del servizio di musica streaming in questione hanno smentito il tutto affermando: "Spotify non è stato violato ed i dati dei nostri utenti si trovano al sicuro. Monitoriamo Pastebin ed altri siti regolarmente. Quando notiamo credenziali di Spotify, prima verifichiamo la loro autenticità, poi nel caso avvisiamo immediatamente gli utenti interessati consigliando di cambiare la password". Comunque sia per evitare spiacevoli sorprese sarebbe consigliabile una modifica della password, soprattutto a coloro che mensilmente mettono mano al portafogli per aver, infine, l'accesso premium al servizio.

Di seguito una dell'e-mail ricevuta da uno degli utenti:
https://tctechcrunch2011.files.wordpress.com/2016/04/spotify-email-reset.png?w=620&h=680



lunedì 25 aprile 2016

L'ESL bandisce il "Team YP" dai suoi tornei in quanto sponsorizzato da YouPorn.


L'Electronic Sports League, (noto anche con la sigla ESL), è uno dei principali punti di riferimento nel mondo degli eSport competitivi che ha sede in Germania e può contare più di un milione di squadre di gamer professionisti, ma a quanto pare una di esse è stata bandita dai tornei a causa del proprio sponsor. In pratica si tratta del "Team YP", nato diversi mesi fa e sponsorizzato da YouPorn, uno dei più popolari siti di contenuti per adulti. In sostanza da un po' di tempo i giocatori di questo team partecipano ai campionati di e-sport in giro per il globo, dando filo da torcere agli altri professionisti, ma, come già anticipato, in futuro non potranno più farlo, o almeno per quanto concerne l'ESL, la quale ha inviato loro un'e-mail che li avvisava dell'espulsione dalla lega senza possibilità d'appello. Questo perché il nuovo regolamento approvato dall'ESL impedisce alle squadre di essere: «sponsorizzate da organismi particolarmente famosi per i loro contenuti pornografici o adatti ad un pubblico maturo». Tra l'altro a nulla sono valse le richieste inoltrate dalla squadra alla lega per rivedere la propria decisione: il team, (in accordo con YouPorn), era anche pronto a rimuovere "YP" dal nome così da evitare ogni riferimento al sito per adulti, ma ormai erano già stati espulsi. Come se non bastasse YouPorn stesso ha sempre cercato di mantenere il più possibile la distanza tra i contenuti hard ed il suo team di e-sport, facendo anche in modo che sui motori di ricerca, andando a caccia di informazioni sul "Team YP" si trovasse il blog ufficiale della squadra, (che tra l'altro non presenta nessun riferimento diretto allo sponsor), e non il portale di contenuti pornografici. Inoltre lo scorso Dicembre il team aveva avuto qualche grattacapo anche con la Capcom, che però aveva chiesto di oscurare il logo sulle divise dei giocatori, (come visibile qua). Ad ogni modo è inutile dire che l'account Twitter del "Team YP" è diventato veicolo principale di tutta l'amarezza dei membri del team, con alcuni tweet emblematici e tanto di hashtag, (#FreeTeamYP). Difatti in uno di questi si può leggere: «Siamo delusi dalla decisione dell'ESL di bannare il nostro team e-sport. Continueremo a lottare con professionalità e trasparenza. Vi ringraziamo tutti per il vostro supporto». Mentre in merito alla vicenda Claire Fisher, manager del team, ha dichiarato: "La crescita del Team YP è stata danneggiata da questa decisione. Il Team YP opera come marchio dai contenuti sicuri e chiaramente separato dal materiale per adulti". Comunque sia per il momento sfortunatamente "Team YP" si ritrova impossibilitato a continuare le proprie attività nel mondo degli sport elettronici per quanto riguarda quelli organizzati dall'ESL e potrebbe essere costretto, infine, a cambiamenti sostanziali per poter permettere ai propri giocatori di potersi esibire in partite ufficiali.


domenica 24 aprile 2016

MOTÖRHEAD: Mick Wall pubblica il libro "Lemmy: The Definitive Biography".


In questi giorni lo scrittore, conduttore radiofonico e televisivo Mick Wall, noto soprattutto per aver scritto diverse biografie sulle maggiori band heavy metal/hard rock, (tra cui, ad esempio, "Enter Night" sui Metallica; "Hell Ain't a Bad Place To Be" sugli AC/DC; e "Symptom Of The Universe" sui Black Sabbath), ha pubblicato "Lemmy: The Definitive Biography", ossia una nuova biografia incentrata, come intuibile dal titolo, sul leggendario frontman dei Motörhead, purtroppo scomparso lo scorso 28 Dicembre ufficialmente a causa del un cancro alla prostata assieme ad un'aritmia cardiaca ed un'insufficienza cardiaca congestizia. Per di più si tratta di un libro che, oltre alla storia e alla carriera del grande Lemmy Kilmister, conterrà estratti di molte interviste condotte negli anni dallo stesso Mick Wall con lui e con altri membri della band e con tutti coloro che lo conoscevano meglio, (dello staff ad altri colleghi ed amici). Inoltre in merito allo scrittore lo stesso Lemmy Kilmister aveva affermato: "Mick Wall è uno dei pochi scrittori in ambito rock che sa scrivere davvero e sembra non sapere nulla di musica rock. Potrei stare a parlare con lui per ore…povero bastardo!". Ad ogni modo questa biografia segue il leggendario artista dagli anni della scuola nel Galles del Nord, ai primi passi in ambito musicale con i Rockin' Vicars nella metà degli anni '60, fino all'esperienza come roadie di Jimi Hendrix, agli Hawkwind ed, infine, alla formazione dei Motörhead. Comunque sia per saperne di più e/o per acquistare la suddetta biografia è possibile consultare l'apposita pagina su OrionBooks.co.uk. Tuttavia anche se a dire il vero sul sito in questione "Lemmy: The Definitive Biography" è già esaurito, è possibile trovarlo, infine, su Amazon, (sia in versione digitale che in versione rilegato ed in versione tascabile).

Di seguito la copertina della biografia in questione:
https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/A1elaPbYzmL.jpg



sabato 23 aprile 2016

Scoperto che la solitudine "spacca" il cuore ed il cervello.


Secondo un recente studio inglese, essere soli e non poter contare su una solida rete di rapporti sociali può aumentare il rischio di sviluppare una cardiopatia o ictus, con un effetto "spacca cuore" simile a quello che si vede negli ansiosi, o in chi fa un lavoro molto stressante. In pratica a valutare il peso della solitudine per la salute è stato un team di ricercatori dell'Università di York, dell'Università di Liverpool e dell'Università di Newcastle, i quali hanno esaminato 23 studi precedenti condotti su oltre 181.000 adulti, nei quali erano stati registrati 4.628 casi di malattie coronariche e 3.002 ictus. Ad ogni modo, dopo un'attenta analisi di tutti i dati disponibili, i ricercatori inglesi hanno scoperto che solitudine ed isolamento erano associati ad un +29% del rischio di cardiovasculopatia e ad un +32% di pericolo ictus. Al riguardo gli stessi scienziati sulle pagine della rivista "Heart" hanno spiegato: "Abbiamo scoperto un'associazione tra scarse relazioni sociali ed incidenti cardiovascolari comparabile, per dimensione, a quella di altri fattori di rischio psicosociale, come l'ansia o una professione stressante. I nostri risultati indicano che gli sforzi per ridurre il rischio di malattie per cuore e cervello potrebbero beneficiare del fatto di tener conto della solitudine e dell'isolamento sociale". In sostanza, sempre secondo gli esperti, contrastare questi due fattori potrebbe avere un effetto collaterale "salva-cuore". Quindi chi è molto estroverso o può contare su un fitta rete di rapporti sembra più fortunato; anche se, secondo gli autori dello studio in questione: "Anche i medici hanno un ruolo chiave da giocare nell'illustrare ai propri pazienti l'importanza dei rapporti sociali". Insomma, c'è sempre tempo per dire addio alla solitudine, in particolar modo se a "prescriverlo" è il medico. Difatti in un editoriale collegato, Julianne Holt-Lunstad e Timothy Smith della Brigham Young University, hanno, infine, fatto sapere che: "Gli operatori sanitari dovrebbero informare i propri pazienti sull'importanza delle interazioni sociali come parte di uno stile di vita sano. Inoltre in questo sforzo occorrerebbe studiare anche l'effetto delle nuove tecnologie, le quali sono, sì, in grado di ampliare la rete sociale, ma anche di esacerbare il rischio di solitudine".


venerdì 22 aprile 2016

GTA V: In arrivo un possibile DLC single player con un nuovo personaggio ed altre novità.


Grand Theft Auto V, titolo di Rockstar Games uscito nel 2013, è stato indubbiamente un successo senza precedenti ed a quanto pare adesso il capitolo più venduto della fortunata serie, (che debuttò nel lontano 1997 su Pc e PlayStation), sarebbe in procinto di essere ampliato con un apposito DLC dedicato alla storia principale. O almeno questo è quanto ha fatto sapere di recente il sito greco Busted, (oltre a diverse altre indiscrezioni), secondo il quale, Rockstar avrebbe in cantiere un'espansione di cui si parla da tanto tempo e non ancora annunciata, ricca di interessanti novità tra cui l'introduzione di nuove regioni di San Andreas, come San Fierro e Las Venturas. Inoltre questo contenuto scaricabile, sempre secondo il sito, sarà delle dimensioni di una vera e propria espansione come "The Ballad of Gay Tony" e pare che Rockstar stia lavorando su degli "episodi" proprio come avvenne nel 2009 per "Lost and Damned" ed "Episodes from Liberty City", (una compilation contenente due titoli stand-alone), ai tempi di GTA IV. Ad ogni modo le altre sostanziali novità che porterebbe questo DLC sono le corse di cavalli, nuovi veicoli ed il gioco d'azzardo, particolare che, (oltre a poter aggiungere ulteriori polemiche a GTA V, già parecchio criticato per via dei suoi elementi piuttosto crudi e reali al suo interno), ricorda e non poco la tanto amata Las Venturas di GTA San Andreas. Tra l'altro va detto che, sempre secondo le varie indiscrezioni, il primo di questi episodi dovrebbe riguardare la storia di Anthony Miller, un personaggio del tutto nuovo e di cui ancora non si sa niente, ed offrirà una serie di nuove macchine da modificare. Tuttavia al momento non esistono né conferme né smentite al riguardo e la compagnia non si è pronunciata sulla faccenda, perciò è necessario trattare questa notizia con le dovute precauzioni, prendendola come una sorta di previsione di ciò che potrebbe accadere in futuro. D'altro canto sarebbe più che comprensibile vedere un'espansione del genere, considerato il successo del gioco in questione su tutte le piattaforme d'uscita. Comunque sia solo il tempo potrà dire se queste informazioni si riveleranno veritiere e chissà che Rockstar non stia, infine, pianificando una presentazione in grande stile, magari per l'edizione di quest'anno dell'Electronic Entertainment Expo, (meglio noto con la sigla E3), che avrà luogo dal 14 al 16 Giugno a Los Angeles.

Di seguito alcune presunte immagini di Anthony Miller:
https://areajugones.es/wp-content/uploads/2016/04/GTAVAnthonyMiller.jpg
http://www.gamestorm.it/articoli/upload/foto_news/FOTO_319606.jpg



giovedì 21 aprile 2016

Facebook: In arrivo le chiamate di gruppo su Messenger.


In questi giorni David Marcus, vice presidente dei prodotti di messaggistica di Facebookha annunciato direttamente dal suo profilo, (con tanto di immagini), l'arrivo della chiamate di gruppo per l'applicazione Messenger. In pratica si tratta di una nuova funzionalità che sarà disponibile entro le prossime ore per tutti i possessori dell'applicazione per iOS ed Android e che consentirà di effettuare chiamate di gruppo sino a 50 partecipanti in contemporanea; mentre per il momento il supporto alle videochiamate non è stato ancora incluso. In sostanza una volta che il servizio sarà disponibile per tutti, gli utenti di Messenger visualizzeranno un'icona a forma di cornetta telefonica all'interno delle conversazioni di gruppo. Inoltre effettuare una sessione di chiamate di gruppo è estremamente facile: tutto quello che dovranno semplicemente fare gli utenti è avviare l'applicazione ed entrare in una chat di gruppo con almeno 3 partecipanti. A quanto punto cliccando sul suddetto nuovo pulsante, agli utenti sarà chiesto quali dei partecipanti alla chat di gruppo includere nella chiamata: effettuata la scelta partirà la chiamata vera e propria e la schermata di Messenger mostrerà anche chi ha voluto rispondere per parteciparvi e chi no. Insomma  si tratta di una nuova funzionalità che sicuramente piacerà agli utenti di Messenger ma che soprattutto rende questa piattaforma sempre più completa e sempre più fulcro di una serie di servizi di valore aggiunto che permettono agli utenti di effettuare molte operazioni senza dover aprire altre applicazioni. D'altro canto non è una novità assoluta che Facebook da parecchio tempo stia puntando molto su Messenger trasformandola in una piattaforma baricentro delle attività digitali degli utenti. Comunque sia il rollout è ancora in corso e dunque gli utenti dovranno ancora pazientare un po' prima di poter, infine, testare questa nuova funzionalità.

Di seguito il post d'annuncio di David Marcus:



mercoledì 20 aprile 2016

Scoperto che il cioccolato fondente aiuta anche a dormire.


A quanto pare una tavoletta di cioccolato fondente potrebbe aiutare gli insonni a ricominciare a riposare; o almeno questo è quanto ha fatto sapere un recente studio pubblicato su Nature da un team di ricercatori dell'Università di Edimburgo e dell'Università di Cambridge, secondo il quale, ad assicurare l'effetto positivo sul sonno sarebbe il magnesio di cui il cioccolato fondente è ricco. In pratica secondo quanto rilevato dai ricercatori, il minerale in questione, (contenuto in buone quantità anche nello yogurt, nel pesce, nelle banane e nella frutta secca), svolgerebbe un'azione benefica sull'orologio biologico, regolando il ciclo sonno-veglia dell'individuo. Al riguardo John O'Neill, coautore dello studio, ha spiegato: "Anche se la rilevanza clinica del magnesio nei diversi tessuti sta cominciando sempre più ad attirare l'attenzione, il modo in cui regola l'orologio interno del nostro corpo ed il metabolismo non è stato considerato finora. La nuova scoperta potrebbe portare a tutta una serie di benefici che abbracciano diversi ambiti: dalla salute umana alla produttività agricola". Tuttavia il cioccolato, (soprattutto quello fondente), sembra celare una fonte inesauribile di effetti positivi per l'organismo: un'altra recente ricerca condotta dagli studiosi del Top Institute Food and Nutrition e della Wageningen University ha confermato che il cioccolato fondente è un vero toccasana per il sistema cardiovascolare. Difatti, secondo questo studio, (pubblicato su FASEB Journal), il cacao avrebbe come effetto il ripristino della flessibilità delle arterie ed aiuterebbe i globuli bianchi a non aderire alle pareti dei vasi sanguigni: due eventi collegati all'insorgenza dell'arteriosclerosi, noto fattore di rischio dei problemi cardiovascolari. In pratica durante questo studio il dottor Diederik Esser ed i suoi colleghi hanno analizzato gli effetti del cioccolato fondente su 44 uomini di mezza età in sovrappeso per due periodi di quattro settimane, i quali dovevano consumare 70 grammi di cioccolato ogni giorno. Inoltre i ricercatori hanno offerto loro due tipi di cioccolato fondente: il primo dei quali arricchito da un alto contenuto di flavonoidi, gli antiossidanti che ostacolano i radicali liberi, ed il secondo normale; anche se in entrambi i tipi il contenuto di cacao era simile. Ad ogni modo prima e dopo i due periodi di assunzione, i ricercatori hanno effettuato dei controlli, constatando che l'aumento della concentrazione di flavonoidi non evidenziava un miglioramento dei livelli. Tuttavia il cioccolato aveva subìto una modificazione del gusto che lo rendeva meno appetibile rispetto a quello normale, che in ogni caso esercitava il suo effetto benefico. In tal proposito gli stessi ricercatori hanno dichiarato: "Questo studio fornisce nuove intuizioni su come il cioccolato influisce sulla salute endoteliale dimostrando che il consumo di cioccolato, oltre a migliorare la funzione vascolare, riduce anche la capacità di adesione dei leucociti nella circolazione". Come se non bastasse un'altra ricerca del prestigioso Karolinska Institutet di Stoccolma, pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology e che ha coinvolto 33.000 donne fra i 49 e gli 83 anni seguite per 10 anni, ha sottolineato la capacità del cioccolato fondente di proteggere le donne dal rischio di ictus. Infatti incrociando i dati sul consumo di cioccolato ed i casi di ictus, i ricercatori hanno stabilito che vi era un rapporto di proporzionalità inversa tra consumo di cioccolato ed incidenza della patologia: la chiave starebbe sempre nei celebri flavonoidi. Ma non è tutto: un'altra ricerca che ha coinvolto circa 50.000 persone ha dimostrato che gli appassionati di cioccolato hanno il 22% di probabilità in meno di subire un ictus. In sostanza si tratta di uno studio condotto da un'équipe di ricercatori canadesi dell'Università di Toronto ed è stato illustrato nel dettaglio nell'ambito del convegno annuale dell'Accademia Americana di Neurologia che si è svolto, appunto, in Canada. Per di più un ulteriore studio ha avuto risultati ancora più incoraggianti per gli amanti del cioccolato: su più di 1.000 persone che ne avevano mangiato 50 grammi una volta a settimana, quasi la metà, (ossia il 46%), mostrava una propensione inferiore all'ictus rispetto alle persone a cui il cioccolato non piace. Insomma, come già spiegato, i principali "indiziati" per spiegare questo effetto positivo sull'organismo sono i flavonoidi, potenti antiossidanti naturali. Tuttavia Sarah Sahib, coordinatrice dello studio, si è mostrata prudente, affermando: "È necessaria più ricerca per determinare se il cioccolato abbassi veramente rischio di ictus o se le persone sane siano semplicemente più propense a mangiare cioccolato rispetto alle altre". Oltretutto un altro studio si è concentrato sulle proprietà del cioccolato nella prevenzione delle malattie cardiovascolari in genere: secondo questa ricerca, 6,7 grammi di cioccolato al giorno rappresenterebbero la quantità ideale per garantirsi protezione contro le infiammazioni e le malattie cardiovascolari che ne derivano. In pratica si tratta di un effetto nuovo, dimostrato per la prima volta in uno studio di popolazione dai Laboratori di Ricerca dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, in collaborazione con l'Istituto dei Tumori di Milano. In sostanza la scoperta, pubblicata sulla rivista specializzata "Journal of Nutrition", viene da uno dei più grandi studi epidemiologici mai condotti in Europa: il Progetto Moli-sani, che ha coinvolto finora oltre 20.000 abitanti del Molise. Ad ogni modo studiando i partecipanti allo studio, i ricercatori hanno puntato la loro attenzione sui complessi meccanismi dell'infiammazione: è noto come uno stato infiammatorio cronico sia un fattore che può metterci a rischio di sviluppare una malattia cardiovascolare, dall'infarto cardiaco all'ictus cerebrale. Così il controllo dell'infiammazione è entrato prepotentemente sulla scena della prevenzione, ed uno degli indicatori più promettenti, (un "marker"), è la Proteina C-reattiva, individuabile con una semplice analisi del sangue. In poche parole, il team di ricercatori molisani e milanesi ha messo a confronto i valori di questa proteina presenti nel sangue delle persone esaminate con le quantità di cioccolato che queste mangiavano abitualmente. Inoltre su circa 11.000 soggetti, ne sono stati identificati 4.849, tutti in buona salute e senza fattori di rischio, (quindi con colesterolo, pressione arteriosa ed altri parametri nella norma): di questi, 1.317 non consumavano alcun tipo di cioccolato, mentre 824 ne consumavano regolarmente, ma solo quello fondente. Al riguardo la dottoressa Romina Di Giuseppe, principale autrice della ricerca, ha spiegato: "Siamo partiti dall'ipotesi che l'elevato contenuto in antiossidanti dei semi di cacao, in particolare flavonoidi ed altri polifenoli, potesse avere un effetto positivo sullo stato infiammatorio. Ed il risultato è stato molto incoraggiante: le persone che mangiano abitualmente cioccolato fondente in quantità moderata risultano avere nel sangue valori di proteina C-reattiva significativamente più bassi. In altri termini il loro stato infiammatorio viene significativamente ridotto. La riduzione media osservata del 17% può apparire piccola, ma è sufficiente a ridurre il rischio predetto di essere colpiti da una malattia cardiovascolare di un terzo nelle donne e di un quarto negli uomini. Un risultato notevole. Tuttavia parliamo di un consumo moderato. Il migliore effetto, infatti, lo si ottiene con una media di 6,7 grammi di cioccolato al giorno, che corrisponde ad un quadratino di cioccolato due o tre volte alla settimana. Al di là di questi quantitativi l'effetto protettivo tende a perdersi". In termini pratici, considerando che la tipica tavoletta di cioccolato è da 100 grammi, lo studio indica che un po' meno di mezza tavoletta di cioccolato fondente consumata nel corso della settimana potrebbe diventare una buona abitudine. Mentre per quanto riguarda il cioccolato al latte, la stessa Romina Di Giuseppe ha dichiarato: "Studi condotti in precedenza hanno dimostrato che il latte interferisce nell'assorbimento dei polifenoli. Ecco perché in questo studio abbiamo considerato solo il cioccolato fondente". Comunque sia chi ama il cioccolato potrebbe apprezzare anche altri cibi salutari, (come un po' di vino, frutta, verdura), oppure fare più attività fisica degli altri. Motivo per il quale l'effetto osservato potrebbe essere dovuto a questi altri elementi, più che al cacao. In tal proposito la stessa ricercatrice ha proseguito dichiarando: "Per evitare questa possibilità abbiamo "aggiustato" per tutti quei fattori. Cioè, abbiamo valutato il peso di ciascuno di loro. Ma l'effetto positivo del cioccolato rimane e questo ci fa pensare che sia reale". Mentre Licia Iacoviello, capo del Laboratorio di Epidemiologia Genetica ed Ambientale dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, nonché responsabile del Progetto Moli-sani, ha affermato: "Questa ricerca è il primo risultato scientifico che pubblichiamo sul progetto Moli-sani. Consideriamo questo risultato l'inizio di una serie di dati che potranno darci una visione innovativa di come si possa fare prevenzione nella vita di tutti i giorni, sia verso le malattie cardiovascolari che i tumori". Ed, infine, Giovanni de Gaetano, Direttore dei Laboratori di Ricerca della suddetta università, ha concluso commentando: "Forse dovremo ora rivedere la famosa piramide della dieta mediterranea e togliere il cioccolato fondente dall'insieme dei dolci considerati nocivi per la nostra salute".


martedì 19 aprile 2016

AC/DC: Brian Johnson fa chiarezza sulla situazione.


È passato più di un mese da quando gli AC/DC sono stati costretti a posticipare le ultime date americane del "Rock or Bust World Tour" a causa di alcuni problemi di salute del frontman Brian Johnson, (che rischiava di perdere completamente l'udito), e da allora varie indiscrezioni sono circolate in merito al fatto che la band avesse deciso di "licenziarlo" e stesse cercando un sostituto. Ed, infatti, così è stato e qualche giorno fa, (dopo altrettante indiscrezioni), la band australiana ha confermato che a sostituire Brian Johnson, (per tutte le rimanenti date del tour), sarà Axl Rose, frontman dei Guns N' Roses. In pratica si è trattata di una notizia che ha scatenato non poche polemiche anche a causa del comunicato abbastanza freddo rilasciato dagli stessi AC/DC, il quale recitava: «I membri degli AC/DC vorrebbero ringraziare Brian Johnson per il suo contributo e la sua dedizione alla band per tutti questi anni. Gli auguriamo il meglio per i suoi problemi di udito e per le sue avventure future. Siccome vorremmo che questo tour terminasse come è iniziato, comprendiamo, rispettiamo e supportiamo la decisione di Brian di smettere di andare in tour per curare il suo udito. Abbiamo voluto rispettare gli impegni che riguardano le date mancanti del nostro tour per tutti coloro che ci hanno supportati nel corso degli anni, e siamo fortunati perché Axl Rose ha gentilmente offerto il suo aiuto per aiutarci a rispettare questo impegno». Fortunatamente a far un po' di chiarezza sulla sua situazione e sulle motivazioni che lo hanno portato alla dolorosa scelta di allontanarsi dagli AC/DC, (almeno per quanto riguarda gli show dal vivo), ci ha pensato lo stesso Brian Johnson, che in un lungo comunicato ha, infine, spiegato: «Come molti fan degli AC/DC già sanno, i rimanenti show del Rock or Bust World Tour, inclusi i 10 concerti posticipati che dovevano tenersi negli Stati Uniti, sono stati riprogrammati con un cantante ospite. Voglio spiegare personalmente la ragione per cui ciò è accaduto, perché non credo che quanto comunicato dalla stampa finora abbia presentato sufficientemente bene ciò che intendevo dire ai nostri fan, né che lo abbia fatto nel modo che ritengo più corretto. Lo scorso 7 Marzo, dopo essermi fatto visitare da alcuni tra i maggiori esperti nel campo della perdita dell'udito, mi è stato comunicato che se avessi continuato ed esibirmi in grandi concerti avrei rischiato la sordità completa. Se è vero che quel giorno sono rimasto sconvolto dalla notizia, è altrettanto vero che da tempo ero consapevole che la mia parziale perdita dell'udito stava cominciando ad interferire con le mie performance dal vivo. Avevo difficoltà a sentire le chitarre sul palco e, dal momento che avevo difficoltà a sentire chiaramente gli altri musicisti, temevo che la qualità delle mie esibizioni potesse essere compromessa. In tutta onestà, era qualcosa che in coscienza non mi sentivo di permettere che accadesse. I nostri fan meritano che le mie performance siano al massimo livello e se per qualsiasi ragione non posso garantirlo, non li deluderò, né  metterò in difficoltà gli altri membri degli AC/DC. Non sono uno che molla e mi piace finire ciò che ho cominciato; ciononostante, i dottori hanno messo in chiaro con me ed i miei colleghi che non avevo altra scelta se non interrompere le mie esibizioni per gli show rimasti e, possibilmente, anche per il futuro. È stato il giorno più buio della mia vita professionale. Da quel giorno mi sono consultato con diversi dottori ed è stato evidente che per il prossimo futuro non sarò in grado di esibirmi dal vivo in stadi o arene, dove i volumi sono oltre le mie possibilità di tolleranza, senza rischiare una sostanziale perdita dell'udito e forse la totale sordità. Fino a quel giorno avevo fatto del mio meglio per andare avanti, nonostante il dolore e i cali d'udito, ma è diventato troppo difficile da sopportare e troppo rischioso. Personalmente sono distrutto per questi sviluppi più di quanto chiunque altro possa immaginare. Le sensazioni che provo ora sono peggiori di qualsiasi altra cosa abbia mai provato in vita mia. Essere stato parte degli AC/DC, fare album e suonare per milioni di devoti fan per 36 anni è stato il lavoro di una vita. Non riesco ad immaginare di andare avanti senza essere parte di questo, ma al momento non ho scelta. La cosa certa è che sarò ad ogni show degli AC/DC con lo spirito, se non anche di persona. Cosa più importante: mi spiace moltissimo deludere i fan che hanno acquistato i biglietti per gli show che sono stati cancellati e che hanno supportato me e gli AC/DC in tutti questi anni. Le parole non possono esprimere la mia profonda gratitudine ed i miei ringraziamenti di cuore non solo per i pensieri ed i messaggi di sostegno ricevuti di recente, ma anche per tutti gli anni di supporto leale agli AC/DC. I miei ringraziamenti sono anche per il supporto ricevuto da Angus e Cliff. Infine, voglio rassicurare i miei fan che non mi ritirerò. I medici mi hanno detto che posso continuare a registrare in studio e intendo farlo. Al momento mi sto concentrando solo sulle cure per migliorare il mio udito. Spero che nel momento in cui migliorerà, potrò tornare a cantare dal vivo. Sebbene l'esito sia incerto, sono ottimista. Solo con il tempo si vedrà. Di nuovo, i miei migliori auguri e grazie a tutti per il supporto e per la comprensione. Con affetto, Brian».


lunedì 18 aprile 2016

Sky e Sony Pictures Television firmano un accordo sui film.


In questi giorni è stato siglato un importante accordo pluriennale tra Sky e Sony Pictures Television, per la distribuzione pan-europea di film per i servizi in abbonamento e pay-per-view nel Regno Unito, in Irlanda, in Germania, in Austria ed in Italia. In pratica questa partnership riguarderà tutte le nuove e future produzioni cinematografiche di casa Sony, anche in Ultra HD, poi distribuite da Sky nei vari Paesi in cui la società opera. In sostanza si tratta di un colpo importante per la pay-tv europea, pronta ad approfittare di un catalogo ben nutrito di produzioni cinematografiche targate Sony, da proporre in contemporanea a tutti gli abbonati del Vecchio Continente. Inoltre i titoli approderanno nei pacchetti tematici delle nazioni coinvolte, come Sky Movies, Sky Cinema e Sky Film, a pochi mesi dall'uscita dalle sale e saranno anche fruibili per la visione in mobilità o sui device preferiti, grazie al servizio Sky Go. Naturalmente saranno comprese le piattaforme per chi non ha sottoscritto un pacchetto per la parabola, ma online, come i clienti di Sky Online e NOWTV. Per di più ci saranno solo abbonamenti classici, ma anche pay-per-view: la nuova partnership con Sony, infatti, permetterà di proporre alcuni titoli di punta sui canali on demand del gruppo, quindi i vari Sky Store, Sky Select e Sky Primafila; il tutto ovviamente rispettando le necessità dell'audience e del mercato del paese d'approdo, quindi con gli adattamenti locali, oltre alle versioni originali. Ad ogni modo tra i titoli in via d'arrivo sulla pay Tv, vi saranno dei blockbuster già annunciati come "Ghostbusters", "Angry Birds", "Money Monster – L'altra faccia del denaro" ed "Inferno". Oltretutto saranno compresi i grandi franchise del gruppo, come "Spiderman", "Captain Phillips – Attacco in mare aperto", "Hotel Transylvania 2", "La Quinta Onda" e "Piccoli Brividi". Comunque sia non è tutto: oltre agli ultimi successi saranno, infine, disponibili sul catalogo on demand i classici più amati di sempre, come "Lawrence d'Arabia", "Philadelphia", "Incontri ravvicinati del terzo tipo", "Men in Black" e "Karate Kid".


domenica 17 aprile 2016

Quantum Moves, il videogame che ha risolto un problema di meccanica quantistica.


A quanto pare la meccanica quantistica potrebbe essere un gioco da ragazzi, anzi un videogioco; o almeno secondo il gruppo di fisici guidati da Jacob Sherson professore all'Università di Aarhus i quali di recente hanno messo a punto un vero risultato scientifico, con tanto di pubblicazione sulla rivista Nature: un gioco chiamato "Quantum Moves" che li ha aiutati a risolvere un problema molto complesso di meccanica quantistica. In sostanza il suddetto team di ricerca, (di cui fa parte anche Tommaso Calarco dell'Università di Ulma), si occupa di computer quantistici, vale a dire elaboratori che, sfruttando la possibilità di uno stesso oggetto fisico di trovarsi simultaneamente in due stati, (come previsto, appunto, dalla meccanica quantistica), vadano oltre la logica binaria fatta "solo" di due possibili stati alternativi tra loro: 0 oppure 1. In sostanza computer di questo tipo sarebbero molto più veloci e potenti, ma tuttavia non è semplice realizzarli. Difatti i ricercatori danesi guidati da Jacob Sherson si era arenato di fronte al tentativo di costruire bit quantistici, (ossia un'unità di informazione per questa nuova generazione di elaboratori): per "costruirli" sarebbe necessario ingabbiare singoli atomi in una griglia di possibili stati di energia. Ad ogni modo inizialmente gli studiosi hanno affidato il calcolo ai computer, (quelli tradizionali), ma si sono accorti che le possibilità erano così tante che persino le macchine più potenti ci avrebbero messo troppo tempo a esplorarle tutte; per questo motivo è nata in loro l'idea di creare un videogioco per affidarsi all'intuito umano. Al riguardo Carlo Cosmelli, professore alla facoltà di fisica dell'Università La Sapienza di Roma ha commentato: "Al contrario degli elaboratori, il nostro cervello sa trovare delle scorciatoie. Se si chiede ad un computer di dire se due volti fotografati da angolature diverse appartengono alla stessa persona ci vorranno molti calcoli prima di avere una risposta affidabile, per il cervello umano è invece un esercizio quasi banale". Perciò i ricercatori danesi e tedeschi hanno invitato 10.000 persone a provare il loro videogioco, ottenendo, grazie al contributo ed all'intuito di quest'ultimi, il risultato di essere riusciti a trovare rapidamente la soluzione al loro problema. In tal proposito lo stesso Carlo Cosmelli ha concluso spiegando: "La novità dell'annuncio è che non si tratta di un videogioco ispirato alla scienza, visto che ne esistono già tanti. In questo caso il videogioco è diventato uno strumento per raggiungere un risultato scientifico". Comunque sia chiunque volesse cimentarsi in "Quantum Moves" può farlo al seguente indirizzo: https://www.scienceathome.org/games/quantum-moves/game; e non è necessario conoscere la meccanica quantistica.

Di seguito alcuni screenshot:
https://www.gamesprincess.it/wp-content/uploads/GamesPrincess_QuantumMoves_spiegazione-700x400.jpg https://lh3.googleusercontent.com/a-Ff6hy0BdFpGYIvABiAVf6EnbUWYSfUxYNHQsaFf_H_gxuWSq7BpSMo8HFqoBfpOtc=h900
https://lh3.googleusercontent.com/SJ3NA9f_uHK1hhfekI8Zy9kyygEhpvgA1cMHr0ZDd8v3kFIPP3Yl3I_ep_sFypj0n5U=h900
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https://i.ytimg.com/vi/nYU3JnvhCTQ/maxresdefault.jpg



sabato 16 aprile 2016

Scoperto che la corsa stimola la produzione di cellule staminali nel cervello.


A quanto pare le cellule staminali neuronali possono essere riprodotte; o almeno questo è quanto ha fatto sapere uno studio dell'Istituto di Biologia Cellulare e Neurobiologia del Centro Nazionale delle Ricerche, (noto anche con la sigla IBCN-CNR), pubblicato sulla rivista Stem Cells, secondo il quale la corsa aiuterebbe l'organismo, appunto, a produrre nuove staminali nel cervello e di conseguenza la convinzione che la perdita delle staminali neuronali fosse irreversibile potrebbe rivelarsi errata. In pratica, come anticipato, i ricercatori del CNR sono riusciti a dimostrare per la prima volta che la corsa riesce ad ostacolare il processo di invecchiamento cerebrale ed a stimolare la produzione di nuove cellule staminali, in grado di migliorare le capacità mnemoniche. Al riguardo Stefano Farioli-Vecchioli, coordinatore dello studio in questione, ha spiegato: "Con il nostro esperimento, lavorando su un modello murino con deficit neuronali e comportamentali causati dalla mancanza di un freno proliferativo delle cellule staminali, (ossia il gene BTG1), abbiamo constatato che nel cervello adulto un esercizio fisico aerobico, ad esempio la corsa, blocca il processo di invecchiamento e stimola una massiccia produzione di nuove cellule staminali nervose nell'ippocampo, aumentando le prestazioni mnemoniche. In sostanza la neurogenesi deficitaria riparte quando si compie un'attività fisica che non solo inverte il processo di perdita di staminali, ma scatena un'iper-proliferazione cellulare con un effetto duraturo". Inoltre lo studio, (realizzato nel laboratorio diretto da Felice Tirone, che da anni studia alcuni meccanismi molecolari che regolano i processi di proliferazione e differenziamento nella neurogenesi adulta, in collaborazione con Vincenzo Cestari dell'Università La Sapienza di Roma), apre nuovi scenari ed alimenta le speranze di nuovi approcci di medicina rigenerativa del sistema nervoso centrale. Difatti lo stesso Stefano Farioli-Vecchioli ha concluso precisando: "La scoperta pone le basi per ulteriori ricerche mirate ad aumentare la proliferazione delle staminali adulte nell'ippocampo e nella zona subventricolare. I risultati avranno delle implicazioni molto importanti per la prevenzione dell'invecchiamento e della perdita di memorie ippocampo-dipendenti. Per quanto riguarda le patologie neurodegenerative, le potenzialità terapeutiche di queste cellule sono davvero ampie, anche se a breve termine non possono scaturire terapie mirate. Il prossimo passo sarà validare la scoperta su altri modelli murini con malattie quali Alzheimer, Parkinson oppure in cui un evento ischemico abbia provocato un'elevata mortalità neuronale, isolando e trapiantando le cellule staminali iper-attivate".