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domenica 31 maggio 2015

Anonymous Italia esprime solidarietà e giura vendetta per Aken ed Otherwise, i due membri arrestati.


Dopo gli attacchi contro l'EXPO 2015 e contro il Ministero della Difesa, le autorità italiane hanno deciso di entrate in azione ed attraverso quella denonimata operazione "Unmask" sono riusciti a risalire ed arrestare Valerio Camici e Fabio Meier, due membri della divisione italiana dell'ormai popolare legione Anonymous, conosciuti sulla Rete rispettivamente con i nomi Aken ed Otherwise. Naturalmente quest'azione non ha minimamente speventato gli altri hacker della divisione italiana, (né quelli del resto del mondo), i quali si sono subito mobilitati esprimendo solidarietà e giurando vendetta per i suddetti due membri arrestati. Difatti sul blog ufficiale di Anonymous Italia in questi giorni sono stati pubblicati due brevi comunicati nei quali gli hacker hanno scritto: «Quando un Anonymous è arrestato e la sua identità svelata è come una morte. Ma più forte della morte è l'amore. I nostri compagni amati sono con noi, nei nostri cuori. Nessun arresto potrà strapparli via. Aken ed Otherwise erano e sono veri anon, che hanno combattuto per l'ideale pur sapendo quali conseguenze avrebbero pagato. Tutta la Legione sente la vostra mancanza, ma non lasceremo che il vostro arresto sia vano, ci sarà una Vendetta anche per voi, Fratelli! Infine vi vogliamo ringraziare per tutto quello che avete fatto con noi e per il tempo trascorso insieme. Non vi dimenticheremo mai». Mentre nel secondo comunicato hanno scritto: «Sui giornali sono usciti trionfanti articoli riguardo l'operazione "Unmask" con la quale la Procura di Roma ha colpito ed arrestato 2 nostri fratelli. Ci si congratula con gli "esperti" del CNAIPIC per aver portato la DIGOS fin dentro le loro case. Per riuscirci avete passato 2 anni, (730 giorni), a carpire la nostra fiducia: mentendo, tradendo, nascondendovi ed imbrogliando. Scorretti e falsi. Queste sono state le uniche idee che avete avuto per riuscire ad avvicinarvi a noi. Eh adesso, la vostra "giustizia" vorrà comminare anni di galera per punire, (anche in maniera esemplare se necessario), chi ha deciso di ribellarsi, di lottare, di non abbassare la testa e nemmeno di girarla dall'altra parte, di fronte a tutto quello che continua ad ammorbare questa società: la devastazione dell'ambiente, l'impoverimento del benessere generale, le falsità diffuse ed il furto continuo e perpetrato della dignità e della libertà di ognuno di noi. Ci vorreste schiavi! Ci avete ribelli! Anonymous non ha bisogno di essere presentato o spiegato. Aver arrestato e denunciato, come ben dovreste sapere, è assolutamente inutile perché non potete arrestare un'idea. Non avete fermato o piegato niente e nessuno. Tutto questo è imbarazzante... siete imbarazzanti. Essere perseguiti da voi, ci dimostra e conferma che siamo sulla strada giusta. Solidarietà con i fratelli colpiti dalla repressione. Liberi tutti\e!». Tra l'altro in Rete sono stati pubblicati anche due video che esprimono solidarietà nei confronti di Aken ed Otherwise; video visibili, infine, di seguito:





sabato 30 maggio 2015

LED ZEPPELIN: Ad Ottobre arriva il libro "Led Zeppelin Gear".


Il titolo completo è "Led Zeppelin Gear: All The Gear From Led Zeppelin And The Solo Careers" e si tratta di un nuovo libro dedicato, (come facilmente intuibile), alla carriera dei Led Zeppelin. In pratica a scrivere questo libro, composto da oltre 600 pagine e che presenterà principalmente la strumentazione, l'amplificazione, gli effetti e gli accessori utilizzati da ciascun membro della band britannica nel corso della propria carriera, è stato Jeff Strawman, (webmaster ed editore di Led-Zeppelin.org e LedZepConcerts.com), il quale ha ben pensato di suddividerlo in ordine cronologico in un totale di 6 capitoli. In sostanza il capitolo uno si intitola "Jimmy Page: Il Grande Stregone", (descrizione fornita da Keith Relf molto tempo prima di esibirsi in "Shapes Of Things" presso l'Anderson Theatre di New York il 30 Marzo 1968), e qui il lettore verrà a conoscenza come il chitarrista abbia utilizzato un selezionato numero di attrezzature firmate per creare il sound che desiderava, (passando da una chitarra classica alla chitarra acustica Martin D-28 Marquis usata nella ultima esibizione della band nel 2011). Il capitolo due si intitolerà "John Paul Jones: Il Groove" e porterà il lettore a sapere e ad imparare che il musicista è molto più di un semplice bassista/tastierista; difatti in questo capitolo viene spiegato come John Paul Jones è un polistrumentista che non ha paura di prendere in mano qualsiasi strumento per portare la musica fuori dalla sua testa e proiettarla direttamente nelle sue dita: l'artista non ha mai smesso di evolversi e di trasformare il proprio sound, non si è mai sentito "bloccato" in nessuno dei generi proposti. Il capitolo tre si intitola "John Bonham: La Tempesta" e racconta la cronaca di un ragazzino del Black Country che dalla povertà è arrivato ad arricchirsi nei suoi primi 18 anni di carriera; secondo l'autore, il mondo non vedrà mai un altro batterista come lui. Il capitolo quattro si intitola "Robert Plant: Il Leone" e si rivolge a quel frontman magrolino, biondo e risoluto che voleva le cose a modo suo e che non è stato collegato ad un solo genere musicale. Il capitolo cinque si intitola "Tre ore di follia" e parla in generale dell'attrezzatura utilizzata per amplificare la band britannica ai loro concerti, dai primi periodi fino alle loro ultime performance. Mentre il capitolo sei si intitola "I giorni magici dello studio" e rappresenta un analisi, (canzone per canzone), dell'attrezzatura utilizzata in studio di registrazione sia dai membri dei Led Zeppelin, sia dai fonici ed ingegneri del suono; tra l'altro questo capitolo include persino uno studio delle tracce di ciascun brano ed una breve storia delle canzoni stesse. Ad ogni modo il libro "Led Zeppelin Gear" sarà pubblicato in copertina rigida, in formato speciale rilegato in pelle ed in formati elettronici il prossimo 6 Ottobre; mentre a partire da domani partirà, infine, il pre-ordine sul sito ufficiale: http://www.ledzepgearbook.com/.


Di seguito la copertina:
http://www.ledzepgearbook.com/images/NewCover.png



venerdì 29 maggio 2015

Facebook introduce il supporto alle GIF animate.


A quanto pare Facebook, (l'ormai popolarissimo "Social Network in Blu"), ha deciso di introdurre il supporto alle GIF animate: si tratta di una novità che gli utenti attendevano da tempo visto che finora per condividere una GIF animata sul sito era necessario utilizzare alcuni stratagemmi non propriamente comodi. In pratica adesso grazie all'introduzione del suddetto supporto, (esteso, tra l'altro, sia alla versione Pc che a quella mobile), tutti gli utenti di Facebook potranno condividere GIF animate all'interno dei loro post, (ed anche nei commenti), in modo facilitato; anche se in realtà la condivisione di una GIF animata non seguirà la stessa procedura delle classiche immagini che ogni giorno milioni di iscritti pubblicano all'interno della piattaforma. Difatti le GIF non dovranno essere caricate direttamente sul sito, ma l'utente dovrà condividere il loro relativo URL; il che significa che sarà strettamente necessario che la GIF da condividere sia già pubblicata online all'interno di qualche altro sito. Insomma, per farla breve gli utenti non potranno condividere GIF animate di propria realizzazione residenti sui loro PC, almeno per il momento. Ad ogni modo attualmente il supporto alle GIF animate è in fase di rilascio all'interno del Social Network e quindi, come di consueto, sarà necessario un po' di tempo affinché tutti possano usufruire di questa piccola ma interessante novità. Comunque sia va evidenziato che in alcuni casi le animazioni delle GIF potrebbero non avviarsi automaticamente ma potrebbe essere necessario, come avviene sul rivale Twitter, cliccare direttamente sull'immagine per avviarne l'animazione, (e cliccarci di nuovo su per stopparla). In ogni caso così facendo Facebook va a colmare una lacuna della sua piattaforma che per quanto piccola possa essere, per molti utenti risultava una mancanza importante. Insomma si tratta dell'ennesimo segnale dell'impegno del Social Network in Blu di accontentare i propri iscritti per migliorarne il più possibile l'esperienza d'uso. 

Di seguito un esempio:

GIFs are finally working on Facebook! http://cdn.diply.com/img/e7de0169-8cdb-4d97-9515-6504c0a1f495.jpg http://thenextweb.com/facebook/2015/05/29/gifs-are-finally-working-on-facebook/
Posted by Owen Williams on Venerdì 29 maggio 2015



giovedì 28 maggio 2015

Scoperto che le pillole contraccettive "di terza generazione" possono aumentare il rischio di trombosi.


A quanto pare le pillole contraccettive a base di drospirenone ed altri ormoni, (comunemente definite "di terza generazione"), potrebbero aumentare il rischio di trombosi rispetto alle versioni precedenti; o almeno questo è quanto ha fatto sapere di recente uno studio pubblicato sul British Medical Journal da un team dell'Università di Nottingham. In pratica questa ricerca ha, appunto, considerato l'associazione fra l'uso dei contraccettivi orali "di terza generazione", (che, come già anticipato, contengono drospirenone, desogestrel, gestodene e ciproterone), ed il rischio di tromboembolismo venoso: gli studiosi inglesi hanno confrontato i casi di 10.500 donne di età compresa tra i 15 ed i 49 anni affette da trombosi venosa ed un gruppo di controllo composto da 42.000 donne della stessa fascia d'età con gli stessi fattori di rischio, ma non affette da trombosi. Ad ogni modo le analisi hanno indicato che il rischio di eventi trombotici fra le donne che utilizzavano le pillole "di terza generazione" era superiore dalle 3,6 alle 4,3 volte rispetto alla media. Inoltre le donne che usavano pillole "di seconda generazione" avevano sì un rischio aumentato di trombosi, ma solo di 2,5 volte; un valore che comunque resta inferiore a quello associato ai nuovi farmaci. Comunque sia i ricercatori inglesi non sono stati gli unici: anche gli studiosi dell'American College of Obstetricians and Gynecologists hanno confermato questi risultati, affermando che tuttavia il rischio rimane abbastanza basso. Difatti con le pillole a base di drospirenone, i casi di trombosi sarebbero 10 ogni 10.000 donne ogni anno, mentre con la pillola tradizionale i casi si abbassano da 3 a 9; mentre fra le donne che non assumono pillole anticoncezionali i casi vanno da 1 a 5. In realtà altre due ricerche erano state più severe con le suddette nuove pillole: secondo gli studi, le donne che assumono le pillole contraccettive a base di drospirenone avrebbero una probabilità di andare incontro ad una trombosi venosa almeno raddoppiata rispetto a chi fa uso di anticoncezionali che contengono altri progestinici, (come, ad esempio, il levonorgestrel); tra l'altro tale rischio risulterebbe ulteriormente aumentato per le donne fumatrici e con più di 35 anni di età. Ad ogni modo in merito all'intera vicenda Lidia Rota Vender, presidente dell'Associazione Lotta alla Trombosi, (nota anche con la sigla ALT e che dal 1986 opera sul territorio nazionale per prevenire le malattie cardiovascolari e sostenere la ricerca scientifica), ha spiegato: "Le pillole contraccettive di nuova generazione vengono definite combinate perché contengono estrogeni e progestinici. In tutti i casi è l'azione sinergica di questi ormoni che consente di prevenire in maniera efficace la gravidanza, ma sul mercato esistono pillole con formulazioni e molecole molto diverse e sempre nuove, tra cui l'ultimo nato: il drospirenone, che ha aperto l'era delle pillole "di terza generazione". Sappiamo già che tutte le pillole anticoncezionali, così come tutte le terapie a base di ormoni, possono aumentare la tendenza del sangue a coagulare e quindi la probabilità che si formi un trombo, ma non per tutti i farmaci il rischio è il medesimo e questi studi lo dimostrano". In sostanza la coagulazione è un processo fisiologico normale ed essenziale per il organismo umano, (e non solo), perché consente di fermare l'emorragia, guarire infiammazioni o curare ferite. Ed anche se il sangue di ogni uomo coagula secondo i propri codici ereditati, (alcuni possono ereditare un sangue che coagula troppo ed altri un sangue che coagula meno del dovuto), alcuni fattori, (come il sovrappeso, il fumo, il diabete, il colesterolo alto, terapie ormonali e la gravidanza), possono interferire con questo processo, confondendo il sangue e facendolo coagulare in modo improprio. Oltretutto altre situazioni che aumentano il rischio di trombosi sono: gli interventi chirurgici, l'allettamento prolungato per una malattia infiammatoria grave soprattutto se febbrile, le fratture degli arti ed addirittura un lungo volo aereo in posizione scomoda. Insomma, il rischio aumenta in funzione di quanti fattori sono presenti: maggiore è il numero dei fattori concomitanti, maggiore è il rischio. Tuttavia anche se i trombi si possono formare ovunque, (nelle vene delle gambe, delle braccia, del cervello, delle ovaie o dell'intestino), e si possono sciogliere spontaneamente, in alcuni casi questi trombi possono anche estendersi all'interno della vena risalendo verso il cuore oppure possono frammentarsi e liberare nel sangue emboli che arrivano ai polmoni e provocare un'embolia polmonare. In tal proposito la stessa Lidia Rota Vender ha, infine, concluso dichiarando: "Ognuno di noi può valutare, almeno in maniera preliminare, il proprio rischio di trombosi, analizzando la storia della propria famiglia e guardandosi allo specchio con onestà. Rischia di più chi ha già avuto una trombosi, chi ha un famigliare consanguineo che ha già sofferto di questa patologia e chi ha più fattori di rischio contemporaneamente. Non indossare biancheria o indumenti stretti all'inguine o al ginocchio, non accumulare grasso sull'addome, non sottovalutare i sintomi che possono indicare una trombosi iniziale e la riduzione dei fattori di rischio evitabili sono le armi che abbiamo a disposizione per permettere a ognuno di prevenirla ed al medico di diagnosticarla e di curarla con gli efficaci farmaci oggi a disposizione".


mercoledì 27 maggio 2015

iOS: Una stringa in arabo Unicode manda in tilt i messaggi.


A quanto pare un singolare bug di iOS starebbe generando qualche problema ad un numero non ben definito di utenti che si ritrovano impossibilitati ad utilizzare le funzioni di messaggistica integrate dei dispositivi mobili targati Apple. In pratica, secondo le varie fonti, basterebbe una stringa di caratteri incomprensibili, (alcuni dei quali in arabo codificato Unicode), preceduti dalla parola "Power" ed inviati tramite messaggio per mandare in tilt l'applicazione Messaggi ed, in alcuni casi, il riavvio del dispositivo: sempre secondo le indiscrazioni, gli iPhone colpiti si riavvierebbero e successivamente sarebbe impossibile spedire ulteriori messaggi. Insomma, un malfunzionamento che, seppur di semplice risoluzione, ha allarmato molti utenti, poiché potrebbe essere sfruttato per poco graditi scherzi causando momenti di panico e noiosi grattacapi. Difatti migliaia e migliaia di utenti si stanno divertendo a giocare tiri mancini ai propri amici inviando loro il famigerato messaggio, ma è bene specificare che non vi è alcun rischio per la sicurezza dei dati dell'utente colpito da questo "messaggio bomba". Ad ogni modo pare che il problema non sia strettamente legato ad un errore nascosto nel codice dell'applicazione Messaggi, quanto alle modalità con cui l'anteprima del messaggio viene visualizzata nel Centro Notifiche di iOS: la suddetta stringa Unicode farebbe parte di un blocco di testo più lungo che il sistema operativo non sarebbe in grado di visualizzare correttamente, perciò una volta ricevuto il messaggio, cercherebbe di completare il render della frase ma, non riuscendoci, si imbatterebbe, appunto, in un crash. Tra l'altro se l'applicazione era già aperta sulla conversazione con il mittente, sarà possibile aprirla di nuovo, ma il tentativo di visualizzare le chat con altri contatti provocherà un ulteriore crash; mentre se l'applicazione era rimasta aperta sulla lista delle conversazioni non sarà possibile riaprirla senza provocarne la chiusura immediata. Comunque sia in merito all'intera vicenda, un portavoce Apple tramite un commento ufficiale rilasciato ad iMore ha fatto sapere: "Siamo consapevoli dell'esistenza di un problema dell'applicazione Messaggi causato da una specifica stringa di caratteri Unicode. Renderemo disponibile una soluzione con un aggiornamento software". Nel frattempo per evitare di imbattersi in tale problema gli utenti non ancora colpiti potrebbero disattivare temporaneamente, (in attesa dei suddetti aggiornamenti), l'anteprima dei messaggi nelle notifiche. Mentre per coloro che purtroppo sono già stati colpiti le soluzioni fortunatamente potrebbero essere più di una: il mittente della stringa di testo potrà "liberare" il ricevente inviando un nuovo messaggio o nel caso in cui non volesse o non potesse cooperare, si potrà risolvere anche in autonomia rispondendo al messaggio originale, (anche solo con un'emoji dalla faccia arrabbiata), nella medesima conversazione. Invece qualora non fosse possibile accedere alla conversazione si potrebbe chiedere a Siri di inviare un messaggio al mittente oppure utilizzare il menù di condivisione di qualsiasi altra applicazione: basterà, ad esempio, scrivere un veloce appunto nell'applicazione Note e condividerlo tramite messaggio, oppure, con lo stesso metodo, spedire un'immagine dall'applicazione Foto. Per di più chi possiede un Mac collegato allo stesso account iCloud dell'iPhone potrebbe, infine, rispondere tramite l'applicazione Messaggi di OS X per ripristinare il corretto funzionamento dei messaggi.


Di seguito la suddetta stringa in arabo Unicode:
https://media.licdn.com/mpr/mpr/shrinknp_800_800/AAEAAQAAAAAAAAIcAAAAJGQxNGVkZGE1LTc0NzUtNDFmNS04ZmI2LTlkODlhMGZkNjYyMA.jpg



martedì 26 maggio 2015

Roaccutan, il farmaco contro l'acne che potrebbe spingere al suicidio.


A quanto pare un medicinale utilizzato per il trattamento dell'acne sarebbe legato all'insorgenza di problemi psichiatrici, al punto tale da spingere in alcuni casi al suicidio; o almeno questo è quanto hanno riportato di recente i dati della Medicines and Healthcare products Regulatory Agency, (nota anche con la sigla MHRA), ossia l'agenzia che si occupa dei controlli sui farmaci nel Regno Unito. In pratica, stando a questi dati, dalla metà del 2012 alla metà del 2014 sono stati registrati almeno 20 suicidi in pazienti affetti da acne che avevano utilizzato il Roaccutan, vale a dire farmaco prodotto dalla Roche. Infatti, sebbene l'agenzia britannica abbia chiaramente dichiarato che non ci sono dati sufficienti per stabilire un nesso causale fra l'uso del farmaco ed i disturbi psichiatrici, negli ultimi 24 mesi sarebbero state ben 163 le segnalazioni di problemi di questo tipo, fra cui 3 suicidi. Uno di questi casi riguarda Jamie Sillcock, un ragazzo di 26 anni che si è tolto la vita nel Luglio 2013, dopo aver assunto il Roaccutan per un arco di tempo di 18 mesi, appunto, allo scopo di curare l'acne. Al riguardo il padre del giovane durante un'intervista concessa al Daily Mail aveva dichiarato: "Gli effetti collaterali del farmaco affliggono una certa percentuale di pazienti che lo assumono. È come una roulette russa, nessuno sa quali possano essere i danni per ognuna delle persone che lo assumono. La compagnia farmaceutica ha fatturato milioni con il Roaccutan, ma ha devastato migliaia di famiglie". Tuttavia un portavoce della Roche aveva ribadito: "Il Roaccutan ha migliorato la vita di molte persone che soffrono di acne, ma come ogni farmaco può avere degli effetti collaterali. Ad oggi non sono state definite relazioni di causa-effetto per sbalzi di umore e depressione legate all'assunzione del farmaco nei pazienti con acne, a parte in rari casi documentati. In via precauzionale raccomandiamo a chiunque abbia manifestato questo o altri possibili effetti collaterali del farmaco di rivolgersi immediatamente al proprio medico". In sostanza l'isotretinoina, (noto anche come acido-cis-13-retinoico; ovvero il principio attivo del farmaco in questione), attualmente è la terapia più potente per il trattamento della forma più grave di acne: un ciclo della durata di 5 mesi consente una remissione prolungata dell'acne in più dell'85% dei pazienti. Tuttavia il suddetto farmaco presenta degli effetti collaterali anche molto pesanti: può causare aborti e gravi difetti al feto se assunto in gravidanza, e può provocare problemi a livello gastrointestinale ed all'apparato scheletrico, oltre che causare secchezza oculare. Tra l'altro durante uno studio pubblicato sul British Medical Journal sono stati presi in considerazione pazienti trattati con l'isotretinoina per l'acne grave tra il 1980 ed il 1990 e di età compresa tra 15 e 49 anni al momento della prima prescrizione; inoltre i dati sono stati collegati a quelli dei registri dei ricoveri ospedalieri e di mortalità tra il 1980 ed il 2001. A questo punto è stato effettuato un confronto, in 3 diverse finestre temporali, (prima, durante e dopo il trattamento), tra il tasso di tentati suicidi nel gruppo preso in esame e quello nella popolazione generale utilizzando il registro nazionale dei ricoveri ospedalieri: i dati sono stati suddivisi per sesso, per un totale di 5 fasce di età e per anno di calendario allo scopo di calcolare il numero atteso di eventi nella popolazione in studio in ciascuna finestra temporale. Tra l'altro l'esito principale è stato rappresentato dal tasso di incidenza standardizzato, calcolato dal rapporto tra numero di tentati suicidi osservati e numero di eventi attesi standardizzati per sesso, età ed anno, ed a partire dai 3 anni precedenti, durante e fino a 15 anni dopo la fine del trattamento. Ad ogni modo i risultati finali hanno mostrato che tra il 1980 ed il 2001, il 2,2% dei pazienti è stato ricoverato almeno una volta per tentato suicidio, per un totale di 210 ricoveri registrati; mentre l'incidenza dei tentativi di suicidio è aumentata da 0,89 nei 3 anni precedenti a 1,93 nei 6 mesi successivi alla cura. Insomma si tratta di un aumento che ha, infine, spinto molti medici a predicare cautela nella prescrizione del farmaco, in particolare per quei soggetti che in passato hanno mostrato sintomi depressivi o problemi psichiatrici di altra natura.


lunedì 25 maggio 2015

Creata la gomma che produce energia.


A prima vista potrebbe sembrare un semplice rotolo di plastica, ed invece si tratta di una particolare gomma, denominata Energy-Generating Rubber, creata dall'azienda giapponese Ricoh e che possiede una proprietà quasi sorprendente: se la si tira o la si fa vibrare, produce energia. In pratica questa sua peculiarità è resa possibile dalla cosiddetta "piezoelettricità", vale a dire un fenomeno che caratterizza alcuni materiali che quando vengono sottoposti ad un'azione meccanica, (per esempio, ad una compressione), generano una differenza di potenziale, una carica elettrica, che può essere "raccolta". Inoltre anche se attualmente i materiali più utilizzati a questo scopo sono le ceramiche ed i polimeri, entrambi soffrono di alcune limitazioni: le prime producono più energia, ma sono fragili e pesanti; mentre i secondi sono più sottili e flessibili, ma hanno una scarsa performance elettrica. Ed è stato partendo da questa osservazione che gli esperti della Ricoh hanno deciso di realizzare questo particolare tipo di gomma che riassume in sé i pregi dei suddetti materiali piezoelettrici, senza le controindicazioni: si presenta come una sostanza morbida ed elastica, dotata però di una resa paragonabile alla ceramica e di un'elasticità addirittura superiore a quella dei polimeri; senza contare che la sua "fluidità" la rende facile da produrre su larga scala a livello industriale. Tra l'altro, stando a quanto ha dichiarato l'azienda nipponica, questa gomma è stata sottoposta ad un elevato numero di test, senza mostrare segni di deterioramento; difatti al riguardo i responsabili della Ricoh hanno affermato: "Il meccanismo della gomma "genera-energia" non è lo stesso degli altri materiali piezoelettrici". Tuttavia non hanno voluto svelare alcun dettaglio sulla composizione del materiale in questione; un segreto comprensibile a questo stadio, ma che non permette di valutare quanto le virtù prodigiose della gomma siano attendibili; senza contare che non è stato annunciato neppure quando il prodotto potrebbe essere pronto per un eventuale debutto sul mercato. Ad ogni modo al di là delle cautele preliminari, di certo questo nuovo materiale si presterebbe in modo ottimale a numerose applicazioni in vari campi: basti pensare, infine, alla possibilità di realizzare sensori flessibili che si auto-alimentano ed utili, ad esempio, nei dispositivi indossabili e più in generale nel contesto del cosiddetto "Internet delle cose".


domenica 24 maggio 2015

Hycopter, il primo drone alimentato ad idrogeno.


Tutti i droni attualmente in commercio integrano una batteria agli ioni o polimeri di litio, simile a quella usata nei dispositivi mobile, perciò il principale difetto di questi piccoli velivoli è sempre lo stesso: la scarsa autonomia. Ed è stato per questo motivo che l'Horizon Energy Systems ha invece deciso di optare per un altro tipo di alimentazione: l'idrogeno. E lo ha fatto per il suo Hycopter, ovvero il primo drone equipaggiato con celle a combustibile con le quali l'idrogeno viene immagazzinato direttamente nel telaio. Inoltre Hycopter ha un peso di circa 5 kg ed è in grado di trasportare un carico fino ad 1 kg; mentre la sua struttura appare molto semplice: le quattro eliche sono fissate alle estremità di due barre orizzontali, le quali a loro volta sono unite tramite due tubi cilindrici in fibra di carbonio con uno spessore di 5 millimetri. Si tratta di tubi in cui vengono conservati fino a 120 grammi di idrogeno a 350 bar, vale a dire una quantità sufficiente per fornire la stessa energia di una batteria al litio da 3 kg. In sostanza il gas viene convertito in energia elettrica dalla cella a combustibile ibrida presente tra i due tubi ed una singola carica di idrogeno permette ad Hycopter di volare per quasi 4 ore; durata che si riduce a circa 2,5 ore se il drone deve trasportare, appunto, un carico di 1 kg. Ad ogni modo ciò consente a Hycopter di coprire distanze maggiori e di eseguire compiti che richiedono tempi di volo superiori, come, ad esempio, l'ispezione delle infrastrutture energetiche e la mappatura del territorio; il che sarebbe tecnicamente impossibile con un comune drone che riesce a volare al massimo per circa 20-30 minuti. Comunque sia il drone è attualmente ancora in fase di sviluppo, ciò significa il design potrebbe cambiare nel corso dei prossimi mesi: il primo prototipo dovrebbe essere reso disponibile entro la fine di quest'anno. Mentre per quanto riguarda l'eventuale prezzo, l'Horizon Energy Systems non si è espressa; anche se ha, infine, fatto sapere che i costi operativi saranno abbastanza bassi: si parla di circa 7,5 dollari per ogni volo

Di seguito alcune immagini:
http://i1-news.softpedia-static.com/images/news2/This-Drone-Can-Fly-Up-to-4-Hours-Using-Hydrogen-Gas-481856-5.jpg 
http://static.wixstatic.com/media/047f54_bd29d65527a54646a3ff90f9557bd49d.png
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http://fr.cdn.v5.futura-sciences.com/builds/images/thumbs/6/6a2d5e30fe_hycopter2.jpg



sabato 23 maggio 2015

SLIPKNOT: Un nuovo album potrebbe arrivare nel 2017.


".5: The Gray Chapter", l'ultimo album degli Slipknot, è stato pubblicato da quasi un anno e nonostante ciò a quanto pare si sta già iniziando a parlare di un suo successore. Difatti, stando alle ultime dichiarazioni rilasciate in una recente intervista rilasciata a Loudwire da Shawn Crahan, batterista della band, il loro prossimo album potrebbe uscire nei primi mesi del 2017. In pratica le sue parole sono state: "Non sono sicuro, perché saremo in tour per tutto il resto dell'anno ed in parte del prossimo, per cui… voglio dire, ci vogliono circa sei mesi per comporre un disco, poi ci si mettono di mezzo il marketing e la preparazione. Se saremo in tour per il resto di quest'anno e per una buona parte dell'anno prossimo, un ipotetico nuovo disco potrebbe uscire nei primi mesi del 2017. Vi sto dando i fatti attuali. Al momento stiamo scrivendo nuovo materiale, siamo sempre in fase di scrittura, il che è uno strumento molto utile, poiché ci piace fare quello che amiamo. Non è una perdita di tempo. Non è un qualcosa di cui ci si stanca. Se scriviamo è perché ci piace, è una passione. Si tratta sempre di una buona causa, non importa se il materiale viene scritto mentre siamo "on the road" o se siamo in un garage; quindi chi lo sa?! Spero possa succedere molto presto!". Mentre in merito a quale tipo di direzione musicale si potrebbe intraprendere con un prossimo album, Jim Root, chitarrista degli Slipknot, durante un'altra intervista avrebbe, infine, spiegato: "È difficile da dire. Ci sono un paio di modi per approcciarsi. Potremmo utilizzare lo stesso approccio utilizzato nel disco "Iowa", rilasciato nel 2001, o semplicemente potremmo ricollegarci a quanto fatto con "Vol. 3: (The Subliminal Verses)" o ".5: The Gray Chapter". Dovremmo risultare più aggressivi e più "heavy" e molto più death metal? O sperimenteremo sonorità più intellettuali o più in stile Pink Floyd, e quindi più sperimentali? È difficile da dire e credo che, proprio perché non sappiamo mai cosa faremo, facciamo esattamente ciò che ci sentiamo di fare. Riusciamo a fare qualcosa che risulta molto organico e non artificioso ed è questo il caso. Non pensate troppo a come dovrà essere o come deve essere o, ancora, come non dovrà essere…".

Di seguito la suddetta intervista:



venerdì 22 maggio 2015

Scoperto che il caffè ed il ginseng potrebbero combattere la disfunzione erettile.


A quanto pare anche una bevanda come il caffè può aiutare in caso di impotenza; o almeno questo secondo una recente ricerca dell'Università del Texas, pubblicata su PLOS ONE e che spiega come gli uomini che assumono dagli 85 ai 170 milligrammi di caffeina al giorno, (vale a dire l'equivalente di una o due tazze di caffè), hanno il 42% di probabilità in meno di soffrire di disfunzione erettile. Mentre, aumentando il consumo non si trae un maggior beneficio: chi consuma dai 171 ai 303 milligrammi gode di una riduzione del rischio pari al 39%. In pratica, per arrivare a queste conclusioni i ricercatori americani hanno analizzato 3.724 uomini di età superiore ai 20 anni ai quali è stato chiesto quanti caffè bevessero al giorno e l'eventuale consumo di altre bevande contenenti la sostanza in questione, (come, ad esempio, tè, cola o energy drink). In poche parole si è scoperto che in coloro che erano soliti assumere caffeina si realizzava un rilassamento delle arterie del pene, il che di conseguenza aumentava e migliorava l'afflusso sanguigno nell'organo. Inoltre questo effetto legato alla caffeina non sembra dipendere da altri fattori di rischio, ad esempio, obesità e pressione alta: soltanto chi soffre di diabete non pare giovare dell'apporto della bevanda. Difatti al riguardo David Lopez, autore principale dello studio, ha puntualizzato: "Anche se abbiamo visto una riduzione della prevalenza della disfunzione erettile negli uomini obesi, sovrappeso ed ipertesi, questo non è successo negli uomini con diabete. Il diabete è uno dei più forti fattori di rischio per la disfunzione erettile, per cui questa non è stata una sorpresa". Tuttavia pare che il caffè non sia l'unica bevanda a generare quest'effetto; c'è anche un'altra bevanda che sembra in grado di sconfiggere in maniera naturale la disfunzione erettile: il ginseng. Infatti quest'ultima è stata oggetto di un'altra recente ricerca da parte dello Yonsei University College of Medicine di Seul, durante la quale i medici coreani hanno analizzato gli effetti della sostanza su un gruppo di 119 uomini che soffrivano, appunto, di disfunzione erettile. In sostanza nel corso di studi precedenti, le sostanze contenute nelle bacche della pianta avevano mostrato un effetto positivo su modello murino, ma, secondo i ricercatori coreani, la cura potrebbe funzionare anche per gli uomini e, stando a quanto hanno pubblicato sull'International Journal of Impotence Research, consisterebbe in un trattamento di sole 8 settimane. Difatti gli scienziati asiatici hanno messo a confronto i risultati di un gruppo che aveva assunto ginseng con quelli ottenuti dal gruppo di controllo trattato con placebo, arrivando alla conclusione che il ginseng sembra mostrare una valenza terapeutica in caso di problemi erettili, anche perché migliora la situazione psicologica del paziente, che non subisce gli effetti collaterali dei farmaci e non si sente oggetto di una vera e propria cura medica. Tra l'altro l'effetto positivo sarebbe indotto dal rilascio di monossido di azoto dalle cellule endoteliali dei corpi cavernosi: meccanismo che a sua volta aumenterebbe la vasodilatazione e di conseguenza favorirebbe l'erezione del pene. Insomma pare proprio che la ricerca farmacologica per quanto riguarda l'impotenza sia fra i settori più attivi, dal momento che risponde ad un'esigenza tanto delicata quanto comune: quella di vivere con serenità la propria sessualità. Ed anche se serviranno naturalmente studi più approfonditi per verificare l'efficacia delle suddette sostanze, l'idea che possa esistere una soluzione del tutto naturale e priva di controindicazioni al problema potrebbe, infine, costituire una vera e propria rivoluzione per molti uomini che soffrono di questa condizione.


giovedì 21 maggio 2015

Logjam, la nuova vulnerabilità scoperta nel protocollo TLS.


A quanto pare migliaia di siti web, mail server ed altri servizi Internet sarebbero vulnerabili ad un nuovo attacco che consente l'intercettazione e la modifica dei dati trasmessi attraverso connessioni criptate. In pratica ciò sarebbe dovuto a causa di un nuovo bug, denominato Logjam e che è stato individuato da alcuni ricercatori di diversi centri, (tra cui: il CNRS, l'Inria Nancy-Grand Est, l'Inria Paris-Rocquencourt, il Microsoft Research, l'Università Johns Hopkins, l'Università del Michigan, l'Università della Pennsylvania), all'interno del protocollo TLS; il che permette di eseguire attacchi cosiddetti "man-in-the-middle", in modo abbastanza simile a quanto accaduto con FREAK, di cui questo nuovo bug potrebbe essere considerato uno stretto "parente". In sostanza, secondo i ricercatori che l'hanno scoperto, Logjam sarebbe il risultato di una legge emanata negli anni '90 durante la presidenza Clinton, la quale imponeva restrizioni agli algoritmi di crittografia: all'epoca tutti i software esportati al di fuori degli Stati Uniti dovevano consentire il downgrade a 512 bit delle chiavi utilizzate per criptate le connessioni HTTPS. Ad ogni modo a differenza di FREAK, dove il target degli attacchi era il key exchange RSA, in questo caso il bersaglio è il key exchange Diffie-Hellman: monitorando la connessione tra un utente e il server che supporta questo tipo di negoziazione delle chiavi, un malintenzionato potrebbe "iniettare" uno speciale payload nel traffico ed attivare il key exchange a 512 bit ed una crittografia così debole consentirebbe di decifrare i dati in poco tempo. Tra l'altro la cosa assurda è che sebbene il Diffie-Hellman dovrebbe fornire un livello aggiuntivo di sicurezza, (grazie all'implementazione della perfect forward secrecy), il bug presente nel protocollo TLS vanifica la sua utilità. Comunque sia, secondo i suddetti ricercatori, sarebbero a rischio il 3,4% dei siti che usano connessioni HTTPS e fino al 14,8% dei mail server che usano i protocolli SMTP, POP3 ed IMAP. Perciò per risolvere il problema gli amministratori di siti ed i webmaster dovrebbero disattivare le cosiddette export cypher suite e generare una chiave Diffie-Hellman a 2.048 bit, mentre gli utenti dovrebbero provvedere il prima possibile ad aggiornare i loro browser; anche se a dire il vero al momento l'unico ad offrire una protezione contro Logjam è Internet Explorer 11. Per informazioni più dettagliate è, infine, possibile consultare il sito appositamente creato: https://weakdh.org/.


mercoledì 20 maggio 2015

Realizzata una bandiera internazionale per il pianeta Terra.


Un giorno non troppo lontano l'uomo approderà su un altro pianeta, (per adesso Marte è il più gettonato), e considerando l'entità dell'impresa, si tratterà senza dubbio di una spedizione frutto dello sforzo congiunto di tutte le nazioni del mondo, volta a spalancare le porte ad innovazione e nuove prospettive per il genere umano. E proprio come quando Neil Armstrong approdò sul suolo lunare in nome degli Stati Uniti piantando la bandiera a stelle e strisce, (a testimoniare l'orgoglio del Paese), quando l'uomo toccherà il suolo di un'altro pianeta dovrà piantare una bandiera a testimonianza dell'obiettivo raggiunto. Tuttavia, consideranto che le missioni spaziali attualmente sono sempre più spesso finanziate e partecipate da diverse nazioni, e la corsa allo spazio ha subito un'impennata quanto a progetti, ambizioni ed investimenti con l'ingresso massiccio di Paesi inaspettati e compagnie private, (tra cui, ad esempio, Virgin Galactic e Tesla con il progetto SpaceX), il problema è: Quale sarà la bandiera da piantare sul suolo "extraterrestre"?. Difatti se le imprese spaziali non hanno più confini nazionali, serve una bandiera comune per rappresentare nell'universo l'umanità; e questa è stata la riflessione da cui è partito Oskar Pernefeldt, designer svedese del Beckmans College of Design di Stoccolma per dare il via ad un'iniziativa per, appunto, realizzare una "bandiera mondiale". In pratica il progetto, che è stata anche la sua tesi di laurea, ha per titolo "The International Flag of Planet Earth" e si presenta come fosse promosso da un ente istituzionale, ma in realtà non lo è e per questo l'autore ha rimediato qualche sfottò in Rete. Ad ogni modo per questo progetto Oskar Pernefeldt ha già elaborato una sua versione della "bandiera mondiale", la quale consiste essensialmente in uno sfondo blu, (che sta a simboleggiare l'acqua, un elemento importante per la vita; nonché gli oceani che coprono la maggior parte del nostro pianeta), con al centro sette cerchi bianchi interlacciati tra loro, (che simboleggiano come ogni cosa sulla Terra sia legata alle altre, direttamente o indirettamente), che vanno a formare una sorta di fiore, (che simboleggia la vita sulla Terra). Insomma, un'immagine forte, nella sua semplicità, che si propone di essere impiegata anche in eventi o manifestazioni di portata mondiale, senza attendere il primo viaggio dell'uomo verso il pianeta rosso, come ad esempio in occasione delle Olimpiadi oppure nei meeting dei leader internazionali o durante un torneo sportivo. Tuttavia, come già spiegato, la natura del progetto in sé punta in alto: allo spazio; non a caso tra le realtà che hanno contribuito c'è anche la NASA, oltre a LG e BSmart. Comunque sia tutto è stato studiato nei minimi dettagli, a partire dalla tonalità del blu, calibrata per poter essere perfettamente visibile sia con un fondale scuro che con un retro luminoso, offrendo il giusto livello di contrasto. Ed, infine, anche le proporzioni della "International Flag of Planet Earth" sono state valutate con attenzione, optando per un rapporto 3:2 e scartando ipotesi come un rapporto quadrato 1:1 oppure i 5:8 della sezione aurea.

Di seguito la suddetta bandiera:
http://static1.squarespace.com/static/5506acb1e4b0b39d3c22d329/5548f0c2e4b017412af47704/5555216ee4b0327d9d62413c/1431898914615/Flag_20x30.jpg?format=1000w
...alcuni possibili impieghi:
SPACE WALK
http://static1.squarespace.com/static/5506acb1e4b0b39d3c22d329/5548f0c2e4b017412af47704/555909dde4b02cd670235938/1431898811153/Mars.jpg?format=1000w
http://static1.squarespace.com/static/5506acb1e4b0b39d3c22d329/5548f0c2e4b017412af47704/55590a0be4b0799dab576cb5/1431898830879/Antarctica.jpg?format=1000w
http://static1.squarespace.com/static/5506acb1e4b0b39d3c22d329/5548f0c2e4b017412af47704/555909f5e4b02cd6702359c5/1431898843823/Bureaucracy.jpg?format=1000w
http://static1.squarespace.com/static/5506acb1e4b0b39d3c22d329/5548f0c2e4b017412af47704/5548f0d9e4b017412af477be/1431898850232/Sport.jpg?format=1000w
http://static1.squarespace.com/static/5506acb1e4b0b39d3c22d329/5548f0c2e4b017412af47704/555909f2e4b0799dab576c30/1431898857075/Porch_flag.jpg?format=1000w
 ...ed il video della realizzazione:



martedì 19 maggio 2015

Anonymous Italia attacca il Ministero della Difesa e mette online molti dati personali di eserciti e governanti.


Dopo aver attaccato la Banca Dati dell'AIFA ed essersi scagliata contro l'EXPO 2015, (attaccato e messo fuori servizio il sito per l'acquisto dei biglietti e il sito del Padiglione Italia), la divisione italiana della popolare legione Anonymous è tornata all'attacco prendendo di mira il Ministero della Difesa e rendendo pubblici migliaia di dati personali. In pratica si tratta perlopiù nomi ed indirizzi e-mail, (per un totale di oltre 1.700 account privati), accompagnati in alcuni casi anche da numeri di telefono, appartenenti al personale dell'esercito, dell'aeronautica, ma anche di alcune aziende del settore. Naturalmente come di consueto gli hacker di Anonymous Italia hanno rivendicato la loro azione e spiegato le loro motivazioni in un breve comunicato pubblicato sul loro blog ufficiale nel quale si può leggere: «Cittadini del mondo: annunciamo che una lista di dati personali di eserciti e governanti di tutto il mondo è caduta nelle nostre mani. Alcuni lavorano per grandi industrie belliche come Selex, MDBA, Thales Group, altri operano presso i vari ministeri d'europa come ad esempio quello della difesa spagnolo che con i suoi uomini spara ai profughi africani che cercano di entrare in Europa, altri ancora si occupano di Cyber Defence, come i signori dell'HackingTeam che vendono ai governi software per spiare i propri cittadini, come evidenziato da Wikileaks». Ed successivamente gli hacker hanno proseguito rivolgendosi al suddetto personale, scrivendo: «Aguzzini degli eserciti e delle polizie di tutto il mondo, politicanti sfruttatori: il vostro sogno è quello di trasformare il pianeta in una gigantesca caserma dove gli esseri umani ignoranti sfruttati ed impauriti devono lottare per guadagnare ciò che a stento basta a sostentarli. Tutto ciò è aberrante ed Anonymous non si stancherà mai di combatterlo. Usurpatori e gendarmi: vogliamo che i rivoluzionari e le rivoluzionarie di tutto il mondo conoscano la vostra identità e si oppongano a voi come meglio credono, perciò abbiamo deciso di diffondere questi dati con l'intento di generare la più ferma opposizione possibile, contro il potere omicida degli Stati e delle industrie belliche che voi sostenete». Quindi gli hacker hanno concluso pubblicando alcuni link dai quali chiunque ne abbia desiderio possa scaricare i suddetti dati ed alcuni screenshot riguardanti la della tipologia di dati trafugati. Inoltre secondo alcune fonti questi dati provengono da un sottodominio del sito del Ministero della Difesa, (ovvero: eu2014.difesa.it), il quale era vulnerabile ad attacchi di tipo SQL injection e che adesso risulta non essere più online. Al riguardo un esponente di Anonymous Italia informato sui fatti avrebbe, infine, spiegato: "Dopo l'attacco il sito è durato solo tre giorni, evidentemente se ne sono accorti e non abbiamo avuto il tempo di recuperare altri documenti privati".


lunedì 18 maggio 2015

Creato il cemento che si "auto-ripara".


Si sa, il cemento è il materiale da costruzione più utilizzato al mondo, ma nonostante nel corso degli anni la ricerca ed i progressi in ambito edilizio lo abbiano reso sempre più resistente e versatile, un problema è rimasto lo stesso di sempre: con il formarsi di crepe l'intera struttura rischia nel tempo di diventare meno stabile, con pericoli ben noti per chi si trova all'interno della struttura. O almeno così era finora; infatti un'innovazione in questo senso arriva dai Paesi Bassi, dove a partire dal 2006 Henk Jonkers, un microbiologo dell'Università Tecnica di Delft, ha iniziato a studiare il possibile impiego di batteri bacillus, (nella fattispecie i cosiddetti "alkaliphiles"), integrati direttamente all'interno del cemento. Questo perché tali batteri, pur restando dormienti per anni per via dell'elevato pH del cemento, sono in grado di attivarsi una volta a contatto con l'acqua trasportata dalle infiltrazioni, producendo di conseguenza spore capaci di sopravvivere per decenni senza ossigeno ed il cui compito è quello di riempire lo spazio formato dalle crepe ed impedire l'avanzata del liquido. Al riguardo lo stesso microbiologo ha spiegato: "Il problema delle crepe sono le infiltrazioni. Se ci sono delle crepe, l'acqua ci passa attraverso, arrivando ad esempio alle fondamenta o nel garage. Inoltre, se quest'acqua raggiunge i rinforzi in acciaio inizia a corroderli e la struttura finisce per collassare". E quindi una possibile soluzione definitiva a questo problema potrebbe essere rappresentata da quello che Henk Jonkers ha definito "biocemento", vale a dire un materiale in grado, appunto, di rigenerarsi automaticamente in caso di fratture oppure al verificarsi di una crepa, eliminando così alla radice il problema delle infiltrazioni.  In tal proposito lo stesso microbiologo ha affermato: "Abbiamo inventato il biocemento, un tipo di cemento che si rigenera da sé utilizzando i batteri". In pratica il "cibo" scelto per alimentare i batteri è il lattato di calcio, ovvero un sale cristallino presente nel materiale in questione e racchiuso in capsule che si aprono al contatto con l'acqua. Al riguardo i ricercatori hanno concluso spiegando: "Attualmente la nostra ricerca si concentra sulla creazione delle condizioni giuste per i batteri per produrre il più possibile la calcite ed ottimizzando la distribuzione del "cibo" per i batteri. Inoltre, stiamo anche analizzando la capacità di auto-guarigione del "cemento batterico" e come questa sia influenzata da vari meccanismi di deterioramento coinvolti, come gli attacchi dei solfati o gli sbalzi di temperatura". Ad ogni modo prima che questo biocemento possa essere, infine, impiegato nella costruzione su larga scala, (ed in particolare nella costruzione di sotterranei per i rifiuti pericolosi, in modo che gli esseri umani non debbano avvicinarsi per riparare eventuali crepe), sarà ovviamente necessaria una lunga fase di test e certificazione.

Di seguito alcune immagini:
https://s3-eu-central-1.amazonaws.com/centaur-wp/theengineer/prod/content/uploads/2011/04/10230000/Bioconcrete.jpg
http://astounde.com/wp-content/uploads/2012/11/p1070708.jpg
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domenica 17 maggio 2015

Allo studio i primi "pancreas in pillole".


Di recente alcuni ricercatori dell'azienda ViaCyte hanno annunciato di aver messo a punto una sorta di "pancreas in pillole" per la cura del diabete ed aver sperimentato con successo il nuovo rimedio su un ristretto numero di pazienti. In pratica si tratta di particolari le pillole che si basano sull'utilizzo di cellule staminali pancreatiche parzialmente mature che si attivano nel corpo bloccando il sistema immunitario che altrimenti le distruggerebbe: il principio su cui si basano queste nuove pillole sta nel lasciar passare tutte le sostanze di cui le cellule pancreatiche hanno bisogno per attivarsi senza scatenare la reazione del sistema immunitario. Al riguardo Kevin D'Amour, coordinatore della ricerca, nonché vice-presidente della ViaCyte, ha spiegato: "Al momento non sappiamo bene quanto duri l'effetto di una singola pillola, ma prevediamo una serie di impianti periodici. I test che stiamo conducendo sono essenzialmente di sicurezza, ma penso che vedremo qualche beneficio per la salute dei pazienti". In sostanza la sperimentazione risulta importante anche perché finora l'unico intervento tendente alla risoluzione del problema è stato il cosiddetto "Protocollo di Edmonton", illustrato sulle pagine del New England Journal of Medicine nel 2000: si tratta in parole povere di una tecnica che prevede l'utilizzo di isole pancreatiche prelevate da un cadavere e trapiantate poi nei pazienti. Per di più grazie a questa tecnica un ricercatore canadese era riuscito a "liberare" 7 pazienti diabetici dall'obbligo delle iniezioni di insulina per un anno intero, tuttavia sul lungo termine la metà dei pazienti ha dovuto far di nuovo ricorso alle iniezioni. Tra l'altro la procedura prevede l'assunzione di pesanti farmaci immunosoppressori e deve fare i conti con la carenza di donatori idonei. In tal proposito Richard Insel, Chief Scientific Officer della Juvenile Diabetes Research Foundation, (noto anche con la sigla JDRF), ha dichiarato: "Abbiamo ottenuto una dimostrazione del concetto che un trapianto è in grado di ripristinare le funzioni beta e l'indipendenza da insulina. Era pertanto ovvio che se avessimo trovato un'altra fonte di cellule, una ripristinabile, un gran numero di persone ne avrebbe beneficiato". Tuttavia, anche se il concetto di coltura di cellule beta sostitutive è semplice, risulta essere di difficile applicazione pratica; difatti al riguardo Kevin D'Amour ha metaforicamente affermato: "Quando 12 anni fa sono entrato in ViaCyte, la sostituzione di cellule tramite cellule staminali pareva ovvia. Dicevamo tutti: «Certo, questo è il frutto più maturo da cogliere». Abbiamo in seguito scoperto che il frutto che credevamo di aver colto era una noce di cocco, non una mela". In sostanza il primo problema da risolvere è stata la conversione delle cellule staminali in vere cellule funzionanti del pancreas; difatti i ricercatori della ViaCyte hanno deciso di far crescere cellule immature del pancreas, contando sull'organismo per completare il processo di trasformazione in cellule beta. Mentre l'altro problema era legato al sistema immunitario del paziente; problema per il quale i medici californiani hanno creato una capsula di plastica riempita con circa 40 milioni di cellule immature del pancreas. In pratica, come già anticipato, quest'ultima ha il compito di bloccare la reazione delle cellule T del sistema immunitario, troppo grandi per poter passare attraverso il reticolo: in questo modo le cellule trapiantate possono ricevere il nutrimento dal flusso sanguigno e svolgere la propria funzione di controllo della glicemia. Infatti le cellule contenute in questi "pancreas in pillole" producono insulina, glucagone e somatostatina, e riescono, appunto, a tenere a bada il livello dello zucchero nel sangue. Ad ogni modo attualmente ricerche simili si stanno effettuando in altre parti degli Stati Uniti, ad esempio presso l'Università di Harvard, dove il team di Douglas Melton sta studiando il modo di impiantare nell'organismo le cellule beta responsabili della produzione di insulina: in questo caso l'esterno delle pillole è formato da un mix di idrogel e sostanze antinfiammatorie. Tuttavia lo stesso Douglas Melton si è detto scettico nei confronti del sistema ideato dalla ViaCyte, innanzitutto perché, a suo avviso, attorno alle capsule potrebbero formarsi dei depositi di tessuti fibrotici simili a cicatrici, ostacolando così la corretta alimentazione delle cellule al loro interno con l'ossigeno e pregiudicando la loro capacità di controllare il livello di glucosio nel sangue e rilasciare insulina. Inoltre, essendo già immature, le cellule contenute nelle pillole della ViaCyte impiegherebbero circa 3 mesi prima di diventare pienamente operative; senza contare che molte di queste potrebbero semplicemente trasformarsi in altre tipologie di cellule pancreatiche e non in cellule beta. Difatti in tal proposito lo scienziato ha puntualizzato: "L'inefficienza del sistema sta nel fatto che la società necessiterebbe di un dispositivo delle dimensioni di un lettore DVD per riuscire a fornire abbastanza cellule beta per poter trattare efficacemente il diabete"; anche se, secondo la ViaCyte, basterebbero 8 capsule, pari a circa 300 milioni di cellule. In ogni caso anche Douglas Melton ed il suo gruppo hanno annunciato di aver messo a punto cellule beta completamente mature e funzionali in laboratorio; un risultato che consentirebbe ai pancreas artificiali di entrare subito in funzione. Mentre per quanto riguarda l'incapsulamento lo scienziato di Harvard si è rivolto a Daniel Anderson, bioingegnere del MIT, il quale ha ideato un contenitore composto da strati di idrogel, alcuni dei quali contengono cellule mentre altri i farmaci antinfiammatori utili a prevenire i depositi di tessuti fibrotici. Al riguardo lo stesso Daniel Anderson ha, infine, spiegato: "Alcuni primi successi motivano il nostro entusiasmo. Abbiamo motivo di credere che sia possibile utilizzare le cellule di Douglas nel nostro dispositivo per curare il diabete negli animali".


sabato 16 maggio 2015

IRON MAIDEN: Bruce Dickinson è ufficialmente guarito!


In questi ultimi mesi i fan degli Iron Maiden si sono presi un bello spavento e si sono molto preoccupati per la salute del frontman Bruce Dickinson, a causa del tumore alla lingua diagnosticatogli diversi mesi fa. Tuttavia a quanto pare adesso non c'è più nulla di cui preoccuparsi e ad annunciarlo è stata la stessa band britannica, la quale in questi giorni ha diffuso sul sito ufficiale, (e di conseguenza condiviso sulle varie pagine Social), un comunicato in cui viene spiegato che Bruce Dickinson è ufficialmente guarito. Difatti in questo comunicato si può leggere: «Siamo molto felici di annunciare che, in seguito alla sua recente scansione MRI, oggi a Bruce è stato ufficialmente dato il via libera dai suoi specialisti». Inoltre il suddetto comunicato contiene anche le parole dello stesso frontman, il quale ha dichiarato: «Vorrei ringraziare il fantastico team medico che mi ha avuto in cura negli ultimi mesi, che ha portato a questo risultato sorprendente. È stata dura per la mia famiglia e per molti versi è stato più difficile per loro che per me. Vorrei anche mandare un grazie di cuore a tutti i nostri fan per le gentili parole e pensieri. Sono un convinto sostenitore dell'importanza di mantenere un atteggiamento positivo, e l'incoraggiamento globale della "Maiden family" significava molto per me. In questo momento, mi sento molto motivato e non vedo l'ora di tornare al lavoro come al solito, non appena possibile!». Ed, infine, il comunicato si conclude con le parole del manager Rod Smallwood, il quale ha spiegato: «Ovviamente siamo tutti assolutamente felici che i medici di Bruce lo hanno dichiarato libero dal cancro. Tuttavia anche se Bruce è naturalmente desideroso di riprendere le attività con i Maiden, ci vorrà un po' prima che torni completamente in piene forze, come abbiamo spiegato in precedenza. A causa di questo, la band non sarà in tour né si esibirà in nessun show fino al prossimo anno. Sappiamo che i nostri fan capiranno la situazione e, come noi, preferiscono attendere che Bruce torni ai suoi soliti livelli instancabili prima di andare "on the road". Per il momento le attenzioni saranno sul dare gli ultimi ritocchi al nuovo album in studio degli Iron Maiden ed è quello su cui ci concentreremo su nelle prossime settimane. Comunque il rilascio avverrà sicuramente entro quest'anno. Nel frattempo, mi piacerebbe fare eco alle parole di Bruce e ringraziare tutti gli appassionati dei Maiden. Siete stati incredibilmente pazienti, mettendo la salute ed il benessere di Bruce al primo posto, in questo momento difficile e la band ed io apprezziamo tutto il vostro sostegno positivo».


venerdì 15 maggio 2015

Scoperto che sulla superficie di Europa potrebbe essere presente del sale marino.


In passato grazie alle immagini provenienti dalla sonda Galileo è stato possibile scoprire che la superficie ghiacciata di Europa, (ossia uno dei principali satelliti naturali di Giove), è percorsa da un complesso intreccio di linee e formazioni geologiche di colore scuro, che tuttavia risultano essere di origine sconosciuta. O almeno così era finora; infatti in un recente studio pubblicato sulla rivista Geophisical Research Letters, i ricercatori del Jet Propulsion Laboratory, (noto anche con la sigla JPL), del California Institute of Technology hanno rivelato che quei depositi di colore scuro visibili su Europa molto probabilmente sono composti da cloruro di sodio, (più comunemente noto come sale marino), proveniente dall'oceano sottostante. Insomma, si tratta di un risultato che, se confermato, potrebbe rappresentare un importante tassello per comprendere se Europa presenti le condizioni necessarie a supportare la vita. Difatti al riguardo Curt Niebur, ricercatore dell'Outer Planets Program della NASA, ha dichiarato: "Abbiamo molte domande riguardo ad Europa, e la principale e più difficile è: c'è vita? Ricerche come questa sono importanti proprio perché si concentrano su questioni a cui possiamo trovare una risposta definitiva, come, ad esempio, se le condizioni presenti sul satellite siano compatibili con lo sviluppo della vita". Ad ogni modo se fino ad oggi la natura esatta del materiale misterioso presente sulla superficie di Europa non era del tutto chiara, gli scienziati conoscevano già da tempo le condizioni fisiche presenti sul satellite: il potente campo magnetico di Giove inonda Europa con fortissime dosi di radiazioni, che colpiscono la superficie con un intensità pari a quella presente all'interno di un acceleratore di particelle. Perciò qualunque sia il materiale delle formazioni che percorrono la superficie ghiacciata del satellite, è estremamente probabile che queste radiazioni siano responsabili, almeno in parte, per il suo aspetto; motivo per il quale i ricercatori della NASA hanno deciso di ricreare in laboratorio le condizioni presenti sulla superficie di Europa e testare in quale modo avrebbero influenzato l'aspetto di diversi tipi di materiali. In tal proposito Kevin Hand, planetologo del JPL, nonché cordinatore dello studio in questione, ha spiegato: "Lo chiamiamo "Europa in lattina". Il set up del nostro laboratorio simula le condizioni della superficie di Europa, in termini di temperatura, pressione e esposizione alle radiazioni". Ed è stato proprio tra i materiali testati che il cloruro di sodio è risultato il più simile a quello che si osserva sul satellite: dopo alcune decine di ore all'interno dell'"Europa in lattina", il sale ha assunto un colorito verde/marrone analogo a quello delle formazioni presenti su Europa, ed il suo spettro elettromagnetico è risultato pressoché identico a quello registrato durante la missione della sonda Galileo. Naturalmente adesso i risultati andranno confermati da ulteriori osservazioni, ma danno già alcune indicazioni importanti: se le formazioni presenti su Europa sono realmente composte da cloruro di sodio, vuol dire che l'oceano del pianeta è salato, (proprio come quelli terrestri), e questo dimostrerebbe che le acque interagiscono con lo strato roccioso sottostante. Inoltre durante il suddetto esperimento la tonalità assunta dal sale è risultata sempre più scura all'aumentare dell'esposizione alle radiazioni; motivo per cui Kevin Hand ha, infine, ritenuto che le variazioni cromatiche potrebbero essere utilizzate per la datazione delle strutture geologiche visibili sulla superficie del satellite.


Di seguito alcune immagini:
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