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sabato 28 febbraio 2015

La Springfield dei Simpson potrebbe trovarsi un bel po' più a Sud di quanto pensato.


Dopo 25 stagioni, (in quanto la 26ª, in Italia, è ancora inedita), e 552 episodi, in molti posso affermare di conoscere I Simpson bene quanto una sorta di seconda famiglia. Tuttavia a qualcuno potrebbe essere sfuggito un dettaglio non irrilevante; dettaglio che era sfuggito a tutti, prima che Phil Plait, astronomo, divulgatore scientifico nonché gestore del sito Bad Astronomy, vedesse, (da vero appassioanto della sitcom animata quale è), il 564° episodio, il quale ospita come guest star Elon Musk, ovvero l'impreditore a capo della compagnia aerospaziale privata SpaceX. In pratica, secondo Phil Plait, l'episodio in questione, (intitolato "The Musk Who Fell to Earth" ed andato in onda negli Stati Uniti lo scorso 25 Gennaio), rivelerebbe la vera posizione di Springfield. Quest'ultima, sempre secondo l'astronomo e contrariamente a quanto finora pensato, non si troverebbe negli USA, ma bensì nell'emisfero Sud del pianteta, forse in Australia, (o in Sudafrica, o in Nuova Zelanda). O almeno questo è quanto ha dedotto, appunto, Phil Plait da una particolare scena in cui il personaggio di Elon Musk si ferma ad osservare la Luna dalla finestra di casa Simpson. In sostanza in questa scena a Springfield è ora di cena, è da poco tramontato il Sole e la Luna è visibile nel cielo occidentale come una piccola falce: si tratta quindi di Luna crescente, abbastanza lontana dalla linea Terra-Sole da essere visibile a ovest, nel bagliore del Sole che tramonta. Certo, niente di strano se non fosse per il fatto che nel nostro emisfero, (ossia l'emisfero boreale; lo stesso degli Stati Uniti), la Luna crescente risulta essere a forma di una "D", con le punte rivolte verso sinistra, (cosa che conferma anche il detto: "Gobba a ponente Luna crescente, gobba a levante Luna calante"), mentre nella scena in questione, la Luna crescente risulta avere la forma di una "C"; forma che è tipica della Luna crescente vista dall'emisfero opposto: quello australe. Difatti il verso della "gobba lunare" dipende dalla posizione di chi la osserva: per guardare la Luna, chi si trova nell'emisfero settentrionale si rivolge verso l'equatore, (cioè a Sud); ed anche chi vive nell'emisfero meridionale guarda verso l'equatore, però rivolgendosi verso Nord. Perciò adesso resta da capire se nella scena in questione i disegnatori abbiano preso un abbaglio, (cosa alquanto probabile), oppure se, infine, Springfield si trova un bel po' più a Sud di quanto si credeva finora.

Di seguito la scena in questione:
...e le fasi lunari dei due emisferi:
http://www.focus.it/site_stored/imgs/0003/013/moonsa.570.jpg
Le fasi lunari di Febbraio 2015 nell'emisfero Nord, (in alto), e Sud, (in basso): la Luna crescente appare nei giorni 20 e 21.



venerdì 27 febbraio 2015

ARHGAP11B, uno dei geni che rende unico il cervello umano.


Di recente è stato individuato uno dei geni che "disegnano" la corteccia cerebrale dell'uomo, vale a dire lo strato più esterno ed evolutivamente recente nel quale nascono le capacità cognitive. In pratica si tratta di un gene, scoperto durante uno studio di un gruppo di ricerca tedesco dell'Istituto Max Planck per la biologia cellulare e la genetica di Dresda, guidato da Marta Florio ed i cui risultati sono stati pubblicati sulle pagine di Science, che risulta essere presente solamente negli esseri umani e che rappresenta il "motore" che fa aumentare il numero di cellule presenti nella corteccia. Al riguardo la stessa Marta Florio ha affermato: "È uno dei geni che servono alla formazione del cervello umano, uno di quelli che fa la differenza tra noi ed, ad esempio, gli scimpanzé". Ad ogni modo la scoperta del gene in questione, (chiamato ARHGAP11B), è stato un lungo lavoro di ricerca iniziato dall'analisi delle differenze esistenti nella formazione del cervello umano e quello dei topi, ed in particolare nella regione della corteccia. Infatti una delle caratteristiche principali del cervello umano, condivisa anche da pochissimi mammiferi, è la presenza di una grande quantità di cellule che formano, appunto, lo strato più esterno del cervello: così numerose nel cervello umano da doversi "accartocciare", andando a formare quella tipica superficie "rugosa". Tra l'altro, secondo gli esperti, questo gene sarebbe alla base della grande proliferazione, (nell'embrione), di cellule staminali da cui poi si formerà la corteccia cerebrale vera e propria. Insomma, un gene fondamentale che già nel 2010 era stato riconosciuto come una delle sequenze genetiche esistenti soltanto nell'essere umano, (sia Sapiens che Neanderthal che Denisovano), nata per "errore" solo dopo la divisione evolutiva dagli altri primati. In tal proposito Marta Florio ha, infine, concluso dichiarando: "Il gran numero di cellule che formano la corteccia cerebrale è un requisito fondamentale per l'intelligenza ed il gene ARHGAP11B ha quindi dato un contributo in questa direzione".


giovedì 26 febbraio 2015

SDSS J0100 + 2802, il "mostruoso" buco nero scoperto ai confini dell'universo.


Di recente un team di ricercatori internazionale, guidato da Xue-Bing Wu, dell'Università di Pechino ed il cui studio è stato descritto nelle pagine della rivista Nature, ha scoperto un gigantesco buco nero con una massa 12 miliardi di volte quella del Sole, nato all'alba dell'universo, (per le precisione appena 900 milioni di anni dopo il Big Bang), e la cui esistenza sembrava impossibile ed adesso spinge a rivedere le attuali conoscenze sulla crescita dei buchi neri. Al riguardo Adriano Fontana, dell'Osservatorio Astronomico di Roma dell'Istituto Nazionale di Astrofisica, (noto anche con la sigla INAF), ed a capo del Large Binocular Telescope, (conosciuto con la sigla LBT), ossia uno dei telescopi che ha reso possibile la scoperta di questo "mostro comico", chiamato SDSS J0100 + 2802, ha affermato: "Il "mistero" è come sia potuto diventare così grande in così poco tempo". Difatti il buco nero in questione si trova al centro di una grande nube di gas e polveri che, una volta "ingoiate", emettono una grandissima quantità di energia, e si tratta di un oggetto antichissimo, distante circa 12,8 miliardi di anni luce dalla Terra. In tal proposito lo stesso Adriano Fontana ha spiegato: "I buchi neri crescono "mangiando" i materiali che li circondano, polveri o stelle, e per essere così grande SDSS J0100 + 2802 deve aver mangiato tanto e molto in fretta. Non solo è uno dei più grandi buchi neri che conosciamo, ma è anche molto giovane". Insomma, questo buco nero ha avuto un rapidità di "ingrassare" che, come già anticipato, ha messo in discussione molte teorie che finora spiegavano la crescita di questi oggetti cosmici. Difatti in queste teorie esistono dei limiti ben precisi, superati i quali il buco nero inizia a collassare; insomma, come lo ha definito lo stesso Adriano Fontana: «una sorta di limite di "indigestione"". Inoltre il quasar SDSS J0100 + 2802 è un vero gigante dell'universo: con una luminosità pari a 420.000 miliardi di volte quella del nostro Sole, risulta essere 7 volte più luminoso del quasar ad oggi più distante. Al riguardo Adriano Fontana ha, infine, concluso precisando: "E pensare che finora la sua vera natura ci era sfuggita. Invece di un buco nero supermassivo in piena attività ai confini dell'universo, pensavamo che SDSS J0100 + 2802 fosse una "semplice" stella. Ora però che sappiamo chi sia veramente, quanto smisurata sia la sua massa e la sua distanza, la sfida che abbiamo di fronte è spiegare come sia possibile trovare un oggetto tanto massiccio in un'epoca così remota".


Di seguito un grafico che mostra luminosita e massa:
http://www.media.inaf.it/wp-content/uploads/2015/02/quasar-grafico.jpg
...ed un'immagine di SDSS J0100 + 2802 ripreso in diverse bande:
 http://www.nature.com/nature/journal/v518/n7540/images/nature14241-sf1.jpg



mercoledì 25 febbraio 2015

WhatSim decide di evolversi e diventare ChatSim.


Dopo le recenti polemiche sul repentino cambio tariffario, WhatSim, (la prima SIM dedicata esclusivamente ai servizi di WhatsApp, senza limiti ed in tutto il mondo), ha deciso di evolvendosi e diventare ChatSIM, ovvero una SIM che consentirà agli utenti di chattare gratis e senza limiti ed in tutto il mondo con tutte le applicazioni di messaggistica istantanea anche in assenza di una connessione WiFi. Difatti tra i servizi supportati da questa SIM ci sono: QQ, WhatsApp, Facebook Messenger, WeChat, Skype, Viber, LINE, KakaoTalk, Telegram, Snapchat, Twitter, Hangouts, iMessage e molti altri; il che significa che sarà possibile effettuare anche chiamate vocali con le applicazioni che lo permettono. Ad ogni modo ChatSIM è stata sviluppata soprattutto per chi viaggia in tutto il mondo e, secondo Manuel Zanella, (fondatore ed amministratore delegato dell'operatore virtuale Zeromobile, nonché inventore di questa SIM), l'idea di trasformare WhatSim in un servizio più completo è arrivata direttamente dai clienti stessi che chiedevano di ampliare la compatibilità del servizio a tutte le applicazioni messaggistica istantanea. Ad ogni modo le tariffe di ChatSim sono tecnicamente quelle previste per WhatSim: a fronte di una spesa iniziale di 10€ per l'acquisto della SIM, gli utenti potranno chattare gratis e senza limiti con tutti per un anno intero ed in ogni angolo del pianeta. Ovviamente, come già spiegato per WhatSim, non ci sarà nessun problema per quanto riguarda i costi di roaming internazionale: per ChatSim è stata creata una tariffa flat valida per tutti i Paesi, così, in automatico ed a seconda della propria posizione, il dispositivo si collegherà alla rete mobile più conveniente. Tuttavia l'unica condizione richiesta per avere messaggi illimitati è che l'uso sia fatto in più paesi; il che significa che ciascuna zona non deve concorrere per più del 60% sul totale del traffico scambiato. Se tale soglia viene superata il limite per ciascuna zona diventa più o meno quello che era stato fissato per WhatSim dopo il cambio di tariffario: "Zona 1" - 50 MB, (pari a circa 25.000 messaggi di testo); "Zona 2" - 25 MB, (circa 12.500 messaggi di testo); "Zona 3" - 15 MB, (pari a circa 7.500 messaggi di testo); "Zona 4" - 12,5 MB, (circa 6.250 messaggi di testo); "Zona 5" - 10 MB, (circa 5.000 messaggi di testo); e "Zona 6" - 7,5 MB, (ovvero circa 3.750 messaggi di testo). Ma, considerando che in genere i messaggi di testo e le emoticon utilizzano pochi KB rispetto ad una foto o ad un video, anche chi non viaggia da un Paese all'altro potrà tranquillamente utilizzare ChatSim quasi senza limiti. Naturalmente, come già spiegato in precedenza, per scambiare messaggi multimediali saranno necessari dei crediti che seguiranno lo stesso schema a crediti di WhatSim: con un'ulteriore ricarica, ad esempio, di 10 € gli utenti disporranno di 2.000 Crediti con i quali nella "Zona 1" potranno scambiare indicativamente 200 foto della dimensione di circa 200 KB oppure 40 video della durata di circa 10 secondi; mentre nella "Zona 2" con gli stessi crediti si potranno scambiare indicativamente 100 foto della dimensione di circa 200 KB o 20 video della durata di circa 10 secondi; nella "Zona 3" indicativamente 65 foto della dimensione di circa 200 KB o 13 video della durata di circa 10 secondi; nella "Zona 4" approssimativamente 50 foto della dimensione di circa 200 KB o 10 video della durata di circa 10 secondi; Nella "Zona 5" indicativamente 33 foto della dimensione di circa 200 KB o 7 video della durata di circa 10 secondi; e nella "Zona 6" approssimativamente 13 foto della dimensione di circa 200 KB o 3 video della durata di circa 10 secondi. Inoltre, per offrire la massima copertura del servizio, saranno disponibili due differenti SIM: ChatSim e ChatSim Plus; anche se in realtà quest'ultime differiscono solamente per il numero di Paesi in cui è assicurata la copertura. Comunque sia ChatSim è già disponibile per l'acquisto nello store online sul sito ufficiale ed a partire dal mese di Marzo sarà, infine, avviata la distribuzione fisica in molti Paesi, iniziando dall'Italia: le consegne per chi ha già ordinato la SIM inizieranno, come promettono i responsabili, per la precisione dal 26 Febbraio.

Di seguito il video di presentazione:



martedì 24 febbraio 2015

Google dice no ai contenuti pornografici su Blogger.


In questi giorni Google ha deciso di censurare i contenuti pornografici pubblicati su Blogger, ossia il suo servizio di blogging gratuito; infatti tra poco meno di un mese non sarà più consentito pubblicare contenuti raffiguranti sesso esplicito o nudità. In pratica si tratta di una decisione che arriva a circa un anno e mezzo di distanza da quella che ha proibito di ospitare inserzioni pubblicitarie relative a siti per adulti, ed a pochi giorni dall'allarme lanciato del Daily Mail in merito all'enorme quantità di foto "a luci rosse" che vengono pubblicate su Twitter, (si parla di circa 500.000 al giorno). In tal proposito nel comunicato ufficiale diffuso da Google si può leggere: «A partire dal 23 Marzo 2015 non sarà possibile condividere pubblicamente immagini e video sessualmente espliciti o che mostrano nudità su Blogger. Le immagini di nudità sono consentite se il contenuto è di pubblica utilità; ad esempio, in un contesto artistico, didattico, documentario o scientifico». Naturalmente a partire da suddetta data coloro che possiedono già un blog con contenuti porno dovranno adeguarsi alle nuove regole, nelle quali viene spiegato: «Se il blog già esistente non contiene immagini o video di nudo sessualmente espliciti, non noterai alcuna modifica. Se il tuo blog contiene immagini o video di nudo sessualmente espliciti, diventerà privato dopo il 23 Marzo 2015. Non verrà cancellato alcun contenuto, ma il contenuto privato potrà essere visto solo dal proprietario o dagli amministratori del blog e dalle persone con cui il proprietario ha condiviso il blog». Tra l'altro, come spiegato nelle suddette regole, i possessori di un blog "pornografico" creato prima del 23 Marzo avranno due possibilità: rimuovere le immagini e/o i video di nudo sessualmente espliciti dal blog, oppure contrassegnare il blog, appunto, come privato. Ovviamente un'altra possibilità sarebbe quella di spostare questi contenuti altrove, (quindi al di fuori di Blogger), tramite il download dell'intero blog in formato .xml oppure archiviando testi ed immagini del blog su Google Takeout. Comunque sia diverse saranno le cose per i blog contenenti materiale sessualmente esplicito o nudità creati dopo il 23 Marzo, i quali potranno essere chiusi o rimossi senza preavviso da parte del team di Blogger oppure potranno, infine, essere soggetti ad una delle azioni elencate nelle norme sui contenuti.

 *(Aggiornamento del 05/03/2015): Google ha deciso di fare "dietro front" e di annullare l'entrata in vigore delle suddette nuove norme, (che era prevista per il 23 Marzo). Al riguardo tramite una nota ufficiale ha spiegato: «Questa settimana abbiamo annunciato una modifica alle norme per i contenuti pornografici di Blogger, secondo cui i blog che contengono immagini pornografiche o di nudo saranno resi privati. Abbiamo ricevuto numerosi commenti relativi al fatto che la modifica avrà effetto sui blog di lunga data e che ciò potrebbe avere un impatto negativo su coloro che pubblicano contenuti sessualmente espliciti per esprimere la propria identità. Apprezziamo i commenti e manterremo pertanto inalterate le norme esistenti, senza apportare la modifica annunciata». Ed ha poi concluso puntualizzado: «Continueranno ad essere vietati i contenuti pornografici a scopo commerciale. Se il tuo blog contiene materiale pornografico o sessualmente esplicito, devi attivare le impostazioni per i contenuti per adulti in modo che venga visualizzato un avviso. Se viene portato all'attenzione di Google un blog con contenuti per adulti per il quale non è attivo l'avviso, lo attiveremo noi per conto tuo. Se ciò si verifica ripetutamente, il blog potrebbe venire rimosso. Se sul tuo blog non sono presenti contenuti sessualmente espliciti e segui il resto delle norme per i contenuti di Blogger, non dovrai apportare alcuna modifica al blog».


lunedì 23 febbraio 2015

TBK1, il nuovo gene associato alla SLA.


Si chiama TBK1 ed a quanto pare la proteina da esso prodotta potrebbe essere coinvolta nei meccanismi "spazzini" che hanno il compito, (quando funzionano), di ripulire i neuroni del movimento da eventuali danni. O almeno questo è quanto è stato scoperto di recente durante uno studio multicentrico internazionale pubblicato sulla rivista Science, al quale hanno partecipato anche due ricercatori italiani: Vincenzo Silani e Nicola Ticozzi, dell'IRCCS Istituto Auxologico Italiano e del Centro "Dino Ferrari" dell'Università degli Studi di Milano, i quali hanno coordinato il Consorzio Slagen, formato da 6 centri di ricerca nazionali impegnati nella guerra alla Sclerosi Laterale Amiotrofica, (spesso conosciuta anche con la sigla SLA). Al riguardo lo stesso Vincenzo Silani ha voluto ricordare: "La SLA, (di cui negli ultimi anni si è tanto discusso per le sue relazioni con il gioco del calcio e più recentemente per l'Ice Bucket Challenge), è una malattia neurodegenerativa che colpisce i motoneuroni, (le cellule del sistema nervoso che comandano i muscoli), determinando una paralisi progressiva di tutta la muscolatura. La malattia è letale in 3-5 anni ed, a tutt'oggi, non esiste terapia efficace. L'attuale mancanza di farmaci in grado di curare la SLA è in gran parte una diretta conseguenza delle scarse conoscenze circa le cause e i meccanismi che determinano la malattia. Negli ultimi anni gli studi sulla genetica della SLA hanno iniziato a far luce su questi meccanismi, consentendo la creazione in laboratorio di nuovi modelli di malattia, fondamentali per lo studio di nuove molecole e farmaci". Ad ogni modo nel suddetto nuovo studio i ricercatori hanno confrontato il genoma di 2.874 pazienti affetti da SLA con quello di 6.405 persone sane ed hanno identificato un eccesso di mutazioni nel gene TBK1, codificante per la proteina TANK-binding kinase 1. In tal proposito Vincenzo Silani ha precisato: "Sebbene l'esatto ruolo biologico della proteina non sia pienamente compreso si ritiene che TBK1 sia coinvolta, assieme ad altri geni associati alla SLA, nei processi di autofagia, ovvero quei meccanismi con cui i motoneuroni sono in grado di eliminare i componenti cellulari danneggiati. Si ritiene che l'alterazione di questi meccanismi determini un progressivo accumulo di proteine anomale all'interno delle cellule, portandole alla morte. La scoperta delle mutazioni in TBK1 suggerisce quindi che alterazioni nei processi di autofagia e degradazione proteica possano essere determinanti nel causare la SLA. Sarà dunque di estremo interesse studiare questo nuovo meccanismo patogenetico nell'obiettivo di sviluppare terapie neuroprotettive efficaci". Comunque sia, nonostante i progressi degli ultimi anni, i ricercatori hanno fatto notare che rimane ancora molto da fare per identificare completamente i fattori di rischio genetici associati alla SLA: i ricercatori sono impegnati da anni in progetti di ricerca con l'obiettivo di sequenziare il genoma dei pazienti affetti da SLA, così da individuare nuovi geni e nuovi meccanismi patogenetici indispensabili per capire le cause della malattia; per il momento TBK1 va, infine, ad aggiungersi alla lunga lista di geni legati a tale patologia finora scoperti.


domenica 22 febbraio 2015

BLACK SABBATH: Il video animato "Fingers Bloody Fingers" racconta la perdita delle falangi di Tony Iommi.


In questi giorni tramite un breve video animato Tony Iommi, chitarrista dei Black Sabbath, ha deciso di raccontare la storia della sua perdita delle falangi del dito medio e dell'anulare della mano destra, che inavvertitamente ha contribuito alla creazione del tipico suono heavy metal che tutti noi oggi conosciamo, (il chitarrista è mancino, quindi le falangi della mano destra gli servono per premere le corde). In pratica il video in questione è stato intitolato "Fingers Bloody Fingers", (come evidente, traendo ispirazione dall'album "Sabbath Bloody Sabbath" e facendo riferimento ironicamente all'incidente), è stato costruito intorno ad una recente intervista rilasciata dallo stesso Tony Iommi ed è stato illustrato dal Paul Blow, noto artista britannico, ed animato da Kee Koo, senior designer della VH1. In sostanza nel video in questione viene raccontato che, dopo aver terminato le scuole, Tony Iommi iniziò a lavorare in una officina dove si lavoravano metalli. Inoltre dopo essere stato selezionato come temporaneo rimpiazzo nei Jethro Tull, (nota band rock progressiva inglese in attività dal 1967 al 2011), si convinse di avere buone possibilità di diventare musicista professionista. Tuttavia durante uno dei suoi ultimi turni di lavoro nella suddetta fabrica una pressa gli amputò, appunto, le falangi superiori del medio e dell'anulare della mano destra. Naturalmente fu subito ricoverato in ospedale, ma dopo un mese di inutili tentativi per riattaccare le parti amputate venne dimesso; quindi provò ad imparare a suonare da destro ma non riuscendoci cadde in un periodo di profonda depressione, decidendo perfino di abbandonare la chitarra. Un giorno però si imbattè nella musica di Django Reinhardt, un chitarrista belga di origini sinte che, proprio come Tony Iommi, perse parzialmente l'uso di una mano a causa di un incidente: la roulotte di famiglia fu divorata da un incendio; il chitarrista era all'interno e riportò gravi ustioni, tanto da perdere l'uso della gamba destra ed, appunto, di parte della mano sinistra, (l'anulare ed il mignolo, distrutti dal fuoco, furono saldati insieme dalla cicatrizzazione). Ciò nonostante, Django Reinhardt non abbandonò la musica e la sua esperienza incoraggiò Tony Iommi a ricominciare a suonare, ricorrendo all'applicazione di alcune protesi realizzate da lui stesso fondendo e sagomando la plastica di alcuni tappi di flaconi di detersivo liquido. Oltretutto per poter suonare meglio con le protesi, (che lo ostacolavano soprattutto nell’esecuzione del "bending"), il chitarrista scelse di accordare il suo strumento un semitono più basso rispetto alle chitarre normali, in modo che le corde potessero risultare più morbide. Ed è proprio a questa scelta, (inizialmente compiuta ovviamente per necessità), che si deve lo sviluppo del tipico suono cupo della chitarra di Tony Iommi, particolarmente apprezzato nel mondo hard rock ed heavy metal; senza contare che il materiale delle protesi permette di fare degli slide molto rapidi. Difatti sono in molti a pensare che proprio questa "mancanza" abbia influenzato il suono della chitarra di Tony Iommi in una maniera che è stata, infine, molto importante per il successo dei Black Sabbath.

Di seguito il video "Fingers Bloody Fingers":



sabato 21 febbraio 2015

AVG scopre un malware che spia e controlla i dispositivi Android anche da "spenti".


Molto spesso Android viene criticato perché non garantirebbe la massima sicurezza, ma in realtà molti malware sono progettati appositamente per sfruttare gli errori che gli utenti commettono; come, ad esempio, come quello scoperto di recente dalla AVG Technologies. In pratica la software house ceca specializzata in sicurezza informatica, nonché distributrice dell'omonimo antivirus, in questi giorni ha fatto sapere di aver individuato uno spyware che è in grado di eseguire diverse operazioni malevoli non appena il dispositivo viene "spento". Tuttavia va detto che il virus in questione è stato diffuso attraverso store cinesi, (di conseguenza non ufficiali), e colpisce unicamente i dispositivi cosiddetti "rootati" che eseguono versioni di Android precedenti alla 5.0, (detta anche Lollipop). Inoltre prima di illustrare il funzionamento del malware, la stessa AVG Technologies ha spiegato un po' più dettagliatamente come avviene il processo di shutdown dello smartphone, (ovvero quando l'utente preme di pulsante di spegnimento). In sostanza dopo l'esecuzione di una serie di funzioni, Android mostra la tradizionale schermata con le opzioni "Spegni", "Modalità aereo" e "Modalità silenziosa": se viene scelta, appunto, l'opzione "Spegni", il sistema operativo disattiva il servizio radio e spegne lo smartphone. Ed è proprio qui che lo spyware in questione entra in azione, intercettando quest'ultima operazione e mostrando una falsa schermata ed una falsa animazione di spegnimento: l'utente vedrà sì lo schermo spegnersi e diventare nero, ma in realtà il dispositivo resterà acceso. Il che permette al malware di effettuare chiamate, scattare fotografie ed eseguire altre operazioni all'insaputa dell'ignaro utente. Comunque sia, come già anticipato, questo virus riesce ad intercettare il suddetto processo di shutdown proprio perché il dispositivo risulta "rootato"; difatti se la versione Android utilizzata è quella "di fabbrica", non c'è alcun pericolo. Tra l'altro, per evitare eventuali infezioni, sarebbe meglio evitare l'installazione di applicazioni che non sono state distribuite attraverso il Google Play Store. Mentre la stessa AVG Technologies per i dispositivi eventualmente già infettati ha, infine, suggerito di rimuovere la batteria invece di spegnerlo, (qualora possibile), oppure in ogni caso di provvedere il prima possibile all'installazione di un antivirus aggiornato, come, ad esempio, il suo AVG Antivirus per Android.


venerdì 20 febbraio 2015

Secondo una nuova ipotesi, i dinosauri morirono a causa dalla materia oscura.


A quanto pare le grandi estinzioni di massa che in passato hanno quasi cancellato la vita sulla Terra sarebbero state provocate dalla cosiddetta "materia oscura", (vale a dire l'insieme di particelle subatomiche e di sostanza invisibile che costituisce quasi il 90% della massa dell'intero Universo). O almeno questo è quanto ha sostenuto di recente Michael Rampino, docente di biologia presso l'Università di New York, in un articolo pubblicato sul Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, (noto anche con la sigla MNRAS), nel quale descrive un possibile scenario che lega, appunto, tra loro due grandi misteri irrisolti della scienza moderna: la materia oscura e le improvvise estinzioni avvenute sulla Terra. In pratica l'ipotesi più accreditata sulla scomparsa dei dinosauri, (ovvero la più recente delle suddette estinzioni di massa avvenuta circa 66 milioni di anni fa), è quella dell'impatto con un corpo roccioso di 10 chilometri di diametro: l'energia sprigionata dallo scontro avrebbe spazzato via il 70% delle specie viventi. Ma tuttavia quello che gli scienziati si chiedono praticamente da sempre è se questo impatto sia stato frutto di una pura fatalità oppure se a provocarlo sia stato qualche agente esterno. Al riguardo, secondo Michael Rampino, il Sistema Solare transita periodicamente in prossimità di agglomerati di materia oscura che avrebbe perturbato l'orbita di asteroidi e comete spostando la traiettoria di tali corpi rocciosi verso la Terra. Ma non solo: gli effetti sul nucleo del pianeta di questa sostanza elusiva avrebbero causato cataclismi geologici in grado di annientare la maggior parte delle entità biologiche che hanno popolato la Terra nei passati milioni di anni. In altre parole il nostro Sistema Solare si trova nel cosiddetto "disco galattico", (ossia a circa 25.000 anni luce dal centro della galassia), attorno al quale orbita compiendo un giro completo ogni 250 milioni di anni. Tuttavia durante il suo viaggio oscilla su e giù dal piano del disco galattico ad intervalli di circa 30 milioni di anni. Ed è stato prendendo in esame queste oscillazioni che Michael Rampino ha notato che queste si sono verificate in coincidenza con piogge cometarie che hanno investito la Terra ed, appunto, con le grandi estinzioni di massa: la maggiore concentrazione di materia oscura incontrata durante questi movimenti periodici sul piano della galassia avrebbe dunque alterato l'orbita di comete che normalmente dovrebbero transitare a grande distanza dal nostro pianeta. Ad ogni modo la materia oscura rappresenta un enigma sul quale gli scienziati di tutto il mondo si stanno interrogando da anni: non è visibile in alcun modo, (come suggerisce lo stesso nome), perché non produce alcuna radiazione elettromagnetica né altre emissioni, ma tuttavia si osservano i suoi effetti gravitazionali sul moto delle stelle e dalle galassie, le quali si spostano e si avvicinano proprio sotto l'azione della sua forza attrattiva. Comunque sia, secondo un'altra ipotesi avanzata dallo stesso Michael Rampino, le particelle di materia oscura si sarebbero accumulate nel centro della Terra e scontrandosi tra di loro avrebbero generato una gran quantità di calore, che a sua volta avrebbe innescato fenomeni geologici, come eruzioni vulcaniche, terremoti, formazione di catene montuose ed inversione del campo magnetico terrestre; oltre all'innalzamento del livello degli oceani, fenomeno anch'esso che si ripete ogni 30 milioni di anni. Insomma, uno scenario con condizioni ostili alla vita che avrebbe contribuito, (più degli impatti cometari), ad estinguere la maggior parte degli esseri viventi. Ed anche se quest'ipotesi è attualmente al vaglio della comunità scientifica, una recente scoperta potrebbe avvalorarla. Difatti un team di astronomi ha individuato una stella che 70.000 anni fa è passata vicinissima al Sistema Solare, sfiorando la Nube di Oort, (ovvero la zona più esterna dove si annidano miliardi di nuclei cometari). Si tratta della stella di Scholz, (dal nome dell’astronomo tedesco che l'ha scoperta nel 2013), che attualmente si trova nella costellazione dell'Unicorno, a 20 anni luce dalla Terra, ma che in passato si è trovata a soli 0,8 anni luce di distanza: 5 volte più vicino di Proxima Centauri; distanza che nessuna altra stella aveva mai raggiunto. In sostanza gli astronomi hanno ricostruito il suo percorso misurando la sua velocità attraverso i super telescopi in Sud Africa ed in Cile e tramite simulazioni computerizzate, come raccontato in un articolo pubblicato sull'ultimo numero dell'Astrophysical Journal Letters. In pratica la stella di Scholz è una nana rossa 10 volte più piccola del Sole e che si trascina appresso una compagna: una nana bruna, ossia una stella così poco massiccia che non riesce ad accendere al suo interno le reazioni nucleari che bruciano l'idrogeno. Inoltre, nonostante questa coppia di astri abbia una luminosità 50 volte inferiore alla più debole stella visibile ad occhio nudo, l'intensa attività magnetica della stella più grande può produrre repentini brillamenti che per brevi periodi la fanno risplendere migliaia di volte più intensamente. Ad ogni modo gli astrofisici ritengono che negli anni gli astri che sono passati così vicino alla Nube di Oort possono essere la causa dei bombardamenti di comente che hanno provocato le grandi estinzioni di massa.


giovedì 19 febbraio 2015

WhatSim cambia le carte in tavola e modifica le tariffe.


A quasi un mese dalla sua presentazione, WhatSim, (ovvero la prima SIM dedicata ai servizi di WhatsApp con la quale gli utenti potranno chattare senza limiti da tutto il mondo), ha deciso di cambiare le carte in tavola e modificare, (in peggio), il tariffario proposto inizialmente agli utenti. In pratica, lanciata da Zeromobile, un operatore virtuale specializzato in soluzioni low cost di roaming internazionale, WhatSim aveva attirato l'attenzione di molti in quanto si presentava come un prodotto dalle tariffe aggressive: la SIM prevedeva un costo di 10 euro e con la quale sarebbe stato possibile chattare gratis in tutto il mondo per un anno; anche se per quanto riguardava l'invio di contenuti multimediali, (come foto, video, messaggi vocali ecc...), era previsto un meccanismo di crediti. Ad esempio, con 5 euro gli utenti avrebbero potuto acquistare 1.000 crediti che sarebbero potuti essere utilizzati per scambiare un totale di 50 foto o 10 video. Tuttavia, come già anticipato, a nemmeno un mese dall'annuncio ufficiale, Zeromobile ha deciso improvvisamente e nello stupore generale di modificare le tariffe del suo servizio. Infatti adesso quest'ultime sono state divise in 6 "Zone", invece di 4: nella "Zona 1", (dove sono stati collocati alcuni dei i principali Paese dell'Eurasia; Italia compresa), è previsto un limite di traffico di 50 MB per i messaggi di testo, (il che significa circa 25.000 messaggi di testo di circa 2 Kb); limite che si abbassa a 25 MB per la "Zona 2", (ovvero circa 12.500 messaggi di testo di circa 2 Kb), a 15 MB per la "Zona 3", (circa 7.500 messaggi di testo di circa 2 Kb), a 10 MB per la "Zona 4", (circa 5.000 messaggi di testo di circa 2 Kb), a 7,5 MB per la "Zona 5", (circa 3.750 messaggi di testo di circa 2 Kb), ed a 3,5 MB per la "Zona 6", (circa 1.750 messaggi di testo di circa 2 Kb). Naturalmente, sebbene generalmente la chat di WhatsApp generi un traffico contenuto di pochi byte per ogni messaggio inviato o ricevuto, è comunque significativo che il servizio in questione sia passato da un'offerta illimitata ad una con precisi vincoli. Senza contare le maggiori complicazioni previste per l'acquisto dei crediti per l'invio di messaggi multimediali e la condivisione di posizioni e contatti. Difatti effettuando una ricarica, sempre per quanto riguarda il profilo tariffario di "Zona 1", gli utenti potranno avere a disposizione 50 crediti, (che diventano 100 MB per la "Zona 2"; 150 MB per la "Zona 3"; 200 MB per la "Zona 4"; 300 MB per la "Zona 5"; e 750 MB per la "Zona 6"), per condividere 100 foto del peso di circa 200 Kb oppure 20 video dalla durata massima di circa 10 secondi. Ad ogni modo va evidenziare che le sessioni sono tariffate a scatti di 10 Kb e non a consumo effettivo, e che lo stesso sito di WhatSim suggerisce di verificare con attenzione il peso dei messaggi multimediali per evitare l'addebito di costi aggiuntivi. Certo, andrebbe ricordato che WhatsApp è un servizio che comporta costi di utilizzo del tutto minimi, (per pagare l'abbonamento, gratuito durante il primo anno di utilizzo, e poter così fruire del servizio nel tempo è possibile sfruttare i vari canali di pagamento disponibili), mentre WhatSim è un concept che vorrebbe andare oltre e che intenderebbe fare di WhatsApp l'essenza stessa della comunicazione mobile. Ma comunque sia si tratta di variazioni tariffarie significative che non possono che fare storcere il naso, soprattutto per l'assenza di comunicazioni ufficiali: una rimodulazione unilaterale silenziosa che a questo punto potrebbe anche spingere i primi acquirenti di WhatSim a richiedere, infine, un totale rimborso.

Di seguito il suddetto tariffario:
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Prima
Dopo



mercoledì 18 febbraio 2015

Allo studio una crema che permetterà di cancellare i tatuaggi.


Si sa i tatuaggi sono un modo per imprimere sulla propria pelle un ricordo, una frase o un simbolo particolarmente significativo; anche se a dire il vero sempre più spesso vengono fatti solo per avere un disegno esteticamente bello sulla pelle. Tuttavia, (anche se è vero che ognuno ha i propri gusti e le proprie passioni), a volte, vuoi per l'inesperienza del tatuatore, vuoi per la scelta fatta, il risultato finale è alquanto brutto ed imbarazzante, (basta fare un giro in Rete per capire). Infatti ci sono tante persone che una volta fatto si pentono di un tatuaggio e tentano di coprirlo in ogni modo possibile. Purtroppo l'unico modo per rimuoverli è il tanto temuto laser che permette uno sbiancamento graduale del tatuaggio; il che comporta varie sedute distanziate tra loro di alcune settimane, (in genere 4-5 settimane), ed in particolare se la dimensione del tatuaggio è piuttosto estesa saranno necessarie circa 4-5 sedute; senza contare gli onerosi costi: si parla di una media di 150-200€ a seduta, ma si può arrivare anche a 300-400€ a seduta se, appunto, il tatuaggio molto grande. Inoltre molti hanno paura del dolore che si prova sia durante che dopo il trattamento, (dove, tra l'altro, sarà prescritta una pomata antibiotica per alcuni giorni e sarà fondamentale non esporre la parte trattata ai raggi solari diretti o lampade abbronzanti e proteggere la pelle con dei filtri solari a schermo totale almeno per un primo periodo), e le eventuali antiestetiche cicatrici residue; anche se il tutto dipende dalla composizione di pigmenti di colore utilizzati per il tatuaggio, dal tipo di tessuto cutaneo dell'individuo, e da quanto tempo è stato effettuato il tatuaggio. Ad ogni modo pare proprio che presto potrebbe arrivare una soluzione molto più semplice e rapida per sbarazzarsi dei tatuaggi brutti e non più desiderati: una particolare crema, (non di quelle inefficaci già esistenti su mercato), ancora in fase di sperimentazione, ma che promette di facilitare l'espulsione dell'inchiostro dall'organismo. In pratica l'ideatore di questa crema è Alec Falkenham, un ricercatore canadese della Dalhousie University, il quale al momento ha testato la sua "invenzione" su dei tatuaggi realizzati sulle orecchie dei maiali, ottenendo degli ottimi risultati. In sostanza, come noto, i tatuaggi riescono a diventare indelebili grazie ad un meccanismo messo in atto dal sistema immunitario, il quale di solito tende ad innescare una reazione ogni qual volta viene introdotta nel corpo una sostanza estranea: le cellule macrofaghe circondano ed eliminano l'intruso attraverso il sistema linfatico. Tuttavia l'inchiostro utilizzato per un tatuaggio è così tanto che non riesce ad essere trasportato all'esterno dalle suddette cellule e quindi rimane bloccato sotto pelle diventando, appunto, indelebile. Comunque sia questa particolare crema è in grado di riattivare le cellule macrofaghe e fa sì che queste trasportino l’inchiostro verso i linfonodi, che provvederanno all'eliminazione. Naturalmente, come già spiegato, questa "invenzione" è ancora in fase di sperimentazione ma, qualora dovesse dare ottimi risultati anche sugli esseri umani, di certo potrebbe rappresentare uno strumento per rendere la vita migliore a tutti coloro che hanno fatto un tatuaggio senza pensarci bene e che, infine, se ne sono pentiti.


martedì 17 febbraio 2015

Kaspersky scopre un nuovo spyware che si nasconde all'interno degli hard disk.


In questi giorni la Kaspersky ha scoperto un enorme deposito di malware utilizzato per infettare migliaia di computer in oltre 30 Paesi differenti ed avrebbe anche individuato i responsabili degli attacchi contro vittime di alto profilo che lavorano in svariati settori: The Equation Group. In pratica si tratta di un gruppo di cybercriminali, probabilmente finanziato dai governi, che sfrutta diverse tecniche per installare spyware nei sistemi target, alcuni dei quali nascosti addirittura nei firmware degli hard disk. Tra l'altro, come noto, a fine Dicembre 2013 il settimanale tedesco Der Spiegel aveva fatto sapere dell'esistenza di un catalogo di strumenti hardware e software che permettono alla National Security Agency, (agenzia governativa di sicurezza nazionale statunitense meglio nota con la sigla NSA), di intercettare le comunicazioni degli utenti: uno dei metodi prevedeva l'installazione di malware e backdoor proprio nei firmware degli hard disk. Perciò, secondo le fonti contattate dalla Reuters, (tra cui un ex-dipendente), dietro The Equation Group si celerebbe proprio la suddetta agenzia statunitense. Oltretutto, sebbene la Kaspersky non ha indicato esplicitamente chi sia dietro a quella che appare come una profonda campagna di spionaggio su larga scala, l'analisi dei target ed una serie di elementi tecnici evidenziati dagli stessi ricercatori, (come, ad esempio, la parentela di questo malware con Stuxnet, il noto virus che ha mandato in tilt il programma nucleare iraniano ed ormai attribuito a Stati Uniti ed Israele), puntano il dito, appunto, proprio verso la NSA. Ad ogni modo, sempre secondo la stessa Kaspersky, il gruppo in questione opera da almeno 13 anni, durante i quali ha sviluppato malware e tecniche di una complessità mai vista finora. Difatti tra i tool che compongono l'arsenale di spyware, il più potente è proprio quello che permette di riprogrammare il firmware degli hard disk prodotti da Western Digital, Seagate, Samsung, Toshiba ed Hitachi. Come se non bastasse il codice infetto non può essere rilevato e cancellato in nessun modo, nemmeno con la formattazione del disco: il malware, caricato in un'area nascosta, permette non solo di rubare informazioni riservate, ma anche di eludere la crittografia usata per proteggere il contenuto del hard disk. Comunque sia i dati raccolti dagli spyware vengono poi inviati ad oltre 100 server ospitati in vari Paesi, (Italia compresa). Quindi, considerata la complessità degli attacchi, è probabile che questi cybercriminali siano venuti in possesso del codice sorgente dei firmware. Per di più, considerato che alcuni produttori, (tra cui la stessa Western Digital), hanno negato di aver consegnato il codice alla NSA o ad altre agenzie, è molto probabile che per infettare gli hard disk The Equation Group abbia inviato comandi remoti via Internet oppure utilizzato supporti fisici, (in particolare chiavette USB e CD). In questo caso è necessaria una tecnica nota come "interdiction", la quale consiste nell'intercettare, (naturalmente conoscendo il destinatario), ed infettare i dispositivi fisici prima che arrivino ai destinatari o, infine, sostituirli con unità appositamente infettate.


lunedì 16 febbraio 2015

The Walking Dead: Robert Kirkman spiega alcune differenze con lo spin-off "Cobalt".


Mentre la quinta stagione di The Walking Dead, (arrivata da una settimana già alla seconda metà), continua a portare a casa ascolti vertiginosi sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo, dietro le quinte sono cominciate da pochi giorni le riprese di "Cobalt", vale a dire lo spin-off, (il cui titolo è ancora provvisorio), che sarà ambientato in un'altra area dell'America post apocalisse zombie, (pre la precisione a Los Angeles), e che sarà incentrata su un nuovo gruppo di personaggi: i più importanti saranno interpretati da Kim Dickens e Cliff Curtis. Tuttavia da tempo tra i fan si domandano in che modo Robert Kirkman, (ossia l'uomo dalla cui mente è nato il fumetto che ha ispirato la serie principale, nonché ideatore di questo spin-off), renderà "Cobalt" diversa da The Walking Dead ed allo stesso tempo altrettanto meritevole di attenzione. Si tratta di una domanda alla quale lo stesso sceneggiatore e produttore esecutivo ha finalmente dato risposta in occasione di un'intervista concessa alla rivista Entertainment Weekly, durante la quale ha dichiarato: "Quello che posso dire è che sarà uno show sulla famiglia. Ma un diverso tipo di famiglia, che finora non abbiamo esplorato in The Walking Dead. Quello che stiamo cercando di fare con questo spin-off è mantenere la storia quanto più possibile familiare per le persone che amano The Walking Dead, in modo che possano trovarci il genere di cose che ci si aspetta da una storia "alla The Walking Dead". Ma allo stesso tempo dobbiamo provare a raccontare queste storie in un modo completamente diverso con persone completamente diverse in un contesto completamente diverso, andando a creare uno show fondamentalmente diverso. Credo che l'aspetto e l'atmosfera dello spin-off saranno sorprendentemente diversi". Inoltre sebbene sia difficile trovare qualcuno che non conosca la serie principale, lo stesso Robert Kirkman ha assicurato che non sarà necessario aver seguito quest'ultima e conoscere il suo universo per appassionarsi a "Cobalt". Infatti al riguardo ha spiegato: "Vogliamo che sia un nuovo show capace di stare in piedi da solo. Si può seguire lo spin-off senza aver mai visto un solo episodio di The Walking Dead ed avere una ricca e gran bella esperienza. Dev'essere una serie capace di camminare da sola. Penso che ci siamo riusciti. Abbiamo cominciato a girare da un paio di giorni e sono davvero entusiasta". Oltretutto a dirigere la puntata pilota sarà Adam Davidson, un regista mai coinvolto nel progetto The Walking Dead e che, tra l'altro, ha anche diretto alcuni episodi di serie come Lost, Grey's Anatomy e True Blood; il che rappresenta un modo per cercare di dare a "Cobalt" uno stile ed un linguaggio tutti propri. Comunque sia Robert Kirkman ha, infine, concluso precisando: "Lo spin-off è ambientato a Los Angels, un angolo di mondo che non abbiamo mai esplorato nei fumetti. Quindi, in teoria, ciò che vedremo potrebbe essere accaduto a Los Angeles nei fumetti, ma non mostreremo questa zona del Paese nei fumetti. S'inserisce in quel mondo, ma ha a che fare con personaggi nuovi, eventi nuovi e tutt'altro tipo di follie".


domenica 15 febbraio 2015

Scoperto che il peperoncino può aiutare a bruciare i grassi.


Di recente alcuni scienziati dell'Università del Wyoming hanno scoperto che la capsaicina, (una sostanza contenuta nel peperoncino), somministrata durante una dieta ricca di grassi aiuta a prevenire l'aumento di peso. O almeno questo è quanto hanno fatto sapere i dati preliminari di una ricerca della suddetta università presentati a Baltimora in occasione del 59esimo congresso annuale della Biophysical Society. In pratica chi consuma spesso il peperoncino lo sa bene: la sensazione di irritazione e bruciore quando si esagera è causata proprio dalla capsaicina. In sostanza questa molecola, (presente nella maggior parte delle piante del genere Capsicum ed utilizzata tra l'altro anche nella fabbricazione dei gas lacrimogeni), è capace di legarsi a particolari recettori presenti a livello delle mucose, perciò il suo effetto è del tutto virtuale: la sensazione di bruciore c'è, ma il danno al tessuto no. Ad ogni modo gli scienziati sono da tempo al lavoro per studiarne i possibili benefici per l'organismo: diverse ricerche hanno evidenziato che la molecola in questione potrebbe essere utilizzata come analgesico nei casi di dolore muscolare e reumatico. Mentre adesso, grazie allo studio dei ricercatori dell'Università del Wyoming, la lista dei benefici potrebbe allungarsi; difatti gli studiosi hanno scoperto che la capsaicina aiuta a prevenire, appunto, l'accumulo di grasso. In pratica è risaputo che il corpo umano è costituito da due tipi di grasso: bianco e bruno. Il primo serve per produrre energia, mentre il secondo viene utilizzato per generare calore attraverso un processo noto con il nome di termogenesi. Inoltre a livello di queste cellule sono presenti dei recettori che presentano un'alta affinità con la capsaicina; il che spiega come attivarli tramite la sostanza potrebbe essere una strategia vincente per bruciare i grassi. Tuttavia attualmente per testare questa ipotesi gli scienziati statunitensi hanno sottoposto dei topi da laboratorio ad una dieta ricca di lipidi: ad alcuni di loro è stata somministrata anche la capsaicina, mentre ad altri nulla. Dalle analisi è emerso che il gruppo che aveva assunto l'estratto di peperoncino, (a parità di calorie assunte), tendeva ad accumulare meno peso in quanto il grasso bruno veniva bruciato sotto l'effetto della capsaicina. Insomma, secondo quanto hanno spiegato i ricercatori: "Si tratta di un risultato che potrebbe aprire le porte allo sviluppo di nuovi integratori alimentari per combattere l'obesità"; ovviamente qualora i risultati venissero, infine, confermati anche sugli esseri umani.


sabato 14 febbraio 2015

YouTube compie 10 anni ed inizia la sperimentazione della funzione "YouTube Radio".


Dopo aver aperto ufficialmente le porte all'HTML5 come standard per i video ed aver iniziato la sperimentazione dei video multiangolo, YouTube, (che si appresta ormai a festeggiare il suo 10° compleanno; infatti è stato lanciato ufficialmente il 15 Febbraio 2005), a quanto pare ha deciso di trasformarsi prograssivamente da piattaforma di streaming video, anche in un servizio musicale. Difatti, come noto, nei mesi scorsi è avvenuto il tanto atteso, (e più volte rimandato), lancio ufficiale, seppur in versione beta, della funzionalità Music Key ed a breve potrebbe essere introdotta una nuova modalità di riproduzione musicale chiamata "YouTube Radio", ed anche se per il momento da Google non sono giunte conferme ufficiali in merito, in Rete alcuni utenti, assidui frequentatori della piattaforma, hanno notato l'inizio della sperimentazione di questo nuovo servizio ed hanno diffuso i primi screenshot che possono aiutare a capire di cosa si tratta. In pratica per fare un paragone, si potrebbe pensare ad una sorta di Pandora, (ossia una delle piattaforme di streaming più celebri negli USA), ma per i video musicali. Infatti, avviando la riproduzione di un filmato, l'utente genererà una stazione radio automatica,  la quale metterà in sequenza una serie di videoclip basati sui propri gusti personali. Naturalmente ognuno di questi video potrà essere contrassegnato con un "mi piace", qualora sia di gradimento, oppure al contrario con un "non mi piace". Quindi, tenendo conto dei "voti" assegnati alle tracce, il servizio creerà nel tempo playlist sempre più coerenti con i desideri dell'utenza. Al riguardo nella breve descrizione della funzionalità riportata nei screenshot al momento disponibili si può leggere: «Prova una YouTube Radio. Una stazione radio non-stop basata sul video corrente. Puoi mettere "mi piace", "non mi piace" oppure saltare i video così da personalizzare la Stazione Radio in base ai tuoi gusti». Ad ogni modo per il momento non è dato a sapere se la funzionalità sarà in qualche modo legata, (come la funzione Music Key), a Google Play Music, né se verrà offerta esclusivamente a coloro che sottoscrivono un account Unlimited e neppure quando avverrà il lancio ufficiale. Tuttavia con il Google I/O 2015 in vista, (la conferenza avrà luogo i prossimi 28 e 29 Maggio), in molti ipotizzano che molto probabilmente l'annuncio di "YouTube Radio" possa essere effettuato proprio dal palco dell'evento di San Francisco. Comunque sia un servizio di questo tipo potrebbe rappresentare un vero e proprio valore aggiunto per la piattaforma di streaming, soprattutto se si pensa, infine, alla possibilità di riprodurre i video senza alcun limite sul televisore attraverso il Chromecast.

Di seguito uno dei tanti screenshot di "YouTube Radio":
http://www.androidpolice.com/wp-content/uploads/2015/02/nexus2cee_Screenshot-2015-02-11-at-3.44.03-PM.png



venerdì 13 febbraio 2015

Memex, il motore di ricerca della DARPA per tenere sotto controllo il "dark web".


A quanto pare la DARPA, (la famosa agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti nota anche come Defense Advanced Research Projects Agency), avrebbe intensione di sviluppare un motore di ricerca che permetterà di scoprire le relazioni esistenti tra persone, siti ed informazioni scambiate all'interno del cosiddetto "dark web", (detta anche "deep web" o "web invisibile"). In pratica lo scopo principale del progetto Memex, (questo il nome assegnatogli), sarebbe quello di creare una mappa dettagliata dei contenuti Internet per scoprire le attività illegali e fornire alle forze dell'ordine uno strumento utile alla cattura dei cybercriminali. Infatti è risaputo che gli attuali motori di ricerca comuni, (come, ad esempio, Google, Bing, Yahoo! o Ask), indicizzano soltanto il 5% dei siti web: quando un utente cerca una qualsiasi cosa, gli algoritmi dei suddetti motori di ricerca mostrano i risultati in base alla loro popolarità. Mentre, contrariamente, Memex sarà progettato in modo da non tenere conto solamente del PageRank, ma in modo da cercare le milioni di pagine ignorate dai motori di ricerca commerciali e soprattutto le migliaia di siti che fanno, appunto, parte del "dark web". Tra l'altro gli utenti di questo web "nascosto" utilizzano spesso i servizi offerti della rete Tor, quindi sono abbastanza difficili da indicizzare: in base alle recenti stime, ci sono almeno 30.000-40.000 siti "nascosti". Dunque la DARPA vorrebbe progettare un sistema che permetta l'accesso a questi contenuti ed un metodo per analizzarli, in modo tale da scoprire le relazioni tra i siti che potrebbero essere utilizzate dalle forze di polizia. Ad ogni modo per il momento il prototipo di Memex, ancora in una fase di test che coinvolge otto partner della DARPA, è impiegato per cercare di raccogliere informazioni sulla tratta di esseri umani. In questo caso per tracciare gli spostamenti dei trafficanti, Memex non analizza solo l'indirizzo IP, ma anche altri dati, come i numeri di telefono e la posizione geografica del dispositivo usato per pubblicare gli annunci a scopo sessuale: intrecciando queste informazioni sarà possibile individuare le persone responsabili della vendita di donne e bambini su Internet. Naturalmente la connessione tra i contenuti online ed il mondo reale non è scontata, per cui sarà, infine, richiesto sempre il lavoro degli investigatori.


giovedì 12 febbraio 2015

Klotho, la molecola che potrebbe bloccare gli effetti della demenza senile e dell'Alzheimer.


Si chiama Klotho ed a quanto pare si tratta di un enzima che sarebbe stato capace di bloccare i deficit cognitivi e mnemonici che sono insorgono e progressivamente si erano aggravati in alcuni topi da laboratorio affetti da demenza senile. Il che significa che la molecola in questione potrebbe essere in grado anche di proteggere dai danni ad apprendimento e memoria tipici della malattia di Alzheimer. O almeno questo è quanto ha suggerito di recente uno studio condotto in collaborazione tra i ricercatori del Gladstone Institutes ed i ricercatori dell'Università della California a San Francisco, (nota anche con la sigla UCSF), e pubblicato sul Journal of Neuroscience. In pratica Klotho, (che prende il nome di una delle tre Parche), si tratta di una molecola già ben nota agli scienziati in quanto in precedenti ricerche ha già dimostrato effetti sulla longevità ed è stata in grado di potenziare capacità di apprendimento di cavie sane. Tuttavia prima d'ora i suoi effetti su cavie affette da Alzheimer non erano mai stati esaminati; infatti, come già anticipato, durante il suddetto studio i ricercatori hanno reclutato alcuni topi da laboratorio affetti da demenza senile e destinati a deficit cognitivi e di memoria ed a morte prematura, aumentando loro le quantità di Klotho prodotte. Il risultato di ciò è stato che i topi in questione avevano, appunto, subìto un blocco della perdita di memoria e delle capacità di apprendimento; cosa che sarebbe successa a causa della loro malattia. Ad ogni modo, come già spiegato, l'aspetto più sorprendente di questa scoperta è stato che Klotho è risultata essere protettiva anche contro i deficit causati dal morbo di Alzheimer; anche se in realtà le proteine tossiche della malattia in questione continuavano ad accumularsi indisturbate nel cervello degli animali. Insomma, adesso l'idea dei ricercatori è che se si trovasse una molecola in grado di mimare gli effetti protettivi di Klotho, quest'ultima potrebbe, infine, divenire un ottimo principio attivo per un possibile farmaco anti-Alzheimer.