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sabato 31 maggio 2014

Marbel, lo skateboard elettrico più leggero al mondo.


Chi abita in grandi città sa bene quanto spostarsi in mezzo al traffico, soprattutto durante le ore di punta, può rappresentare una vera e propria impresa. Per questo motivo c'è chi, stanco del tempo passato in coda con la propria automobile, decide di affidarsi a biciclette, moto o scooter e chi invece sceglie un mezzo ancora più agile e divertente da utilizzare: lo skateboard. Ed è proprio a quest'ultimi che è stato dedicato Marbel, uno dei nuovi progetti lanciati gli scorsi giorni sulla nota piattaforma di crowdfunding Kickstarter. In pratica l'obiettivo, (già ampiamente raggiunto e superato, arrivando ad oltre 200.000 dollari; anche se per chi volesse fare una donazione c'è ancora tempo fino al prossimo 20 Giugno), del team al lavoro su Marbel era quello di raccogliere un totale di 90.000 dollari necessari per dare il via alla fase di produzione e commercializzazione di questo skateboard elettrico, il più leggero al mondo della sua categoria. Infatti in tal proposito la scheda tecnica parla chiaro: 4,49 Kg compresa la batteria, ha una dimensione di 38 pollici di lunghezza, 10 pollici di larghezza, 5 pollici d'altezza ed uno spessore di 30 millimetri, con la possibilità di percorrere oltre 16 Km con una singola ricarica, superando, con i suoi oltre 2.00 watt di potenza, i 32 Km/h come velocità di punta. Ma non è tutto; Marbel può essere controllato attraverso un comando remoto fornito in dotazione oppure mediante un'apposita applicazione per smartphone grazie alla sua connettività Wi-Fi, con funzionalità che vanno dall'accelerazione alla frenata, fino ad arrivare addirittura all'impostazione della destinazione da raggiungere. Inoltre la struttura dello skateboard in questione è stata realizzata in kevlar e fibra di carbonio, in modo da assicurare il giusto grado di resistenza alle sollecitazioni mantenendo allo stesso tempo il peso contenuto. Tuttavia la spesa minima richiesta per l'acquisto di Marbel, almeno in questa fase di crowdfunding è di 999 dollari, con le consegne delle prime unità che saranno effettuate in un periodo compreso tra il Settembre 2014 ed il Febbraio 2015. Per quanto riguarda la ricarica, l'operazione impiegherà circa 90 minuti con la batteria connessa ad una normale presa a muro. Insomma, forse non si tratta proprio di uno skateboard per puristi e magari è poco adatto a chi preferisce le tavole tradizionali per eseguire trick, ma di certo il progetto appare interessante dal punto di vista della cosiddetta "mobilità sostenibile".

Di seguito alcune immagini:
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...ed il video di presentazione di Marbel:



venerdì 30 maggio 2014

A Novembre I Cavalieri dello Zodiaco arrivano sul grande schemo in 3D.


A quanto pare, dopo Capitan Harlock, Dragon Ball, Jem e le Hologram e le Tartarughe Ninja, un altro cartone animato cult starebbe per arrivare al cinema: si tratta di una pellicola intitolata Saint Seiya: Legend of Sanctuary che racconterà le avventure di Pegasus, Sirio il Dragone, Cristal il Cigno e di tutti gli altri Cavalieri dello Zodiaco. Inoltre, sebbene il film in questione fosse stato annunciato una prima volta nel 2010 ed un seconda volta 2012 tramite una locandina nel sito della Toei Animation, l'uscita ufficiale è stata, appunto, fissata nel 2014 per festeggiare i 40 anni di carriera di Masami Kurumada, creatore della serie. Ad ogni modo Saint Seiya: Legend of Sanctuary rappresenterà una rilettura in chiave moderna di Saint Seiya, il manga originale creato nel 1985 dallo stesso Masami Kurumada, (di cui sono state vendute oltre 24 milioni di copie), e portato poi sul piccolo schermo dalla stessa Toei Animation tra il 1986 ed il 1990: la serie animata de I Cavalieri dello Zodiaco, (divisa in 3 stagioni: "Sanctuary", "Poseidon" ed "Asgard"; quest'ultima creata appositamente per la Tv), riscosse un successo tale da diventare fenomeno di culto, conquistando milioni di ragazzi e ragazze in tutto il mondo, e venne esportata in oltre 80 Paesi, tra cui l'Italia, dove debuttò nel lontano 1990 su Odeon TV. In particolare la pellicola, diretta dal regista Keiichi Sato, (che potrà contare anche sulla collaborazione di Masami Kurumada, nelle vesti di produttore esecutivo), ri-narrerà la prima stagione dell'anime originale, con i Cavalieri di Bronzo impegnati a combattere contro i Cavalieri D'oro per salvare la vita di Lady Isabel, (a.k.a Atena), tuttavia con qualche modifica sia sulla trama originale che sul design dei personaggi; i quali saranno rappresentati, per la prima volta, in computer grafica 3D, (nota anche con la sigla CGI). Comunque sia Saint Seiya: Legend of Sanctuary, sarà presentato in anteprima mondiale al Festival di Annecy, (ovvero il più importante appuntamento dedicato all'animazione), per poi fare il suo debutto nelle sale giapponesi il prossimo 21 Giugno. Per quanto riguarda l'Italia invece, come annunciato dalla Lucky Red alcuni giorni fa con un post sulla pagina ufficiale di Facebook, il film uscirà nel mese di Novembre, (ancora non è stata stabilita una data ben precisa). In ogni caso la speranza è che la nuova pellicola riscuota lo stesso successo ottenuto dall'adattamento cinematografico di "Capitan Harlock", uscito nelle sale all'inizio dello scorso Gennaio, sfiorando i 5 milioni di euro d'incassi al botteghino. Anche se c'è il rischio che il nuovo aspetto di Pegasus & Co., sommato ad una possibile sostituzione delle "voci" italiane originali, (come successo per "Dragon Ball Z: La battaglia degli dei"), possa non piacere ai fan più affezionati.


Di seguito alcune immagini:
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http://nerdgasmo.com/wp-content/uploads/2014/03/LegendofSanctuary_T2_01.jpg
http://www.otakutale.com/wp-content/uploads/2014/04/Saint-Seiya-Legend-of-Sanctuary-Screens-+-Poster-Poster-Screen-3.jpg
http://s10.postimg.org/72579d1c9/Untitled_2.jpg
http://th04.deviantart.net/fs70/PRE/i/2014/103/a/0/saint_seiya_legend_of_sanctuary_gold_wallpaper_by_saintaldebaran-d7eakz0.png
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...il poster in lingua originale:
http://image.eiga.k-img.com/images/movie/79414/poster2.jpg?1398420715
...ed il trailer in lingua originale, (sottotitolato in inglese):



giovedì 29 maggio 2014

Scoperto il legame tra sonno e consolidamento della memoria.


Di recente uno studio italiano, condotto da alcuni ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell'Università La Sapienza, dell'Ospedale di Niguarda, dell'Università degli Studi dell'Aquila, dell'Alma Mater Studiorum e dell'Università di Calgary, (in Canada), e pubblicato in anteprima sulla rivista Hippocampus, ha dimostrato come durante il sonno le frequenze lente dell'attività elettrica dell'ippocampo siano strettamente associate al consolidamento delle memorie spaziali. In pratica l'esperimento condotto durante la suddetta ricerca prevedeva che i pazienti presi in considerazione esplorassero un ambiente virtuale fino a creare una perfetta mappa cognitiva dell'ambiente stesso, nel quale poi veniva loro richiesto di muoversi, spostandosi il più rapidamente possibile da un punto a un altro. Successivamente i pazienti erano liberi di dormire indisturbati, monitorati attraverso la registrazione dell'attività elettrica della corteccia cerebrale e dell'ippocampo; il mattino seguente i pazienti venivano  nuovamente sottoposti al test di navigazione spaziale. Al riguardo Luigi De Gennaro, professore associato dell'Università La Sapienza, ha spiegato: "Ormai da tempo abbiamo iniziato lo studio sistematico dell'attività dell'ippocampo durante il sonno, scoprendo che la struttura profonda del cervello gioca un ruolo cruciale nei processi di consolidamento delle memorie. Lo studio che abbiamo appena pubblicato dimostra, per la prima volta, che specifiche frequenze lente dell'attività elettrica ippocampale presentano un'elevatissima correlazione con l'efficienza del consolidamento di memorie spaziali. Soltanto nel sonno NREM si osserva una correlazione quasi perfetta. In altri termini, la presenza di questa specifica attività elettrica lenta nell'ippocampo durante il sonno predice il livello delle nostre prestazioni nei compiti di navigazione spaziale durante il giorno successivo". Inoltre le implicazioni di questa nuova scoperta potrebbero aprire delle prospettive potenzialmente applicative nell'ambito dell'ottimizzazione dei processi di apprendimento. Infatti, secondo i ricercatori, si potrebbero immaginare training di specifiche abilità spaziali che prevedano un miglioramento della qualità del sonno al fine di ottimizzare le successive prestazioni mnestiche. Insomma pare proprio che il consiglio che da sempre molte madri dispensano ai propri figli nei periodi di stress per un esame, (ovvero di interrompere ad un certo punto lo studio per andare dormire), adesso abbia una sua fondatezza scientifica.


mercoledì 28 maggio 2014

Microsoft annuncia Skype Translator, un "traduttore simultaneo" per le chiamate VoIP.


A quanto pare il "traduttore simultaneo", ovvero il gadget in possesso dei protagonisti di molti film di fantascienza, (come, ad esempio, Star Trek), molto presto potrebbe diventare realtà grazie a Skype ed a Microsoft. Infatti in questi giorni Satya Nadella, amministratore delegato di Microsoft, in occasione dell'edizione di quest'anno della Code Conference, in collaborazione, appunto, con il team della divisione Skype, ha mostrato al pubblico presente il prossimo avveniristico servizio che a breve sarà implementato sulla piattaforma di messaggistica istantanea e VoIP e che renderà possibili le traduzioni in tempo reale: Skype Translator. In pratica sembra proprio che Microsoft abbia intensione di tornare a stupire proponendo un qualcosa che non potrebbe far altro che rivelarsi come assolutamente rivoluzionario. Difatti durante la dimostrazione effettuata, appunto, in occasione della suddetta conferenza, Satya Nardella ha messo in chiaro le potenzialità di Skype Translator mostrando una conversazione audio in tempo reale con Diana Heinrich, una dipendente Microsoft che però parlava in lingua tedesca: l'effetto risultate è stato quello di un dialogo mediato da un interprete umano, anche se in realtà la mediazione era frutto di algoritmi, memorie e sistemi cloud in grado di effettuare comprensione, traduzione e riproposizione del messaggio. In sostanza Skype Translator trasformerà Skype in una sorta di "comunicatore universale" che, nell'immaginario collettivo, andrebbe a ricalcare le orme proprio di quello in possesso dei protagonisti di Star Trek. Infatti grazie a questo nuovo servizio si potrà dialogare con qualcuno che parla una lingua diversa, ricavandone reciproca comprensione in tempo reale: la traduzione delle frasi recitate delle persone saranno visualizzate in forma di sottotitoli nella parte inferiore dello schermo e, a lettura completata, la risposta potrà essere formulata sfruttando il proprio idioma ed affidandone le parole al traduttore. Tuttavia per ottenere le traduzioni si dovrà attendere che la persona finisca di parlare e quindi, almeno in un primo momento, le traduzioni non potranno essere propriamente immediate, (è tutta questione di semantica e di elaborazione), ma il risultato sarà comunque fin da subito di altissimo impatto. Inoltre Microsoft sta lavorando da tempo ad un servizio simile, ed adesso sembra finalmente essere arrivato il momento del suo debutto: questa potrebbe essere la prima mossa del nuovo amministratore delegato dell'azienda, il quale radica nel cloud e nell'ottica del servizio le basi di quella che dovrà essere la Microsoft del prossimo futuro. Per di più, secondo la BBC, questa novità arriverebbe in un momento di crescita della concorrenza nel settore dei servizi telefonici basati su Internet, che costringe le aziende ad escogitare offerte avanzate per attirare più utenti. Quindi arricchire Skype di un traduttore istantaneo significa mettere assieme un'impeccabile Speech Recognition ed una capacità di traduzione di buona qualità: entrambe le componenti sono state sviluppate nel corso del tempo, (soprattutto con la ricca esperienza ricavata da Bing Translator), arrivando ora al tentativo di individuare le sinergie possibili tra comprensione e traduzione quando le cose possono essere ricombinate istantaneamente. Ad ogni modo Microsoft aveva già presentato una tecnologia simile quasi due anni fa, durante un evento in Cina, dove aveva reso noto che i suoi ricercatori, in collaborazione con l'Università di Toronto, stavano facendo passi in avanti nella riduzione del tasso di errore per il riconoscimento vocale, il quale all'epoca era di oltre il 30%. E pare proprio che tale obiettivo è stato adesso raggiunto con risultati decisamente migliori rispetto ai metodi precedenti, grazie alla cosiddetta tecnica "Deep Neural Networks", modellata sul funzionamento del cervello umano. Comunque sia, secondo le aspettative, una prima versione beta di Skype Translator, (che secondo Gurdeep Pall, vice presidente di Skype, è frutto di decenni di lavoro), dovrebbe essere rilasciata entro la fine dell'anno, supporterà inizialmente solo una manciata di lingue, (anche se non è dato sapere quali), e la prima release sarà in un primo momento disponibile solo per i dispositivi Windows 8. Tuttavia Microsoft ha anche sottolineato di voler velocemente estendere il servizio di traduzione simultanea ad altre lingue ed anche alla altre piattaforme software, non specificando però se il servizio sarà gratuito o a pagamento; anche se con molta probabilità il tutto sarà sotto forma di servizio premium acquistabile separatamente sulla base di quella che è la distribuzione gratuita di Skype.

Di seguito il video di presentazione di Skype Translator:



martedì 27 maggio 2014

Scoperta una cura per le malformazioni cavernose cerebrali, ma purtroppo non viene più prodotta da tempo.


Dopo anni di studio un team di ricercatori italiani dell'Istituto FIRC di oncologia molecolare, (noto anche con la sigla IFOM), ha scoperto la causa ed una possibile cura di una gravissima malattia genetica: la malformazione cavernosa cerebrale. In pratica si tratta di una malformazione dei vasi sanguigni del cervello, che appaiono più dilatati del normale e che sono la principale causa di emorragia cerebrale nei bambini sotto i 10 anni. Al riguardo Elisabetta Dejana, responsabile dell'Unità di Biologia Vascolare del cancro dell'IFOM, ha spiegato: "Si tratta di una patologia dei vasi cerebrali molto grave, caratterizzata da malformazioni vascolari a forma di lampone che tendono a sanguinare causando crisi epilettiche, forti mal di testa, progressive paralisi e spesso anche emorragia cerebrale". Infatti la malattia in questione colpisce nel 25-30% dei casi i bambini ed i ragazzi sotto i 20 anni, nel 60% dei casi gli adulti fra i 20 ed i 40 anni e nel restante 10-15% gli ultra-quarantenni. Inoltre esistono due forme di questa malattia: la forma sporadica, che si manifesta in un individuo, senza che siano affetti altri membri della sua famiglia; e la forma ereditaria, che dipende principalmente da alterazioni in tre geni codificanti per proteine coinvolte nella formazione dei vasi sanguigni, (ovvero il CCM1, il CCM2 ed il CCM3; basta che ne sia mutato uno solo). Per di più quest'ultima forma si trasmette con una cosiddetta "modalità autosomica dominante"; il che significa che un genitore con questa mutazione, (e quindi malato), ha il 50% di probabilità di trasmettere la malattia a ciascuno dei propri figli. Oltretutto la diagnosi di tale patologia non è sempre semplice, soprattutto perché i sintomi della malattia sono spesso "leggeri", sfumati e comuni ad altre malattie del cervello: in caso di sospetto, la conferma diagnostica viene in genere ottenuta attraverso risonanza magnetica oppure tramite dei test genetici per la diagnosi della forma ereditaria. Purtroppo al momento l'unica terapia possibile nei casi più gravi è la neurochirurgia, (o la radiochirurgia), che spesso risulta impraticabile perché si rischia di danneggiare le parti sane del cervello. Tuttavia, come già anticipato, gli scienziati dell'IFOM hanno scoperto che le lesioni a forma di lampone della malformazione cavernosa cerebrale presentano caratteristiche alquanto simili a quelle di un tumore delle pareti dei vasi. E quindi, testando un gruppo di farmaci antitumorali su topi di laboratorio a cui era stata fatta riprodurre la stessa malattia umana, i ricercatori hanno scoperto il sulindac, un vecchio farmaco fuori brevetto appartenente agli antiinfiammatori non steroidei, riusciva a raggiungere le lesioni, superando la barriera emato-encefalica, (detta anche BEE), ed a ridurle molto. Tuttavia, come già detto, il farmaco non è più prodotto da tempo e nessuna casa farmaceutica, nemmeno quella che lo ha prodotto per prima, è interessata a riavviarne la produzione perché il medicinale è poco remunerativo. In tal proposito Elisabetta Dejana ha, infine, spiegato: "È un peccato perché, una volta tanto, eravamo riusciti a trovare un farmaco in gran parte già sperimentato, quasi pronto per l'utilizzo, ma nessuno vuole produrlo, bloccando ogni possibilità di trattamento dei pazienti colpiti da questa gravissima malattia".


lunedì 26 maggio 2014

Invisivision, gli occhiali 3D con quattro lenti.


Non ci sono dubbi, la visione di un film 3D, (qualora quest'ultimo sia fatto a dovere), aumenta la sensazione di coinvolgimento, ma tuttavia l'esperienza cinematografica offerta dalle attuali pellicole in tre dimensioni non può essere comunque definita interattiva. In altre parole, lo spettatore si limita ad osservare lo scorrere sul grande schermo delle immagini in modo "passivo". Ma a quanto pare a breve le cose potrebbero cambiare grazie ad un nuovo dispositivo chiamato Invisivision e lanciato negli scorsi giorni su Kickstarter, noto sito di crowdfunding. In pratica all'apparenza potrebbe sembrare un paio d'occhiali 3D, del tutto simili a quelli che vengono forniti all'ingresso delle sale cinematografiche. Tuttavia la caratteristica principale di tale dispositivo, sviluppato dalla PipeDream Interactive ed in attesa di brevetto, consiste nel fatto che anziché essere composto da due lenti, ce ne sono quattro: due fisse e due da posizionare di fronte agli occhi oppure ruotare verso l'alto in modo che non vadano a coprire il campo visivo. In sostanza ciò permette di modificare quello che si vede, attivando o disattivando una sorta di filtro che mostra o nasconde i flussi multipli di immagini che vengono trasmessi per lo spettatore su un unico display; in poche parole lo spettatore può scegliere se visualizzare o meno i sottotitoli, (anche in più lingue), oppure le indicazioni sullo schermo nel caso di un videogioco. Ma non è tutto; infatti Invisivision, sfruttando la cosiddetta proiezione stereoscopica, permette anche di accedere ad una versione alternativa del contenuto che si sta guardando, semplicemente alzando o abbassando le lenti. Al riguardo per mostrare le potenzialità del progetto, il team PipeDream Interactive ha deciso di fornire una copia di un cortometraggio realizzato ad hoc a tutti coloro che acquisteranno gli occhiali da Kickstarter al prezzo minimo di 25 dollari, (35 dollari se si vuole ricevere anche la demo). Per di più sono già stati presi accordi con alcune sale cinematografiche statunitensi, per la trasmissione di film che possano sfruttare questa particolare caratteristica. Ad ogni modo per far sì che una tecnologia di questo tipo possa dire la propria nell'ambito dell'intrattenimento, servirà ovviamente il supporto da parte di chi si occupa di generare contenuti: di per sé l'oggetto rappresenta un concept di occhiali 3D alquanto bizzarro, ma una volta compatibile con film e videogiochi potrebbe ottenere un buon successo.

Di seguito alcune immagini:
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http://www.uwimprint.ca/uploads/thumbs/704x469/2014/05/invisivisionlaunch-158.jpg
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Invisivision Eyewear CAD Illustration (View B)
Bonus 3D Configuration (Optional)
Invisivision eyewear allow you to control what you see.
...ed il video di presentazione di Invisivision:




domenica 25 maggio 2014

Sagittarius A*, wormhole o gigantesco buco nero al centro della Via Lattea?


A quanto pare al centro della nostra galassia non ci sarebbe un gigantesco buco nero, come si era creduto finora, bensì un cunicolo spazio-temporale collegato ad un'altra parte del nostro universo o, più probabilmente, ad un altro universo. O almeno questo è quanto ipotizza una nuovo ricerca condotta da due scienziati dell'Università Fudan di Shangai: l'italiano Cosimo Bambi ed il cinese Zilong Li. Tuttavia per esserne sicuri saranno necessari alcuni anni di osservazione, per questo i due ricercatori si sono messi al lavoro riuscendo a scoprire il sistema di distinguere la firma spaziale di questi due tipi di oggetti astronomici, il secondo dei quali, (spesso conosciuto come wormhole), pur ritenuto possibile dalla teoria della relatività generale, non è mai stato osservato, neanche indirettamente. In pratica i due scienziati studieranno l'oggetto astronomico al centro della Via Lattea grazie ad un nuovo interferometro a raggi infrarossi, chiamato Gravity ed attualmente in via di costruzione all'interno della struttura del grande Telescopio Atacama Cosmology, (noto anche con la sigla ACT), nel Deserto di Atacama, in Cile. Ad ogni modo nella loro ricerca, (intitolata Distinguishing black holes and wormholes with orbiting hot spots, e pubblicata lo scorso 8 Maggio), Cosimo Bambi e Zilong Li hanno preso in considerazione uno specifico oggetto spaziale: Sagittarius A*, vale a dire una sorgente di onde radio molto compatta e luminosa con una massa quattro milioni di volte quella del Sole, situata, appunto, al centro della Via Lattea e scoperta nel lontano 1974. Inoltre dalle osservazioni fatte sulla stelle vicine si è evinto che Sagittarius A* è estremamente denso, tanto da essere candito come un potenziale "super buco nero". Tuttavia, secondo i due scienziati dell'Università Fudan, ci sarebbe una seconda spiegazione: Sagittarius A* sarebbe un cunicolo spazio/temporale creatosi un'istante dopo il Big Bang ed attorno al quale si sarebbe poi venuta a formare la nostra galassia. Infatti sotto certi versi se si trattasse di un "super buco nero", (che, secondo molti ricercatori, sarebbe in grado di assolvere allo stesso compito), sarebbe nato abbastanza presto per diventare tanto massiccio. Tra l'altro, l'ipotesi che un wormhole possa essere presente al centro della nostra galassia non è nuova: la sua presenza è stata associata a dei "disturbi" quantici, verificatisi nel corso dei primi "vagiti" dell'universo e sopravvissuti dopo l'era della cosiddetta "inflazione cosmica", (ovvero quando l'universo ha visto aumentare le proprie dimensioni di diversi ordini di grandezza). Ed effettivamente un wormhole nel centro della Via Lattea potrebbe risolvere l'annoso problema relativo alla sua formazione: molti scienziati ritengono che la formazione delle galassie richieda la presenza di un buco nero supermassiccio, atto a stabilizzare la struttura galattica grazie alla sua attrazione. Tuttavia la creazione di un buco nero gigante richiede molto tempo rispetto all'età di alcune delle galassie attualmente osservabili. Ma comunque sia, come già anticipato, Cosimo Bambi e Zilong Li hanno fatto un passo avanti: a loro avviso è possibile che il plasma che orbita attorno ad un buco nero sia differente per forma rispetto al plasma che orbita intorno ad un wormhole. Infatti hanno calcolato la differenza esistente grazie alle simulazioni al computer e ritengono che la prossima generazione di telescopi interferometrici, (come, appunto, Gravity), saranno in grado di stabilire se Sagittarius A* appartiene all'una o all'altra categoria. Per di più, secondo i due ricercatori, considerando che la luce ha un'estrema difficoltà a sfuggire ai campi gravitazionali di questi tipi di oggetti, il plasma che circonda questo tipo di entità appare come "sbavato" durante le osservazioni. Per il momento i due scienziati sono stati in grado di stabilire come dovrebbero apparire le due diverse "sbavature"; le future osservazioni dovrebbero fare il resto. Quindi nel giro di qualche anno si potrebbe finalmente sapere se il wormhole cesserà di essere soltanto uno stratagemma di libri e film di fantascienza per diventare una realtà astronomica.


sabato 24 maggio 2014

PANTERA: Possibile reunion con Zakk Wylde al posto di Dimebag Darrell?


Qualche settimana fa Phil Anselmo, ex-frontman dei Pantera nonché attuale cantante dei Down, durante un'intervista di Artisan News aveva fatto sapere di essere disponibile a collaborare con Zakk Wylde, fondatore dei Black Label Society, per scrivere una canzone tributo in occasione del decimo anniversario della morte di Dimebag Darrell, chitarrista dei Pantera purtroppo scomparso tragicamente l'8 Dicembre del 2004, (ucciso a colpi di pistola sul palco del locale Alrosa Villa di Columbus da un ex-militare: tale Nathan Gale). Al riguardo il cantante aveva spiegato: "Non credo che ci sarà alcun tributo per la morte di Dimebag. Io e Zakk abbiamo sempre collaborato assieme…certo, mi piacerebbe sicuramente scrivere un omaggio a Dimebag insieme a Zakk, ma non per la morte, preferirei scrivere una canzone per celebrare la sua vita". Mentre durante una recente intervista con Matt Pinfield di fan pass in occasione dell'edizione 2014 del Rock On The Range Festival, all'ex-frontman dei Pantera è stato nuovamente chiesto se fosse possibile una reunion con Zakk Wylde come chitarrista, in sostituzione del compianto Dimebag Darrell. In tal proposito il cantante ha dichiarato: "Noi, (i Down), siamo in tour con i Black Label Society in questo momento e non bisogna sottovalutare le conversazioni fra me e Zakk su una possibile reunion dei Pantera. C'è una parte di me che dice che questa generazione la merita, e poi c'è un'altra parte che dice che forse è meglio lasciar perdere". Inoltre Phil Anselmo si è detto d'accordo con l'affermazione di Matt Pinfield sul fatto che Zakk Wylde sarebbe perfetto per sostituire Dimebag Darrell alla chitarra, ed ha proseguito spiegando: "Se ci fosse un'ipotetica reunion sarebbe una bella sensazione, andrei in guerra e vorrei essere in forma". Tra l'altro durante un'intervista dello scorso Settembre lo stesso Zakk Wylde, in merito alla possibilità di un'eventuale reunion con i Pantera con lui al posto di Dimebag Darrell, aveva detto: "Se ci fosse una reunion starebbe ai ragazzi, (Vinnie, Phil e Rex), deciderlo. Ne sarei davvero orgoglioso: sarebbe un bel modo per onorare Dimebag e per celebrare tutte le cose che ha raggiunto con i Pantera; loro hanno cambiato il metal estremo, sono i re del metal estremo!".


Di seguito l'intera intervista di fan pass a Phil Anselmo:




*(Aggiornameto del 28/05/14): Durante una recente intervista concessa alla rivista Revolver, il batterista Vinnie Paul, (attuale membro degli Hellyeah, ex dei Pantera, nonché fratello di Dimebag Darrell), non è sebrato tanto d'accordo sulla possibile reunion con Zakk Wylde al posto del fratello; infatti ha dichiarato: "Se tu avessi un'ex-moglie che era davvero una seccatura, non avresti sicuramente più voglia di parlare ancora di lei. Chi se ne frega se tutta la tua famiglia ed i tuoi amici vogliono che la saluti ancora? La scelta è tua, sarai tu a dire sì o no. Penso che un sacco di persone siano egoiste, dicono che basta portare una maschera con Phil e tutto andrà bene, poi arriva Zakk Wylde e tutto sarà fantastico. No, non sarà tutto fantastico".



venerdì 23 maggio 2014

PornHub pensa ai Titcoins, un modello economico che si basa sulle tette.


Al giorno d'oggi nessun mercato del mondo è più sicuro di quello della pornografia e nessuno lo sa meglio di PornHub, uno dei siti di pornographic video sharing più visitato al mondo, il quale a quanto pare avrebbe deciso di lanciarsi nella "finanza creativa". Infatti fare pubblicità al porno sul Web potrebbe non sembrare così difficile, ma la concorrenza e tanta, il tema è scottante e comunicare il porno potrebbe non essere così facile come sempre. Eppure c'è chi ci riesce molto bene, come, appunto, il suddetto sito, che recentemente è salito agli onori della cronaca con una campagna ecologista che rischia di costringere l'umanità a cercare una seconda Terra solo per piantare tutti gli alberi in eccesso. Ma non è tutto; infatti per comunicare ancora meglio, Pornhub ha da tempo lanciato una campagna di reclutamento per un direttore creativo, ed è proprio da questa campagna che è saltata fuori un'idea tanto bizzarra quanto provocatoria, che richiede una certa dose umorismo per essere apprezzata. In pratica si tratta dei Titcoins, ovvero un metodo di pagamento che funziona con un'apposita applicazione e che, come hanno promesso gli ideatori, "non andrà mai in crisi perché si basa su un bene ricercatissimo su internet: il seno di donne vere". In sostanza il concetto su cui si basano i Titcoins è sì banale ma molto semplice: "considerando che le monete si svalutano e che la foto di un bel paio di tette è per sempre, perché non creare un sistema economico basato su di esse?". Insomma, per capire meglio come funziona questa strana "moneta virtuale" si potrebbe immaginare un mondo in cui una ragazza avrà la possibilità pagare una consumazione o un bene qualunque accettando di farsi fotografe le tette, faccia esclusa, da un rivenditore autorizzato. Successivamente quest'immagine finirebbe in una sezione speciale di Pornhub, (vale a dire l'User Generated Erotic Content, che, come assicura il financial advisor del sito, è la categoria di materiale sexy più apprezzata dalla Rete), le cui visite andrebbero a finanziare non solo il sito ed i venditori, ma anche la ricerca contro il cancro al seno. Ad ogni modo, come era prevedibile, quest'idea, (che per il momento è solo un concept, risultato di un concorso di marketing organizzato da PornHub), è stata considerata da molti a dir poco spiazzante ed assurda ed ha scatenato le reazioni infuriate dei vari gruppi femministi. Ma tuttavia trattandosi di Internet, basta che ci creda un gruppo di persone più o meno ristretto, e la cosa, (per quanto strana, assurda e discutibile possa essere), diventa fattibile.

Di seguito il video di presentazione dei Titcoins:



giovedì 22 maggio 2014

Dal pino potrebbe arrivare un nuovo rimedio contro il cancro della pelle.


Del rischio cancro della pelle se ne parla assiduamente ormai da diverso tempo, soprattutto in concomitanza dell'arrivo della bella stagione. Tuttavia a volte si dimentica, (o se ne parla poco), che non è soltanto l'esposizione indiscriminata ai raggi UV provenienti dal Sole a poter esserne causa, ma anche l'uso eccessivo che sempre più persone, (tra cui tantissimi giovani), fanno di lampade, docce e lettini abbronzanti, utilizzabili durante tutto l'anno. Motivo per il quale i casi di melanoma ed altri tipi di tumori della pelle sono in costante aumento. Quindi la cosa più saggia da fare sarebbe prevenire, seguendo i consigli dei dermatologi ed evitando esposizioni incontrollate. Tuttavia per tutti quei casi in cui purtroppo il tumore della pelle si è già presentato, di alcuni ricercatori della Pennsylvania State University, (nota anche con la sigla PSU), arriva una notizia confortante: nella corteccia del pino si troverebbe una sostanza che parrebbe essere, appunto, efficace nel combattere il cancro della pelle; in particolare il melanoma, ovvero la forma più aggressiva e difficile da curare. In pratica lo studio, pubblicato su Molecular Cancer Therapeutics e condotto dal professor Gavin Robertson, (direttore del Penn State Hershey Melanoma Center), si è concentrato sulla capacità elusiva delle cellule cancerose. Al riguardo il suddetto professore ha spiegato: "Quando si trovano sotto l'attacco di un farmaco, trovano una strada sbarrata. Tuttavia il loro segreto è quello di trovare una deviazione o altre strade per aggirare tale sbarramento e poter continuare l'opera devastatrice". Ad ogni modo adesso i ricercatori della PSU potrebbero aver risolto questo problema identificando un rimedio che crea contemporaneamente molte strade chiuse. Infatti durante la suddetta ricerca Gavin Robertson ed i colleghi hanno esaminato 480 composti naturali ed hanno identificato nelle leelamine, (ovvero derivate dalla corteccia degli alberi di pino), un elemento in grado di causare un grande ingorgo nel circuito della cellula tumorale. Motivo per cui le leelamine potrebbero essere delle ottime candidate nell'essere impiegate nel primo di una nuova classe unica di farmaci che andranno a colpire contemporaneamente diversi percorsi delle proteine. Nella fattispecie i ricercatori hanno scoperto che questa sostanza disattiva le vie multiple di proteine come PI3K, MAPK e STAT3, (coinvolte fino al 70% nello sviluppo dei melanomi, in quanto favoriscono la moltiplicazione e la diffusione delle cellule tumorali), ed allo stesso tempo delle cellule del melanoma. In sostanza l'azione delle leelamine avviene a livello del trasporto del colesterolo, che viene bloccato anche nel suo muoversi intorno alla cellula: così facendo viene a mancare anche la comunicazione molto attiva delle cellule tumorali, le quali non sopravvivono. Tra l'altro tale effetto inibitorio si è mostrato attivo in particolar modo nelle cellule cancerose, poiché le cellule normali non sono dipendenti dagli stessi elevati livelli di attività in questi percorsi: per questo motivo l'effetto sulle cellule normali può essere trascurabile. Infatti gli i test condotti finora su colture di cellule e su modello animale non hanno mostrato effetti collaterali rivelabili. Perciò al momento la speranza dei ricercatori è quella di iniziare i test anche sugli esseri umani e, se tutto andrà bene, riuscire a realizzare e mettere a disposizione al più presto possibile un nuovo rimedio.


mercoledì 21 maggio 2014

eBay subìsce un attacco informatico e chiede agli utenti di cambiare password.


La scorsa notte sia sul blog di eBay che sul blog di PayPal è stato pubblicato un messaggio il cui titolo recitava: "eBay chiederà a tutti gli iscritti di cambiare le password". E ciò è bastato per scatenare il panico tra gli utenti del più famoso marketplace al mondo, (che solo in Itala conta trenta milioni di inserzioni attive in ogni momento). Tuttavia inizialmente la vicenda non è sembrata essere del tutto chiara, poiché, fatta eccezione per il titolo, il messaggio in questione risultava non avere alcun contenuto; ma non solo: quest'ultimo è rimasto senza descrizione per alcuni minuti, per poi scomparire completamente da entrambe le pagine su cui era apparso. Quindi a primo impatto si potrebbe pensare che si trattasse di un semplice, quanto clamoroso, errore; ma così non è stato. Infatti con un altro messaggio pubblicato diverse ore fa sempre sul blog di eBay i responsabili del sito sono intervenuti ufficialmente sulla vicenda spiegando di essere stati oggetto di un attacco cracker che ha compromesso un ampio database contenente password crittografate ed altri dati non finanziari.In pratica si è trattato di un attacco di piccole dimensioni che, nonostante ciò, ha permesso ai malintensionati l'accesso alla rete aziendale del gruppo sfruttando alcuni account dei dipendenti eBay, vittime della violazione originale. Inoltre il database del sito è stato compromesso tra Febbraio e Marzo e tra le altre cose conteneva nomi dei clienti eBay, le password criptate, indirizzi e-mail, numeri di telefono, indirizzi abitativi e date di nascita. Tuttavia dopo accurate ricerche e test che si sono conclusi due settimane fa, l'azienda ha comunicato di non avere prove effettive di attività non autorizzate nei confronti di utenti di eBay, e nessuna evidenza di qualsiasi accesso non autorizzato alle informazioni finanziarie o carte di credito, (che vengono memorizzate separatamente in formato criptato), ma la portata dell'attacco è comunque vasta ed interessa un altissimo numero di utenze. Motivo per il quale sul messaggio apparso oggi si può leggere: «La modifica delle password è consigliata e contribuirà a migliorare la sicurezza per gli utenti di eBay». Ad ogni modo nei prossimi giorni sarà lo stesso eBay, che nel frattempo in collaborazione con le autorità e gli esperti di sicurezza sta investigando sull'accaduto, a contattare tutti gli utenti via e-mail chiedendo loro di modificare la loro password. Al riguardo nel suddetto messaggio i responsabili del sito hanno spiegato: «Sappiamo che i nostri clienti si fidano di noi per le loro informazioni, e prendiamo sul serio il nostro impegno a mantenere un sicuro ed affidabile mercato globale». Dal canto suo PayPal, pur avendo notificato la violazione avvenuta sui database eBay, ha confermato che invece i propri database sono gestiti separatamente su una rete sicura, tutte le informazioni finanziarie sono crittografate, ed in ogni caso non sono stati coinvolti da quanto accaduto. Per cui la sola utenza eBay dovrà cambiare la password e, come già spiegato, sarà contattata dalla stessa azienda, mentre l'utenza PayPal non deve temere alcuna ripercussione sul proprio portafoglio online.


martedì 20 maggio 2014

In futuro il cervello potrebbe aggiornarsi come i computer.


Gli appassionati di film fantascientifici ricorderanno sicuramente Johnny Mnemonic e Matrix, entrambi film in cui il cervello era qualcosa in più dell'odierno "motore" in grado di regolare tutte le attività dell'organismo. Infatti nel primo era anche un corriere di dati e informazioni, (per essere precisi software illegali, che però provano la perdita di gran parte dei propri ricordi passati, in particolare l'infanzia), e nel secondo un "finestra" per entrare in una realtà virtuale attraverso un aggancio posto alla base della nuca. Ed a quanto pare l'uomo del futuro non è lontano da una realtà fantascientifica di questo tipo, grazie alle recenti tecnologie che permetteranno di "aggiornare" il cervello. O almeno questo è quello di cui sono certi molti scienziati e tecnici di tutto il mondo, secondo cui, l'aggiornamento del cervello sarà una realtà di fatto addirittura entro i prossimi 10 anni. Quest'ultimo, sempre secondo le aspettative, avverrà attraverso vari metodi direttamente a casa propria e senza necessità di recarsi presso apposite strutture oppure nel garage di qualche scienziato pazzo. Ma non è tutto; infatti, secondo quanto spiega la rivista Nature, pare che qualcuno lo sta già facendo: nel 2008 il 20% degli studiosi aveva ammesso di usare droghe per aumentare le loro capacità intellettuali, migliorare la concentrazione e la memoria e sviluppare la creatività; anche se il vero metodo che in futuro potrebbe portare il cervello al gradino successivo della scala di aggiornamento si chiama "stimolazione magnetica transcranica", (nota anche con la sigla TMS). In pratica si tratta di tecnica non invasiva sviluppata a livello amatoriale da Brent Williams nel 2012 la quale consiste in una stimolazione elettromagnetica del tessuto cerebrale, (utilizzata anche in modo ripetuto, ciclicamente, per trattare disturbi psichiatrici e neurologici quali la depressione, le allucinazioni, la malattia di Parkinson ecc...), dal costo totale di circa 20 euro. In sostanza non volendo provare questa tecnica su altre persone, Brent Williams divenne il tester di sé stesso, collegando il dispositivo realizzato a due classiche spugnette da cucina, imbevute di una soluzione fisiologica e posizionate sulla fronte: dopo qualche seduta, sostenne di aver migliorato notevolmente la propria vita, il lavoro e le relazioni sociali dando una spinta in più al suo cervello. In poche parole la teoria dello studioso era che, utilizzando l'induzione elettromagnetica della Legge di Faraday, si potesse incentivare il cervello ad aggiornare le proprie funzioni, proprio come quando si fa l'update del sistema operativo del computer dopo aver aggiunto un blocco in più di memoria RAM: in questo caso la memoria in più era rappresentata dalle due spugnette, mentre l'aggiornamento avviene attraverso la stimolazione. Inoltre come ha raccontato il mensile Wired, già da due anni lo studioso "aggiorna" il suo cervello in media tre volte a settimana, con sedute da 25 minuti. Tra l'altro, come già spiegato, pare che la stimolazione magnetica transcranica non sia per nulla invasiva ed, a detta di chi l'ha già provata, nemmeno fastidiosa grazie ad una quantità di corrente migliaia di volte inferiore a quella utilizzata nella terapia elettroconvulsivante, (nota con la sigla TEC o più comunemente come elettroshock). Ad ogni modo se il metodo di Brent Williams potrebbe sembrare fin troppo fantascientifico, basta pensare che in Italia viene già utilizzato, come anticipato, per diminuire gli effetti della depressione e per il trattamento di disturbi psichiatrici e neurologici. Oltretutto sembra proprio gli imprenditori stiano iniziando ad entrare in azione: una società chiamata FOC.US ha realizzato una particolare cuffia con elettrostimolatore incorporato il cui costo è di 249$, dedicata al mondo dei videogiochi con la promessa di migliorare le capacità dei giocatori. Tuttavia questo scenario futuristico ha fatto sì che Jamais Cascio, (collaboratore dell'Institute for the Future, che pubblica ogni anno un documento di analisi sul modo in cui stanno evolvendo le nuove tecnologie ed il loro impatto sulla vita sociale) si chiedesse: "Ma cosa succederà quando la maggioranza dei cervelli sarà aggiornata? Il mondo ci spingerà tutti a stimolare le meningi o avremo la possibilità di rifiutarci?". Per di più Jamais Cascio ha teorizzato la "Magna Cortica", vale a dire un gioco di parole intorno alla Magna Carta per indicare un insieme di diritti da applicare al cervello umano prima che sia troppo tardi. Al riguardo ha spiegato: "La Magna Cortica è un progetto che ha l'obiettivo di rendere espliciti i diritti e le restrizioni che dovrebbero essere applicate alle tecnologie che permettono al cervello umano di crescere rapidamente". Quindi se in futuro sarà normale aggiornare il cervello, lo sarà ancor di più voler difendere il diritto di non farlo e preservare la propria essenza naturale. Per questo la "Magna Cortica" si compone di 5 diritti fondamentali: diritto della conoscenza di sé; diritto di auto-modifica; diritto di rifiuto della modifica; diritto del rifiuto/accettazione della modifica dei propri figli; e diritto di sapere chi è stato modificato. Insomma, si tratta di un insieme di norme che dovrebbero regolare la società civile della prossima decade, per evitare il rischio di ritrovarsi in un mondo forzatamente iperconnesso e sempre aggiornato, combattendo dall'altra parte della barricata in nome della libertà del proprio cervello.


lunedì 19 maggio 2014

OwnFone, il primo telefono braille stampato in 3D.


Di recente OwnFone ha deciso di realizzare il primo telefono braille personalizzabile al mondo, il quale in questi giorni ha fatto il suo debutto ed è ora disponibile in tutto il Regno Unito al prezzo di 60 sterline. In pratica le particolarità di questo telefono sono principalmente due: è stato stampato in 3D e converte automaticamente i nomi dei contatti sui tasti in braille, (ovvero il noto sistema di scrittura a rilievo dedicato ad ipovedenti ed a non vedenti). Inoltre, come già anticipato, il dispositivo in questione, che si basa sulla progettazione di due dispositivi precedenti, (1stFone e 2ndFone, dei telefoni pensati per i bambini), può essere personalizzato con due o quattro pulsanti in braille, i quali possono essere pre-programmati per chiamare amici, parenti, badanti oppure servizi di emergenza, e, secondo l'azienda, la tecnologia di stampa 3D ha contribuito a mantenere bassi i costi. Al riguardo Tom Sunderland, colui che lo ha inventato, ha spiegato: "Questo è il primo telefono ad avere una tastiera stampata in 3D ed è dunque particolarmente ideale per fornire una connessione istantanea tra gli utenti non vedenti ed i loro contatti; anche se può esser utilizzato anche da chi vede. Per le persone che non sanno leggere il braille, possiamo stampare sia la struttura che il testo in rilievo sul telefono". Tra l'altro chi desidera acquistare il device può anche crearne un design personalizzato direttamente sull'apposita sezione del sito web di OwnFone. Tuttavia, come già spiegato, attualmente questo prodotto unico nel suo genere è stato reso disponibile soltanto nel territorio britannico ma il fondatore di OwnFone sta progettando di lanciare una campagna su Kickstarter, (noto sito di crowdfunding), per ottenere i finanziamenti necessari per venderlo anche a livello internazionale. Tuttavia, anche se il processo di produzione è ancora in attesa di brevetto, la medesima idea era già stata esplorata lo scorso da un'altra azienda; infatti l'indiana Kriyate aveva sviluppato un prototipo di uno smartphone braille compatibile, caratterizzato da un particolare display ed in grado di fornire dei feeback sonori o tattili dopo aver ricevuto alcuni comandi, che però non è mai arrivato sul mercato.

Di seguito alcune immagini:
http://static.ibnlive.in.com/ibnlive/pix/ibnhome/3-ownfone-braille-180514.jpg
 https://pbs.twimg.com/media/BnCPRb3CYAAFb1s.jpg:large
 http://www.damngeeky.com/wp-content/uploads/2014/05/OwnFone-customizable-braille-phone-with-buttons.jpg
 ed il video che mostra il processo di stampa:




domenica 18 maggio 2014

Scoperto che il virus del morbillo potrebbe essere utilizzato per combattere il cancro.


A quanto pare per distruggere un tumore potrebbe essere iniettata una dose massiccia del virus del morbillo, in quanto riesce ad infettare ed uccidere le cellule cancerose, risparmiando i tessuti sani. O almeno questo è quanto sono riusciti a fare i ricercatori statunitensi della Mayo Clinic di Rochester, (in Minnesota), durante una prima prova effettuata su due pazienti malate di mieloma multiplo, le quali non rispondevano alle altre terapie attualmente disponibili ed avevano già avuto diverse ricadute. In particolare una delle due donne, (una 49enne che lottava con la malattia da ben 9 anni), pare essere in remissione completa da 6 mesi; motivo per il quale gli studiosi sperano possa essere sulla via della guarigione. Inoltre anche l'altra partecipante a questa prima sperimentazione, (una 65enne malata da 7 anni e già sottoposta a vari trattamenti senza successo), ha beneficiato della cura, con una riduzione sia del tumore a livello del midollo osseo che delle proteine di mieloma. In pratica lo studio che annuncia tale successo per il momento è stato pubblicato soltanto sulla Mayo Clinic Procedeenigs, ovvero la rivista edita dallo stesso ospedale in cui lavorano i ricercatori, e non invece, come solitamente avviene con le principali scoperte in campo medico, su una delle più importanti pubblicazioni scientifiche di rilievo internazionale. Ad ogni modo al riguardo Fabio Ciceri, direttore dell'Unità Operativa di Ematologia e Trapianto Midollo Osseo dell'Ospedale San Raffaele di Milano, ha commentato: "La Mayo Clinic è un'istituzione seria e competente sulla patologia, gli autori dello studio sono di buon livello ed i risultati dello studio clinico incoraggianti, seppure si tratti solo di una prima fase. Certo bisogna attendere le necessarie conferme, perché due soli casi sono pochi e forse pubblicare sul giornale della propria istituzione è un po' troppo autoreferenziale". E dello stesso parere è stato Fabrizio Pane, presidente della Società Italiana di Ematologia, (nota anche con la sigla SIE), nonché direttore della Scuola di Specializzazione in Ematologia Clinica presso l'Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli, il quale ha dichiarato: "Onde evitare di creare false speranze e creare troppe aspettative è bene essere chiari: presso la Mayo Clinic è in corso una sperimentazione di fase uno che utilizza dosi elevate di un virus del morbillo attenuato come cura contro il mieloma. Si è osservato che questo virus riconosce un recettore espresso sulle cellule del mieloma, il CD46, ed entrando nelle cellule ne determina la lisi. Infatti utilizzando dosi elevate del virus, si può determinare una lisi selettiva della massa neoplastica". Ed ha poi concluso spiegando: "Ovviamente ci sono ancora molti problemi aperti quindi bisogna valutare la sicurezza della procedura, capire fino a che punto la terapia sia efficiente, (l'espressione del CD46 può essere un punto critico, visto che in un numero significativo di casi è bassa), e poi restano da valutare le eventuali possibili "interferenze" delle vaccinazioni effettuate dal paziente in età pediatrica". Del resto nella loro pubblicazione sono stati gli stessi autori dello studio che dichiarano di avere selezionato queste due pazienti perché non avevano avuto contratto il morbillo in precedenza e dunque avevano minori anticorpi verso tale virus. Tra l'altro la viroterapia, vale a dire la tecnica che utilizza, appunto, l'abilità o la proprietà dei virus di trovare e distruggere le cellule tumorali maligne senza danneggiare quelle sane, ha una storia che nasce intorno agli anni '50: nella speranza di trovare una strategia anticancro efficace e di "sollecitare" o rafforzare i meccanismi di difesa del sistema immunitario, migliaia di pazienti sono stati trattati con virus oncolitici, (ossia elaborati in laboratorio), derivanti da molte famiglie differenti, (da quella degli Herpes, alla varicella, ai più comuni virus influenzali). Ma tuttavia questa, secondo i ricercatori americani, sarebbe la prima volta in cui si è arrivati a dimostrare che una paziente con un tumore disseminato in tutto l'organismo ha ottenuto una remissione completa della malattia proprio grazie ad un trattamento potenziato di un virus. Certo, ci sono buone speranze, ma purtroppo è ancora troppo presto per cantare vittoria perché, si sa, i tempi della ricerca scientifica sono reletivamente lunghi e per essere certi che una cura funzioni a dovere le fasi di sperimentazione devono essere almeno tre; ed attualmente è stata superata la prima.


sabato 17 maggio 2014

Ritrovati i resti del più grande dinosauro mai scoperto (finora).


Di recente in Argentina sono stari ritrovati i resti di quello che sembrerebbe essere il più grande dinosauro mai scoperto, o perlomeno del più grande animale ad aver mai solcato la Terra di cui si abbia notizia. In pratica si tratterebbe di un sauropode di 40 metri di lunghezza, 20 metri di altezza e 77 tonnellate di peso, i cui resti sono stati, appunto, ritrovati nei pressi di un campo a 250 chilometri da Trelew, (nella Patagonia argentina). In sostanza è stato Aurelio Hernandez, un contadino locale, (purtroppo morto due anni prima degli scavi), che si è imbattuto per primo in un osso alquanto strano, mentre percorreva un terreno noto come La Flecha. Al riguardo Alba Mayo, la proprietaria del suddetto terreno, ha raccontato: "Ci siamo messi subito in contatto con il Museo di Paleontologia Egidio Feruglio, e poco dopo sono iniziati gli studi tecnici. La prima campagna di scavo è iniziata nel Gennaio dell'anno scorso". Mentre José Luis Carballido, uno dei responsabili dello scavo, ha spiegato: "Quando ci siamo messi a scavare per estrarre un osso che sapevamo era un femore siamo rimasti sorpresi dalle sue dimensioni: era il più grande che avessimo mai visto per questo tipo di animale. E la sorpresa è andata aumentando quando siamo andati avanti con il lavoro". Infatti i ricercatori del suddetto museo hanno scoperto anche costole, ossa del bacino, una coda completa ed un omero completo. In tal proposito lo stesso José Luis Carballido ha aggiunto: "Abbiamo capito che erano animali enormi, erbivori che mangiavano e si muovevano in gruppo". Inoltre, sempre secondo i ricercatori, questo nuovo dinosauro batterebbe di sette chilogrammi il record detenuto dall'Argentinosauro, ovvero il più grande dinosauro finora conosciuto; infatti hanno dichiarato: "Per avere un'idea delle dimensioni basti pensare che il dinosauro appena scoperto è lungo come due tir con il rimorchio, (uno dietro l'altro), e pesa come 14 elefanti africani". Ad ogni modo, come già anticipato, i resti in questione sono stati ritrovati in una formazione geologica nota come il Gruppo Chubut, (dal fiume che ha dato anche il nome al Chubutisaurus, un altro sauropode scoperto in quella stessa regione nel 1965), che secondo i paleontologi appartiene al Cretacico superiore, cioè al periodo compreso fra 90 e 100 milioni di anni fa. Al riguardo José Luis Carballido ha proseguito spiegando: "Si tratta di una delle cinque scoperte più importanti degli ultimi 20 anni nel campo della paleontologia, perché, fatta eccezione per il cranio, è stato ricostruito tutto lo scheletro della specie; il che ci permetterà di rispondere a molte domande che ci facciamo e conoscere per prima volta e con esattezza questioni legate con l'anatomia e la morfologia di animali di queste dimensioni". Quindi adesso bisogna trovare un nome per questa nuova specie, che secondo gli scienziati argentini: "dovrebbe descrivere la sua grandiosità e ricordare sia la regione sia i proprietari della fattoria che hanno trovato i primi resti".

Di seguito alcune immagini dei suddetti resti:
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