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martedì 31 luglio 2012

Una sentenza della Corte Suprema di Cassazione ha deciso che dire la frase "Non hai le palle!" è reato.


Qualche volta durante un'accesa discussione sarà sicuramente capitato a tutti di rivolgersi al proprio interlocutore dicendogli la frase: "Non hai le palle!". Ma da oggi c'è una novità; infatti d'ora in poi chiunque affermerà la suddetta frase potrebbe rischiare una condanna per ingiuria ed un conseguente risarcimento dei danni alla persona "offesa". Almeno questo è quanto ha deciso una sentenza depositata quest'oggi dalla Corte Suprema di Cassazione che per questo motivo ha recentemente annullato, con rinvio al giudice civile, l'assoluzione pronunciata dal Tribunale di Potenza nei confronti di un giudice di pace di Brindisi. In pratica l'imputato era stato accusato di ingiuria ai danni di un avvocato, per avergli rivolto la frase in questione. Inizialmente il giudice di merito del tribunale di Taranto, (nel quale era, appunto, accaduta la discussione), considerando il fatto che l'imputato e la parte offesa sono cugini, aveva minimizzato l'accaduto dicendo che si trattava soltanto di una "contesa familiare". Infatti i magistrati di primo grado avevano ritenuto offensive quelle parole, però successivamente, in appello, il verdetto fu di innocenza ed il Tribunale di Potenza con sentenza del 24 Gennaio 2011 dichiarò che l'accusa di ingiuria non sussisteva perché mancava una effettiva carica offensiva alla espressione utilizzata dall'imputato in quanto proferita, appunto, nell'ambito di una contesa familiare ed il giudice di pace in questione fu assolto. Tuttavia l'avvocato offeso non l'ha pensata allo stesso modo ed è voluto andare fine in fondo. Difatti non si è accontentato del verdetto del tribunale di Taranto e si è rivolto tramite il suo legale alla Corte Suprema di Cassazione che, come già anticipato, ha accolto il ricorso, annullando la pronuncia del giudice del capoluogo della Basilicata. In sostanza la la Quinta sezione penale della Corte Suprema di Cassazione, in base a quello che si può leggere nella suddetta sentenza scritta del consigliere Maurizio Fumo, ha deciso che: «A parte la volgarità dei termini utilizzati, l'espressione ha una evidente ed obiettiva valenza ingiuriosa, atteso che con essa si vuole insinuare non solo e non tanto la mancanza di virilità del destinatario, ma la sua debolezza di carattere, la mancanza di determinazione, di competenza e di coerenza, virtù che, a torto o a ragione, continuano ad essere individuate come connotative del genere maschile». Inoltre il legale della parte offesa ha dichiarato: "È lecito dire la frase: "Non rompere le palle!" poiché equivalente all'invito a non intralciare l'opera di qualcuno; mentre lo stesso non vale quando, come nel caso in questione, la frase sta a significare: non hai gli attributi, ossia vali meno degli altri uomini". Ed ha aggiunto: "La valenza offensiva è ancora più grave se pronunciata in un contesto lavorativo, a voce alta ed udibile anche da terze persone". Infatti secondo i giudici: "Questo mette in luce il pericolo di lesione della reputazione della parte offesa, il quale non poteva essere escluso sulla base di una pretesa evoluzione del linguaggio e volgarizzazione delle modalità espressive".


lunedì 30 luglio 2012

Rilevato un dislivello di 40 cm nel lato sud del Colosseo; Legambiente raccoglie firme per la chiusura del traffico.


Di recente è stato individuato un dislivello nella parte sud del Colosseo di 40 centimetri; a rivelarlo è stata Rossella Rea, il direttore del suddetto monumento, che per la soprintendenza archeologica ha siglato un accordo con il dipartimento di strutture dell'Università La Sapienza di Roma e con l'IGAG, vale a dire l'Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria del Consiglio Nazionale delle Ricerche, (conosciuto anche con la sigla CNR), per studiare questo fenomeno. In pratica questa differenza di livello, (che all'interno della comunità scientifica era nota da circa un anno), prima di adesso non era ancora stata divulgata; difatti solo da un paio di mesi è iniziato il monitoraggio del comportamento dinamico dell'anfiteatro, che dovrebbe concludersi tra un anno. Inoltre le indagini, (per la prima volta complete poiché in precedenza sono stati effettuati soltanto alcuni interventi su alcune porzioni del Colosseo), dovrebbero consentire di svelare definitivamente il dilemma. Al riguardo Giorgio Monti, ordinario di Tecnica delle costruzioni, ha ipotizzato: "La platea di fondazione in calcestruzzo su cui poggia il Colosseo, ovvero una sorta di "ciambella" ovoidale di circa 13 metri di spessore, potrebbe presentare al suo interno una frattura accentuata". Ipotesi che spiegherebbe l'attuale differenza di livello fra le basi degli anelli esterni che si trovano a nord e quelli che si trovano a sud, i quali non risultano più allineati sull'orizzontale. Tuttavia in tal proposito Rossella Rea ha spiegato: "Dovremo verificare con appositi strumenti come il Georadar e, se ritenuto opportuno, con ulteriori campagne di carotaggio. Se i dubbi fossero confermati, avremmo a che fare con due monumenti strutturalmente diversi: a quel punto, sarebbe necessario ricollegarli". Infatti ha proseguito dichiarando: "Come si è trovata una soluzione per la pendenza della Torre di Pisa, anche per il Colosseo si valuterà l'approccio più adatto ma adesso qualsiasi tipo di ragionamento è prematuro. Certo, sarebbe importante ripristinare la continuità". In ogni caso a suggerire la "cura" più efficace sarà il nuovo esame che sarà affidato ad una squadra di eccellenza, tutta interna alla Pubblica Amministrazione.  Al riguardo Fabio Fumagallil'architetto che coordina le attività di monitoraggio, ha dichiarato: "L'obiettivo sarà quello di rilevare l'impatto delle vibrazioni dinamiche sul monumento e sul terreno". Tuttavia in questi giorni gli autovelox e gli accelerometri stanno già misurando gli effetti delle varie sollecitazioni, (vale a dire traffico veicolare e di elicotteri, passaggio della metropolitana e rumore). In tal proposito Fabio Fumagalli ha affermato: "Le automobili producono più danni della metropolitana perché sottopongono il monumento a vibrazioni continue, accelerandone il degrado". E quindi a quanto pare le macchine, i motorini e gli autobus, (sia quelli turistici che quelli per il trasporto pubblico), sarebbero il primo male da rimuovere per la salute del Colosseo poiché lo stress ininterrotto è una delle principali cause di scagliature e sfaldamenti lapidei, oltre a poter provocare la caduta di stucchi ed intonaci. In particolar modo nel lato sud, che è il più vulnerabile anche per i movimenti sismici. Per di più Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio ha sostenuto: "Le nuove rivelazioni della soprintendenza archeologica sul Colosseo obbligano ad un'accelerazione per la pedonalizzazione dei Fori Imperiali e delle aree dell'anfiteatro. La delibera di iniziativa popolare che abbiamo proposto pochi pochi giorni fa diventa ancora più utile per raggiungere l'obiettivo della chiusura al traffico dell'area. Nonostante il periodo estivo, molti cittadini ci hanno chiesto di aiutare la raccolta firme, è fondamentale che si allarghi la partecipazione. Nei prossimi giorni chiederemo alla direttrice del monumento di incontrarci per approfondire le questioni, siamo molto felici che la soprintendenza rilanci il progetto di pedonalizzazione". Difatti al momento è in corso la raccolta delle almeno 5 mila firme necessarie a presentare la proposta e chiedere all'Assemblea Capitolina di discuterla. Oltretutto anche Dario Nanni, consigliere comunale del Partito Democratico, si è detto d'accordo con quanto affermato da Legambiente Lazio, spiegando: "Sulle cause del cattivo stato di salute dell'Anfiteatro Flavio sembrano non esserci più dubbi: il traffico innanzitutto. Pullmann, autobus ed autovetture sottopongono il nostro monumento ad uno stress insopportabile che può decretarne la morte. Di fronte ad una situazione del genere cosa attende il sindaco, Gianni Allemanno, a pedonalizzare l'intera area? Non ci si può solo limitare ad annunciare l'avvio del restauro senza intervenire sul male principale che assale il grande malato. Di fronte a questo allarme ho chiesto la convocazione straordinaria della commissione cultura per prendere in considerazione misure urgenti e non più procrastinabili a tutela del Colosseo". Ed ha concluso dichiarando: "Di fronte ad un tale pericolo consiglio al sindaco di prendere coraggio ed avviare la pedonalizzazione di tutta l'area che va da via dei Fori Imperiali al Colosseo ivi compresa via di San Gregorio. Sarebbe un segnale di civiltà e di rispetto soprattutto ad una eredità storica e culturale che abbiamo tutti il dovere di conservare al meglio per le generazioni future". In ogni caso adesso ulteriori esaminazioni serviranno a determinare i rischi ed a prevenirli. Nel frattempo anche la soprintendenza ha rilanciato la proposta di pedonalizzare i Fori Imperiali e l'area circostante l'Anfiteatro Flavio; Difatti, infine, Rossella Rea ha concluso evidenziando: "Se il contesto rimane immutato, si vanificano gli sforzi per restaurare e ripulire un gioiello che vale quattro miliardi d'indotto l'anno".


domenica 29 luglio 2012

Registrati 6 casi di eroina infetta da antrace in Europa che hanno causato 2 morti; "massima allerta" per l'Italia.


Negli ultimi due mesi in tutta l'Europa sono stati registrati 6 casi di eroina contaminata da antrace, che hanno provocato 2 morti e che hanno fatto scattare l'allarme preventivo anche in Italia, dove il Dipartimento per le politiche Antidroga, (conosciuto anche con la sigla Dpa), ha attivato la "massima allerta". Inoltre su Internet la notizia ha scatenato allarmi di vario tipo, ma lo stesso Dpa ha spiegato: "Non è stato registrato nessun caso in Italia, nessun pericolo di epidemia per la popolazione, tantomeno non si tratta di un caso legato al bioterrorismo, ma un'allerta sanitaria per pronto soccorso e laboratori per riconoscere eventuali contaminazioni e prevenire infezioni e morti tra i tossicodipendenti". In pratica l'antrace è una grave infezione causata da un batterio chiamato Bacillus anthracis, che da' origine a spore altamente resistenti. Oltretutto il Bacillus anthracis si trasmette per via aerogena, per contatto e per via gastrointestinale; fortunatamente non si trasmette da persona a persona, tranne nei casi in cui avviene un contatto con delle lesioni sulla pelle. Comunque il Dipartimento per le politiche Antidroga ha dato l'allerta solo dopo aver ricevuto, a partire dal Giugno scorso, segnalazioni di 6 casi di antrace in Europa, che hanno, appunto, provocato 2 decessi tra i consumatori di eroina per via iniettiva. In sostanza gli anzicitati casi sono stati registrati in Germania, Danimarca, Francia e Scozia, mentre al momento in Italia non vi è nessun legame tra questi sei casi, né infezioni. Tuttavia al riguardo Giovanni Serpelloni, il capo del Dpa, ha spiegato: "Considerata la concreta possibilità che stiano circolando sul territorio europeo partite di eroina contaminate con Bacillus anthracis e vista la rapidità con cui le sostanze stupefacenti possono essere commercializzate e raggiungere l'Italia, il Sistema di Allerta ha attivato una allerta grado 3, (ovvero la massima allerta), tra le strutture competenti in materia di protezione della salute pubblica, tra i laboratori e tra le Forze dell'Ordine". Ed ha proseguito dichiarando: "Infatti è di estrema importanza che le strutture competenti prestino la massima attenzione ad eventuali infezioni da antrace, in particolar modo tra la popolazione dei consumatori di eroina ed attivino le adeguate misure preventive". Per di più il Dipartimento per le politiche Antidroga ha fatto sapere che in sede di produzione dell'eroina oppure quando viene "tagliata" con altre sostanze, si può verificare la contaminazione di agenti infettivi. In tal proposito Giovanni Serpelloni ha ricordato: "Tra il 2009 ed il 2010 si sono verificati decine di casi in Scozia, legati alla contaminazione di antrace dovute alla presenza di pelli di capre nel luogo dove veniva prodotta la droga". Inoltre Roberta Pacifici, tossicologa dell'Istituto Superiore della Sanità, ha evidenziato: "Le spore di antrace si possono trovare ovunque in natura, e se la sostanza viene custodita in luoghi dove vi è la presenza del bacillo dell'antrace, la contaminazione avviene molto facilmente". In ogni caso l'allerta del Dpa ha raggiunto, infine, anche i laboratori che svolgono  le analisi di sostanze stupefacenti, invitando il personale ad adottare le necessarie misure di cautela nella gestione dei loro campioni.


sabato 28 luglio 2012

Google punta sulla fibra ottica e lancia Google Fiber, un servizio da 1 Gbps che prevede anche un pacchetto Tv.


È stato chiamato Google Fiber e come si può intuire dal nome si tratta di un nuovo servizio di intrattenimento domestico targato Mountain View nel quale la novità è la presenza della fibra ottica, elemento che il colosso californiano sta offrendo ai cittadini americani, promettendo lo stato dell'arte della connettività su rete fissa; vale a dire una velocità di collegamento ad Internet pari ad 1 Gigabit al secondo. Inoltre questa capacità non servirà soltanto alla ricezione di programmi e show televisivi direttamente online, (dentro le proprie abitazioni, nelle aziende, nelle scuole, nelle biblioteche, negli ospedali ed anche all'interno degli enti pubblici), ma anche per accedere a servizi video ad alta definizione e di streaming. In pratica l'obiettivo del progetto Google Fiber è quello di dare vita ad una sorta di un'autostrada digitale libera dagli ostacoli dell'attuale tecnologia a banda larga, e quindi evitare i cosiddetti colli di bottiglia durante i vari download, rallentamenti ed instabilità delle connessioni, streaming poco fluido e tutti gli altri problemi che si manifestano con la suddetta tecnologia. In ogni caso i primi a sfruttare della fibra ottica offerta da Google, a partire dal prossimo autunno, saranno gli abitanti della Kansas City del Kansas, e della Kansas City del Missouri. E dunque ancora qualche mese ed il sogno dei cosiddetti "fiberhoods", ovvero i quartieri cittadini connessi alla Rete ad altissima velocità, prenderà vita. Oltretutto Google adesso è in attesa di altre richieste come quelle pervenute dai suddetti due centri, considerando che per dare luogo all'installazione della rete in fibra ottica saranno necessarie solo da 40 a 80 richieste per singolo quartiere. In tal proposito la società californiana ha già determinato i costi del servizio, fissando il prezzo di installazione 300 dollari ed il canone mensile per avere a disposizione il solo collegamento Internet superveloce a 70 dollari oppure 120 dollari mensili per usufruire anche dei contenuti televisivi in formato Full HD per mezzo del TV Box, vale a dire un apparecchio da collegare al televisore tramite porta HDMI, (acronimo che sta a significare High-Definition Multimedia Interface). Inoltre per coloro che sottoscriveranno adesso uno dei anzicitati due piani mensili, (con vincolo di due anni), Google offrirà uno sconto sulla quota fissa, mentre una seconda opzione prevede il versamento di 300 dollari, (pagabili anche a rate da 25 dollari mensili per 12 mesi), in cambio di sette anni di Internet gratuito con una velocità di 5 Mbps per quanto riguarda il download e di 1 Mbps per quanto riguarda invece l'upload ed in più il Network box. Mentre nell'offerta Tv è compreso l'accesso a tutti i canali del palinsesto tradizionale, ai quali si aggiungono migliaia di programmi on demand e molti contenuti premium. Come se non bastasse il nuovo tablet di casa Google, cioè il Nexus 7, fa parte del pacchetto in veste di telecomando touch screen per l'accesso ai vari servizi della Tv; in aggiunta è compreso anche uno spazio di memoria tramite il servizio Google Drive chiamato Storage Box da Terabyte sul quale poter registrare i propri programmi preferiti, memorizzare foto, musica e video accessibili da qualunque apparecchio. Comunque al momento per quel che riguarda il resto del mondo, quindi Italia compresa, questo servizio non sarà disponibile e prima che Google decida di renderlo tale di certo passerà un bel po' di tempo, (si parla di diversi diversi anni), sempre ammesso che decida di farlo, visto che attualmente non è stato previsto nulla.

Di seguito un video di introduzione del nuovo Google Fiber:



venerdì 27 luglio 2012

Realizzata la prima "medusa robot" con le cellule cardiache di un topo per studiare il cuore umano.


Dopo ASIMO, (il cosiddetto "robot ballerino"), Da Vinci, (il robot chirurgo), HyQ, (il primo robot a quattro zampe), i robottini simili ai lombrichi e FACE, (il primo "robot emotivo"), l'ultima creatura arrivata nel campo della robotica potrebbe essere definita, come in molti hanno già fatto, una "medusa artificiale" poiché ne riprende la forma un po' stilizzata e soprattutto i movimenti. Ma in realtà le somiglianze con una medusa finiscono qui. Infatti questo robottino biologico molto elementare soprannominato "Robojelly" è largo poco meno di un centimetro ed è stato formato da un polimero siliconico dalla consistenza elastica, modellandolo poi in una sottile membrana dotata di otto tentacoli, proprio come una medusa. In seguito su questa base è stato poggiato uno scheletro formato da proteine, su cui, infine, sono state fatte crescere delle cellule muscolari cardiache di un topo da laboratorio, considerate le più adatte allo scopo, facendole organizzare in una struttura simile ad un muscolo natatorio. La sua realizzazione si deve ad alcuni biofisici che studiano il meccanismo e le pulsazioni dei tessuti cardiaci, (ovvero come funziona il cuore degli esseri viventi e soprattutto dell'uomo), della prestigiosa Università di Harvard e del California Institute of Technology. Quest'ultimi, per realizzare il loro "Robojelly", hanno studiato per alcuni anni i fattori chiave della propulsione acquatica degli animali in natura, analizzando caratteristiche come l'organizzazione dei muscoli, la contrazione del corpo e l'influenza della fluidodinamica sui movimenti. Ed una volta raccolto un numero sufficiente di dati, hanno finalmente iniziato a realizzare questa sorta di medusoide. Comunque il risultato di questa ricerca è stato pubblicato sul sito della rivista Nature, assieme ad un video dimostrativo. In ogni caso una volta creato il medusoide, gli scienziati lo hanno immerso in un liquido conduttore ed hanno applicato delle leggere scariche elettriche di intensità variabile, riuscendo in questo modo a far nuotare la creatura con movimenti sincronizzati simili a quelli di una vera medusa. In pratica il movimento di Robojelly avviene per mezzo di contrazioni, (appunto come accade nelle meduse), effettuate in questo caso grazie ad un campo magnetico che stimola il suddetto fascio di cellule applicato sulla struttura di silicone. In sostanza gli 8 tentacoli robotizzati si piegano spingendo l'acqua e di conseguenza spostando l'intero corpo della cosiddetta "medusa artificiale". Successivamente la struttura in silicone, grazie alla sua elasticità, ritorna nella posizione iniziale fino a che le cellule non ricevono una nuova stimolazione. Al riguardo Kit Parker, il biofisico che ha guidato la ricerca, ha spiegato: "Morfologicamente e funzionalmente abbiamo costruito una medusa, ma geneticamente questa "cosa" è un topo". Ed ha proseguito dichiarando: "Abbiamo smontato un topo e lo abbiamo rimontato come una medusa". Per di più il team guidato da Kevin Kit Parker ricrea dei modelli artificiali per lo studio dei muscoli che permettono al cuore di contrarsi e di pompare sangue. Comunque sia l'idea è venuta allo stesso Kevin Kit Parker nel 2007, mentre era alla ricerca di nuovi modelli di studio, osservando alcune meduse nuotare in un acquario. Al riguardo lo stesso biologo ha spiegato: "Nel 2007 mi accorsi che probabilmente non avevamo ancora compreso i principi fondamentali di una pompa muscolare. Allora ho cominciato ad interessarmi agli organismi marini che pompano acqua. Quando ho visto una medusa nel New England Aquarium ho notato subito le somiglianze tra questa ed un cuore umano ed ho pensato: so che posso costruirle in laboratorio". Ed infatti così è stato. Tuttavia la mappatura delle cellule della medusa è stata ricreata utilizzando, appunto, le cellule del cuore di un topo. Inoltre gli esperti hanno spiegato: "La stimolazione elettrica avviene come un'onda che attraversa il muscolo; proprio come quando lasci cadere un sasso in uno stagno". Mentre Janna Nawroth, ricercatrice del California Institute of Technology ed autrice principale della ricerca, ha spiegato: "Il nostro scopo principale è quello di indirizzare le ricerche di ingegneria tissutale verso la creazione di strutture sintetiche utilizzabili nella cura di patologie umane"; sottolineando come, nonostante i notevoli progressi nell'ingegneria di strutture bioispirate, ancora troppo spesso si tenti soltanto di riprodurre quanto osservato in natura. Difatti la ricercatrice ha concluso affermando: "L'importante è invece concentrarsi sulle funzioni". Comunque adesso la prossima sfida in questo campo sarà quella di creare dei movimenti più complessi simili a quelli di un polpo e di progettare un sistema autosufficiente, in grado di percepire segnali interni e di mettersi in moto autonomamente in risposta ad essi, proprio come fa un cuore umano. Naturalmente se in seguito i ricercatori riuscissero anche a rendere questo sistema autosufficiente dal punto di vista energetico, potrebbe rappresentare la base per un nuovo tipo di pacemaker, costruito con degli elementi biologici.

Di seguito il video dimostrativo pubblicato sulla rivista Nature:




giovedì 26 luglio 2012

Dimostrato che l'uso di ecstasy anche a basso dosaggio causa danni alla memoria.


Secondo un recente studio, effettuato da alcuni ricercatori dell'Università di Colonia con lo scopo di valutare l'effettivo rischio che corre chi assume dell'ecstasy pubblicato sulla rivista Addiction, basterebbero anche solo, (si fa per dire), 10 pasticche all'anno, (equivalenti a meno di una al mese), per causare danni alla propria memoria equivalenti a quelli considerati come indicatori della prima fase di demenza. Inoltre sin dalla sua prima comparsa, nel lontano 1912, l'ecstasy è stata al centro di numerosi dibattiti scientifici che ne hanno discusso l'effettiva pericolosità; difatti c'è stato chi ha previsto un popolo di giovani "zombie decerebrati" e chi invece, come David Nutt, (capo consulente del settore droga del governo britannico), ha perso il proprio incarico per avere sostenuto che: "Assumere dell'ecstasy è pericoloso quanto andare a cavallo". E dunque riguardo l'MDMA, (acronimo di MetilenDiossiMetaAnfetamina, vale a dire il principio attivo dell'ecstasy), i pareri sono da molto tempo discordanti ed il recente studio tedesco ha provato ad evidenziare i danni più evidenti ed inequivocabili. Oltretutto anche alcuni studi precedenti erano stati incentrati sulla perdita di memoria causata dal consumo di questa droga, ma i risultati erano stati parzialmente compromessi dal fatto che i ricercatori non sapevano se i volontari avessero già sofferto in precedenza di problemi di memoria. Quindi per aggirare questo ostacolo gli esperti dell'Università di Colonia hanno reclutato 149 giovani che avevano già provato la droga artificiale e che si prevedeva avrebbero continuato ad assumerla in futuro. In sostanza su quest'ultimi sono stati effettuati test sulla memoria, sull'apprendimento, sulla velocità di elaborazione del pensiero e sull'attenzione sia all'inizio dell'esperimento sia alla sua conclusione, ovvero un anno dopo. I risultati sono stati che al termine di questo anno di sperimentazione i 23 giovani diventati consumatori abituali di ecstasy con un'assunzione di pasticche variabile da 10 a 62, hanno mostrato chiari segni di deterioramento della memoria episodica, vale a dire un tipo di memoria a lungo termine che è legato a tutti gli avvenimenti della vita dell'individuo e che assicura l'identità e la continuità del , racchiudendo la propria storia personale. Per di più questo deficit della memoria episodica, che, appunto, è considerato un chiaro sintomo delle prime fasi di demenza, è stato riscontrato anche in coloro che avevano preso meno di una pasticca al mese. Al riguardo Daniel Wagner, a capo della suddetta ricerca, ha spiegato: "Misurando le funzioni cognitive delle persone che non avevano una lunga storia di uso di ecstasy ed identificando un anno dopo coloro che ne erano diventati consumatori abituali anche a basso dosaggio e rimisurando le loro prestazioni attraverso test specifici siamo stati in grado di isolare gli effetti dello stupefacente sulle capacità mentali dei volontari. I dati che abbiamo ottenuto sollevano una certa preoccupazione anche sull'uso limitato nella quantità e del tempo dell'MDMA". In ogni caso di fronte a tali risultati dello studio tedesco c'è stato anche chi, come Valerie Curran, (docente di psicofarmacologia dell'University College di Londra), ha, infine, dichiarato che: "Il pensiero attualmente più comune sull'uso dell'ecstasy è che durante il periodo di utilizzo dello stupefacente possono manifestarsi difficoltà di memoria di grado piuttosto leggero e con uno scarso impatto sulla vita reale, che terminano nel momento in cui si smette di farne uso".


mercoledì 25 luglio 2012

YouTube decide di ridurre gli pseudonimi invitando gli utenti all'uso del proprio nome reale; ma non è il solo.



Recentemente YouTube, il più famoso sito di video sharing al mondo, ha deciso di apportare qualche modifica per quanto riguarda l'anonimato dei propri utenti. In pratica d'ora in poi se un utente lascerà un commento ad un video oppure caricherà un filmato vedrà apparire in una finestra pop-up la richiesta di adoperare il suo nome reale invece del nickname ed anche di collegare il proprio profilo nel Social Network Google+. Ovviamente gli iscritti sono liberi di scegliere se accettare l'invito, oppure di non tenerne conto; però in questo caso dovranno specificare il motivo per cui vogliono rinunciare a impiegare la loro vera identità, scegliendo tra le sei opzioni messe a disposizione. Comunque non è la prima volta che in casa Google viene presa una simile decisione; difatti non molto tempo fa su Google+ era stata avviata una campagna per convincere le persone a non usare gli pseudonimi. Che, secondo alcuni, sono scelti da una minoranza di iscritti, (che vengono chiamati "troll"), capaci di ostacolare le discussioni, ed in altri casi facilitano discorsi dell'odio. Dunque in questo modo la partecipazione del pubblico all'interno della Rete sta cambiando le vecchie abitudini poiché un tempo era diffuso il motto: "Su Internet nessuno sa che potresti essere un cane", il quale stava a significare che dietro ad un nickname poteva esserci chiunque. Però con la diffusione reti sociali sta avvenendo un rapido passaggio alle identità autentiche. Ad esempio, poco dopo il terremoto del Tōhoku, (Giappone), dello scorso anno, Facebook, (il famoso Social Network in Blu), diffuse nelle sue pagine degli annunci di pubblica utilità, come gli orari dei treni operativi durante l'emergenza, e contribuì a distribuire informazioni per i soccorsi sul campo. Grazie a ciò nell'ultimo anno gli iscritti nipponici a Facebook sono aumentati del 51% e, secondo le stime Emarketer, entro la fine del 2012 raggiungeranno circa il 12% della popolazione locale. Inoltre in molti hanno rinunciato al tradizionale anonimato quando sono entrati a far parte del suddetto Social Network; anche se la consuetudine prevalente nelle reti sociali in Giappone, come ad esempio su Mixi, era invece quella di adoperare un nickname. Mentre attualmente altri utenti si trovano di fronte ad un bivio. In ogni caso anche Dick Costolo, l'attuale amministratore delegato di Twitter, (il famoso Social Network dai 140 caratteri), di rencente ha annunciato che sono allo studio alcuni meccanismi per ridurre i cosiddetti "commenti-spazzatura", (o Spam), messi in circolazione da utenze nascoste dietro a nomi inventati. Tuttavia se queste misure di contrasto non risulteranno efficienti, potrebbe esserci il rischio di limitare allo stesso tempo anche la circolazione delle informazioni. Per di più, secondo il quotidiano economico Financial Times, le battaglie legali nei tribunali inglesi iniziate dopo la pubblicazione di notizie diffamatorie su Twitter non sono poche. Oltretutto alcune recenti iniziative legislative stanno provando ad arginare i discorsi dell'odio che, a loro dire, trovano terreno fertile nell'anonimato. Ad esempio, una recente proposta di provvedimento presentata nello Stato di New York ha come scopo quello di combattere il bullismo online, detto più comunemente cyberbullismo. Quest'ultima chiede una drastica riduzione di coloro che mascherano la loro vera identità sul web; in sostanza impone ai gestori di siti web di rimuovere, su eventuale richiesta, i commenti anonimi nel caso in cui non vengono associati a nomi reali, indirizzi Internet ed anche al numero civico dell'abitazione di residenza. Ma ciononostante gli pseudonimi restano una quota abbastanza elevata nei commenti. Al riguardo Disqus, una piattaforma che abilita gli interventi su blog e siti online, ha rilevato che il 61% delle opinioni valutate in modo positivo, (ad esempio, con i voti "mi piace"), sono espresse da persone che usano un nickname. Mentre il 34% viene pubblicato da utenti anonimi ed, infine, solo il 4% è associato con identità collegate ai vari Social Network, come nel caso dei profili di Facebook.


martedì 24 luglio 2012

Arriva Vyclone, una nuova applicazione con cui il montaggio dei video diventa "social".


Solitamente ai giorni d'oggi quando si torna a casa da un concerto il ricordo più prezioso che rimane è il filmato di un brano ripreso con lo smartphone. Un video unico perché riproduce il punto di vista di chi lo ha fatto ed allo stesso tempo limitato poiché non riuscirà mai a dare la giusta dimensione dell'evento. Tuttavia a dire il vero un modo per raccontare uno concerto come farebbe una regia televisiva ci sarebbe, vale a dire selezionare i singoli filmati amatoriali dello spettacolo, (effettuati dai propri amici oppure caricati su YouTube), e metterli insieme per ricavarne un solo videoclip. Il che richiederebbe parecchio lavoro che costerebbe tempo e fatica. Tuttavia adesso c'è una novità; infatti il tutto potrà essere effettuato rapidamente attraverso l'utilizzo di un'apposita applicazione. Quest'ultima è stata chiamata Vyclone ed è gratuita per chi possiede un'iPhone oppure un'iPod Touch, disponibile da qualche giorno sull'iTunes store, e rappresenta la nuova frontiera per quello che è stato denominato come Social Filmmaking. In pratica a lavorarci su da almeno due anni è Joe Sumner, cantante e bassista dei Fiction Plane, nonché figlio del cantautore Sting, grazie ai circa 2,7 milioni di dollari di finanziamento da parte della Live Nation, della DreamWorks e di altri nomi noti che vanno da Guy Oseary, l'attuale manager della cantante Madonna, fino ad arrivare all'attore Ashton Kutcher. In sostanza Vyclone sfrutta il sistema GPS dell'iPhone oppure dell'iPod Touch per unire automaticamente i filmati degli utenti che effettuano riprese nello stesso luogo e nello stesso momento. Il risultato di ciò sarà un montaggio in cui le inquadrature appartenenti ai diversi utenti si susseguono in modo sensato, con tanto di audio sincronizzato. Inoltre esiste anche la possibilità di modificare il tutto attraverso la funzione "remix", sostituendo i propri gusti alle scelte effettuate in modo automatico dall'algoritmo dell'appligazione. In ogni caso quando il video sarà pronto, verrà condiviso con i propri contatti su Vyclone e/o con i propri amici su Facebook, (il famoso Social Network in Blu). Ovviamente è sottinteso che l'utilizzo di Vyclone non si limita al racconto dei mega-concerti. Difatti, come recita lo slogan con cui l'applicazione è presentata online, "Registra la vita da tutte le angolazioni"; ed ad esempio potrà essere utilizzata per riprendere una partita di ping-pong, una performance di beatbox improvvisata, una gara di motocross, una festa con i propri amici, fino ad arrivare ai grandi eventi sportivi. Senza contare il fatto che questi video collaborativi potrebbero stravolgere il racconto delle future rivolte, proteste e manifestazioni. Infatti i dettagli che mancheranno ad un singolo filmato saranno forniti da altri video girati nello stesso luogo. Per di più il cosiddetto citizen journalism compirà un altro passo fondamentale, vale a dire realizzare dei servizi giornalistici grazie ad un semplice tocco sul display, battendo sul tempo qualsiasi troupe televisiva. Comunque il presente di questa applicazione è ancora incerto e dunque almeno per il momento i vari registi e cameraman possono dormire sonni tranquilli. Infatti per far sì che l'idea di Joe Sumner prenda il decollo ci sarà bisogno di un buon numero di iscritti. Ed al momento gli utenti sono ben pochi; per esempio, in Italia attualmente si contano poche decine di filmati prodotti. E dunque per adesso Vyclone rappresenta un utile strumento per chi già si conosce, scarica l'applicazione sul momento e registra la stessa scena; magari concordando precedentemente le posizioni da cui effettuare le riprese per avere un risultato ottimale. Infatti non sempre l'algoritmo di questa applicazione effettua un buon lavoro. Basta andare a dare un'occhiata ai video prodotti finora dagli utenti, per vedere che alcuni risultano piuttosto confusi. Nonostante tutto esistono alcune importanti aziende che si sono già fatte avanti. Ad esempio, la Nissan ha utilizzato Vyclone per documentare il primo giro di corsa di una sua futuristica vettura, ovvero la DeltaWing. In pratica durante questo primo giro a Le Mans, in Francia, 30 spettatori hanno seguito il percorso della suddetta auto attraverso dei dispositivi sui quali avevano scaricato l'applicazione ideata da Joe Sumner. Sedici di loro, che sono stati posizionati su otto diversi punti di una pista lunga 13 km, sono stati selezionati per produrre un video di circa 2 minuti. Il risultato è stato soddisfacente e fa tremare le più grandi reti Pay Tv.

Di seguito il video realizzato dalla Nissan per la sua DaltaWing:



lunedì 23 luglio 2012

Secondo un recente studio basato sulla teoria del Big Rip, l'Universo finirà tra 16,7 miliardi di anni.


Dopo la smentita della famosa profezia Maya, secondo la quale il nostro pianeta sarebbe dovuto finire quest'anno, più precisamente il 21 Dicembre, un nuovo studio condotto da un team composto da cinque scienziati cinesi ha fatto sapere che la Terra avrà ancora davanti a sé un futuro molto lungo. Infatti grazie a questo studio, pubblicato sulla rivista Science China-Physics, Mechanics Astronomy, è stato stabilito che la fine dell'intero Universo dovrebbe avvenire tra 16,7 miliardi di anni. In pratica, secondo gli scienziati cinesi, la causa di tutto ciò sarà un sorta di grande strappo provocato dalla cosiddetta energia oscura, vale a dire quella forma di energia che tuttora rimane sconosciuta. Quest'ultima, (che secondo le varie teorie è stata anche il motore dell'accellerazione dell'espansione dell'Universo), farà in modo che l'intero Universo si espanda dando luogo a degli squarci che lo ridurranno letteralmente a brandelli. E dunque intere galassie, stelle, pianeti, esseri viventi ed atomi saranno dissolti in particelle elementari che saranno destinate ad allontanarsi senza scampo. Almeno questo è quanto previsto da quella teoria, elaborata già nel 2003, che prende il nome di "Big Rip", (che in italiano significa, appunto, "Grande Strappo"). In sostanza la ricerca è stata il frutto della collaborazione tra la China University of Science and Technology, l'Institute of Theoretical Physics Chinese Academy of Sciences, la Northeastern University e la Peking University ed ha avuto come oggetto di studio, appunto, la misteriosa energia oscura, che racchiude in sé circa il 70% di tutta l'energia presente nell'interno Universo. Difatti, secondo gli scienziati di Pechino, la vita del nostro Universo e di conseguenza anche quella della Terra dipendono strettamente dalle proprietà dinamiche di questa forma di energia tanto grande quanto sconosciuta. Tuttavia sebbene non sia mai stata osservata in modo diretto, pare esistono delle grandezze in grado di determinare alcune delle sue proprietà. In particolare sarebbe stata sviluppata una sua descrizione in termini del parametro w, vale a dire il rapporto tra pressione e densità dell'energia oscura. In pratica gli esperti hanno spiegato che se in futuro questo rapporto dovrebbe scendere sotto il valore di -1, avverrà quello che è stato definito come Grande Strappo, (conosciuto anche come Apocalisse Cosmica), durante il quale la repulsione gravitazionale dovuta all'energia oscura sarà così forte da disintegrare tutta la materia presente nell'Universo. E quindi, basansosi su tali considerazioni, gli scienziati di Pechino hanno anche calcolato i tempi della fine, secondo i quali avverrà, appunto, tra 16,7 miliardi di anni. Tuttavia gli scienziati hanno anche calcolato che 32,9 milioni di anni prima del Big Rip la Via Lattea si smembrerà; mentre due mesi prima di tale avvenimento il nostro pianeta sarà strappato via dalla sua orbita, lontano dal Sole e cinque giorni prima la stessa sorte toccherà anche alla Luna, e soltanto 16 minuti prima della morte dell'Universo, verranno dissolte. In ogni caso riguardo questa teoria il Premio Nobel per la chimica, Ilya Prigogine, prima della sua morte aveva spiegato che l'espansione dell'Universo ne avrebbe invece scongiurato la fine. Ed anche il più celebre astrofisico dei nostri tempi, Stephen Hawking, è dello stesso avviso; difatti ha ironizzato sulle teorie catastrofiche assicurando che: "L'Universo non smetterà di espandersi per miliardi di anni", aggiungendo anche una delle sue battute ironiche: "Non mi attendo di vivere abbastanza per vedermi accusato da qualcuno di aver sbagliato". Comunque sia nel momento in cui dovesse giungere la fine, nessuno di noi avrà la "fortuna" di assistervi e quindi non è il caso di allarmarsi.


domenica 22 luglio 2012

Arriva FACE, un robot in grado di riprodurre le espressioni facciali studiato per la cura dell'autismo.


Dopo ASIMO, (il cosiddetto "robot ballerino"), Da Vinci, (il robot chirurgo), HyQ, (il primo robot quadrupede), ed i mini-robot simili ai lombrichi, di recente è stato messo a punto un robot in grado di riprodurre le espressioni umane. In pratica questo nuovo androide capace, appunto, di imitare l'uomo riproducendone le movenze del viso ed interagendo con esso è stato realizzato grazie al lavoro del FaceTeam, vale a dire il gruppo di ricerca del Centro E. Piaggio dell'Università di Pisa. Inoltre si tratta di un'automa donna che è stata chiamato FACE, (acronimo che sta a significare Facial Automaton for Conveying Emotions), ed è basato su HEFES, (acronimo di Hybrid Engine for Facial Expressions Synthesis), ovvero un motore di animazione facciale in grado di riprodurre movimenti, mimica del volto e smorfie che comunicano i 6 diversi stati d'animo dell'uomo quali rabbia, disgusto, paura, tristezza, felicità e sorpresa; in altre parole consiste in un programma matematico capace di creare una sorta di "spazio emozionale", che una persona può utilizzare per scegliere un'espressione. Successivamente l'algoritmo si mette all'opera per creare una precisa espressione oppure per passare da un'emozione all'altra. Oltretutto FACE fa parte di una complessa piattaforma di osservazione, (denominata con la sigla HIPOP), in grado di raccogliere informazioni riguardanti i dati fisiologici, psicologici e comportamentali acquisite da differenti sensori. Per di più durante la ricerca, pubblicata sul settimanale New Scientist, il suddetto team coordinato dal professor Danilo De Rossi, assieme a Daniele Mazzei, Nicole Lazzeri e Abolfazl Zaraki, ha provato a fare in modo che FACE fosse capace di "esprimere" emozioni attraverso le espressioni del volto utilizzando 32 motori collegati tra di loro mediante alcuni tendini artificiali composti da metallo e kevlar e posizionati all'interno del volto, (realizzato con una schiuma di silicone le cui proprietà risultano simili sia al tatto che nel movimento a quelle della pelle umana), in punti ben definiti grazie allo studio dell'anatomia facciale umana; inoltre il suddetto robot possiede un teschio realizzato mediante una stampa di una TAC tridimensionale di un altro cranio ed è stato dotato complessivamente di 62 muscoli artificiali. Quest'ultimi muovono il volto dell'automa in modo simile a quello umano simulando la presenza di 14 muscoli per il movimento del collo e 48 per il movimento del volto. Oltretutto FACE è stato dotato di 2 videocamere posizionate nei bulbi oculari, una per l'identificazione delle persone e l'altra per l'interpretazione delle espressioni facciali dei suoi interlocutori.  Al riguardo Daniele Mazzei, ingegnere biomedico e ricercatore all'Università di Pisa, ha spiegato: "Le espressioni sono generate grazie ad un particolare algoritmo da noi sviluppato chiamato HFES, (che permette di scegliere una combinazione di espressioni base, ad esempio una via di mezzo fra felicità e stupore)". Ed ha proseguito dichiarando: "Oggi i robot sono in grado di veicolare emozioni o per lo meno di tentare di farlo. L'obiettivo del FaceTeam è quello di studiare come noi esseri umani ci relazioniamo con queste entità sintetiche. Per questo motivo non ci limitiamo a mostrare "facce" alle persone, ma analizziamo anche il comportamento di chi si relaziona con il robot, e ne studiamo le reazioni". Comunque come sua prima applicazione pratica, FACE è stato utilizzato in collaborazione con la Fondazione Stella Maris per aiutare i bambini affetti da autismo, (conosciuta anche con il nome di Sindrome di Kanner), i quali nel corso di un esperimento dovevano interpretare le espressioni facciali del robot sotto la guida di un terapista. In tal proposito Daniele Mazzei ha spiegato: "Il progetto FACE nasce nel 2008 con lo scopo di sviluppare approcci terapeutici ed, appunto, per la cura dell'autismo. I primi volti umanoidi sono stati costruiti in collaborazione con l'Accademia di belle Arti di Carrara". Ed ha proseguito dichiarando: "Durante le prime sperimentazioni i bambini sono invitati a riconoscere le emozioni espresse dal volto della loro interlocutrice robotica, per poi imitarle". Ed ha, infine, concluso aggiungendo: "Il robot è molto funzionale a questo tipo di terapia perché permette di riprodurre in modo ripetitivo e stereotipato espressioni facciali senza rompere il connubio che c'è fra terapista e bambino, cosa che un attore non può fare. Data la natura artificiale del sistema, la comunicazione risulta nettamente semplificata e ridotta rispetto a quella umana ed il soggetto affetto da autismo può concentrarsi su un numero limitato e facilmente riproducibile di espressioni emotive".


sabato 21 luglio 2012

Marco Calzolari sostiene che il 54,5% dei follower di Beppe Grillo sono falsi e subito scoppia la "guerra".


In questi giorni è in atto una sorta di "guerra" che vede come protagonisti Marco Camisani Calzolari, docente della Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM, l'ex-comico Beppe Grillo ed in modo indiretto anche Twitter, (il famoso Social Network dai 140 caratteri). In pratica tutto è iniziato quando Giovedì scorso una ricerca ha messo in dubbio l'esistenza "reale" del 54% dei follower dell'ex-comico. Infatti nella suddetta ricerca è stato spiegato come oltre la metà delle persone che leggono i tweet di Beppe Grillo non sarebbero esseri umani ma Bot, vale a dire dei programmi in grado di effettuare operazioni in automatico sul web spacciandosi per persone reali. In sostanza a far emergere questo dato è stato un recente studio condotto, appunto, da Marco Camisani Calzolari, il quale ha pubblicato sul proprio sito i primi risultati di una mappatura dei follower di partiti e leader politici. Nel sito è stato spiegato che: «Sui circa 600.000 fan del leader del MoVimento 5 Stelle, quelli ritenuti quasi certamente falsi sono 327.373, ovvero il 54,5%. Mentre i follower sicuramente reali sono solo 164.751, cioè il 27,4% del totale. Il resto è composto da un 6,3% di account protetti, (dei quali non è possibile controllare le interazioni), e da un 11,6% di incerti. Il tutto secondo l'algoritmo descritto nella ricerca». Dunque, una volta letto lo studio, Beppe Grillo ha reagito con un'apparente noncuranza, dietro la quale si celava un'indubbia irritazione, scrivendo sul proprio profilo Facebook, (il famoso Social Network in Blu): «Certe accuse lasciano il tempo che trovano»; e rimandando ad un articolo del sito Linkiesta.it, firmato dall'epistemologo Paolo Bottazzini, che mette in discussione la ricerca del docente dalle fondamenta. Difatti su questo articolo è stato spiegato: «La questione che suscita perplessità nell'operazione di Marco Camisani Calzolari è la pretesa di etichettarla come ricerca scientifica. Il punto è che lo studio non ha motivato i criteri usati per distinguere un umano da un Bot». Ovviamente in un'intervista del Corriere della Sera, il docente della IULM ha respinto le accuse spiegando: "I parametri usati sono molti più di quelli indicati da Paolo Bottazzini. Non solo: abbiamo confrontato comportamenti presumibilmente associabili a Bot ed altri associabili ad persone reali, "pesando" ognuno di essi. Ma soprattutto, anche rendendo più stringenti i criteri, i risultati non cambierebbero di molto". Ed ha proseguito dichiarando: "I politici, ancor più delle aziende, hanno bisogno di usare numeri per mostrare la loro forza in termini di consenso politico: chi sbandiera consenso, attrae consenso". Ed, infine, ha concluso affermando: "La mia ricerca non ha a che fare con una valutazione politica. Anche se capisco perché possa aver scatenato simili reazioni in un politico come Beppe Grillo". Tuttavia questo è quanto succedeva Giovedì scorso, mentre per tutta la giornata di ieri ha avuto luogo un lungo botta e risposta direttamente tra i due, nel quale Beppe Grillo accusava il professore di essere al comando di Silvio Berlusconi in quanto autore del sito Forzasilvio.it e di manipolare le informazioni per gettare fango sui "grillini". Subito dopo in un altro post pubblicato sul blog dell'ex-comico è stato scritto: «Questa è la macchina del fango», mentre su Twitter è partita la minaccia di querela. Comunque dal suo canto Marco Camisani Calzolari si è difeso spiegando: "A Berlusconi ho solo venduto la piattaforma e la mia ricerca è seria". Il tutto sembrava essersi concluso qui. Tuttavia quest'oggi il docente sul suo account Twitter ha affermato di essere stato minacciato dai seguaci dell'ex-comico genovese e persino di temere per l'incolumità dei propri figli. Subito dopo ha scritto: «Mi sto rivolgendo alle autorità, temo che vogliano pubblicare anche il mio indirizzo di casa. Non sono un politico e non ho le spalle abbastanza grosse». Difatti, secondo quanto fatto notare da Marco Camisani Calzolari, sul web starebbero circolando i suoi recapiti pubblicati sul sito Italian Insane Information, nel quale i visitatori sono, oltretutto, invitati ad effettuare un'operazione di mailbombing ai danni del professore, ovvero in parole semplici viene chiesto di intasargli le caselle di posta, FacebookTwitter e Google+ con dei messaggi di disturbo. Il tutto sostenuto dalle parole: "Beppe chiama, la rete risponde. Al mio segnale scatenate l'inferno contro il re delle bufale e servo del PdL". E quindi a quanto pare la pace non è ancora tornata tra i follower di Beppe Grillo, veri o falsi che siano, ed il docente Marco Camisani Calzolari ed i suoi sostenitori.


venerdì 20 luglio 2012

Eseguito il primo trapianto al mondo di cellule staminali per "ricostruire" il fegato colpito da cirrosi epatica.


Di recente le cellule staminali prelevate da alcuni feti abortiti terapeuticamente sono state utilizzate per ricostruire il fegato di un paziente devastato dalla cirrosi epatica. In pratica si è trattato del primo trapianto al mondo di questo tipo che è stato eseguito presso il Policlinico Umberto I di Roma in occasione di un protocollo di ricerca che comprende 20 pazienti, tutti nello stadio avanzato della suddetta malattia. In sostanza le cellule prelevate dal feto, abortito a causa di una malformazione, sono state inoculate in un uomo di 72 anni il quale si trovava ad uno stadio molto avanzato della cirrosi epatica. Inoltre questa ricerca è stata sostenuta da finanziamenti del Ministero dell'Istruzionedell'Università e della Ricerca, (conosciuto anche con l'acronimo MUIR), dal Consorzio Interuniversitario dei Trapianti d'Organo e dall'Agenzia Regionale del Lazio per i trapianti e le patologie connesse. Comunque l'intervento in questione è stato eseguito circa una settimana fa grazie al coordinamento di Domenico Alvaro, Eugenio Gaudio, Pasquale Berloco e Marianna Nuti. Oltretutto, come già anticipato, le cellule staminali utilizzate, ovvero quelle che servono a rigenerare il fegato che corrispondono in tutto a circa 50 milioni, sono state isolate dal fegato del suddetto feto, dal peso di 10-15 grammi. Al riguardo Domenico Alvaro ha spiegato: "Si tratta di cellule staminali pluripotenti"; vale a dire cellule staminali in grado di maturare dando origine a delle cellule adulte di tipo molto diverso. Ed ha poi proseguito dichiarando: "Le cellule di questo tipo non danno alcun rischio di rigetto e non richiedono perciò che i pazienti debbano seguire cure immuno soppressive, cioè volte a ridurre le difese immunitarie perché queste non attacchino le nuove cellule". Per di più il risultato di questa ricerca è stato il punto di arrivo di cinque anni di studi condotti dal gruppo di Domenico Alvaro ed Eugenio Gaudio, della facoltà di Medicina e Farmacia dell'Università La Sapienza di Roma, in collaborazione con un gruppo statunitense coordinato da Lola Reid, della North Carolina University. In ogni caso il prelievo delle cellule fetali ha richiesto circa sei ore e le cellule non hanno subìto alcuna manipolazione. Dunque successivamente sono state trasferite nel fegato del suddetto paziente attraverso un'iniezione eseguita nell'arteria epatica. In tal proposito sempre Domenico Alvaro ha spiegato: "L'obiettivo è quello di ripopolare in questo modo il fegato del paziente, in modo da ottenere aree di fegato funzionanti, che dovrebbero essere in grado di sostenere il fegato malato". E difatti adesso il paziente è stato dimesso senza complicazioni, anche se saranno necessari circa due mesi perché le cellule staminali completino il loro lavoro. Quindi se la risposta sarà positiva, questa nuova tecnica permetterà alle persone affette da cirrosi epatica allo stadio avanzato, alle quali restano solamente pochi mesi di vita, di aspettare il trapianto di fegato. Al riguardo Domenico Avaro ha, infine, concluso affermando: "Sostenere pazienti in lista d'attesa per il trapianto è il nostro primo obiettivo ed in futuro la stessa tecnica potrebbe essere utilizzata nei pazienti affetti da epatite fulminante ed anche nei bambini colpiti da malattie metaboliche".


giovedì 19 luglio 2012

Il nuovo sistema operativo Windows 8 sarà ufficialmente reso disponibile a partire dal 26 Ottobre.


Della sua realizzazione se n'era parlato più o meno un anno fa e la sua uscita era stata prevista entro l'autunno del 2012, più precisamente per il mese di Ottobre. Adesso, dopo diverse versioni di anteprima, è stato reso ufficiale: il nuovo e tanto atteso sistema operativo Windows 8 sarà messo in vendita a partire da Venerdì 26 Ottobre 2012. In pratica si tratta del primo sistema operativo che la Microsoft ha pensato ed ottimizzato anche per i dispositivi touch come i tablet. E dunque da quel giorno chiunque lo desideri potrà effettuare l'aggiornamento al nuovo Windows 8 pagandolo e scaricandolo direttamente dal sito della Microsoft. Inoltre sempre dal 26 Ottobre l'azienda permetterà alle compagnie produttrici di mettere in commercio dei computer già equipaggiati con il nuovo sistema operativo. In ogni caso il 2 Luglio scorso l'azienda ha annunciato che l'upgrade alla versione pro potrà essere effettuato da tutti coloro che possiedono Windows XP, Windows Vista oppure Windows 7 al costo di 39,99 dollari fino al 31 Gennanio 2013; tuttavia per coloro che hanno acquistato un Pc con sistema operativo Windows 7 dal 2 Giugno in poi, l'aggiornamento al nuovo sistema operativo sarà disponibile a soli 15 dollari. Comunque in entrambi i casi si tratta di cifre molto più basse, ovvero quelle a cui gli utenti Microsoft sono abituati, e rappresentano il sintomo dell'importanza che l'azienda attualmente guidata da Steve Ballmer da' a quest'innovazione. Infatti quella di Windows 8 è la quinta rivoluzione perché la Microsoft ha ripetutamente modificato il concetto di desktop Pc sin dai tempi dell'MS-DOS e di Windows 3.1. Ma comunque i cambi di modello non si fermarono lì; infatti con Windows 95 le "finestre" divennero l'unico modo in cui gli utenti su larga scala si interfacciano con un sistema operativo; la grandezza di Windows XP non è nemmeno in discussione, visto che ad 11 anni dalla sua introduzione è ancora il sistema leader sul mercato, così stabile ed efficiente; mentre Windows 7 sostituì il non molto degno Vista ed al momento è l'unico ad essere riuscito a contrastare il dominio del buon vecchio Windows XP, (difatti ad oggi si dividono il mercato desktop quasi alla pari, vale a dire rispettivamente 43% contro 41%). In ogni caso il nuovo Windows 8 promette di essere una vera innovazione per differenti motivi. Il primo, come già anticipato, riguarda il fatto che questo sistema operativo è il primo che non mette in primo piano l'utenza classica dei sistemi Windows, che siano desktop Pc oppure Pc portatili, (detti anche laptop). Il secondo riguarda il fatto che il touch screen ha preso definitivamente il sopravvento nei prodotti Microsoft; infatti sulla stessa linea dell'evoluzione dei sistemi operativi per smartphone, (cioè Windows Phone 7.5, detto anche "Mango", ed il prossimo Windows Phone 8, detto anche "Apollo"), anche sui tablet sarà possibile utilizzare senza compromessi al ribasso tutta la potenza di questo nuovo sistema operativo Windows. Il terzo motivo ha preso spunto dall'insegnamento Apple: "la forma è sostanza"; e qundi questa rivoluzione sarà anche grafica. In sostanza il caro il menù "Start" verrà sostituito da uno stile di interfaccia che alla Microsoft hanno chiamato "Metro" e che in parole povere si tratta di una schermata iniziale con alcuni bottoni giganti, che anche durante lo svolgimento di altre attività rimarrà accessibile attraverso l'angolo in basso a sinistra dello schermo, con un clic sul pulsante Start nella barra Charms, oppure attraverso la pressione del tasto Windows sulla tastiera. E dunque anche il classico desktop sarà un sottolivello, quindi non più il principale; comunque l'utente potrà passare al desktop tradizionale facendo click sulla voce Desktop oppure su una voce relativa ad una qualsiasi applicazione di tipo desktop, come Esplora risorse. Ed, infine, anche la Microsoft ha deciso di ricorrere al modello dei negozi di applicazioni con il suo Windows Store, il quale risulta ancora un po' vuoto e piccolino. Anche se l'azienda è convinta che entro il 26 Ottobre le grandi applicazioni che hanno fatto il successo dei modelli iPhone ci saranno tutte. Comunque in molti sostengono che se la Apple ha dominato finora il mercato dei tablet con il suo iPad è stato perché ha coniugato al meglio l'usabilità con lo stile e con il marchio. Tuttavia l'iPad per un'utenza business ha ancora molti limiti; e per questo motivo la Microsoft ha promesso di realizzare un dispositivo tablet equipaggiato con lo stesso sistema operativo dei computer fissi, con la possibilità di portarsi sempre dietro i propri dati. In ogni caso in molti sono convinti che sarà un grande successo. Comunque sia, anche se si scoprisse che Windows 8 funziona malissimo, l'unica cosa certa è che non si tornerà indietro.


mercoledì 18 luglio 2012

Un recente studio ha confermato che l'inattività fisica nuoce alla salute proprio come il fumo delle sigarette.


Un recente studio, pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet e ripreso anche dal sito della BBC News, ha fatto sapere che svolgere poca attività fisica fa male alla salute tanto quanto fumare delle sigarette. Studio durante il quale è emerso un dato importante ed allo stesso tempo allarmante, vale a dire che ogni anno 5,3 milioni di persone in tutto il mondo morirebbero proprio a causa dell'inattività fisica. In pratica i dati pubblicati su The Lancet sono stati raccolti da un gruppo internazionale composto da 33 ricercatori, provenienti da diversi Paesi del mondo, in occasione del numero della rivista scientifica dedicato allo sport e alle ormai prossime Olimpiadi 2012 che avranno luogo a Londra dal 27 Luglio al 12 Agosto; infatti è stato dimostrato che in quest'occasione mentre il mondo sta seduto sul divano a guardare gli atleti sfidarsi nelle varie gare, si dimentica di svolgere anche il minimo indispensabile di attività fisica quotidiana. Che, secondo quanto sostenuto dai ricercatori, sarebbe equivalente a circa 30 minuti di passeggiata moderata almeno 5 giorni a settimana, magari anche solo per fare la spesa, svolgere i lavori di casa, quelli di giardinaggio, oppure a circa 20 minuti di sport almeno 3 volte a settimana, (sport come corsa, nuoto, ciclismo, ma anche semplicemente fare le scale). Tuttavia, secondo lo studio, un terzo della popolazione mondiale non raggiungerebbe nemmeno questa soglia base di movimento, mettendo a duro rischio la sua stessa vita. Al riguardo i ricercatori hanno spiegato: "Si tratta di un male pandemico che in quanto tale andrebbe curato con interventi governativi, soprattutto nei Paesi occidentali più industrializzati, dove la soglia di attività fisica è più bassa che altrove". Inoltre sono stati registrati preoccupanti tassi di sedentarietà tra i giovanissimi; infatti nella fascia di età tra i 13 ed i 15 anni è stato rilevato che 4 ragazzi su 5 non si muovono abbastanza. Ma oltre ai giovani, anche con il passare del tempo il numero di minuti quotidiani dedicati a una passeggiata, o ad un po' di sport tende a scemare. Per di più sarebbero soprattutto le donne ad scegliere stili di vita sedentari con l'avanzare dell'età. Il che è andato ad incrementare i preoccupanti numeri di morti per inattività fisica, difatti nel 2008, su un totale di 57 milioni di morti in tutto il mondo per diverse malattie, i deceduti per inattività fisica sono stati, appunto, 5,3 milioni. Equivalenti ad uno su dieci, nella stessa misura dei decessi causati da patologie come diabete, cancro ai polmoni e malattie cardiache. Ed anche pari ai decessi causati da altre cattive abitudini mortali come le sigarette, oppure all'obesità dovuta a uno stile alimentare insano. Comunque, infine, il suddetto studio ha anche provato a fare un'ipotesi sulla soluzione al problema vale a dire: "Se il livello di inattività fisica calasse almeno del 10%ogni anno mezzo si potrebbero salvare circa un milione di vite umane".


martedì 17 luglio 2012

Jon Lord, fondatore ed ex-membro dei Deep Purple, muore all'età di 71 anni a causa di un'embolia polmonare.


Nella notte di ieri, 16 Luglio 2012Jon Lord, il compositore britannico tra i tastieristi più famosi della scena del rock, co-fondatore e membro dei Deep Purple, (la famosa band hard & heavy britannica nata nel 1968), si è spento all'età di 71 anni. La notizia è stata diffusa dal sito ufficiale del musicista, dove, con profonda tristezza, è stato spiegato che Jon Lord è deceduto alla London Clinic circondato dall'amore della sua famiglia, colpito da un'embolia polmonare, dopo aver affrontato una lunga e dura battaglia contro un tumore al pancreas, di cui soffriva da circa un anno, (per essere più precisi dal 9 Agosto dello scorso anno, quando attraverso il suo sito dichiarò ufficialmente di essere malato di cancro e di dover temporaneamente interrompere ogni sua performance per poter seguire i trattamenti e le cure della malattia). In pratica si tratta dell'ennesimo lutto di un 2012 terribile per il mondo della musica, che colpisce in particolar modo la grande comunità degli appassionati di hard rock ed heavy metal, per la quale Jon Lord resterà per sempre uno degli autori di Smoke on the Water, vale a dire il brano più famoso dei Deep Purple, sul cui giro di accordi hanno mosso i primi passi tantissimi musicisti dell'epoca. Tuttavia il contributo di Jon Lord va ben oltre l'aspetto puramente compositivo che domina su gran parte del repertorio della band britannica. Infatti a Jon Lord si deve anche la prima e più riuscita unione tra hard rock e venature classiche; tra chitarre elettriche, batterie e coloriture in chiave rock d'organo Hammond, di cui, oltretutto, Jon Lord era autentico maestro. Questo tipo di lavoro venne glorificato nel celebre album live Concerto for Group and Orchestra, presentato per la prima volta il 24 Settembre del 1969 alla Royal Albert Hall di Londra, che ha visto i Deep Purple sul palco assieme alla Royal Philharmonic Orchestra, diretta in quell'occasione dal maestro Malcolm Arnold. Inoltre quest'esperienza fu ripetuta anche nel 1999, ancora una volta nel celebre teatro londinese, due anni prima che Jon Lord lasciasse temporaneamente per problemi fisici i Deep Purple per poi tornare e salutarli definitivamente nel 2002 dopo un tour in Inghilterra, annunciando che avrebbe abbandonato per dedicarsi ad alcuni progetti personali, (specialmente musica d'orchestra), e che non voleva più suonare hard rock. In pratica Jon Douglas Lord, figlio di musicisti, nacque il 9 Giugno del 1941 a Leicester e sin da giovane prese lezioni di pianoforte e, forte di questo bagaglio, all'età di 19 anni decise di trasferirsi a Londra, ovvero in una Inghilterra sempre più affascinata dal blues e dal jazz, pronta a produrre una scena matura, da cui nel seguito del decennio sarebbero scaturite band come i Rolling Stones, i Cream, i Led Zeppelin; dove sarebbero diventati famosi artisti come Jimi Hendrix e sarebbero passati tutti i grandi del blues revival; e dove anche Jon Lord non faticò a ritagliarsi uno spazio in diverse band, accumulando esperienza e conoscenze. Successivamente nel 1968 conobbe il chitarrista Ritchie Blackmore dal cui incontro scaturì la scintilla creativa che avrebbe portato alla fondazione dei Deep Purple. Per di più la prima formazione della band contava anche sul cantante Rod Evans, sul bassista Nick Simper e sul batterista Ian Paice. L'album debutto della band fu Shades Of Deep Purple uscito nel 1968, e fu inizialmente orientato verso il genere pop ed ebbe un successo clamoroso negli Stati Uniti grazie al singolo Hush; tuttavia lo stesso successo non venne raggiunto in Gran Bretagna dove l'album fu praticamente ignorato. Comunque dopo il terzo omonimo album del 1969, Nick Simper e Rod Evans furono sostituiti dal cantante Ian Gillan e dal bassista Roger Glover, si formò così la formazione dei Deep Purple più amata dai fan. Ma anche la più ambiziosa e dedita a canzoni dalla struttura complessa e caratterizzata dalle influenze classiche di Jon Lord. Un suono che raggiunse l'apice, appunto, con il suddetto gran lavoro di Jon Lord per il concerto con la Royal Philarmonic Orchestra. Tuttavia all'epoca quell'impresa venne poco apprezzata dalla critica, il che consegnò la direzione artistica dei Deep Purple nelle mani di Ritchie Blackmoore. In questo modo la band si ritrovò proiettata verso un genere musicale esaltato dalle incredibili altezze della voce di Ian Gillan, ovvero una formula destinata al grande successo commerciale, a cominciare dall'album Fireball del 1971. Tuttavia i Deep Purple avrebbero dovuto registrarne il seguito al Casino di Montreux, in Svizzera, però un petardo fece scoppiare un incendio nel locale durante un concerto del gruppo di Frank Zappa, il che sconvolse i loro piani. In compenso questo avvenimento ispirò la nascita di Smoke on the Water, appunto, il singolo più popolare dell'album Machine Head, (considerato uno degli album più influenti della storia del rock e dell'heavy metal), con in quale la band entrò a tutti gli effetti a far parte del genere rock; cosa che fu consolidata con l'album Who Do We Think We Are nel 1973. Tuttavia fu proprio in quel periodo che all'interno dei Deep Purple iniziarono le divergenze di vedute che avrebbero portato a continue rivoluzioni per quanto riguarda i membri, con l'abbandono di Ian Gillan e Roger Glover, che vennero rimpiazzati da David Coverdale e Glenn Hughes. Comunque se pur costretto a piegarsi alla dittatura delle chitarre, Jon Lord riuscì a marchiare il sound della band, rivelando alla crescente comunità rock uno stile destinato a rivalutazioni a posteriori ed ad influenzare altri grandi tastieristi, soprattutto nell'ambito del successivo progressive metal. In ogni caso Jon Lord non nascose mai le sue radici musicali, inserendo in scaletta lunghe digressioni ispirate a Beethoven e Bach. Comunque adesso che non è più tra noi, di  sicuro rimarranno negli annali soprattutto le sue partiture d'organo Hammond, fatte "esplodere" attraverso un classico amplificatore Marshall per chitarra.