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sabato 30 giugno 2012

Eseguito il primo trapianto di cellule staminali al mondo per combattere la Sclerosi Laterale Amiotrofica.



Di recente è stato effettuato il primo trapianto al mondo di cellule staminali del cervello in un paziente affetto da Sclerosi Laterale Amiotrofica, (più comunemente conosciuta con la sigla SLA). In sostanza a metterlo in pratica, superando così una grande frontiera della medicina rigenerativa, è stato un gruppo di ricercatori italiani coordinati da Angelo Luigi Vescovi, direttore dell'IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Pio, (San Giovanni Rotondo), mentre, per la parte neurologica, è stato coordinato da Letizia Mazzini, responsabile del Centro SLA dell'Ospedale Maggiore della Carità di Novara. Inoltre questo trapianto è stato definito unico al mondo poiché non esistono precedenti sull'uomo; infatti sia il tipo di cellule che le modalità di iniezione sono state del tutto innovativi. Tuttavia al momento si tratta di uno studio di fase I, che ha come scopo quello di verificare se il trapianto di cellule staminali cerebrali nel midollo spinale possa comportare dei danni sui pazienti, e che potrebbe rappresentare una svolta nella ricerca di un rimedio per chi è affetto da malattie neurodegenerative. Quindi per il momento è ancora presto per parlare di cura definitiva, ma la speranza è che la tecnica freni, o quantomeno rallenti, la morte dei motoneuroni, che nel caso della SLA vengono distrutti in modo graduale, paralizzando progressivamente i muscoli fino a causare la morte del paziente. Comunque il suddetto intervento è stato effettuato dal team di neurochirurgia dell'Ospedale Santa Maria di Terni, dove si trova il laboratorio che produce le cellule da impiantare. Ed il trapianto, diretto da Sandro Carletti del suddetto ospedale di Terni e dal neurochirurgo Nicholas Boulis della Emory University Clinic di Atlanta, è stato eseguito su uno dei 18 pazienti reclutati nella sperimentazione autorizzata dall'Istituto Superiore di Sanità. In pratica il paziente in questione, ovvero un uomo di 31 anni, ha ricevuto tre iniezioni nel lato sinistro del midollo spinale lombare, vale a dire in prossimità delle cellule nervose che controllano il movimento, (appunto i motoneuroni), ciascuna delle quali era composta da 15 millesimi di millilitro contenenti poco meno di due milioni e mezzo di cellule staminali cerebrali prelevate da un feto morto per cause naturali, e dunque da una "fonte" che ha consentito di eliminare qualsiasi dubbio di natura etica rispetto all'intervento. Al riguardo i medici che hanno effettuato il trapianto hanno spiegato: "Il paziente si è risvegliato in buone condizioni, respira autonomamente e le sue condizioni cliniche e psicologiche sono più che soddisfacenti". E dunuqe adesso seguiranno gli interventi sui pazienti rimanenti, con cadenza mensile. Oltretutto l'impianto delle cellule staminali è irreversibile, vale a dire che non possono essere rimosse, e le reazioni nell'uomo sono ancora tutte da verificare. In ogni caso per evitare un'eventuale reazione da rigetto ai pazienti verranno somministrati per tutta la vita dei farmaci immunosoppressivi. Per di più adesso la condizione clinica di questo primo paziente, e successivamente degli altri, sarà monitorata nei mesi e negli anni a seguire, documentando man mano l'evoluzione della malattia. Inoltre, come già detto prima, la tecnica utilizzata, messa a punto nel 1996 da Angelo Luigi Vescovi, non ha sollevato dubbi etici poiché le cellule staminali provengono da un frammento di tessuto cerebrale prelevato da un feto deceduto per cause naturali. Oltretutto queste cellule saranno sufficienti per la sperimentazione sui restanti pazienti e per quelle successive che il team sta organizzando su altre malattie neurodegenerative, in collaborazione anche con cliniche europee e statunitensi. Infatti, se questo trapianto si rivelasse efficace, ci sono buone probabilità che la stessa tecnica venga applicata per trattare altre patologie. Comunque a promuovere questa sperimentazione, (cioè la prima al mondo di questo genere di natura interamente filantropica e quindi non-profit), sono stati l'associazione Neurothon Onlus, presieduta da Vincenzo Paglia, il vescovo di Terni; il Centro SLA dell'Ospedale Maggiore della Carità di Novara e la Fondazione Cellule Staminali, presieduta da Enrico Garaci. Infine un ulteriore sostegno è stato fornito anche dall'Associazione "Pro Roberto", ovvero una ONLUS di Gavoi, (Nuoro), dalla Fondazione Stefano Borgonovo di Milano e dalla Fondazione Milan A.C.


venerdì 29 giugno 2012

Scoperta la presenza di acqua liquida sotto la superficie di Titano, il più grande satellite di Saturno.



Di recente è stata effettuata una scoperta alquanto eccezionale per quanto riguarda il campo dell'esplorazione spaziale; infatti grazie all'elaborazione dei dati provenienti della sonda Cassini-Huygens, (risultato della cooperazione internazionale tra la NASA, l'Agenzia Spaziale Europea e l'Agenzia Spaziale Italiana), lanciata nello spazio nell'Ottobre del 1997 per esaminare l'orbita del pianeta Saturno, è stata possibile la rilevazione della presenza di uno strato di acqua liquida sotto la superficie di Titano, il più grande satellite naturale di Saturno scoperto nel lontano Marzo del 1655. In pratica lo studio, pubblicato nell'ultimo numero della rivista Science, è stato condotto da un gruppo di ricercatori guidati da Luciano Iess, del dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale dell'Universita La Sapienza di Roma con la collaborazione di Marco Ducci e Paolo Racioppa, (anch'essi dell'Università La Sapienza di Roma), e di Paolo Tortora, (dell'Università di Bologna). Inoltre la rilevazione dell'esperimento di radioscienza effettuata dal suddetto gruppo di ricercatori italiani, che si sono avvalsi anche del contributo di alcuni colleghi americani, è stata possibile osservando le deformazioni alle quali è soggetto il satellite Titano nella sua orbita intorno a Saturno. Infatti, secondo gli esperti, se Titano avesse una struttura interna interamente rigida, l'attrazione gravitazionale di Saturno causerebbe dei rigonfiamenti chiamati maree solide non superiori ad 1 metro di altezza. Invece i dati della sonda Cassini-Huygens hanno mostrato che tali deformazioni raggiungono un'altezza di ben 10 metri, il che rappresenta una chiara indicazione che Titano non è costituito interamente da materiale solido come ghiaccio e rocce. E dunque è stato dimostrato che così come la Terra subisce l'effetto combinato dell'attrazione della Luna, del Sole e delle variazioni della crosta terreste, anche Titano durante la sua rotazione intorno a Saturno, cioè in un'orbita ellittica con un periodo di 16 giorni, cambia la sua forma a causa della variazione della forza mareale esercitata dal pianeta. In sostanza si allunga assumendo una forma simile ad un pallone da rugby quando è più vicino a Saturno, mentre viceversa assume una conformazione più sferica quando si trova lontano. Al riguardo Luciano Iess ha spiegato: "La scoperta di maree solide di così grande ampiezza su Titano conduce all'inevitabile conclusione che ci debba essere un'intero oceano nascosto in profondità. La ricerca dell'acqua è un obiettivo importante nell'esplorazione del Sistema Solare. Ora possiamo dire di avere localizzato un luogo dove se ne trova in abbondanza". Difatti uno strato liquido non deve essere molto profondo per consentire lo sviluppo di maree solide come quelle osservate su Titano, ma è sufficiente che esso costituisca un mezzo di separazione tra la deformabile crosta esterna ed il solido mantello interno, permettendo così al suddetto satellite di comprimersi ed allungarsi lungo la sua orbita intorno a Saturno. Tuttavia le misurazioni non hanno fornito la profondità dell'oceano, ma i modelli prevedono che possa raggiungere i 250 km, con una crosta ghiacciata spessa circa 50 km. In ogni caso la presenza di uno strato di acqua liquida sotto la superficie ghiacciata non necessariamente implica la presenza di vita. Infatti le più recenti ricerche hanno affermato che la vita si sviluppa con maggiore probabilità in regioni dove l'acqua liquida è in contatto con la roccia ed in questo caso gli scienziati non sono ancora in grado di sapere con estrema certezza se il fondale oceanico di Titano sia costituito da roccia oppure ghiaccio. Per di più la scoperta di questo oceano ha aiutato a spiegare per quale ragione la densa atmosfera di Titano sia così ricca di metano, (vale a dire circa il 4%), ovvero un gas che sul suddetto satellite viene rapidamente dissociato dalla radiazione e che deve quindi essere ripristinato da una sorgente all'interno del satellite. Al riguardo Luciano Iess ha concluso spiegando: "Sappiamo che i laghi di metano presenti sulla superficie non sono sufficienti per spiegare la notevole quantità di metano presente nell'atmosfera. Un oceano può agire da riserva in profondità, liberando il metano in esso disciolto, che migra verso l'alto attraverso la crosta ghiacciata". E Marco Ducci ha dichiarato: "Non eravamo sicuri che la sonda Cassini-Huygens fosse in grado di rivelare le deformazioni causate dall'azione mareale di Saturno su Titano. La variazione del campo di gravità di Titano durante la sua rivoluzione attorno a Saturno è stata determinata grazie ad una ricostruzione assai precisa dell'orbita di Cassini-Huygens, resa possibile da misure della frequenza dei segnali radio inviati dalla sonda a terra durante i suoi passaggi ravvicinati a Titano. Queste misure forniscono la velocità della sonda con un'accuratezza di 0.015 mm/s". Per di più l'analisi di sei passaggi della sonda Cassini-Huygens in prossimità di Titano, effettuate tra il 2006 ed il 2011, hanno permesso di rilevare con notevole precisione il suddetto effetto di deformazione mareale. Comunque, infine, Enrico Flamini, il coordinatore scientifico dell'Agenzia Spaziale Itaiana, (nota anche con la sigla ASI), ha sostenuto: "Si tratta di una scoperta davvero eccezionale che da' risposte a molti quesiti sollevati sin dai tempi delle missioni Voyager, ottenuta con un sistema radio realizzato in buona parte in Italia, capace sotto la guida dei nostri ricercatori di fornire risultati di assoluto livello, come questo pubblicato su Science e come quello pubblicato nel 2003 sulla rivista Nature che confermò la teoria della relatività generale con una precisione mai ottenuta prima".


giovedì 28 giugno 2012

In arrivo un vaccino in stile Pac-Man che permette lo sviluppo di anticorpi anti-nicotina per smettere di fumare.


Dopo la creazione del NicVAX, il primo vaccino anti-fumo la cui sperimentazione si è rivelata fallimentare poiché non abbastanza efficace, adesso è in arrivo un nuovo vaccino, attualmente in fase di sperimentazione al Weill Cornell Medical College di New York, che richiama un concetto simile a quello del famosissimo videogames Pac-Man perché punta ad eliminare per sempre il vizio del fumo per mezzo di un'unica iniezione che, appunto, "divora una ad una" le molecole di nicotina. Infatti questo vaccino, che per il momento è stato testato soltanto sui topi da laboratorio, (anche se le sperimentazioni sull'essere umano potrebbero iniziare nel giro di un paio di anni e la sua commercializzazione potrebbe avvenire entro cinque), contiene una sequenza di geni appositamente programmata per creare una sorta di "anticorpi-Pac-Man" nelle cellule del fegato, in modo da neutralizzare la nicotina prima che arrivi al cervello ed eliminare così la gratificazione per i fumatori e la relativa dipendenza dal tabacco. In pratica i cosiddetti "anticorpi-Pac-Man", dopo aver circondato le molecole di nicotina, formano degli agglomerati ingombranti incapaci di superare quel filtro assai selettivo che protegge il cervello dall'ingresso di sostanze estranee. Difatti la nicotina da sola non fa fatica a superare la suddetta barriera, uscire dal circolo sanguigno, entrare nel cervello e legarsi ai recettori del piacere, creando così quella dipendenza da cui meno di un individuo su tre tra coloro che decidono di smettere riesce a liberarsi nel corso della vita. Inoltre, stando ai risultati della ricerca condotta dal genetista Ronald Crystal e pubblicata sul Science Translational Medicine, le cavie da laboratorio che hanno ricevuto il vaccino hanno fatto registrare una riduzione dell'85% della nicotina presente nel loro sangue, senza alcun effetto collaterale sul comportamento, sulla pressione sanguigna oppure sulla frequenza cardiaca. Ma non solo; difatti il fatto che gli anticorpi fossero prodotti direttamente dal fegato ha reso l'effetto più duraturo nel tempo. Cosa che ha fatto nascere ipotesi su un possibile utilizzo del suddetto vaccino già in età scolare, in modo da impedire ai bambini di sviluppare il vizio del fumo. Oltretutto sempre sul Science Translational Medicine i ricercatori hanno scritto: «Ogni boccata di fumo contiene più di 4mila sostanze chimiche diverse. Ma è la nicotina il vero responsabile del meccanismo della dipendenza». In sostanza una sigaretta ne rilascia tra 1 e 1,5 milligrammi, ovvero meno del 3% del suo peso. Ed in circa 15 secondi questa sostanza passa dai polmoni al sangue fino ad arrivare al cervello, dove innesca piacere, senso di riduzione dello stress, ma anche quella necessità di accendere un'altra sigaretta dopo aver spento la prima. In tal proposito Laura Carrozzi, epidemiologa della Società Italiana di Medicina Respiratoria, dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana e del CNR, ha dichiarato: "Spesso chi riceveva le iniezioni dei vaccini sperimentati finora, a base di anticorpi già maturi ed addestrati a identificare e distruggere la nicotina, lamentava problemi di allergia o febbre. Quindi ormai in alternativa si usano comunemente prodotti sostitutivi del tabacco somministrati attraverso cerotti, inalatori oppure pasticche, vale a dire un antidepressivo chiamato bupropione o un farmaco detto vareniclina, che si lega parzialmente ai recettori della nicotina nel cervello. Tutti questi prodotti alleviano i sintomi dell'astinenza, ma, se manca la forza di volontà, non bastano a far smettere di fumare". Mentre in mertito al vaccino Ronald Crystal ha spiegato: "Per il momento abbiamo condotto i nostri esperimenti solo sui topi ma, se il vaccino si rivelasse sicuro, potrebbe aiutare milioni di persone che vogliono liberarsi dalla dipendenza dal fumo, che però non hanno la forza di farlo". Per di più anche il dottor Roberto Boffi, pneumologo e responsabile del Centro Antifumo dell'Istituto Tumori di Milano, si è detto ottimista in merito, anche se ha puntualizzato che ancora resta molto da fare. Infatti ha spiegato: "Seppur svolto su cavie da laboratorio, i risultati dello studio sono senz'altro promettenti. Ora però bisogna testarne l'efficacia sul lungo periodo, che è sempre stato il limite dei vaccini sperimentati in precedenza, e soprattutto l'innocuità, perché siamo pur sempre di fronte ad una manipolazione di tipo immunitario. Superati questi due ostacoli, resta da valutare l'eventuale capacità del vaccino di combattere la sindrome da astinenza, che potrebbe scatenare gravi reazioni di tipo psicofisico". Ed ha, infine, concluso dichiarando: "Infatti rinunciare definitivamente alla sigaretta è un percorso graduale, mentre in questo caso noi provochiamo una sorta di tsunami all'interno dell'organismo perché impediamo improvvisamente alla persona di fumare, ma non di stare male una volta che ha smesso: ecco perché, superati i test di durata ed innocuità, sarà fondamentale capire su quali tipologie di fumatori andrà utilizzato il vaccino, così da personalizzarlo e renderlo realmente efficace".


mercoledì 27 giugno 2012

Scoperto un nuovo virus informatico che ruba bozze e progetti dal software AutoCAD e li spedisce in Cina.


Dopo gli ormai famosi malware Flame e Stuxnet, vale a dire le cyber-armi messe a punto dal governo statunitense in collaborazione con quello israeliano per sabotare pincipalmente il processo di produzione di armi nucleari attualmente in atto in Iranecco saltar fuori un nuovo codice maligno destinasto allo spionaggio industriale ai danni di studi di architettura e progettazione. Infatti è stato soprannominato "il terrore degli architetti, ingegneri e disegnatori tecnici", i quali per colpa di questo nuovo virus informatico si vedeno sottrarre da sotto il naso tutti i loro piani di lavoro, gli schizzi ed i progetti. Questa volta ad individuare il virus sono stati gli esperti di sicurezza informatica di ESET, la svlovena casa produttrice del famoso antivirus NOD32, i quali attraverso un ingegnosa trappola hanno scoperto, appunto, un programma nocivo che da qualche tempo infetta il software AutoCAD, ovvero la piattaforma di progettazione più utilizzata al mondo. Inoltre sono riusciti a sapere che i dati rubati vengono inviati direttamente in Cina attraverso diversi indirizzi di posta elettronica di provider cinesi. In pratica il nome tecnico del nuovo malware è ACAD/Medre.A, e si tratta di poche stringhe di codice progettato per lo spionaggio industriale. Oltretutto, secondo quanto è stato scritto sul blog appartenente ad ESET, il nuovo worm da' la caccia ai documenti AutoCAD, cioè i disegni tecnici del famoso programma per Computer Aided Design, (acronimato in CAD), ed ad essere intaccate sono le versioni del programma AutoCAD dalla 2000 in sù e tutti i vari prodotti collegati al software. Per di più a quanto pare il virus informatico è molto attivo e, secondo quanto scirtto sul blog di ESET, l'area geografica più interessata da questa infezione è l'America Latina, dove soltamente in Perú, (che attualmente è considerato il focolaio dell'infezione), i piani di costruzione copiati dal software sarebbero già decine di migliaia. In ogni caso c'è anche il rischio concreto che ACAD/Medre.A possa fare il giro del mondo in una manciata di giorni. Comunque al momento i creatori del suddetto worm restano anonimi, ma, secondo le ipotesi, dietro al virus ACAD/Medre.A potrebbero nascondersi alcuni hacker che agiscono per conto di aziende private, enti statali oppure gruppi criminali. E, come già detto prima, l'unica informazione concreta è che il virus spedisce tutti i dati raccolti a degli account email creati appositamente su provider che si trovano in Cina, per la precisione 22 account collegati al provider 163.com e 21 account al provider qq.com; cosa che però non è ancora sufficiente per carpire l'origine del malware. Al riguardo gli esperti di ESET hanno spiegato: "Subìre un'infezione del genere può costare caro, i criminali informatici possono mettere le mani sulle proprietà intellettuali altrui realizzando così prodotti concepiti da altre persone". E quindi i creatori del virus potrebbero registrare dei brevetti ancor prima del reale inventore. Comunque sul blog ufficiale di Autodesk, ovvero il produttore di AutoCAD, è stato pubblicata na guida che spiega come scoprire e cosa fare per proteggersi da un'eventuale infezione. Poiché a quanto pare nessuno è immune, neppure gli apparecchi Mac; infatti in questi giorni anche per la Apple è crollato il mito dell'invulnerabilità. In tal proposito in un articolo del The Atlantic ha riferito: "Il sito web dell'azienda di Cupertino ha recentemente modificato la celebre frase relativa ai virus sui propri prodotti, «È immune dai virus per pc», aggiornadola in una più cauta «Sono costruiti per essere sicuri»". Comunque per frenare la trasmissione del virus, gli esperti di ESET hanno lavorato con quelli di Tencent, (vale a dire il proprietario del dominio qq.com), con quelli di Autodesk e con quelli del National Computer Virus Emergency Response Center cinese. E dunque tutti account usati per trasmettere le e-mail contenenti i progetti trafugati sono stati bloccati, prevenendo in questo modo ulteriori fughe di informazioni. Ed, infine, gli esperti di ESET ha creato e rilasciato un apposito cleaner gratuito per bonificare i PC da questo worm, che può essere scaricato da questo indirizzo.


martedì 26 giugno 2012

In arrivo dei mini-robot che entrano nel cervello senza causare danni per "ripararlo".

Ricostruzione in 3D dell'intervento del robot MINIR.

L'idea potrebbe sembrare un po' da film fantescientifico, ma non lo è; infatti i mini-robot simili a dei lombrichi capaci di entrare nel cervello senza causare traumi per rimuovere tumori esistono realmente e funzionano alla perfezione. Difatti, secondo i ricercatori dell'Università del Maryland che li hanno realizzati, in pochi anni rivoluzioneranno del tutto il mondo della chirurgia cerebrale, salvando dalla morte migliaia di persone. Tuttavia finora questi mini-robot vermiformi sono stati sperimentati soltanto sugli animali ma con ottimi risultati, dimostrandosi ad esempio molto efficaci con il glioblastoma, vale a dire un tumore che nel 50% dei casi porta alla morte del paziente nel giro di 6 mesi. Inoltre, a detta di Jean-Marc Simard, il neurochirurgo che ha guidato il progetto, la sperimentazione sugli esseri umani dovrebbe partire nel arco di tre o cinque anni al massimo. In pratica la presentazione ufficiale di questo e di molti altri progetti destinati a far storia è avvenuta a Roma in occasione del BioRob 2012, ovvero il Congresso Mondiale che ogni due anni raduna i miglior esperti di bio-ingegneria al mondo, (quelli presenti quest'anno erano circa 500), nell'Università Campus Bio-Medico. Comunque questo robot-lombrico, (che è grande più o meno quanto una moneta da un quarto di dollaro, di forma vermiforme e dotato di una grande flessibilità), è stato chiamato MINIR, (acronimo che sta a significare Minimally-Invasive Neurosurgical Intracranial Robot), e possiede una duplice utilità; difatti non solo è capace di asportare i tumori, ma è stato proggettato anche per riduce al minimo il rischio di lesioni della parte sana della massa celebrale e quindi di danni motori, cognitivi e del linguaggio. Infatti al riguardo Jean-Marc Simardneurochirurgo specializzato nel trattamento di tumori cerebrali mediante tecniche di microchirurgia robot-assistita e professore all'Università del Maryland che ha sviluppato questo gioiellino nanotecnologico grazie ai fondi statali del National Istitutes of Health, (noto anche con la sigla NIH), ha spiegato: "Grazie ad un minuscolo foro praticato sul cranio, MINIR può intervenire sulle profonde neoplasie del cervello senza danneggiare la parte sana. La sua elevata snodabilità ed i supporti tubolari di cui è stato dotato gli agevolano notevolmente il movimento all'interno dell'organo". In sostanza, dopo l'inserimento di questo microchip vermiforme all'intero del cranio, il paziente viene sottoposto a risonanza magnetica funzionale che in tempo reale fornisce al chirurgo la mappa completa del cervello e l'esatta posizione del tumore. In tal proposito Jean-Marc Simard ha proseguito spiegando: "A questo punto il chirurgo, monitorando il video, manovra il mini-robot attraverso un joystick e procede all'asportazione". Ed ha concluso dichiarando: "Durante la fase di sperimentazione, questo robot-lombrico è arrivato a rimuovere il 95% delle masse tumorali profonde prese in esame, mentre il restante 5% era quel sottilissimo strato tumorale che in neurochirurgia è considerato inamovibile, pena il danneggiamento della parte sana della materia cerebrale". Oltretutto MINIR potrà essere impiegato anche per rimuovere quei tumori presenti nella parte di corteccia cerebrale che comanda il nostro linguaggio, rispetto alla quale, utilizzando le normali tecniche chirurgiche, i rischi di lesione sono elevatissimi. Inoltre al BioRob 2012 sono stati presentati anche dei micro-chip che vanno inseriti nella calotta cranica, dotati di elettrodi in grado di raccogliere i segnali cerebrali del soggetto ed inviarli all'esterno, (i quali sono già stati sperimentati per permettere a quelle persone completamente immobili di scrivere al computer senza bisogno delle mani). Mentre un gruppo di ricercatori americani del Massachusetts Institute of Technology, (noto con la sigla MIT), ha presentato l'idea dei "soft robot", vale a dire degli automi super-intelligenti realizzati con materiali morbidi e movimenti più "umani", in grado di interagire più facilmente con chi sta loro accanto e di adeguarsi meglio alle intenzioni dell'uomo. Praticamente l'obiettivo dei creatori è stato quello di creare una sorta di "fisioterapista robot" che sostituisca le odierne piattaforme di riabilitazione per il recupero di pazienti colpiti da ictus. Per di più alcuni ricercatori tedeschi hanno anche presentato a delle capsule in grado di navigare all'interno dello stomaco fornendo gli stessi risultati di una normale gastroscopia, risparmiando però al paziente la sedazione ed il fastidioso passaggio dell'endoscopio per l'esofago. In sostanza queste capsule, che vengono guidate con l'utilizzo di campi magnetici controllati dal medico attraverso un semplice joystick, sono già state testate in Germania su oltre 50 pazienti e promettono un'interessante alternativa alla tradizionale tecnica gastroscopica.

La struttura reale del robot MINIR



lunedì 25 giugno 2012

Jimmy Wales, il fondatore di Wikipedia, si pone contro l'estradizione di Richard O'Dwyer, "il mago dei film gratis".



Di recente sta facendo molto discutere il caso di Richard O'Dwyer, giovane 24enne studente della Sheffield Hallam University, che tra non molte settimane potrebbe rischiare di essere estradato negli Stati Uniti, Paese dove, oltretutto, non mette piede da quando era bambino. Nel frattempo il giovane Richard O'Dwyer affronta un giorno alla volta e prosegue negli studi; infatti ha dichiarato: "Voglio laurearmi, non voglio sprecare tutto. Cerco di non pensare ai miei guai legali, anche se a volte è davvero complicato". In pratica il ragazzo, (che per questo motivo era già stato arrestato nel 2010 e successivamente prosciolto dalle accuse), adesso verrà processato, appunto negli USA, per essersi macchiato del reato della violazione dei diritti d'autore e, se giudicato colpevole, potrebbe essere condannato a scontare dieci anni di carcere. Come già detto inizialmente questo caso sta facendo discutere parecchio, tanto che ieri, 24 Giugno 2012Jimmy Wales, il fondatore della stra-famosa enciclopedia libera online, Wikipedia, ha deciso di lanciare una petizione a favore del giovane attraverso il sito Change.org, nella quale ha scritto: «Richard O'Dwyer è il volto umano di una battaglia globale tra gli interessi dell'industria cinematografica e televisiva e del pubblico». Difatti la sua colpa, se così può essere definita, è stata quella di creare, quasi per scherzo, un sito, (che è stato oscurato), chiamato Tvshack.net, vale a dire un aggregatore di link attraverso i quali era possibile guardare gratuitamente film, documentari e sceneggiati, cosa che secondo la legge è illegale, quando aveva 19 anni. E nell'arco di tre anni il giovane Richard O'Dwyer, (che grazie a questo sito è stato soprannominato "Il mago dei film gratis"), è riuscito a raccogliere un pubblico davvero notevole, al punto che, vendendo degli spazi pubblicitari, è arrivato a guadagnare la somma di 15.000 sterline al mese. In sostanza, secondo Jimmy Wales il nocciolo della questione è alquanto semplice. Difatti Richard O'Dwyer non ha violato alcuna legge o commesso alcun reato in Gran Bretagna, (dove si trova attualmente), poiché non è considerato illegale proporre link, ma lo è soltanto diffondere materiale protetto da copyright, cosa che effettivamente il giovane studente non ha fatto. Al riguardo il fondatore di Wikipedia ha spiegato: "Il sito funzionava come un comune motore di ricerca". E dunque, se il giovane dovesse risultare colpevole, potrebbero essere a rischio anche le operazioni simili di siti come Google, Bing, Yahoo! ecc... Per di più Jimmy Wales nella suddetta petizione, che attualmente è già stata firmata da oltre 31.000 persone ed inviata al premier britannico, David Cameron, ed al Segretario di Stato per gli Affari Interni, Theresa May, ha puntualizzato: «Il sito non aveva clienti statunitensi e funzionava utilizzando quasi esclusivamente attrezzi britannici. Stanno cercando di processare un cittadino britannico per un presunto reato avvenuto su territorio britannico e che per giunta in Gran Bretagna non sussiste». Ed ha successivamente aggiunto: «Il web non deve tollerare censure di fronte a quelle che sono solo illazioni, e noi, come cittadini, dobbiamo difendere i nostri diritti su Internet». Inoltre anche la madre del giovane ha firmato la suddetta petizione ed attualmente sta partecipando a manifestazioni ed interviste per raccontare la posizione della famiglia nei confronti di questa minaccia spropositata rispetto alle sue colpe. In aggiunta Jimmy Wales nel suo appello ha dichiarato: "I diritti d'autore sono un'istituzione importante, servono uno scopo morale ed economico. Ma questo non significa che il copyright può o dovrebbe essere illimitato. Ciò non significa che dovremmo abbandonare principi morali e legali consolidati nel tempo per consentire abusi infiniti sulle nostre libertà civili negli interessi dei magnati di Hollywood. All'inizio di quest'anno, nella lotta contro SOPA e PIPA, il pubblico ha ottenuto la sua prima grande vittoria. Questa potrebbe essere la seconda". Oltretutto il fondatore di Wikipedia in un suo articolo pubblicato sul quotidiano The Guardian, ha raccontato le sue impressioni sul giovane 24enne, scrivendo: «Quando l'ho incontrato mi è sembrato un ragazzo pulito ed un po' secchione, precisamente il tipo dal quale possiamo aspettarci la prossima grande avventura di Internet. Non sarà processato in Gran Bretagna, perché allora l'estradizione?». Tuttavia il ministro Theresa May ha dato il nulla-osta già dallo scorso Marzo. E quindi il futuro del giovane studente di Sheffield adesso dipende dalla Corte d'appello. Comunque, infine, il suddetto quotidiano britannico ha realizzato anche una video-intervista in cui Richard O'Dwyer sembra aver scelto di non essere del tutto consapevole di quello che gli sta accadendo; infatti ha dichiarato: "Se pensassi all'estradizione tutto il giorno sarebbe un disastro terribile, non riuscirei a laurearmi e me ne starei tutto il giorno in camera a frignare. Avrebbero già vinto se permetterei che mi accadesse questo".


domenica 24 giugno 2012

Scoperto il segreto dei "Moai"; Venivano trasportati dal popolo Rapa Nui con il semplice ausilio di corde.



Dopo diversi anni di spedizioni effettuate dal 1999 ad oggi, un nuovo test ha finalmente svelato quello che in molti ritenevano uno dei più grandi ed affascinanti segreti dell'Isola di Pasqua. In pratica un'équipe scientifica guidata da Terry Hunt Carl Lipo, due professori di antropologia ed archeologia rispettivamente dell'Università delle Hawaii  della California State University, è riuscita a dimostrare in modo concreto la metodologia con cui le gigantesche sculture monolitiche di pietra che hanno reso celebre la suddetta isola in tutto il resto mondo, vale a dire i Moai, sono state trasportate dalla cava in cui venivano prodotte fino ai punti sacri dell'isola dove venivano disposte in gruppi anche di sette/otto. La scoperta non ha nulla a che vedere con gli extraterrestri, (difatti in passato era stata sfiorata anche questa fantasiosa ipotesi), e niente a che fare con l'ipotizzato trasporto delle statue adagiate in modo orizzontale su tronchi di legno. Infatti Terry Hunt durante un'intervista del quotidiano La Stampa ha spiegato: "La verità è un'altra e noi finalmente siamo riusciti a dimostrarla". In sostanza il National Geographic's Expeditions Council già dallo scorso Novembre, (anche se la notizia e stata resa nota soltanto di recente), aveva finanziato questo test dei due professori anzicitati, i quali a telecamere accese hanno dimostrato la tecnica facendo trascinare da un gruppo di 18 persone un Moai del peso di 5 tonnellate ed alto tre metri. Praticamente il Moai in questione è stato spostato solamente con l'aiuto di alcune corde in maniera tale che rimanesse sempre in posizione verticale. Inoltre il video in questione ha dimostrato come una figura così enorme, che sembra quasi danzare da sola, sia riuscita a muoversi grazie all'ausilio di poche persone. Oltretutto un'altra conferma è arrivata dalla cava più importante dell'isola, ovvero Rano Raraku, dove il popolo Rapa Nui era solito produrre queste gigantesche sculture che raffiguravano gli antenati protettori. A mostrarla è stato Sergio Rapu, l'ex governatore dell'isola, diventato archeologo e collaboratore di Terry Hunt, il quale ha puntualizzato: "Basta guardare il taglio della base, era fatto in modo da facilitarne il trasporto. La base non era né piatta né regolare ma curva, il che permetteva ai Moai di reggersi sempre in piedi anche quando erano in movimento, dondolando per non cadere". Per di più è da notare che rispetto al resto del corpo, la base veniva levigata solo in sito, vale a dire soltanto quando il trasporto era stato ultimato. Infatti l'ex governatore ha proseguito spiegando: "Questo permetteva eventualmente di correggere le possibili ammaccature prodotte durante il trasporto". Mentre Terry Hunt, autore sempre insieme al collega Carl Lipo del libro intitolato The Statues That Walked, con il quale quest'anno ha vinto il premio della Society for American Archaeology per il miglior libro destinato al grande pubblico, trattenendo a stento l'entusiosmo, ha dichiarato: "Questo test aggiunge un tassello importante alla mia teoria sulla fine della cultura Rapa Nui". Inoltre Terry Hunt, ponendosi contro l'ipotesi del suo prestigioso collega, vale a dire lo scienziato Jered Diamond, che vede nell'isola uno straordinario esempio di "collasso di una civiltà" per ipersfruttamento delle proprie risorse naturali, ha sostenuto: "Questa civiltà non è finita perché si sono tagliate milioni di palme per trasportare i Moai, ma gli alberi sono stati distrutti dai topi portati, insieme alle malattie, dai primi europei nel XVIII secolo". E dunque, infine, secondo il professore di antropologia ed archeologia, i Moai non avrebbero colpa, ma fu l'espressione più alta di una civiltà conclusasi con l'arrivo dell'uomo occidentale. Anche se a quanto pare i primi europei quando arrivarono sull'isola la trovarono già spoglia. E le recenti ricerche archeologiche sembrerebbero attestare la presenza dei topi già in un periodo precedente all'arrivo dei popoli europei sull'isola.

Di seguito il video che mostra il Moai in movimento:



sabato 23 giugno 2012

Un nuovo studio italiano scopre un metodo per controllare l'HIV senza assumere farmaci a vita.



Un recente studio italiano ha scoperto che un determinato mix di medicinali può riuscire ad "educare" il sistema immunitario dell'organismo a controllare il virus dell'HIV in assenza di un trattamento farmacologico. Il che per tutti i pazienti affetti da AIDS potrebbe rivelarsi una scoperta davvero importante. E per molti di loro tutto ciò potrebbe rappresentare la fine della schiavitù dei medicinali da prendere per tutta la durata della loro vita. In pratica un gruppo di ricercatori dell'Istituto Superiore di Sanità, (noto anche con l'acronimo ISS), ha messo a punto un'innovativa terapia basata, appunto, su un cocktail di medicinali che insegna all'organismo a controllare il virus. I primi test sono stati effettuati sui macachi ed hanno dato ottimi risultati, quindi adesso tutto sembra pronto per l'inizio dei test sugli esseri umani, anche se al momento c'è ancora da risolvere il problema legato ai finanziamenti. Comunque il suddetto studio italiano, che è stato pubblicato oggi sulla rivista PLOS Pathogens, ha aperto la strada alla possibilità di una sospensione definitiva del trattamento farmacologico per tutta la vita. In sostanza i ricercatori dell'ISS coordinati da Andrea Savarino, hanno idealizzato una specifica combinazione di farmaci che, somministrato per un limitato periodo di tempo, è stato capace di spingere l'organismo dei suddetti animali ad un autocontrollo dell'infezione a seguito della sospensione della terapia. Al riguardo Andrea Savarinoche dal 2008 è impegnato nelle ricerche sull'HIV, ha spiegato: "Ai macachi abbiamo somministrato il cocktail per circa sei mesi e poi sono state sospese le terapie. Da circa 9 mesi i macachi ai quali non vengono più somministrati farmaci sono sotto osservazione e stanno rispondendo abbastanza bene. Ciò rappresenta un dato positivo poiché alcuni mesi di vita dei macachi corrispondono a molti anni dell'uomo". In ogni caso è da ricordare che per il momento si tratta soltanto di una sperimentazione e dunque andranno fatti i necessari test clinici per verificare i risultati della ricerca. Infatti in tal proposito Andrea Savarino ha proseguito dichiarando: "Il modello di studio sui primati è il migliore esistente, ma ci potrebbe comunque essere qualche differenza rispetto all'uomo. Ci sono buone potenzialità che tali risultati si possano adattare all'uomo, ma per poter dare una valutazione definitiva sarà fondamentale l'avvio dei test clinici". Inoltre, secondo quanto spiegato dallo stesso ricercatore, l'obiettivo di questo studio è stato quello di eliminare il virus dell'HIV direttamente all'interno dei suoi reservoir, vale a dire nei "rifugi" nei quali è custodito. Al riguardo sempre Andrea Savarino ha sottolineato: "Ci sono due tipi di reservoir: il primo è un punto dell'organismo che i farmaci non riescono a raggiungere bene e nel quale il virus continua a moltiplicarsi. Il secondo tipo è invece composto da cellule dove si trova il genoma del virus in uno stato che si può definire "quasi addormentato". Ma si può risvegliare e per questo motivo è necessario continuare a prendere farmaci per tutta la vita". Ed ha proseguito spiegando: "Per agire nel primo reservoir siamo riusciti ad intensificare la terapia con 5 farmaci e così ci siamo accorti che si inibiva la replicazione del virus. Nel secondo caso invece abbiamo usato il maraviroc, il quale limita la proliferazione dei compartimenti cellulari in cui risiede il virus "nascosto", ed anche l'auranofin, un composto a base di sali di oro. Inoltre è importante rilevare che tutti i farmaci utilizzati sono già approvati per uso clinico sugli esseri umani, il che facilita il passaggio della sperimentazione dal modello animale ai trial clinici". Per di più Andrea Savarinoche ha iniziato questa sperimentazione dal 2010, ha dichiarato: "Questa è la prima volta che una strategia farmacologica produce effetti stabili sul controllo della malattia. A seguito all'interruzione della terapia il virus prova ad "eludere" il controllo immunitario, ma è ricacciato costantemente a livelli bassi. Ne consegue che la carica virale, a seguito della interruzione della terapia, si mantiene a livelli nettamente più bassi rispetto a quelli precedenti il trattamento". In aggiunta questo nuovo studio potrebbe aprire anche la strada per arrivare finalmente ad una cura definitiva dell'AIDS; il che significherebbe anche un notevole risparmio, in termini di costi per farmaci, per il Servizio Sanitario Nazionale. Tuttavia, come già spiegato precedentemente, a questo punto rimane un solo grande problema; difatti finora il suddetto studio è stato interamente finanziato dall'ISS. In tal proposito Andrea Savarino ha concluso spiegando: "Si potrebbe partire con i test sull'uomo già nel 2013, ma saranno necessari altri enti finanziatori per far fronte ai costi". In ogni caso per il resto del 2012 verranno portati avanti ulteriori sperimentazioni sui macachi. E dunque al momento la questione resta ancora aperta ed i prossimi mesi saranno decisivi.


venerdì 22 giugno 2012

In arrivo una sorta di "Facebook degli animali selvatici" per studiare i loro comportamenti.


Una recente ricerca ha annunciato l'arrivo di un nuovo tipo di Social Network appositamente studiato per comprendere i comportamenti degli animali selvatici, per capire come si associano in gruppi, come si procurano il cibo e come scelgono i propri compagni con cui accoppiarsi. Il tutto per saperne di più sulla nascita della socialità, ma anche sulla diffusione di malattie o sui comportamenti in relazione ad altre popolazioni. Il metodo è stato testato per la prima volta da un team di ricerca dell'Università di Oxford sulle cinciallegre, (conosciute con il nome scientifico di Parus major), in Inghilterra, utilizzando una metodologia del tutto innovativa. In pratica questo nuovo Social Network è stato realizzato per identificare automaticamente i periodi di intensa attività sociale sfruttando un gran numero di osservazioni; ad esempio, nell'anzicitato caso le osservazioni effettuate tra la popolazione di cinciallegre in un bosco di Oxford sono state circa un milione. Questo ha reso possibile esaminare molto dettagliatamente il comportamento di questi uccelli e scoprire quali di loro risultavano essere "veri amici", quali erano i frequentatori casuali, oppure quelli che erano alla ricerca di un compagno o di una compagna con cui potersi accoppiare. Inoltre comprendere le reti sociali degli animali e cercare di ricostruire il quadro di come gli individui sono collegati tra loro, rappresenta una vera e propria sfida quando si dispone di una grande quantità di dati da esaminare in un lungo flusso di osservazioni automatizzate. Comunque i risultati della suddetta ricerca sono stati pubblicati sul Journal of Royal Society, ed al riguardo Ioannis Psorakis, del Dipartimento di Ingegneria dell'Università di Oxford, che ha guidato la ricerca, ha spiegato: "I dati che noi umani troviamo in Facebook registrano chi sono i nostri amici, dove siamo stati, cosa condividiamo con gli altri. Quello che abbiamo dimostrato è che siamo in grado di analizzare i dati sul singolo animale, in questo caso le cinciallegre, per poter costruire una sorta di "Facebook per animali", rivelando con chi sono affiliati, chi sono i membri dello stesso gruppo, quali sono gli uccelli che stanno andando regolarmente a raduni oppure ad eventi". Infatti il suddetto gruppo di ricercatori ha testato questa nuova tecnica durante due stagioni riproduttive, ovvero tra l'Agosto 2007 ed il Marzo 2008 e tra l'Agosto 2008 ed il Marzo 2009. In sostanza per ricavare i dati sono stati utilizzati diversi transponder attaccati a migliaia di uccelli e molti sensori che hanno permesso la registrazione nel momento stesso in cui gli uccelli apparivano in uno dei 67 alimentatori sparsi per tutto bosco di Wytham nei pressi di Oxford. In questo modo i ricercatori hanno potuto identificare, appunto, gli uccelli "amici", che regolarmente si recavano ad assumere il cibo insieme, oppure gli uccelli che stavano iniziando il processo di accoppiamento o che erano già in coppia. In tal proposito sempre Ioannis Psorakis ha proseguito dichiarando: "Quello che abbiamo dimostrato è che la nostra tecnica può fornire informazioni sulle reti che legano insieme i singoli individui. Il nostro approccio rende possibile analizzare automaticamente enormi quantità di dati ed è solo il primo esempio di come gli zoologi possano cominciare ad utilizzare il nostro metodo per esplorare le reti sociali degli animali in un contesto di grandi quantità di dati". Oltretutto i primi risultati della ricerca sulle cinciallegre hanno suggerito che i singoli uccelli non si riuniscono a caso, ma scelgono gli altri membri con cui interagire. Difatti nella maggior parte dei casi è stato possibile osservare comunità fortemente legate tra loro ed in tali comunità gli individui che si cibano insieme sono anche partner oppure lo diventeranno in futuro per la stagione degli accoppiamenti. In ogni caso questo nuovo lavoro potrebbe aiutare i ricercatori a capire in che modo l'informazione si diffonde attraverso le popolazioni animali. Infatti in un futuro non troppo lontano ulteriori importanti sviluppi potranno combinare le informazioni sociali ottenute per mezzo di questo metodo, con altri tipi di informazioni come per esempio, quelle genetiche, per consentire ai ricercatori di esaminare le basi genetiche della vita sociale.


mercoledì 20 giugno 2012

Confermato che Flame e Stuxnet sono stati creati dal governo degli USA in collaborazione con quello d'Israele.


A quanto pare la ricerca dei creatori di Flame, ritenuto il più potente virus informatico della storia al quale recentemente è stato ordinato di "suicidarsi", è finalmente raggiunta ad una conclusione. Infatti è stato rivelato che, come già in molti sospettavano, Stuxnet e Flame sono virus fortemente collegati tra di loro ed hanno un obiettivo in comune, ovvero quello di rallentare, se non bloccare, il processo di produzione di armi nucleari attualmente in atto in Iran. In pratica a confermare le ipotesi nate nelle scorse settimane è stato un ex-militare statunitense, all'epoca era in possesso di un grado sufficientemente elevato da permettergli di avere accesso a queste informazioni, il quale durante un intervista del quotidiano The Washington Post ha spiegato che la responsabilità della creazione dei suddetti virus andrebbe suddivisa in parti uguali tra il governo degli Stati Uniti e quello d'Israele. E quindi Flame, spacciandosi, come già spiegato, per routine di aggiornamento dei sistemi operativi Windows, avrebbe rappresentato l'occhio indiscreto di USA ed Israele all'interno dei computer iraniani presenti all'interno delle basi di Teheran, nelle quali pare che il Paese starebbe portando avanti il programma di arricchimento nucleare tanto temuto dalle altre Nazioni. E dunque in sostanza, secondo quanto spiegato dall'ex-militare, il suddetto malware avrebbe consentito di ottenere quotidianamente delle informazioni riservate mediante le quali sarebbe stato possibile ricostruire l'intero progetto e seguirne l'evoluzione in attesa di sviluppi. Il tutto fino a quando i due governi non avrebbero ritenuto necessario intervenire; in questo caso sarebbe entrato in gioco Stuxnet, il quale in passato ha già dato dimostrazione delle proprie potenzialità maettendo fuori uso diversi impianti nucleari iraniani. Oltretutto ambedue i software avrebbero avuto bisogno della collaborazione dei maggiori esperti di sicurezza in circolazione; motivo per il quale in molti avevano sospettato che Flame e Stuxnet fossero stati realizzati nei laboratori della CIA oppure dell'NSA, con l'ausilio dei militari iraniani per coordinarne lo sviluppo. Per di più questi virus sarebbero stati creati nel corso di più anni e la loro origine sarebbe da collocare almeno nel 2007, o forse anche prima, all'interno del progetto Olympic Games. Inoltre l'ex-militare statunitense che ha confermato la suddetta versione al The Washington Post, ha spiegato: "Il problema dello spionaggio e del sabotaggio è paragonabile a quello che gli USA e Israele stanno cercando di combattere". Per di più il software, nonostante il suddetto ordine di autodistruzione, è quasi certamente ancora in atto, con l'unico obiettivo di impedire al governo dell'Iran di mettere le proprie mani sulle armi nucleari in grado di rappresentare una pericolosa minaccia non solo per gli Stati Uniti, ma anche per il resto del mondo. In ogni caso in tutta questa vicenda lo spionaggio informatico ha trovato una ulteriore dimostrazione di come le cosiddette cyberwarfare non siano un fenomeno troppo lontano dalla realtà attuale; difatti l'importanza dei sistemi elettronici ed informatici ha concretamente trasformato i network governativi e le reti private in veri e propri cambi di battaglia, dove le vecchie trincee vengono sostituite dai differenti dispositivi di archiviazione dati, nei quali i vari virus e malware cercano di insinuarsi nella maniera più silenziosa possibile al fine di spiare il nemico ed eventualmente passare all'attacco.


martedì 19 giugno 2012

Creata in laboratorio una zanzara killer che potrebbe combattere e debellare la malaria.



Di recente alcuni ricercatori dell'Università della California e dell'Istituto Pasteur di Parigi sono riusciti a realizzare una zanzara OGM, alla quale è stato dato il nome del celebre serial killer del mondo del cinema, Hannibal Lecter, in grado di annientare le proprie simili. In sostanza la buona notizia di ciò è che, grazie a questa nuova larva geneticamente modificata, in un futuro non troppo lontano malattie come la malaria potrebbero essere del tutto debellate. Tuttavia esiste anche un'aspetto negativo di questa nuova creazione, ovvero il fatto che in ogni caso le persone non smetteranno di essere pizzicate da questi fastidiosi e così tanto odiati insetti. Infatti i ricercatori dell'Università della California e dell'Istituto Pasteur, dopo le dovute sperimentazioni che sono durate circa vent'anni, hanno dato vita ad una nuova zanzara che non è in grado di trasmettere alcuna malattia attraverso le proprie punture. In pratica, durante le sperimentazioni, i ricercatori hanno scoperto il modo di allevare un insetto capace di resistente alla malaria grazie all'immissione di un particolare gene che in sostanza modifica l'insetto in questione, il quale in età adulta si trasforma in un individuo incapace di trasmettere la suddetta malattia. Inoltre il gene in questione, che è stato inserito all'interno del DNA di una particolare categoria di zanzare, ovvero l'Anopheles stephensi, (vale a dire la specie più pericolosa e portatrice del ceppo più mortale della malattia in questione, particolarmente diffusa in India e nel Medio Oriente), è di tipo dominante. Il che significa che, almeno secondo quanto spiegato dagli scienziati, inserendo nell'ecosistema una serie di colonie costituite da questi insetti geneticamente modificati, le altre zanzare che causano l'infezione della malaria verrebbero sopraffatte in un lasso di tempo alquanto breve. Per di più, secondo la rivista scientifica The Lancet, nel 2010 i morti a causa della malaria sono stati oltre 1,2 milioni di persone, (di cui la stragrande maggioranza solo in Africa). Mentre, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, (conosciuta anche con la sigla OMS), nello stesso anno le vittime colpite dalla suddetta malattia sarebbero circa 655.000 e nella maggior parte dei casi si è trattato di bambini africani. Comunque, secondo quanto sostenuto da alcuni scienziati, il numero dei decessi potrebbe aumentare a causa del cambiamento climatico che fa prevedere un aumento delle precipitazioni in molte regioni; il che creerebbe più pozze e paludi che fornirebbero un habitat ideale per la riproduzione delle zanzare, provocando un conseguente aumento dei casi di malaria. Oltretutto un nuovo modello matematico messo a punto da alcuni ricercatori etiopi e norvegesi facenti parte del progetto Open Malaria Warning potrebbe aiutare i vari Stati ad evitare il peggio. Infatti al riguardo Torleif Markussen Lunde, uno degli scienziati impegnati nel progetto, ha spiegato: "Con il nostro sistema siamo in grado di prevedere lo scoppio di un'epidemia di malaria con due mesi d'anticipo". Inoltre questo nuovo software non è destinato a diventare subito obsoleto, poiché prima che la zanzara Hannibal Lecter possa entrare in azione per sconfiggere i suoi simili potrebbe essere necessario parecchio tempo; infatti gli scienziati americani e francesi devono ancora stabilire se queste larve geneticamente modificate sono in grado di riprodursi e soprattutto di trasmettere la loro immunità alla malaria una volta diventate adulte.


lunedì 18 giugno 2012

Jack Osbourne, figlio del leggendario Ozzy Osbourne, ha scoperto di essere affetto da Sclerosi Multipla.


Di recente a sole due settimane dalla nascita della figlia primogenita che è stata chiamata Pearl Clementine, avuta dalla fidanzata Lisa Stelly, Jack Osbourne, figlio del leggendario cantante John Michael Osbourne, meglio conosciuto con il nome di Ozzy Osbourne, ex-leader degli altrettanto leggendari Black Sabbath, ritenuti la più grande band heavy metal britannica di tutti i tempi nata nel 1968, ha scoperto di essere affetto da Sclerosi Multipla, (conosciuta con l'acronimo SM oppure anche con il nome di sclerosi a placche, sclerosi disseminata o polisclerosi). In pratica il giovane 26enne lo ha rivelato durante un'intervista del settimanale People, al quale ha confidato tutta la sua amarezza per la diagnosi ricevuta, affermando: "Che pessimo tempismo! Ho appena avuto una figlia ed il lavoro va benissimo. Continuo a chiedermi perché proprio ora". Inoltre il figlio di Ozzy Osbourne, divenuto famoso attraverso il noto reality show "The Osbournes", andato in onda per la prima volta nel mese di Marzo del 2002, ed attualmente produttore, fidanzato, appunto, con l'attrice Lisa Stelly dal Settembre del 2011, che, come ha dichiarato anche lo stesso Jack Osbourne, gli ha "fatto mettere la testa a posto" dopo un trascorso di dipendenza dalle droghe, ha confessato di aver attraversato una vasta gamma di emozioni prima e dopo la diagnosi, ma di essere finalmente riuscito a venire a patti con sé stesso, grazie anche al supporto della fidanzata; difatti ha spiegato: "All'inizio, mentre aspettavo i risultati, mi sono arrabbiato moltissimo, successivamente sono diventato triste per un paio di giorni. Poi però ho capito che essere triste o arrabbiato non serviva a niente, se non solo a peggiorare le cose; ho capito che in questi casi l'unica cosa che bisogna fare è reagire". Comunque, come è giusto che sia, la suddetta diagnosi, arrivata come un fulmine a ciel sereno in così giovane età, ha sconvolto l'intera famiglia Osbourne, (composta da Ozzy, la moglie Sharon, la primogenita Kelly, ed Aimee, l'altra figlia), che si è detta determinata a dare a Jack il maggior supporto possibile. Infatti al riguardo la leggenda dell'heavy metal, Ozzy Osbourne, ha dichiarato: "Se fosse toccato a me, con la reputazione che ho, si sarebbe potuto pensare "Ozzy ha avuto quello che si merita", ma mio figlio Jack è un bravissimo ragazzo". Mentre la sorella maggiore, Kelly Osbourne, ha invitato i tantissimi fan della famiglia a supportare il fratello e mostrare solidarietà; difatti su Twitter, (il famoso Social Network dai 140 caratteri), ha scritto: «Per favore, sostenete tutti mio fratello, non solo per il coraggio, ma anche per l’onestà! Ti voglio bene Jack, sono così fiera di te!». Invece, infine, lo stesso Jack Osbourne attraverso l'anzicitato Social Network ha ribadito la sua intenzione di non arrendersi, ed ha voluto ringraziare tutti i suoi supporter, scrivendo: «Grazie mille a tutti per la gentilezza e le vostre parole ispiranti, che significano molto».


domenica 17 giugno 2012

Facebook dovrà donare 10 milioni di dollari per aver violato la privacy e sostituirà il responsabile delle tecnologie.


Rieccomi qua a parlare ancora una volta di Facebook, il famosissimo Social Network in Blu, che, ad un mese dall'IPO da 104 miliardi di dollari attraverso i quali il fondatore Mark Zuckerberg ed i principali dipendenti e soci hanno monetizzato le loro quote, in questo periodo è concentrato soprattutto con delle cause legali in sospeso ed è anche alla ricerca di un nuovo responsabile per le tecnologie. In pratica, per quanto riguarda le cause legali, Facebook dovrà versare la modica cifra di 10 milioni di dollari in beneficenza per poter risolvere una controversia riguardante la sua presunta violazione dei diritti dei suoi utenti. O almeno questo è quanto ha riportato il New York Times in questi giorni, sottolineando che la suddetta azione legale era stata avanzata da cinque "amici" del Social Network che lo hanno accusato di aver profanato la loro privacy pubblicizzando i loro "Mi piace" su alcune pubblicità senza pagarli e senza offrire loro la possibilità di non partecipare all'iniziativa. Infatti i suddetti cinque "amici" hanno sostenuto che il Social Network in Blu ha violato i diritti sull'uso dei loro nomi, delle loro fotografie ed, appunto, dei loro "Mi Piace". Inoltre, secondo quanto reso noto dal New York Times, l'accordo è stato raggiunto già il mese scorso però è stato reso di dominio pubblico soltanto quest'oggi. Oltretutto se Facebook non avesse raggiunto un compromesso, avrebbe rischiato una class action che gli sarebbe potuta costare vari miliardi di dollari. Infatti il giudice distrettuale, Lucy Koh, ha riconosciuto dei danni economici nell'uso da parte di Facebook di nomi, fotografie e gusti appartenenti a questi cinque "amici", ed ha spiegato: "La California riconosce da tempo il diritto a tutelare il nome ed i gusti delle persone dall'appropriazione da parte di altri". Oltretutto come se non bastasse sempre in ambito delle cause legali, attualmente Facebook si sta difendendo anche contro le circa 40 cause avviate nei suoi confronti dagli investitori. E, secondo quanto sostenuto dal Financial Times, unendo le forze con le banche che hanno curato l'IPO, il Social Network di Mark Zuckerberg ha chiesto ufficialmente alla Corte Federale di New York che tutte le azioni legali confluiscano in un unico procedimento. Per di più nella documentazione depositata, (24 pagine in tutto per il primo documento pubblico da quando ha fatto il suo debutto in Borsa), Facebook ha dato la colpa al NASDAQ ed ai problemi tecnici del listino. Infatti nella suddetta documentazione si può leggere: «L'avvio degli scambi nel primo giorno dell'IPO è stato ritardato in seguito ai problemi ai sistemi software del NASDAQ e questo ha indebolito l'ordinata esecuzione degli ordini ed il prezzo». Al riguardo Facebook, ricordando come pochi giorni dopo l'IPO il NASDAQ si è impegnato a risarcire gli investitori che avevano accusato perdite nel primo giorno delle operazioni, ha spiegato: "I ritardi e le difficoltà del listino hanno causato delle reazioni sulla dinamica del mercato". Difatti il 6 Giugno scorso il NASDAQ ha istituito un fondo da 40 milioni di dollari per indennizzare tutti coloro che hanno accusato perdite nell'IPO di Facebook per i problemi tecnici dell'indice ed ha proposto la distribuzione di 13,7 milioni di dollari in contanti, mentre la quota rimanente dei rimborsi sarà distribuita tramite una riduzione dei costi degli scambi per chi ha registrato perdite. In sostanza i tre tipi di operazioni che il NASDAQ rimborserà sono le vendite di azioni a 42 dollari o meno che non sono state eseguite, le vendite a 42 dollari o meno che sono state eseguite a prezzi inferiori e gli acquisti a 42 dollari che non sono stati immediatamente confermati. Inoltre il NASDAQ si è rivolto alla IBM per condurre una revisione del proprio sistema operativo. In ogni caso, come già anticipato inizialmente, oltre a risolvere i suoi problemi legali Facebook dovrà anche trovare nel più breve tempo possibile un sostituto nel ruolo di responsabile delle tecnologie; poiché Bret Taylor, il chief technology officer, (detto anche CTO), di Facebook, ha deciso di lasciare la società alla fine di quest'estate. O almeno questo è quanto ha riportato l'AllThingsDigital,vale a dire la pubblicazione dedicata all'hi-tech del Wall Street Journal, citando alcune fonti. Comunque ciò rappresenterà un'uscita di scena alquanto cruciale che potrebbe rischiare di innervosire gli investitori; difatti attualmente Bret Taylor possiede la responsabilità della piattaforma di Facebook ed un cambio in un settore così importante è visto da molti come motivo di preoccupazione.