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giovedì 31 maggio 2012

Tra il 5 ed il 6 Giugno Venere passerà per l'ultima volta in questo secolo davanti al Sole; La prossima volta nel 2117.



Tra meno di una settimana, più precisamente all'alba di Mercoledì 6 Giugno, si potrà assistere ad un evento molto raro, infatti, sarà visibile anche dall'Italia l'ultimo transito in questo secolo di Venere davanti al Sole. Comunque per osservare il piccolo disco che sarà disegnato dal suddetto pianeta sulla superficie della nostra stella si potrà utilizzare un classico vetro annerito con il fumo di un candela; mentre qualunque altro schermo, compresi gli occhiali da sole, non saranno sufficienti, oltre al fatto che si potrebbero verificare danni permanenti alla vista. Inoltre questo raro fenomeno prende il nome di "Transito di Venere" e si verifica soltanto quando il pianeta passa direttamente tra il Sole e la Terra. E dal momento che il piano orbitale di Venere non è esattamente allineato con quello della Terra, questi transiti si verificano alquanto raramente, vale a dire 2 volte nell'arco di 8 anni, ma separati da più di un secolo di distanza. Difatti l'ultimo transito risale al mese di Giugno del 2004, e non se ne verificheranno altri almeno fino al 2117. E dunque si tratterà di un evento raro che l'Agenzia Spaziale Europea osserverà da un punto particolare, vale a dire dall'isola artica di Spitsbergen, dove in questo periodo il Sole non tramonta mai e quindi permetterà seguire il transito dall'inizio alla fine. Per di più attualmente nella suddetta isola è in corso una riunione del "Venus Express team", ovvero il gruppo di scienziati che controllano l'omonima missione attualmente in corso della sonda lanciata il 9 Novembre 2005 con lo scopo di esplorare il pianeta Venere. Oltretutto i transiti di Venere e Mercurio, cioè i pianeti più vicini al nostro Sole, sono sempre stati delle grandi occasioni per fare importanti scoperte astronomiche. Tuttavia questa volta le moderne tecnologie permetteranno di effettuare un esperimento fondamentale per la ricerca di nuovi pianeti esterni al Sistema Solare che potrebbero ospitare forme di vita. Infatti durante quest'ultimo transito il telescopio spaziale Hubble sarà rivolto verso la Luna e fotograferà sulla sua superficie l'alone grigiastro che circonderà la proiezione di Venere; in sostanza si tratta dell'atmosfera di Venere che viene attraversata dai raggi solari. La cui composizione è già stata resa nota grazie ai dati inviati dalle sonde spaziali. Dunque confrontando gli anzicitati dati certi con quelli che Hubble fornirà, sarà possibile verificare se le osservazioni con il telescopio spaziale sono affidabili e possono essere utilizzate per determinare la composizione chimica delle atmosfere dei cosiddetti pianeti extrasolari in modo da capire se su quel pianeta si possa sviluppare la vita. In ogni caso i passaggi della "stella del mattino", ovvero il nome con il quale è anche conosciuto il pianeta Venere, risultano di grande significato scientifico perché fra l'altro hanno dato agli astronomi un'opportunità per misurare le dimensioni del Sistema Solare. In pratica il calcolo si è basato sul tempo impiegato da Venere ad attraversare il disco solare rilevato da differenti posizioni sulla Terra e successivamente sono state applicate delle formule di semplice trigonometria. Inoltre durante il transito del 1761 per la prima volta fu notato l'alone intorno al bordo del profilo del pianeta, grazie al quale è stato possibile rivelare la presenza di una atmosfera. Però solo da pochi anni, grazie alle sonde spaziali che l'hanno visitata, è stato possibile venire a conoscenza del fatto che Venere è caratterizzato da una atmosfera inospitale, densa di anidride carbonica ed azoto e con nuvole composte da acido solforico. Comunque, come già spiegato in precedenza, ai giorni d'oggi i transiti dei pianeti davanti ad una stella rappresentano un prezioso strumento per individuare e analizzare pianeti orbitanti attorno a stelle diverse dal Sole; pianeti che gli astronomi chiamano, appunto, extrasolari. Difatti quando un pianeta passa davanti ad una stella, riduce la quantità di luce che arriva alla Terra, svelando così la sua esistenza e dando informazioni sulle sue caratteristiche. In questo modo il telescopio spaziale europeo lanciato durante la missione COROT è stato in grado di scoprire più di 20 pianeti extrasolari. Oltretutto, analizzando i contorni dell'ombra del pianeta si può scoprire se quest'ultimo possiede un'atmosfera e se questa contiene acqua, metano ed altri precursori della vita. Per di più in questi giorni è stata diffusa una nuova teoria secondo la quale l'ormai prossimo allineamento di Venere tra il Sole e la Terra coinciderebbe con la tanto temuta fine del mondo. Infatti, secondo l'interpretazione dell'archeologa Maria Longheraes posta alla conferenza bolognese "Kon Tiki, Rassegna del Documentario di Archeologia e di Viaggi", il suddetto passaggio di Venere davanti il disco solare coinciderebbe con la vera fine del ciclo astrale che i Maya hanno predetto. Secondo i quali, il passaggio di questo pianeta non portava nulla di buono, poiché, identificato con la dea Venere, il suo mito astrale sarebbe legato a sventure e catastrofi, non per forza geologiche ma anche di natura umana come le guerre. Insomma questo fenomeno non è un buon presagio, almeno secondo quanto sostenuto dai sacerdoti dell'epoca precolombiana. Naturalmente le smentite non sono mancate, ma in questo caos di date ed interpretazioni risulta difficile dare una chiave di lettura unica. Fatto sta che il "disco nero" che Venere disegnerà davanti al Sole sarà visibile nel suo intero percorso solamente dall'Oceano Pacifico occidentale, dall'Asia orientale, dall'Australia orientale e dalle alte latitudini settentrionali. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, il transito inizierà nel pomeriggio del prossimo 5 Giugno; mentre dall'Europa, Italia compresa, l'evento sarà visibile nella sua fase finale, appunto, nell'alba del prossimo 6 Giugno.


mercoledì 30 maggio 2012

A quanto sembra esiste una sorta di mercato nero anche per i "Follower" ed i "Mi piace"‎; per l'80% si tratta di fake.


A quanto pare sui vari Social Network sono presenti dei veri e propri eserciti di "utenti fantasma" che popolano le pagine ed i profili delle aziende. A sostenerlo è stato Marco Camisani Calzolari, imprenditore e professore di Comunicazione Aziendale e Linguaggi Digitali alla IULM, durante un'intervista di alcuni giorni fa del Corriere della Sera nella quale ha dichiarato di aver comprato egli stesso ben 50 mila "Follower" su Twitter, (il famoso Social Network dai 140 caratteri), e 6 mila "Mi piace" su Facebook, (il famosissimo Social Network in Blu). Ovviamente la reazione è stata immediata sui Social Network; infatti il dibattito si è subito acceso soprattuto sul profilo Facebook appartenente a Layla Pavone, amministratore delegato dell'agenzia di comunicazione Isobar e presidente della consulta digitale di Assocomunicazione, la quale ha chiesto delle maggiori spiegazioni sulla fonte della percentuale citata da Marco Camisani Calzolari, (che durante la suddetta intervista ha, appunto, dichiarato che: "L'80% dei fan e dei follower delle aziende italiane è finto"), il quale in tal proposito ha risposto di aver espresso soltanto una sua valutazione personale. Inoltre Layla Pavone durante un'altra intervista del Corriere della Sera ha spiegato: "Il compito dei professionisti, degli addetti ai lavori esperti in materia ed anche dei giornalisti è quello di fare divulgazione corretta delle informazioni per fare cultura. Le opinioni sono tutte opinabili, mentre le analisi e le ricerche servono proprio per capire in profondità e su basi solide le dinamiche di mercato". Ed ha poi proseguito dichiarando: "Ammetto di essere perfettamente a conoscenza dell'esistenza di pratiche fraudolente. Si tratta di un problema non di ieri, più ampio e che non riguarda solo i Social Media. Un esempio, che è stato gestito e poi risolto, sono i click fraud(ovvero click automatici sugli annunci dei siti), su Google di qualche anno fa". Successivamente Layla Pavone ha continuato sottolineando: "È corretto e doveroso parlarne e fare cultura, ma è diverso dal dire in maniera arbitraria che l'80% dei fan è "fake" oppure frutto di un'attività fraudolente. Io penso che la gran parte dei professionisti, agenzie e aziende che lavorano in questo settore operino in maniera corretta e trasparente". Ed ha concluso aggiungendo: "I fan non sono l'unica metrica del cosiddetto "livello di engagement" che si può generare con i Social Media. È molto più importante capire, con gli strumenti di analisi che abbiamo a disposizione, la qualità della relazione, il suo contenuto e la rilevanza". E quindi non si tratta di una questione prevalentemente numerica, ma di un livello di interazione con l'utente che va oltre il "Mi piace" di Facebook ed il "Follow" di Twitter. Oltretutto la valutazione ha accomunato gran parte degli esperti del settore che hanno espresso la loro opinione sull'argomento. Difatti Giorgio Marandola di Ideolo ha persino lanciato una campagna chiamata "I'am the 20%", (in italiano "Io sono l'altro 20%"), che è stata ripresa in seguito graficamente con un tweet sullo sfondo ed ispirata a I'm the 99%, ovvero lo slogan di Occupy Wall Street.  Per di più si è schierata dalla parte del "20%" anche Gabriele Cucinella, che ha assicurato di non aver mai comprato nessun fan degli oltre 30 clienti della sua We Are Social. In tal proposito lo stesso Gabriele Cucinella ha spiegato: "Per attirare l'attenzione di seguaci digitali bisogna ad esempio, incoraggiare il dialogo, inserire contenuti interessanti, stimolare la conversazione e dare visibilità ai canali con dei concorsi". Ed ha anche raccontato che, grazie al fatto di aver messo in palio la possibilità di giocare all'Emirates Stadium di Londra, ha fatto raggiungere alla pagina Facebook di un noto marchio di elettrodomestici la cifra di 160 mila fan. Per di più Dino Amenduni ha definito i tratti dell'ombra digitale di Nichi Vendola ed ha assicurato che i quasi 200 mila Follower ed i 521 mila fan della pagina Facebook del presidente della Regione Puglia sono stati reclutati senza spendere un euro, compresa la pubblicità classica. Ed ha poi dichiarato: "Il segreto è dare continuità a pagine e profili, se un politico non compare per una settimana nei telegiornali puoi anche non accorgertene, invece se non scrive niente sulla fanpage vuol dire che non ha nessun pensiero su quello che sta accadendo". Ed in assenza di contenuti originali e curati, come negli anzicitati casi delle aziende, gli utenti se ne vanno. Infine Marco Camisani Calzolari, cioè colui che ha dato il via al dibattito, ha spiegato di aver registrato una evidente dicotomia fra i detrattori ed i sostenitori di quanto affermato ed ha confermato la necessità di far luce sul fenomeno per tutelare chi lavora in modo serio e pulito.


martedì 29 maggio 2012

Realizzati i primi vasi sanguigni tridimensionali in provetta della storia.


Di recente alcuni ricercatori sono riusciti a realizzare i primi vasi sanguigni in provetta della storia; si tratta di vasi sono tridimensionali che si sviluppano, interagiscono e rispondono allo stress in modo parecchio simile a quello dei vasi sanguigni naturali. In pratica questo risultato, che è stato pubblicato sulla rivista PNAS dell'Accademia Nazionale di Scienze degli Stati Uniti, è stato ottenuto dal gruppo dell'Università di Washington a Seattle coordinato da Ying Zheng. In sostanza prima di poter realizzare i suddetti vasi sanguigni artificiali i ricercatori hanno dovuto costruire una sorta di impalcatura, vale a dire dei piccoli canali di collagene caratterizzati dalla struttura a forma di nido d'ape all'interno dei quali sono state iniettate alcune cellule umane, (chiamate cellule endoteliali), prelevate da cordone ombelicale che hanno rivestito le pareti interne dei vasi sanguigni. Dunque a distanza di due settimane le suddette cellule endoteliali si sono moltiplicate, formando dei micro-canali che, infine, hanno generato una vera e propria rete di vasi. Successivamente i vasi artificiali sono stati sottoposti a una serie di test, ovvero sono stati irrorati di cellule vascolari del cervello e di cellule delle arterie per studiare a esempio, le interazioni fra i vasi e le cellule che li rivestono nel corpo umano. Oltretutto per verificare se il sistema fosse in grado di trasportare sangue, nei vasi è stato immesso anche del sangue umano, il quale è stato trasportato in modo uniforme e veloce. In seguito i ricercatori hanno trattato questi vasi con un composto infiammatorio ed hanno constatato che questi avevano la stessa reazione dei vasi naturali quando si infiammano a causa di un trauma oppure di una malattia. Comunque in merito a questa nuova creazione i ricercatori hanno fatto sapere: "Questi vasi sanguigni artificiali in 3D potrebbero essere utilizzati per testare farmaci e la tecnica potrebbe costituire un banco di prova per la realizzazione di tessuti artificiali vascolarizzati per la medicina rigenerativa". Ed hanno proseguito spiegando: "Il sistema potrebbe contribuire anche a studiare la progressione dei tumori più aggressivi, che sviluppano metastasi". Infatti I ricercatori hanno esposto i vasi sanguigni artificiali ad una determinata proteina ritenuta responsabile di stimolare la crescita dei nuovi vasi sanguigni che nutrono le cellule tumorali. In questo moto hanno potuto osservare che dopo il trattamento si erano formati vasi che presentavano le medesime caratteristiche dei vasi sanguigni delle metastasi. Al riguardo Federica Sangiuolo, genetista dell'Università degli Studi di Roma Tor Vergata, ha spiegato: "La capacità di ricostruire in vitro, (ovvero in provetta), strutture vascolari apre nuove opportunità di studio in merito ai meccanismi di interazione tra cellule endoteliali e quelle del sangue in un ambiente ostile come quello presente in un processo infiammatorio oppure patologico come in caso di tumori e diabete". Ed ha proseguito dichiarando: "La costruzione di un'impalcatura artificiale potrebbe essere il punto di partenza per rendere possibile la ricostruzione ex-novo, (cioè partendo da zero), di organi inesorabilmente danneggiati, con l'ausilio di protocolli di terapia cellulare". Ed, infine, ha concluso sostenendo: "In questo modo in un futuro prossimo potremmo bypassare le problematiche relative alle limitate fonti di donazione d'organo ed al loro possibile rigetto".


lunedì 28 maggio 2012

Scoperto un nuovo virus digitale capace di rubare molte informazioni; Si chiama Flame ed è il più potente della storia.


Un recente allarme lanciato dalla Kaspersky Lab, la multinazionale russa della sicurezza informatica e produttrice di antivirus, ha annunciato la scoperta di un nuovo programma altamente nocivo e sofisticato che viene ampiamente utilizzato come arma informatica per compiere attacchi in diversi Paesi. Si chiama "Flame" ed è caratterizzato da delle complessità e funzionalità superiori rispetto a tutte le precedenti minacce informatiche finora affrontate. In pratica si tratta di un vero e proprio super-virus evoluto in grado di sottrarre informazioni molto importanti tra cui i contenuti visualizzati sul desktop del computer, ma anche le informazioni sui sistemi, i file archiviati, i contatti, le conversazioni audio ed è persino capace di intercettare Skype. Tecnicamente il suddetto programma nocivo prende il nome di Worm.Win32.Flame ed è stato progettato per lo spionaggio informatico. Inoltre questo malware è stato nascosto per oltre due anni, vale a dire dal Marzo 2010, (anche se in realtà le primissime tracce risalirebbero al 2007 in Europa e l'anno seguente a Dubai); difatti grazie alla sua estrema complessità e per la natura degli attacchi mirati, nessun software di sicurezza è stato in grado di rilevarlo prima d'ora. Tuttavia attraverso un'indagine della Kaspersky Lab commissionata dall'International Telecommunication Union, (conosciuta con la sigla ITU), durante la quale gli esperti di sicurezza stavano lavorando all'identificazione precisa di un ulteriore ed ancora sconosciuto programma nocivo, denominato Wiper. Quest'ultimo è un virus che ha recentemente cancellato i dati su un elevato numero di computer nella regione dell'Asia Occidentale, colpendo i sistemi informativi relativi al mercato del petrolio iraniano. In sostanza questo particolare malware era già stato scoperto in precedenza, ma durante la suddetta analisi mirata a rilevare gli incidenti causati da Wiper, gli esperti si sono, appunto, imbattuti in Flame, e perciò si è trattata di una scoperta del tutto inaspettata. In tal proposito Alexander Gostev, capo della sicurezza alla Kaspersky Lab, ha spiegato: "Secondo le prime rilevazioni si tratta di un programma maligno capace di mirare con precisione i propri bersagli. Uno dei fatti più allarmanti è che l'attacco di Flame è in pieno svolgimento, ed i suoi autori stanno sorvegliando continuamente i sistemi infetti, mentre allo stesso tempo collezionano informazioni ed attaccano altri sistemi per fini ancora ignoti". Infatti l'obiettivo principale di Flame sembra essere proprio lo spionaggio informatico, attraverso il furto di informazioni prelevate da computer infetti. Una volta rubate, tali informazioni vengono poi inviate ad alcuni server di comando e controllo dislocati in diverse parti del mondo. Oltretutto la diversa natura delle informazioni rubate, che può includere documenti, screenshot, registrazioni audio ed intercettazioni del traffico di rete, rendono questo virus uno dei più avanzati e completi strumenti di attacco mai scoperti prima d'ora. Tuttavia le modalità di infezione devono ancora essere identificate, ma è abbastanza chiaro che Flame possiede la capacità di riprodursi su una rete locale utilizzando diversi metodi, tra cui la vulnerabilità della stampante ed il metodo di infezione tramite la porta USB sfruttata anche dal worm chiamato Stuxnet, che fu capace di colpire l'impianto iraniano di Natanz con una precisione che le cosiddette "bombe intelligenti" non avrebbero saputo eguagliare. Anche se le caratteristiche di Flame risultano essere molto diverse da quelle di StuxnetDuqu, un malware apparentemente scritto dagli stessi autori di Stuxnet, che è stato scoperto l'anno scorso ma che per il momento non ha avuto effetti devastanti. In ogni caso la geografia degli attacchi, l'utilizzo di uno specifico software per le vulnerabilità ed il fatto che solo i computer selezionati vengano presi di mira, hanno fatto capire che anche Flame appartiene alla stessa categoria delle armi informatiche più importanti. Al riguardo Eugene Kaspersky, amministratore delegato e fondatore della società russa di info-security, ha dichiarato: "Da qualche anno il rischio della guerra elettronica è diventato l'argomento più serio di dibattito, nel nostro campo. Stuxnet e Duqu appartenevano ad una sola catena di attacchi, invece Flame sembra appartenere ad un'altra fase della guerra informatica. È importante rendersi conto che le armi informatiche possono essere utilizzate per attaccare qualsiasi Paese. Ed a differenza di una guerra convenzionale, i Paesi più sviluppati sono in realtà i più vulnerabili in questo caso". Non a caso, nonostante nessuno abbia mai scoperto la vera identità degli autori, gli addetti ai lavori hanno puntato il dito sui i due servizi segreti più potenti al mondo, ovvero quello americano e quello israeliano. Oltretutto quando un virus, attaccando i sistemi SCADA per l'automazione industriale, ha la capacità di colpire una centrale nucleare oppure più semplicemente una centrale elettrica, è evidente che la posta in gioco si alza in modo davvero drastico. Tuttavia resta il fatto che al momento la maggior concentrazione di sistemi infettati da Flame sembra essere in Medioriente; primo fra tutti Iran, ma anche Israele, Sudan, Siria, Libano, Egitto e Arabia Saudita. Comunque l'analisi del nuovo malware è in corso, però richiederà ancora un bel po' di tempo e la collaborazione di parecchi esperti in giro per il mondo. In merito alla faccenda la multinazionale russa ha dichiarato: "Pubblicheremo sul nostro blog maggiori dettagli, via via che diventano disponibili". Ma quel che già è stato reso noto è che Flame è composto da più moduli e complessivamente ha un peso di diversi Megabyte. Inoltre è circa 20 volte più voluminoso di Stuxnet, motivo per il quale c'è bisogno di una squadra composta dai migliori esperti di sicurezza disponibili che analizzino questa nuova cyber-arma.


domenica 27 maggio 2012

Dimostrato che il riposino dopo pranzo non fa bene al cuore ed alle arterie.


Dopo aver pranzato sono molte le persone abituate a concedersi un riposino, soprattutto quelle più anziane. Tuttavia bisognerebbe fare attenzione a questa abitudine poiché di recente è stato dimostrato che fare un pisolino dopo pranzo potrebbe causare danni alla salute. Infatti è stato rilevato che diverse ore dopo mangiato il numero di trigliceridi plasmatici aumenta, il che potrebbe danneggiare le arterie, soprattutto se il cibo ingerito era molto grasso. In pratica un recente studio dell'Università di Reading, (Regno Unito),  ha, appunto, dimostrato che mangiare cibi grassi provoca un picco di trigliceridi nel plasma, i quali aumentano dal 30 al 300% rispetto ai valori a digiuno già un'ora dopo il pasto. Al riguardo il professor Alberico L. Catapano, professore dell'Università degli Studi di Milano che dall'anno prossimo sarà il primo presidente italiano del Congresso Europeo di aterosclerosi, (conosciuto anche come Congresso EAS), ha spiegato: "L'elevato livello di trigliceridi che si verifica nella fase post-prandiale, (ovvero dopo pranzo), che è dovuto agli acidi grassi liberi che vengono rilasciati dal tessuto adiposo, contribuisce ad un aumentato rischio di malattie cardiache e ad eventi coronarici, e questo effetto è più pronunciato nelle persone anziane". Ed ha proseguito dichiarando: "Tuttaviva si è visto che le persone sedentarie hanno picchi ancor più alti". Invece è stato dimostrato che al contrario una bella passeggiata dopo pranzo oppure una moderata attività fisica risultano essere alquanto salutari, soprattutto per gli individui obesi o sovrappeso. Difatti, secondo l'Associazione Europea per l'artetiosclerosi, di cui Alberico Catapano è presidente, ha consigliato di svolgere trenta minuti di esercizio aerobico in quanto quest'ultimo riduce i livelli dei trigliceridi plasmatici di circa l'8-10% e dell'insulina plasmatica di circa 12-15%. Mentre è stato rilevato che dopo pranzo gli esercizi di resistenza diminuiscono i livelli di insulina di circa il 30%. Per di più altri risultati che sono stati resi noti durante l'ottantesima edizione del Congresso Europeo di aterosclerosi, (che ha avuto inizio Venerdì scorso a Milano e che terminerà domani), hanno riguardato l'azione benefica del "colesterolo buono", (conosciuto con la sigla HDL), che è stata recentemente rimessa in discussione da uno studio americano, ed alcuni nuovi farmaci per ridurre il "colesterolo cattivo" (noto con la sigla LDL). In sostanza, secondo alcuni recenti studi, tra cui quello effettuato dal team del professor Alberico Catapano, pubblicato l'anno scorso sul Current Opinion in Lipidology, e gli studi effettuati presso l'Università della Pennsylvania, pubblicati sempre nel 2011 sul New England Journal of Medicine, il colesterolo HDL aiuterebbe le arterie a diventare meno sensibili alle lesioni. In tal proposito Danilo Norata, ricercatore dell'Università degli Studi di Milano, ha dichiarato: "Questi studi dimostrano che il colesterolo HDL rappresenta un serbatoio per le diverse sostanze che possono influenzare positivamente il sistema immunitario naturale. Infatti i lipidi e gli enzimi presenti nell'HDL possono conferire proprietà anti-aterosclerotiche. Inoltre il colesterolo HDL fornisce una protezione cardiovascolare anche attraverso la modulazione della risposta immunitaria innata". Oltretutto per quanto riguarda il colesterolo LDL, durante il suddetto congresso è stato fatto sapere che alcuni nuovi farmaci mostrerebbero una sua riduzione di circa 35-60% rispetto alla terapia mediante statine. In più è stato rilevato che nei soggetti adulti affetti da ipercolesterolemia familiare e non-familiare, la somministrazione endovenosa oppure sottocutanea di questi nuovi farmaci riduce il colesterolo fino al 60%. Il che va ad evidenziare l'importante ruolo della terapia di combinazione in pazienti affetti da ipercolesterolemia oppure da un rischio cardiovascolare molto elevato.


sabato 26 maggio 2012

Per riparare il cuore potrebbero essere usate delle cellule cardiache sane ricavate da quelle della pelle.


In questi giorni è stato scoperto che dalle cellule della pelle è possibile ricavare delle cellule cardiache sane. In sostanza si tratta dell'ultima frontiera della ricerca sulle staminali che dona nuove speranze a tutti coloro che hanno riportato dei danni al cuore e fornisce nuove cellule cardiache create su misura del paziente. Infatti un recente studio israeliano, che è stato pubblicato sull'European Hearth Journal, ha dimostrato l'efficacia di una nuova tecnica messa a punto nei laboratori del Technion, (conosciuto anche come Israel Institute of Technology di Haifa). Tuttavia non si tratta della prima terapia sperimentale realizzata con lo scopo di "ricostruire" quelle aree cardiache che vengono danneggiate da un infarto, però la vera innovazione di quest'ultima tecnica sta nel punto di partenza. Infatti i ricercatori israeliani hanno utilizzato delle cellule della pelle di due pazienti che precedentemente erano già stati colpiti da infarto per riuscire a generare cellule cardiache compatibili con il cuore stesso dei donatori. In pratica gli scienziati hanno prelevato le cellule del tessuto epiteliale da due pazienti rispettivamente di 51 e 61 anni e le hanno riprogrammate per poterle portare ad uno stato di immaturità, infettandole con un virus che portava con sé tre geni pluripotenti. Questi ultimi, secondo quanto hanno chiaramente dimostrato due precedenti studi del 2007, sarebbero in grado di riportare indietro l'orologio biologico delle cellule umane, facendole regredire ad uno stadio indifferenziato che potrebbe essere paragonato a quello embrionale. E dunque grazie a questo procedimento sono state ottenute alcune cellule staminali pluripotenti indotte che successivamente sono state fatte differenziare in cellule cardiache vere e proprie. In seguito queste ultime, una volta depurate dal suddetto virus, sono state iniettate nel cuore di alcuni topi da laboratorio dove si sono immediatamente integrate, adeguandosi al ritmo cardiaco e soprattutto senza interferire con la funzionalità. Al riguardo Lior Gepstein, cardiologo dell'Israel Institute of Technology, ha spiegato: "Abbiamo dimostrato che è possibile prelevare cellule della pelle di pazienti non più giovani e con danni cardiaci per poi arrivare ad ottenere delle cellule cardiache sane, giovani ed equivalenti alle stesse che possedevano quando erano neonati". Tuttavia al momento la suddetta tecnica israeliana è stata messa alla prova soltanto sul cuore dei topi da laboratorio e, secondo quanto hanno dichiarato gli stessi autori della ricerca, saranno necessari minimo 10 anni di sperimentazione prima di riuscire ad arrivare alla sua applicazione sugli esseri umani. Difatti gli ostacoli da superare sono tanti; il primo dei quali è rappresentato dal fatto che le cellule staminaliuna volta iniettate in uno specifico organo, potrebbero dare origine a dei tumori. Per di più lo sviluppo delle cellule cardiache attraverso l'utilizzo di quelle della pelle richiede due settimane di tempo, impedendo in questo modo un intervento immediatamente successivo all'evento infartuale. Il che rappresenta un'ulteriore complicanza, vale a dire gli effetti cicatriziali dell'intervento post-infarto che, per effettuare una valida terapia ricostruttiva, andrebbero chirurgicamente rimossi prima dell'inoculazione delle suddette cellule staminali.


venerdì 25 maggio 2012

Google si pone a favore del copyright cancellando milioni di contenuti, siti web e link ritenuti pirata.



La lotta contro le violazioni del copyright in questi giorni si sta facendo sentire parecchio, infatti, dopo il recente oscuramento del famoso sito KickassTorrent.com, anche il famosissimo motore di ricerca Google ha deciso di premere il tasto "cancella". In pratica il colosso di Mountain View ha pensato di eliminare in grande stile milioni di link dalle proprie pagine dei risultati, che in precedenza erano stati segnalati dai possessori dei diritti d'autore. Al riguardo Google nel suo "Rapporto sulla Trasparenza" ha fatto sapere: "Non vogliamo che gli utenti finiscano sui siti pirata". Inoltre a quanto pare la maggior parte delle suddette segnalazioni sarebbero state effettuate da Microsoft. E quindi, secondo quanto stabilito da una analisi riguardante lo scorso anno, Google ha messo in atto l'eliminazione dalla sua offerta di 5,4 milioni di contenuti, siti web e link, a causa delle solite presunte violazioni del diritto d'autore. Anche se il numero di richieste è in forte crescita. Tuttavia, secondo quanto spiegato da Googleil più famoso portale video messo a disposizione da YouTube ed il servizio Blogger non sono stati inclusi nella suddetta statistica. Per di più è stato rilevato che ogni mese Google elabora una media di circa 1,2 milioni di richieste inoltrate da oltre mille differenti proprietari di diritti d'autore. Tra i dati cancellati ben 3,3 milioni hanno riguardato gli URL, (o link che dir si voglia), nei risultati di ricerca. Il che rappresenta una vera e propria esplosione in cifre, dal momento che in tutto l'anno 2009 erano stati segnalati appena 250 mila indirizzi web. Quantità che ai giorni d'oggi, viene chiamata in causa all'incirca ogni settimana. Oltretutto lo stesso Google ha dichiarato di aver accettato il 97% di tutte le richieste ricevute tra il mese di Luglio e quello di Dicembre del 2011. Al riguardo Fred Von Lohmann, il senior copyright counsel della società, in un post pubblicato sul blog ufficiale di Google ha scritto: "La lotta contro la pirateria online è molto importante. Non vogliamo che i nostri risultati di ricerca conducano la gente a dei posti nella Rete dove vengono infranti i diritti d'autore". In ogni caso, per rendere più chiara la portata del fenomeno, Google ha, appunto, pubblicato tutti i dati nel suo Transparency Report; prima d'ora in questo rapporto, (che fu pubblicato per la prima volta due anni fa), venivano elencate principalmente le richieste di rimozione dei contenuti indicizzati e pubblicati che arrivavano dai governi. Pertanto le informazioni sui problemi di pirateria e diritti d'autore risultavano essere poche o nulle. In aggiunta le segnalazioni che giungono a Mountain View sulla violazione delle leggi sul diritto d'autore in media vengono elaborate entro 11 ore, in base ai principi del Digital Millennium Copyright Act, (noto con l'acronimo DMCA), mentre in caso di organizzazioni note, le quali hanno lo status di "partner affidabile", il processo di verifica e l'eventuale rimozione di un link è ridotto a 7 ore. Oltretutto al primo posto della classifica annuale dove vengono elencati i proprietari dei copyright violati c'è, appunto, Microsoft, (che in un anno ha inoltrato a Google ben 2.554.475 richieste relative a 23.485 domini, tra i quali anche quello di The Pirate Bay, varie piattaforme di condivisione di file torrent ed i cosiddetti gruppi warez); al secondo c'è il gruppo NBCUniversal; al terzo la RIAA, vale a dire l'associazione delle industrie discografiche USA, (con 416.731 richieste di rimozione nei confronti di 6.903 domini); subito dopo la British Phonographic Industry, (con 151.087 URL segnalati per 55 domini), e successivamente si sono collocati diversi produttori di contenuti pornografici. Tuttavia Google ha sottolineato che non tutte le richieste di eliminazione dei contenuti è sempre giustificata. Per esempio, recentemente ne ha respinto una inviata da una scuola guida in Gran Bretagna che aveva chiesto di rimuovere un risultato di ricerca che rimandava ad un'azienda concorrente. In tal proposito Fred Von Lohmann nel suddetto post ha concluso spiegando: "Cerchiamo sempre di individuare richieste di rimozione errate o abusive. Abbiamo anche ricevuto segnalazioni senza alcun fondamento, inviate per danneggiare un competitor oppure rimuovere un contenuto semplicemente sgradito". Comunque Google fa sapere ai vari webmaster della segnalazione, in modo che sia possibile contestare la richiesta di rimozione prima della sparizione dei link.


giovedì 24 maggio 2012

L'operazione "Last Paradise" delle Fiamme Gialle di Cagliari blocca il sito KickassTorrents.com.


Da oggi in poi un altro sito per il "Peer to peer", ovvero lo scambio di file da utente a utente, non sarà più raggiungibile dall'Italia. Infatti, secondo quanto è stato segnalato, il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Cagliari su provvedimento emesso dal sostituto procuratore, Giangiacomo Pilia, ha messo in atto l'inibizione all'accesso degli internauti nazionali sul portale KickassTorrents.com, vale a dire uno dei principali siti web destinati allo scambio ed allo scaricamento dei file "torrent". Tuttavia si è trattato di un blocco a livello DNS, e quindi può essere facilmente aggirabile da chi ha un minimo di dimestichezza con la Rete. Ma in ogni caso digitando l'indirizzo del suddetto sito nel browser, questo risulta, appunto, irraggiungibile. E dunque in sostanza, dopo l'operazione contro The Pirate Bay nell'Agosto del 2008 e la definitiva chiusura di BTJunkie, vale a dire un motore di ricerca, appunto, basato sui file torrent, avvenuta lo scorso Febbraio, le cosiddette Fiamme Gialle hanno deciso di oscurare anche questa terza piattaforma, la quale ha sede nelle Filippine e molti server sparsi un po' in tutto il mondo. Inoltre questa operazione, che è stata denominata "Last Paradise", ha seguito quella denominata "Little Angel" per la chiusura del sito Linkstreaming.com e quella chiamata "Poisonous Dahlia" riguardante la chiusura di BTJunkie. Oltretutto, come di consueto, la motivazione di questa operazione sarebbe quella di violazione del copyright, anche se il caso ha fatto, e fa, giustamente discutere per le modalità e le ambiguità che la situazione si porta dietro da ormai parecchio tempo. A confermare la chiusura del suddetto sito sono state anche alcune fonti che hanno fatto sapere: "È di oggi la notizia che il portale KickassTorrents.com, ovvero uno dei portali di condivisione di file torrent più diffusi al mondo, (secondo quanto affermato dallo stesso magistrato che ha emanato il provvedimento d'inibizione, il portale si collocherebbe al 96° posto tra i siti web più consultati in Italia, ed al 321° posto nel mondo), lo scorso 17 Maggio scorso è stato sottoposto ad un ordine d'inibizione urgente ad opera della Procura di Cagliari". Infatti il sito, forte dei suoi 10 milioni di torrent attivi, riceve oltre tre milioni di visite giornaliere da tutto il pianeta e, prima di adesso, l'Italia era il terzo Paese per provenienza di utenti, superato solo da India e USA. Concretamente centinaia di migliaia di italiani usavano regolarmente ogni giorno questa super-piattaforma digitale per scaricare musica, film, videogiochi e software. In aggiunta il sito KickassTorrents.com è uno dei siti più aggiornati, con le ultime uscite commerciali ed in contemporanea con le anteprime cinematografiche. Inoltre il suddetto sito, (che tra gli internauti è famoso con il nome KAT), ospita numerosi banner pubblicitari che riescono a garantiscono agli amministratori dei guadagni stimati in oltre 8,5 milioni di dollari all'anno. Comunque una simile quantità di traffico lascierebbe ipotizzare la grande forza attrattiva dei file torrent resi disponibili e quindi potrebbero essere intraviste delle possibili violazioni, anche se a quanto pare il tutto non sarebbe basato su dei veri e propri accertamenti. Dunque sostanzialmente nessun reato è stato certificato, ma la chiusura del sito è stata comunque portata a compimento. Peraltro, come già anticipato precedentemente, quello di questa inibizione è stato un provvedimento di dubbia utilità in quanto costringe semplicemente i vari providers ad interrompere la connessione tra dominio ed IP attraverso alcuni DNS filtrati, (e da qui è nata la recente decisione di The Pirate Bay di promuovere un indirizzo IP invece di un dominio come riferimento principale); difatti è sufficiente utilizzare dei DNS non filtrati, oppure alcuni proxy, per evitare qualsiasi tipo di inibizione ed in questo modo aggirare la muraglia imposta da provvedimenti come quello contro KickassTorrents.com. Fatto sta che alcune fonti hanno, infine, dichiarato: "A questo punto appare necessario un intervento della Corte Costituzionale che vada a specificare una volta per tutte se l'Italia ha titolo o meno di privare milioni di propri cittadini dell'accesso alle risorse presenti sul web, prima dell'accertamento definitivo della commissione di un reato compiuto da terzi".


mercoledì 23 maggio 2012

Scoperto che il DNA si può scrivere e riscrivere proprio come un DVD Blu-Ray oppure una chiavetta USB.


Un recente studio pubblicato su PNAS, (acronimo di Proceedings of the National Academy of Sciences), da Andrew Endy, Jerome Bonnet e Pakpoom Subsoontorn, tre bioingegneri della Stanford University, è riuscito a ideare una nuova e particolare tecnica che è stata denominata RAD, (sigla di Recombinase Addressable Data module), un termine che in slang americano sta a significare "grandioso" oppure "fico". Ed in effetti questa specifica tecnica permette di fare qualcosa di a dir poco straordinario; praticamente si tratta di utilizzare il DNA come un supporto biologico per l'immagazzinazione di svariati dati. Inoltre questa non è la prima volta che qualcuno prova a "riscrivere" una sequenza di DNA. Infatti in passato alcuni ricercatori c'erano riusciti, ma successivamente le informazioni incluse nella sequenza risultavano essere indelebili. Oggi però un team di ricerca, appunto, della Stanford University è riuscita nell'intento di codificare, immagazzinare e, quando necessario, di poter anche cancellare informazioni da una determinata parte di DNA. In sostanza, per ottenere un simile risultato, è stato necessario trovare il modo di convertire le sequenze di nucleotidi in un supporto per la codificazione binaria. Metodo che è stato trovato sfruttando alcuni enzimi capaci di invertire l'orientamento di piccole sequenze di DNA all'interno di un cromosoma. Al riguardo Andrew Endy ha dichiarato: "Ci sono voluti anni di sforzi per raggiungere un simile risultato. I sistemi biologici di immagazinamento dati sono già in corso di sviluppo per molte applicazioni, ma questa è la prima volta che il DNA viene utilizzato per un simile scopo". Infatti dopo tre anni e 750 tentativi a vuoto, mediante un calibratissimo dosaggio degli enzimi serina integrasi e serina excisionasi, i suddetti tre bioingegneri ed il loro team sono riusciti a scrivere, e soprattutto riscrivere, all'interno dei genomi di alcuni batteri appartenenti alla specie chiamata Escherichia coli. In parole povere ciò significa che gli scienziati della Stanford University sono riusciti a trovare il modo di invertire a loro piacimento l'orientamento di specifiche sequenze di DNA all'interno di un genoma, in modo da codificare un'informazione binaria, (in pratica uno dei due orientamenti corrisponde a "1", mentre l'altro a "0"). Oltretutto, per comprovare questi risultati, i tre bioingegneri hanno sfruttato particolari sequenze che producevano un tipo di fluorescenza diversa, (cioè rossa oppure verde), a seconda dell'orientamento che veniva scelto. Così facendo hanno dimostrato che le informazioni codificate nel DNA batterico erano in grado di persistere anche dopo 100 duplicazioni della cellula. Ovviamente in molti si staranno chiedendo: "Insomma a che pro fare tutta questa fatica?; Progresso scientifico a parte, che cosa ci guadagniamo dalla possibilità di scrivere e riscrivere stringhe di DNA come fossero delle memorie digitali?". Domande che trovano un'immediata risposta se si conoscono le proprietà dell'acido desossiribonucleico, (per gli amici, DNA). Tanto per fare un esempio si potrebbe considerare che in uno spazio ristretto come un comune DVD Blu-Ray possono essere memorizzati qualcosa come 50 Gigabyte di informazione, e poi pensare al fatto che in ogni singola cellula del corpo umano esiste una copia di genoma, e che questo minuscolo groviglio di basi azotate trasporta la bellezza di circa 800 Gigabyte di informazioni. Vale a dire l'equivalente di circa 16 Blu-Ray, contenuti in un nucleo cellulare con un diametro pari allo spessore di un filo di ragnatela, (ovvero di 7 micron). Comunque gli scienziati hanno ripetuto questo processo riuscendo a riscrivere la sequenza del DNA fino a 16 volte. Al riguardo Jerome Bonnet ha spiegato: "Siamo in grado di scrivere, cancellare e riscrivere dati sul DNA di una cellula vivente. Questo significa che adesso possiamo portare la logica computazionale all'interno della cellula stessa". Mentre Andrew Endy ha dichiarato: "Il vantaggio di un simile sistema consiste nel fatto che è veramente digitale, basato sul sistema binario e quindi compatibile con i computer. Inoltre, al di là della normale manuntenzione del DNA, una cellula non consuma energia per conservare le informazioni scritte". Il che può significare che tra qualche paio d'anni le collezioni di Blu-Ray e chiavette USB potrebbe essere sostituita da una coltura di microbi, anche se altamente improbabile. Oltretutto nel lungo periodo questa innovazione potrebbe permettere di sviluppare delle memorie non volatili che non richiedono costi energetici; infatti l'applicazione più plausibile di quest'importante risultato riguarda le frontiere che potranno essere aperte in campo biomedico e bioinformatico. Difatti l'inclusione di informazioni all'interno del DNA delle cellule potrebbe essere sfruttata per studiare fenomeni come l'invecchiamento. Per di più si intravede già la possibilità che il sistema RAD possa essere impiegato per riuscire a bloccare in tempo la proliferazione delle cellule tumorali che dunque verrebbero "riprogammate". In tal proposito i ricercatori hanno, infine, concluso spiegando: "Siamo consapevoli dei limiti di questo sistema: spendere tre anni e 750 tentativi per programmare la scrittura di una dozzina di geni è come cercare di scrivere poche righe di comando in un computer che richiede 750 tentativi di debug per funzionare. Tuttavia, con gli strumenti e le applicazioni della genetica sempre più economiche e veloci, l'utilizzo del DNA come scheda di memoria diventa sempre più probabile".


martedì 22 maggio 2012

Arriva So.Cl, il nuovissimo Social Network idealizzato e presentato da Microsoft.


Lo scorso fine settimana, oltre al debutto di Facebook, (il famosissimo Social Network in Blu), in Borsa ed il successivo matrimonio a sorpresa del suo fondatore, Mark Zuckerberg, con la fidanzata, (da circa 9 anni), Priscilla Chan, (al riguardo gli invitati, cioè più o meno un centinaio di persone, si erano riuniti per festeggiare la laurea in medicina appena conseguita da Priscilla Chan e dunque non sapevano del matrimonio), gli esperti dei FUSE Labs di casa Microsoft hanno deciso di lanciare la versione beta di un nuovo Social Network ufficialmente pensato per gli studenti. Si tratta di So.Cl, (la cui pronuncia è "Social"), che apparentemente non è nato per fare concorrenza a Facebook e compagnia bella; infatti al riguardo nelle FAQ del nuovo Social Network Microsoft ha spiegato: "È solo un esperimento di ricerca sociale, pertanto vi invitiamo a continuare ad utilizzare prodotti come Facebook, Twitter, Google+LinkedIn e tutti gli altri Social Network, nonché Bing, Google ed gli altri strumenti di ricerca". Il che ha rappresentato il debutto più "timido", quasi sottotono, nella storia dei Social Network. Tuttavia per il debutto di So.Cl, Microsoft ha voluto scegliere un understatement, infatti il lancio è avvenuto, appunto, nel bel mezzo della quotazione in Borsa di Facebook per cui sul momento è passato quasi del tutto inosservato. Il che è un peccato perché a suo modo So.Cl rappresenta un progetto piuttosto interessante che, fatta eccezione per il layout che ricorda molto quello di Google+, si è inspirato più al modello di alcuni siti di cura e ricerca di contenuti come Scoop.it oppure Searcheeze che a quello delle classiche reti sociali. Non a caso originariemente il Social Network è stato rivolto soprattutto al mondo universitario, (difatti tra i partner iniziali ci sono stati l'Università di Washington, l'Università di Syracuse ed anche l'Università di New York). Mentre adesso chiunque sia interessato potrà provare l'ecosistema digitale made in Redmond attraverso il proprio account Facebook oppure Windows Live ID. Inoltre, secondo Microsoft, tutti gli studenti, ovvero principali destinatari del prodotto, possono utilizzare So.Cl per condividere i vari risultati delle ricerche effettuate mediante un'apposita barra di ricerca per digitare le varie query su Bing, con la possibilità, in chiaro stile Facebook, di postare commenti e taggare profili. Successivamente i contenuti pubblicati potranno essere raggruppati in modo da ottenere un effetto grafico gradevole ed oltre a commentare i vari contenuti si potranno "riffare". In pratica il riff di un post equivale all'apertura di una nuova discussione che prende spunto dal messaggio originale, per ampliarlo, criticarlo oppure completarlo. Per di più un'altra novità è rappresentata dai "Video Party", ovvero la visione condivisa dei filmati di YouTube, (poiché per il momento Vimeo e DailyMotion non hanno ancora ricevuto l'integrazione), per la conseguente realizzazione di slideshow con i contenuti multimediali preferiti dagli utenti. In tal proposito sempre nelle FAQ di So.Cl è stato spiegato: "Gli studenti passano il tempo a condividere video. So.Cl estende questo concetto rendendo più semplice condividere i filmati con gli amici che in quel momento sono online". Dunque la nuova creatura sviluppata nei FUSE Labs spera di incoraggiare gli studenti a lavorare d'immaginazione, per trasformare le comunicazioni quotidiane ed i principali strumenti dell'apprendimento. Oltretutto si possono creare playlist di clip da vedere assieme agli amici, magari mentre si chatta e continuare a navigare su So.Cl lasciando risuonare la musica dei video in sottofondo. In più da Google+ e dagli altri strumenti di curation come, appunto, Searcheeze, il nuovo Social Network di Microsoft ha preso in prestito anche il concetto degli "interessi"; difatti si possono seguire i contenuti che circolano sul sito attraverso filtri per aree tematiche, che vanno dall'arte, alle startup, ai viaggi e così via. Tuttavia tutti i dati condivisi per impostazione predefinita sono pubblici. In ogni caso è possibile tutelare la propria privacy segnandoli come "privati" nelle impostazioni dell'account e si può cancellare con un solo click tutta la cronologia di navigazione sul sito oppure addirittura l'intero profilo, qual'ora si desidera rimuovere ogni traccia della propria presenza su So.Cl. Comunque, nonostante la presentazione alquanto riservata, il nuovo prodotto Microsoft appare ricco di potenzialità da esplorare, tanto che in molti non sono convinti che si tratti realmente solo di "un progetto per studenti".


lunedì 21 maggio 2012

La pizza margherita è da considerare una verdura? Alcuni senatori USA si sono detti favorevoli.


Durante un recente incontro tenutosi in questi giorni alcuni senatori del Congresso Americano hanno discusso parecchio su una domanda, che a primo acchitto potrebbe sembrare senza senso. In sostanza la domanda è: "La pizza margherita può essere classificata come verdura?". Ed a differenza da quanto possa apparire, la questione è alquanto seria; infatti se la risposta fosse sì, motivata dal fatto che sulla pasta viene spalmata una buona dose di passata di pomodoro, le mense scolastiche dell'intera America potrebbero comodamente decidere di servire ai loro ragazzi al posto di broccoli ed insalata una bella pizza. Mentre se la risposta dovesse essere no, sarebbe assicurato un menù dal conto calorico un po' inferiore, e più ricco di vitamine ai più giovani, che andrebbe a segnare un punto a favore della lotta all'obesità infantile che tanto preoccupa le famiglie statunitensi. In pratica tutto ebbe inizio nel 2011, quando, prima dell'inizio del nuovo anno scolastico, venne approvata una nuova legge chiamata National School Lunch Program, anche grazie all'intervento dell'attualte first lady Michelle Obama. Sostanzialmente questa legge, per aiutare il ministero dell'Agricoltura a promuovere le produzioni della terra e combattere il cosiddetto junk food tra i giovanissimi, aveva modificato tutti i menù delle mense scolastiche, le quali avrebbero dovuto seguire nuovi dettami salutisti. Concretamente, oltre a regole generiche su sale, bevande gasate, numero di volte in cui andavano preparati pasti troppo calorici, la suddetta legge diceva basta a pizza, patatine fritte ed a tutti quei cibi troppo grassi, e dava invece il via libera a verdure e legumi, attingendo anche al repertorio dei menù etnici per variare la proposta delle cucine. Tuttavia questi cambiamenti causarono sin da subito molte proteste da parte dei genitori e degli allunni, che inizialmente boicottarono i nuovi menù e si arrivò anche ad alcuni casi di una sorta di "mercato nero" di patatine, bevande gasate, biscotti e merendine nei corridoi scolastici. E di conseguenza i ragazzi non mangiavano più quel che trovavano nel loro vassoio del pranzo. Però a quanto pare adesso ci sarebbe un strataggemma legislativo che si è schierato dalla parte dei piccoli contrari alla dieta a base di verdure. Infatti, se vincessero il fronte del sì, la pizza tornerebbe in gran quantità sui tavoli della scuola, al contrario di quanto accade ora, (anche se a dire il vero la pizza non è stata eliminata definitivamente dalla dieta scolastica, ma è stata ridotta e la sua ricetta è stata alleggerita sul fronte dei grassi e del sale contenuto). Comunque i senatori che si sono detti favorevoli, per argomentare la loro teoria, hanno ricordato un precedente pronunciamento in cui era stato dichiarato che un ottavo di tazza di salsa di pomodoro possiede gli stessi valori nutrizionali di mezza tazza di verdure. Il che basterebbe a far passare la fetta di pizza dalla parte delle verdure. Tuttavia il fronte del no, guidato dal deputato democratico Jared Polis, ha chiesto che tale paragone venga ufficialmente abolito ed ha denunciato che ciò sia stato studiato a favore delle aziende alimentari produttrici di pizza surgelata. In ogni caso, per rendere la pizza più salutista, lo stesso senatore ha proposto il cosiddetto SLICE Act, vale a dire "la legge della fettina di pizza", (poiché il termine slice in questo contesto significa fetta, ma rappresenta anche l'acronimo di School Lunch Improvements for Children's Education). Con il quale, infine, oltre a chiedere che la pizza venga considerata per quello che è, (ovvero in un pasto completo composto da proteine, grassi, carboidrati, vitamine), vengono proposte delle alternative salutiste ai pasti serviti ad oggi, con il chiaro intento di combattere l'obesità, di cui, secondo le statistiche federali, soffrirebbe il 17% dei bambini americani tra i 2 ed i 18 anni.


domenica 20 maggio 2012

Volunia, il tanto atteso motore di ricerca italiano, ha deciso di rinnovare grafica e funzionalità.


Vi ricorderete di sicuro di Volunia, il motore di ricerca tutto italiano definito "sociale" ideato da Massimo Marchiori, padre del PageRank, e lanciato lo scorso 6 Febbraio; bene a quanto pare, dopo 4 mesi dal suo lancio, ha deciso di rifarsi il look e nella serata del 18 Maggio scorso si è presentato a tutti i suoi Power User con una nuova interfaccia grafica. Al riguardo sul blog ufficiale di Volunia è stato scritto: "Il lavoro di restyling dell'interfaccia è il frutto di un'attenta analisi di tutti i vostri preziosi suggerimenti e consigli, grazie ai quali abbiamo reso Volunia più funzionale". In sostanza rispetto a quattro mesi fa tutte le funzioni principali dell'applicazione sono state raggruppate in unica barra dalle dimensioni più contenute, che seguirà l'utente durante la navigazione. Inoltre i tecnici hanno migliorato l'utilizzabilità delle diverse funzioni visualizzabili a chiamata dall'utente e la scelta di colori è stata resa più uniforme e coerente con quelli caratteristici di Volunia. Oltretutto gli spazi dell'interfaccia sono stati ottimizzati, incorporando in un'unica funzione la visualizzazione delle persone che sono state o che in quel preciso momento si trovano sulla stessa pagina web. In più l'usabilità dello spazio in cui l'utente può gestire il proprio profilo è stata considerevolmente migliorata ed è stata messa a disposizione una nuova "tavolozza" di faccine, (ovvero le cosiddette emoticons). Tuttavia la più grande novità ha riguardato il rafforzamento delle funzioni di ricerca attraverso l'integrazione nel sistema Volunia di uno dei principali motori di ricerca presenti sul mercato mondiale. In pratica si tratta di Bing, il motore di ricerca della Microsoft, e non di Google, come invece era stato ipotizzato in passato. Per di più il team di Volunia in una e-mail inviata a tutti i suoi utenti ha spiegato: "Abbiamo deciso, pur continuando a portare avanti lo sviluppo del nostro motore, di mettere a vostra disposizione un motore di ricerca primario, per consentirvi di fruire di tutte le funzionalità di Volunia e di tutte le sue potenzialità". Inoltre l'anzicitata e-mail iniziava con le seguenti parole: " Caro utente, Tante volte ti sarai chiesto "Che fine ha fatto Volunia? Quando potrò avere accesso al sito?" e forse il nostro silenzio ti ha fatto pensare ad una battuta d'arresto. Non è così. Con questa e-mail vogliamo innanzitutto farti le nostre scuse per la mancanza di informazioni, ma soprattutto annunciarti le importanti novità in arrivo su Volunia. In questi mesi il team di Volunia ha preferito il silenzio e ha scelto la strada del lavoro, per ridurre il percorso verso il lancio del progetto al pubblico. La versione Beta aggiornata sarà disponibile il 18 Maggio 2012 su www.volunia.com". Comunque successivamente il team ha dichiarato: "Abbiamo accettato, seppur con dispiacere, anche polemiche e duri attacchi, comprendendo che erano dettati dal disappunto e dalla delusione che probabilmente questa nostra linea di azione ha contribuito ad alimentare. Questo nostro ritiro si è tradotto dunque in un'approfondita attività di analisi delle criticità, che ci ha portato a comprendere, mediante un duro e scrupoloso lavoro di ricerca ed implementazione, cosa migliorare, cosa modificare, cosa sostituire oppure integrare in Volunia". In ogni caso, sempre secondo quanto ha fatto sapere il team Volunia, dopo questa prima ondata di aggiornamenti, dovrebbero seguirne degli altri a partire da domani, 21 Maggio 2012. Ed, infine, il team del motore di ricerca ha reso noto che: "Stiamo lavorando con solerzia per riuscire ad aprire Volunia a tutti nel più breve tempo possibile. Quindi non smettete di seguirci. La nostra intenzione e la nostra speranza è quella di riuscire a renderlo disponibile al pubblico entro un mese, ovvero entro il prossimo 14 Giugno. Questo tempo ci sarà utile a verificare, grazie anche al prezioso contributo dei nostri Power User, che durante questa seconda fase di Beta testing non emergano grosse criticità". Dunque speriamo che, dopo una partenza tutt'altro che entusiasmante, come ha ammesso lo stesso Massimo Marchiori, questo rappresenti un nuovo inizio per il tanto atteso Volunia.

Di seguito 2 immaggini che mostrano la nuova grafica di Volunia:




sabato 19 maggio 2012

Un recente studio ha rilevato che bere tre o più tazze di caffè al giorno potrebbe allungare la vita.


Di recente uno studio condotto dal US National Cancer Institute e pubblicato sul New England Journal of Medicine ha rivelato che il caffè allunga la vita; o per meglio dire riduce di circa il 10% il rischio di morire per cause comuni. Tuttavia è stato spiegato che per ottenere il massimo dei benefici sarebbe necessario bere tre o più tazze di caffè al giorno; anche se già una sola mostra i suoi benefici. In pratica i ricercatori del National Cancer Institute di Rockville hanno analizzato le cause di morte associate ad eventi come incidenti mortali, infezioni, lesioni, malattie cardiovascolari, ictus, diabete, malattie dell'apparato respiratorio e molte altre. Inoltre il suddetto studio ha coinvolto un campione di 400 mila individui, sia uomini che donne, di età compresa tra i 50 ed i 71 anni che erano soliti consumare sia caffè tradizionale che decaffeinato. Tutti i partecipanti sono stati seguiti monitorandone lo stato di salute fino all'eventuale morte. Così facendo è stato possibile raccogliere delle informazioni che han permesso di scoprire che nel momento in cui venivano consumate tre o più tazze di caffè al giorno vi era una riduzione del rischio di morte prematura per le cause sopracitate. Tuttavia, sebbene i dati hanno mostrato questo collegamento, gli scienziati hanno voluto sottolineare che non è ancora ben chiaro in che modo il caffè potrebbe conferire un beneficio per la salute, ed hanno aggiunto che lo studio non ha stabilito alcuna causa-effetto. Infatti al riguardo Neal Freedman, il principale autore dello studio e ricercatore presso la divisione Cancer Epidemiology and Genetics del National Cancer Institute, ha dichiarato: "Ritengo che sia molto importante sottolineare che il nostro è uno studio osservazionale. Ciò significa che abbiamo semplicemente chiesto alla gente quanto caffè beveva e li abbiamo seguiti. Ma bere caffè è solo una delle cose che fanno in tanti. Il caffè è associato a molti comportamenti differenti tra loro. Quindi non sappiamo cosa altro potrebbe essere che interessa questa associazione caffè-mortalità". Oltretutto un fattore che confonde le ricerche è anche il vizio del fumo; infatti i ricercatori hanno osservato che i forti bevitori di caffè in genere sono anche forti fumatori. Il che rappresenta un fattore di rischio molto elevato perché proprio il fumo è una delle principali cause di morte. E quindi per questo motivo durante lo studio si poteva presupporre che in realtà i bevitori di caffè fossero più soggetti a morire invece che il contrario. Comunque, escludendo il fattore fumo, la scoperta è stata un'inversione di tendenza, vale a dire una relazione inversa tra la morte prematura e l'assunzione di caffè. Per di più, come già anticipato inizialmente, sebbene i maggiori vantaggi siano stati riscontrati in chi assumeva tre o più tazze al giorno, anche chi ne beveva una sola mostrava un vantaggio nel ridurre il rischio di mortalità per cause comuni. Mentre quello che non è stato possibile dimostrare è stata una riduzione di rischio di morte da cancro nelle donne; ed una riduzione marginale negli uomini. In tal proposito Neal Freedman ha concluso spiegando: "Procedendo con la ricerca abbiamo davvero bisogno di osservare i numerosi e diversi componenti presenti nel caffè. Oltre alla caffeina, il caffè contiene circa 1.000 altri composti ed antiossidanti, alcuni dei quali possono essere utili mentre altri no". E dunque la ricerca sta proseguendo proprio allo scopo di poter comprendere fino in fondo se e quale possa essere il meccanismo oppure la causa del vantaggio offerto dal consumo del caffè. In ogni caso i ricercatori hanno sconsigliato di iniziare il consumo sconsiderato di questa bevanda, consigliando invece di consultare sempre prima il proprio medico. Comunque è possibile continuare ad assaporare la propria tazzina di caffè degustandone il buon aroma e beneficiando delle sue sorprendenti qualità, senza però eccessive esagerazioni.


venerdì 18 maggio 2012

Tra alti e bassi Facebook fa finalmente il suo debutto in Borsa; adesso vale 104 miliardi di dollari.


Eccomi qua a parlare nuovamente del ormai stra-famoso Social Network in Blu, Facebook, che quest'oggi, 18 Maggio 2012, dopo aver annunciato di essere pronto ad entrare in Borsa, ha finalmente fatto il suo debutto. In pratica nella giornata di oggi alcuni secondi prima di mezzogiorno, ora locale di New York, il NASDAQ ha annunciato di aver avviato un'indagine interna per capire quali problemi avessero colpito il Social Network ritardandone il debutto in Borsa. Mentre nel frattempo l'amministratore delegato Mark Zuckerberg con la sua consueta felpa con il cappuccio in collegamento video dal quartier generale di Facebook in California ha suonato la campanella di avvio del NASDAQ, cioè il listino di cui fa parte il Social Network; in sostanza è stata sistemata un'apposita postazione fuori dalla sede di Menlo Park, dove si sono raccolte centinaia di persone e di dipendenti. Inizialmente le azioni sono state scambiate a 42,55 dollari con un rialzo dell'12% dal prezzo di collocamento. Successivamente però il prezzo si è sgonfiato tornando al prezzo iniziale fissato Giovedì sera, ovvero a 38 dollari. Tuttavia un gruppo di utenti ha avviato una class action con l'accusa di aver violato le norme sulla privacy che potrebbe costare a Facebook ben 15 miliardi di dollari; in sostanza il Social Network in Blu è stato accusato di aver continuato a "seguire" gli utenti anche una volta che si erano disconnessi dai loro account. Comunque al riguardo il garante per la privacy, Francesco Pizzetti, ha spiegato: "Non è vero che il fatto che Facebook entri in Borsa ponga dei nuovi problemi dal punto di vista dei dati personali". Mentre dalla Germania è arrivato un nuovo campanello d'allarme sulla tenuta del modello di business, vale a dire sul fatto che Facebook violerebbe la privacy Europea. A muovere questa accusa è stato Thilo Weichert, garante dello stato tedesco del Schleswig-Holstein, il quale ha spiegato che la valutazione in sede di IPO di 38 dollari per azione è basata su pratiche contrarie alle norme europee per quanto riguarda la privacy. Infatti, secondo Thilo Weichert, gli azionisti dovrebbero fare attenzione perché, se l'authority europea in materia di privacy si mettesse in moto, il modello di business di Facebook potrebbe implodere. Oltretutto Thilo Weichert ha rilasciato un'intervista al quotidiano tedesco, Frankfurter Allgemeine Zeitung, sostenendo che: "Facebook potrebbe ricevere l'ordine di fermare il trasferimento dei dati degli utenti negli Stati Uniti". Comunque in seguito Facebook è tornato sopra la soglia dei 40 dollari ed ha recuperato circa il 6%, però, fatta eccezione per i banchieri che hanno curato la quotazione ed incassato una parcella da 176 milioni di dollari, il numero degli scettici è iniziato ad aumentare. Infatti Bill Gross di PIMCO, (sigla che indica il Pacific Investment Company Management), ha scritto su Twitter, (l'altrettanto famoso Social Network dai 140 caratteri): "Quando vedo una bolla la riconosco". Invece uno dei vice-presidente della Wells Fargo ha dichiarato: "Credo sia un ottimo titolo per adesso, ma tra 10 anni? Cosa accadrà ai miei investimenti? Facebook non produce nulla". Comunque successivamente Facebook ha superato i 220 milioni di pezzi scambiati, ma sul prezzo gli investitori non sono sembrati avere dubbi, dichiarando: "Non sarà oltre i 38 dollari". E così Zynga, che produce videogiochi online e soprattutto lavora con il Social Network di Mark Zuckerberg, è arrivata a cedere il 13,3% prima di essere sospesa. Inoltre è andata male anche per Linkedin, il Social Network dei lavoratori, (-3,6%), Groupon, (-7,33%), Yelp, (-6,91%), e Renren, un Social Network con sede in Cina, (-8,35%). In seguito il prezzo di Facebook è sceso sotto quota 40 dollari e si è quasi avvicinato ai 38 dollari del collocamento. Ma comunque gli scambi non si sono fermati, infatti, in circa 15 minuti sono stati venduti ed acquistati 150 milioni di titoli. Per di più Bono Vox, il leader degli U2, è diventato la rock star più ricca del momento acquistando il 2,3% del Social Network equivalente a circa 90 milioni di dollari; una partecipazione che, secondo i calcoli di Elevation Partners, con quest'IPO dovrebbe salire a 1,5 miliardi di dollari. Cifra che si andrebbe a sommare ai 900 milioni di dollari che Bono Vox ha accumulato in 30 anni sul palcoscenico, prima dell'IPO. Comunque i volumi degli scambi sono continuati ad aumentare; difatti in circa quattro minuti sono passati di mano 100 milioni di pezzi. Inoltre nel corso dell'intera seduta Amazon.com ha scambiato 2,2 milioni di titoli e Google invece circa due milioni. Tuttavia in generale il così tanto atteso debutto non è stato dei più semplici. Infatti l'avvio era stato programmato per le 17:00, (ora locare), ma il NASDAQ, che, oltretutto, aveva annunciato il potenziamento della Social Network, non è riuscito a far partire le quotazioni per oltre mezz'ora. Comunque nel primo minuto di quotazioni sono passati di mano 80 milioni di pezzi. E l'attesa è cresciuta con il passare delle ore; difatti poco dopo le 15:00 è arrivato in Borsa anche il chief financial officer, David Esberman. In ogni caso con ben 18,4 miliardi dollari raccolti in IPO questa è stata considerata la più grande operazione del settore internet, infatti, nel 2004 Google riuscì a raccogliere appena 1,67 miliardi. E dunque Facebooknonostante i tanti dubbi sulla valutazione della società, si è aggiudicato il terzo posto tra le più grandi IPO della storia americana. Cioè ad un soffio dal record di Visa, (19,6 miliardi), e non molto lontano dai 22,1 miliardi raccolti dall'Agricultural Bank of China, (record mondiale). Insomma il viaggio di Facebook è durato otto anni, ma alla fine ce l'ha fatta, raggiungendo un valore complessivo di 104 miliardi di dollari. In più durante il suddetto collegamento video Mark Zuckerberg era affiancato da centinaia di dipendenti che hanno applaudito a lungo il 28enne che adesso grazie a questo collocamento ha incassato 1,15 miliardi di dollari, mantenendo comunque il 32% del capitale ed il 56% dei diritti di voto. Oltretutto le ultime IPO del settore, sebbene acclamate da mercato e dalla stampa, non sono state tutte un vero successo. Infatti Pandora, la web radio, il 15 Giugno del 2011 fu quotata a 20 dollari per azione; anche se nel primo giorno di scambi volò a 26, ed ad oggi vale circa 11 dollari. Ed anche Groupon che dai 20 dollari dell'IPO dello scorso 4 Novembre ai 31 del debutto, è arrivata oggi a valere 13 dollari ad azione. Tuttavia è andata molto meglio per quanto riguarda Linkedin che collocata inizialmente a 45 dollari è volata a 122,7 per poi raggiungere l'attuale valore di 105 dollari. Comunque prima di Facebook soltanto Google nel 2004 aveva attirato tanta attenzione. Anche se il suo debutto mancò le stime della società nonostante una chiusura in rialzo del 18%, in sostanza i titoli chiusero la seduta a 100,34 dollari, mentre la creatura di Larry Page e Sergey Brin oscillava tra 108 e 135 dollari. Però il rapporto tra Google e Facebook è ancora da considerare di 10 a 1; infatti il fatturato annuo del motore di ricerca è pari a 38 miliardi di dollari, contro i 3,7 miliardi del Social Network. Mentre l'utile netto è pari a 9,7 miliardi per Facebook contro 668 milioni di Google. In poche parole la redditività netta del motore di ricerca è al 25% contro il 18% del Social Network in Blu, al netto di tutti i dubbi sulla sostenibilità del business ed anche alla luce del recente ritiro della pubblicità da parte di General Motors. Tuttavia, infine, le preoccupazioni stanno aumentando poiché Google è quotato a 6 volte i ricavi attesi per il 2012, mentre Facebook debutterà a 20 volte.