|  

sabato 31 marzo 2012

Scoperto che il cervello umano possiede una struttura ben ordinata, "simile alle strade di New York".



Grazie ad una recente cablatura interna del cervello umano effettuata attraverso una nuova tecnica di imaging, si è potuto vedere una sorta metropoli, (come hanno detto i ricercatori: "simile a New York"), progettata per un traffico senza ingorghi. In pratica una rete di comunicazione dalla geometria sistematica e disciplinata, formata da varie corsie multiple a livelli sovrapposti e compressa in strati tridimensionali. Inoltre con una spettacolare ricostruzione che ha evidenziato come le cellule nervose connettano le varie aree, gli scienziati si sono resi conto che di questa organizzazione niente è lasciato al caso ed hanno potuto iniziare a comprendere da cosa siano supportate le capacità cognitive umane. La suddetta ricerca, basata sulla scansione di numerosi cervelli di specie diverse di scimmie e umani, è stata pubblicata sulla rivista Science. In passato gli studi anatomici sul cervello si sono sempre limitati a tratteggiare la disposizione delle varie zone operative, dal momento che mancava il sistema per mettere in evidenza come queste fossero interconnesse. Il problema, risolto solo parzialmente dall'uso di traccianti chimici sui circuiti neurali, (vale a dire una tecnica invasiva), era essenzialmente dovuto alla corteccia cerebrale, che nascondeva la struttura delle connessioni sottostanti. Tuttavia adesso un team americano di ricercatori, coordinato da Van J. Weeden del Martinos Center for Biomedical Imaging presso il Massachusetts General Hospital hanno utilizzato un metodo di imaging chiamato a spettro di diffusione, (noto anche con la sigla DSI), ovvero un tipo di risonanza magnetica che rende in immagini l'orientamento dei tessuti fibrosi all'interno di un volume biologico. All'anzicitata risonanza magnetica sono stati sottoposti i cervelli, (prelevati dopo il decesso di quest'ultimi), di quattro specie di scimmie, (tra cui anche i macachi), e quelli di alcuni individui in vita. Le immagini ad alta risoluzione hanno mostrato fibre nervose raggruppate in nastri a loro volta organizzati secondo una griglia perpendicolare, come lo schema tessile trama-ordito; quindi niente diagonali. Oltretutto dal confronto tra le diverse tipologie di cervello, la struttura delle connessioni umane e del macaco è apparsa più articolata rispetto a quella di Galagidae ed Aotidae, (vale a dire dei piccoli primati notturni rispettivamente africani ed americani). Al riguardo Van J. Weeden ha spiegato: "Questo strumento, unico nel suo genere, ci sta portando ad apprezzare con estremo dettaglio un'architettura estremamente schematica". Ed alcuni ricercatori hanno dichiarato: "Questa struttura a griglia rappresenta un sistema naturale di coordinate, un modo per leggere il cervello come una mappa". Ed hanno proseguito sostenendo: "Il risultato offre un nuovo quadro per analizzare il cervello ad esempio, questo sistema di coordinate potrebbe essere usato per analizzare le differenze fra un cervello sano ed uno malato. Il cervello è fatto di due tipi di tessuti, materia grigia fatta di cellule nervose con specifiche funzioni e materia bianca composta da lunghe fibre che si interconnettono, chiamate anche cavi". Per di più la mappatura di questa rete potrebbe portare anche a dei meccanismi di accrescimento embrionale. Infatti è stato constatato che negli stadi precoci le connessioni cerebrali iniziano a ramificarsi lungo percorsi paralleli, (ovvero le tre direzioni dello spazio, praticamente il noto 3D), che serviranno successivamente da linee guida durante l'infittirsi delle fibre neuronali. In altre parole la configurazione delle connessioni in direzioni preferenziali potrebbe essere il risultato di una segnaletica impostata durante le prime fasi dello sviluppo. Infine Van J. Weeden ha concluso spiegando: "Abbiamo scoperto che il cervello è costituito di fibre parallele e perpendicolari che attraversano le une le altre in un modo ordinato. Scoprire questa semplice organizzazione era completamente insospettabile".


venerdì 30 marzo 2012

Arriva PhotoDNA, il nuovo software Microsoft per aiutare Polizia Postale contro pedofilia e pedopornografia online.


Purtroppo ai giorni d'oggi la pedofilia e la pedopornografia sono in continua espansione, aiutate anche dalle tecnologie che oggi si dispongono. L'ultimo episodio in ordine di tempo risale a pochi giorni fa, quando a Teramo la Polizia Postale ha arrestato un pedofilo online che aveva adescato una cinquantina di ragazzine fra i 13 ed i 15 anni spacciandosi per un loro coetaneo, convincendole ad inviargli anche foto e video in atteggiamenti osé ed in caso contrario minacciandole d'infettare i loro computer. Inoltre all'interno dell'abitazione del maniaco informatico sono stati trovati 70 indirizzi e-mail e 800 fotografie divisi nelle memorie di tre computer. Dunque ciò si va ad aggiungere alla miriade di avvenimenti simili o addirittura più gravi che fanno capire quanto il web possa essere davvero pericoloso soprattutto per i più giovani. Oltretutto quest'argomento è stato il tema principale di un incontro che si è tenuto ieri mattina al Viminale al quale hanno partecipato i responsabili della Polizia Postale e della Microsoft, appunto, rivolti contro gli abusi sui minori. In tal riguardo, durante all'anzicitato incontro, è stato presentato PhotoDNA, vale a dire una nuova tecnologia di corrispondenza delle immagini sviluppata dalla Microsoft in collaborazione con il Dartmouth College e messa a disposizione della Polizia Postale. In pratica questo nuovo software si basa sul fatto che ogni foto possiede una firma univoca che può essere confrontata con quelle di altre presenti in rete e sugli hard disc del PC di un sospettato. Al riguardo Carlo Solimene, direttore della Divisione investigativa della Polizia Postale ha spiegato: "PhotoDNA non è nient'altro che un applicativo che consente di ottimizzare le tecniche di investigazione e di velocizzare i tempi di indagine; è nient'altro che una firma digitale su una fotografia". Ed ha proseguito evidenzindo: "Ciò ci consentirà di aumentare non solo le chance di trovare vittime ed autori dell'abuso, ma anche la possibilità di evitare futuri pericoli. Qualsiasi immagine può essere ritoccata, segmentata, alterata nei colori e nelle dimensioni: arrivare alla "foto madre", scattata magari in un paese lontanissimo, attraverso una delle tante "foto figlia" distribuite nel circuito dei pedofili promette di essere un aiuto prezioso in tante circostanze". E successivamente ha spiegato il suo punto di vista riguardo la pedopornografia online, dichiarando: "È in crescita il fenomeno di tutto il web, del mondo virtuale. In effetti prima era più semplice arginare il danno della pedopornografia perché vi erano soltanto delle applicazioni fisse, rigide, c'era una stazione fissa del computer in una stanza della casa. Oggi i tablet ed i telefoni portatile hanno amplificato il tutto. Se il fenomeno prima corrispondeva a "uno", oggi corrisponde a "cento". Inoltre prima si iniziava a navigare a 12-13 anni, oggi un ragazzino di 8-9 anni già naviga regolarmente; e naviga anche in maniera imprudente, perché ormai è abituato ad avere un tablet che magari porta a scuola, oppure quando esce con gli amici".  Ed ha concluso affermando: "Io direi che come siamo abituati ad accompagnare i nostri figli a fare sport, o in qualunque altro luogo, allo stesso modo questi figli vanno accompagnati su questa strada irta di difficoltà, che è la strada virtuale". Per di più anche Antonio Apruzzese, direttore della Polizia Postale e delle Comunicazioni, ha spiegato: "La lotta agli abusi sui minori e l'impegno per la sicurezza in rete sono i nostri obiettivi primari in un ambiente in cui le insidie possono essere numerose. Purtroppo la pedopornografia online continua a crescere, in Italia ed all'estero, un po' perché aumenta il numero di chi ha accesso alla rete ed un po' per la diffusione sempre più larga di nuovi strumenti come i Social Network che, al di là dei tanti vantaggi, finiscono con il moltiplicare le tentazioni e le occasioni di produrre fatti negativi". Mentre riguardo il nuovo software Pietro Scott Jovanel'amministratore di Microsoft Italia, ha dichiarato: "PhotoDNA è una tecnologia che consente di scomporre le immagini ed attribuire una sorta di firma digitale e di cercare queste firme in altre immagini presenti in rete. Così la Polizia Postale può controllare un milione di foto in meno di una settimana guadagnando tempo prezioso per le indagini". Ed, infine, Antonio Apruzzese ha concluso fornendo anche alcuni dati sulla collaborazione con la Microsoft e sull'utilizzo del sistema CETS, (Child Exploitation Tracking System): "Oltre 10 mila indagini con 422 arresti, 7.584 denunce, 6.548 perquisizioni, 179 siti oscurati, 1.086 inseriti nella "black list" di quelli pedopornografici e 361.787 monitorati".


giovedì 29 marzo 2012

Scoperti nella Via Lattea circa 10 miliardi di pianeti che potrebbero essere abitabili.


Di recente osservando accuratamente alcune stelle, per la precisione le nane rosse, alcuni esperti hanno potuto constatare che all'interno della nostra galassia potrebbero esistere decine di miliardi di pianeti ritenuti adeguati per ospitare forme di vita. In pratica si tratterebbe di una miriade di pianeti rocciosi della Via Lattea che avrebbe, appunto, la giusta temperatura per avere acqua allo stadio liquido e quindi potremmo non essere gli unici nella nostra galassia. A sostenerlo è stato un team internazionale di astronomi e astrofisici guidati dall'Observatoire des sciences de l'univers di Grenoble, in Francia, dopo un lungo ed attento monitoraggio durato ben sei anni attraverso l'utilizzo dello spettrografo HARPS dell'European Southern Observatory, (conosciuto con l'acronimo ESO), montato sul telescopio di 3,6 metri di diametro a La Silla, in Cile. Inoltre in passato sono stati scoperti diversi pianeti in orbita attorno ad alcune nane rosse. Infatti nel 2005 è stato individuato attorno alla stella Gliese 581 un pianeta di massa simile a quella di Nettuno, e nel 2007 è stato scoperto un secondo pianeta sempre in orbita attorno a Gliese 581 al quale è stato dato il nome Gliese 581g e che teoricamente è risultato abitabile. Comunque il suddetto team europeo di astronomi e astrofisici, dopo l'osservazione di 102 stelle nane rosse nei cieli australi, ha quindi fissato al 40% la probabilità che attorno a queste stelle orbiti una cosiddetta super-Terra abitabile; infatti hanno sostenuto che le super-Terre, (vale a dire dei pianeti che misurano da una a dieci volte le dimensioni della nostra Terra), siano più ricorrenti in prossimità di questo tipo di stelle.  Oltretutto nella sola Via Lattea le stelle conosciute con il nome di nane rosse sono all'incirca 160 miliardi, (equivalenti, secondo gli studi, all'80% dell'intera galassia), e alcune distano solo, si fa per dire, 30 anni luce dal nostro Sole. E dunque a quanto pare il numero di pianeti sui quali sarebbe possibile vivere risulta alquanto enorme. Tuttavia l'abitabilità dei corpi celesti intorno alle nane rosse è stata oggetto di dibattito poiché, nonostante il loro elevato numero e la durata del loro ciclo vitale, esistono diversi fattori che andrebbero a pregiudicare lo sviluppo della vita.  Al riguardo Xavier Bonfils, alla guida dello studio, ha spiegato: "Le nostre osservazioni stabiliscono che attorno a circa il 40% di questa categoria di stelle orbita una super-Terra, sulla cui superficie può esistere l'acqua allo stato liquido". Per di più le nane rosse sono più piccole e fredde del Sole, ma, come già detto prima, sono anche le più diffuse nell'universo. Però la condizione per cui una zona sia definita abitabile, ovvero la presenza di una temperatura in grado di mantenere l'acqua allo stato liquido, è la necessità che un pianeta appartenente a queste stelle si avvicini maggiormente all'astro rispetto a quanto fa la Terra nei confronti del Sole. Tuttavia, considerando che le nane rosse sono soggette a eruzioni stellari e brillamenti che potrebbero inondare un pianeta di raggi X oppure ultravioletti, la necessaria vicinanza potrebbe rendere il pianeta non adatto alla vita, nonostante la presenza dell'acqua. Infatti, secondo un primo bilancio della Missione Kepler della NASA che ha l'obiettivo di analizzare i pianeta extrasolari, diffuso all'inizio del mese, dei 2.321 pianeti individuati finora, e quindi dati sicuri e non presunti come il suddetto studio dell'ESO, risultano simili alla Terra meno dell'1%. Comunque, infine, la quantità di pianeti presenti nella Via Lattea resta un numero elevatissimo e quindi bisognerebbe verificare quali siano realmente abitabili e quali no.


mercoledì 28 marzo 2012

ACTA: respinto il ricorso alla Corte di Giustizia; adesso sarà il Parlamento Europeo a decidere.


Il viaggio dell'ACTA, (Anti-Counterfeiting Trade Agreement), prosegue tra le varie contestazioni ed ieri dal confronto tenutosi in Commissione Commercio Internazionale sono scaturite novità inaspettate. Infatti, dopo aver appoggiato per parecchio tempo l'opinione della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, le autorità hanno deciso invece che la decisione sarà presa direttamente dal Parlamento Europeo quindi con una votazione priva di qualsivoglia consulenza proveniente dalla "curia". In pratica l'International Trade Committee, direttamente responsabile del trattato in discussione, ha votato con gran maggioranza, vale a dire 21 membri contrari all'intervento della Corte di Giustizia, 5 favorevoli e 2 astenuti; e dunque con questa decisione il Parlamento Europeo si è assunto ogni responsabilità su di una questione estremamente importante, sulla quale convergono le attenzioni della politica e dell'opinione pubblica e per la quale un pronunciamento definitivo è previsto entro quest'estate. Infatti dal suddetto voto è scaturito anche un piano che porterà all'approvazione oppure alla bocciatura definitiva dell'ACTA, poiché una eventuale richiesta di un pronunciamento alla Corte di Giustizia avrebbe imposto un ulteriore slittamento dei tempi che sarebbe potuto arrivare fino ai 18 mesi. Mentre l'International Trade Committee dovrebbe portare avanti la propria raccomandazione all'incirca fino al prossimo 25/26 Aprile; invece il voto della commissione stessa è previsto un mese più tardi. Comunque entro il mese di Giugno il Parlamento Europeo esprimerà il proprio parere definitivo in sessione plenaria. E dunque per gli attivisti sono rimasti solamente pochi mesi per far sentire al Parlamento la forza dell'opposizione al trattato. Per di più il suddetto voto per molti versi è apparso come un modo per forzare i tempi, (d'altro canto la Commissione Europea aveva lasciato intendere con forza quanto ritenga importante l'approvazione del trattato), e giungere ad una soluzione rapida della questione. Mentre la Quadrature Du Net ha poi letto il voto della Commissione come un chiaro segnale dei parlamentari europei per evitare il prolungamento del dibattito pubblico.   Accuse a cui David Martin, il laburista britannico, ha replicato dichiarando: "Qualcuno ha pensato che la mia proposta di rinviare l'ACTA alla Corte di Giustizia fosse un trucco politico per ritardare la decisione, ma al contrario era un modo per aiutare gli eurodeputati a prendere una posizione in merito".  Successivamente il suo gruppo parlamentare ha rilasciato una nota nella quale si spiegava: "È chiaro che il Parlamento Europeo è pronto a decidere sull'ACTA. La decisione di respingere il ricorso alla Corte di Giustizia è il primo segnale che il Parlamento respingerà l'accordo. È stato un errore fin dall'inizio mettere nello stesso trattato le merci contraffatte ed i contenuti Internet". Inoltre, secondo qualcuno, dar voce alla "curia" rappresentava in tal senso un rischio relativo poiché alcuni recenti pronunciamenti della Corte di Giustizia sembravano esprimere principi che vanno in direzione contraria a quello che l'ACTA intende consolidare all'interno della legislazione europea. Eppure la Commissione UE, nonostante il voto della Commissione Commercio, ha deciso ugualmente di rivolgersi alla Corte di Giustizia al fine di verificare se l'accordo anti contraffazione violi di diritti fondamentali e le norme europee in materia. Ad annunciarlo è stato il commissario Karel De Gucht che ha affermato: "Continuiamo a preparare il dossier ed appena sarà pronto andrà alla Corte di Giustizia. Il dibattito deve basarsi sui fatti e non sulle cattive informazioni o sui rumors, (ovvero le voci), che hanno dominato i vari Social Media ed i blog nelle ultime settimane". E quindi, a prescindere da come si concluderà la vicenda, stanno per iniziare mesi estremamente intensi che certamente i movimenti anti-ACTA di tutta Europa non esiteranno a sfruttare.


martedì 27 marzo 2012

Secondo un recente studio la Terra e la Luna sarebbero "parenti alla lontana".


Un recente studio condotto da alcuni ricercatori dell'Università di Chicago e pubblicato sulla rivista Nature Geoscience è riuscito a svelare una stretta consanguineità tra la Luna e Terra maggiore rispetto a quanto si era ipotizzato fino ad ora. Infatti a quanto pare gran parte dei materiali che costituiscono la Luna sarebbe di origine terrestre, e sarebbe stata prelevata dalla Terra nei primi anni della sua vita. In pratica, attraverso una sorta di test del DNA per corpi celesti, i ricercatori guidati da Junjun Zhang hanno potuto mettere in comparazione le diverse forme assunte dagli atomi di titanio, (in particolar modo gli isotopi), sia sulla Terra che sulla Luna. In questo modo hanno scoperto che, da questo punto di vista, i due corpi celesti sarebbero approssimativamente identici, infatti, il rapporto fra i vari isotopi del titanio presenti sulla Terra è risultato praticamente uguale a quello presente sulla Luna. E quindi quello che apparentemente potrebbe sembrare una cosa di poco rilievo, in realtà rischierebbe di riscrivere almeno in parte la storia della nascita della Luna. Inoltre, secondo l'ipostesi più avvalorata, vale a dire quella del cosiddetto "impatto gigante", sembra che il nostro satellite nacque da un grosso scontro avvenuto 4,5 miliardi di anni fa tra la Terra ancora giovane ed un altro corpo celeste delle medesime dimensioni del pianeta Marte chiamato Theia. Tuttavia prima di adesso le simulazioni di questo impatto hanno dimostrato più volte che dal mantello della Terra primordiale sarebbe derivato non più del 60% del materiale che successivamente avrebbe formato la Luna, e che la parte restante sarebbe arrivata invece da questo misterioso Theia che, secondo la suddetta ipotesi, avrebbe dovuto avere una composizione chimica diversa da quella del mantello terrestre. Mentre questo nuovo studio ha dimostrato che questa fantomatica traccia chimica lasciata da Theia non sarebbe rilevabile, lasciando agli astronomi ancora un difficile enigma da decifrare. Al riguardo Gianluca Masi, curatore scientifico del Planetario e Museo Astronomico di Roma ed anche responsabile del Virtual Telescope, ha spiegato: "Non stupisce che oggi si discuta ancora della formazione della Luna, perché negli anni si sono susseguite molte ipotesi che poi, alla prova dei fatti, sono tramontate".  Ed ha aggiunto dichiarando: "Inizialmente abbiamo avuto la teoria della fissione, che voleva la Luna come una "costola" distaccata della Terra, poi quella della cattura, secondo cui la Luna sarebbe stata un corpo di passaggio catturato dalla forza di gravità terrestre, ed ancora la teoria dell'accrescimento, secondo cui Terra e la Luna si sarebbero formate assieme nello stesso periodo". Ed ha, infine, concluso sottolineando: "Al momento la teoria dell'impatto è quella più credibile, l'unica che va a giustificare l'età della Luna, (più giovane della Terra), e la particolare inclinazione della sua orbita. La 'ricetta' è ancora quella giusta bisogna solo capire la giusta quantità degli ingredienti".


lunedì 26 marzo 2012

Un recente studio ha scoperto il "malfunzionamento" genetico che apre le porte all'influenza.



Durante una recente ricerca un team di studiosi ha analizzato il DNA di 60 pazienti finiti in terapia intensiva per una semplice influenza ed sono riusciti a scoprire che molti di loro presentavano una mutazione al gene IFITM3. In pratica i ricercatori hanno verificato che, a causa dell'anzicitata mutazione, risultava diminuire la quantità di un'importante proteina prodotta, appunto, dal suddetto gene che sarebbe in grado di impedire all'influenza di espandersi ai polmoni e di causare così ulteriori difficoltà. Inoltre tale diminuzione andrebbe ad intaccare gli effetti della proteina, lasciando il virus dell'influenza libero di colpire del tutto indisturbato. E quindi per confermare questa ipotesi, i ricercatori, come accade spesso in questi casi, hanno rimosso il gene IFITM3 dal DNA di alcuni topi da laboratorio e successivamente li hanno infettati con un normale virus influenzale; il risultato è stato drammatico, infatti, tutti gli animaletti sono morti in un lasso di tempo alquanto breve. Tuttavia la suddetta mutazione è risultata essere piuttosto rara, anche se tra le persone ospedalizzate era 19 volte più comune rispetto alla popolazione generale. Al riguardo il dottore Kenneth Baillie, esperto di genetica dell'Istituto Roslin di Edimburgo, ha spiegato alla BBC che: "Durante la pandemia relativa all'influenza suina era molto insolito che una persona sana si ammalasse in modo grave, eppure è successo. Era davvero un mistero per noi scienziati capire perché certe persone erano più suscettibili di altre. Adesso finalmente lo sappiamo". Infatti nell'eventuale caso che si scateni una pandemia il gene appena scoperto potrebbe rivelarsi molto utile; e come ha spiegato il dottore Abraham Brass, co-autore dello studio e professore al Massachusetts General Hospital: "Ovviamente in caso di pandemia le persona con questa mutazione sono più a rischio. Il gene IFITM3 sarà vitale nel difendere la popolazione da virus come quello dell'influenza aviaria oppure della febbre dengue. Perché i soggetti a rischio potranno prendere precauzioni, sottoporsi a vaccino ed usare tutte le cautele del caso per prevenire l'infezione". Oltretutto lo studio pubblicato sulla rinomata rivista Nature ha dimostrato per la prima volta il legame tra un gene ed il sistema immunitario, il che rappresenta una scoperta di notevole importanza perché in futuro potrebbe essere possibile per chiunque analizzare il proprio DNA in cerca del gene mutato e dunque, qualora qualcuno ne risultasse portatore, potrà evitare pericoli e conseguenze potenzialmente molto pericolose grazie all'ausilio di appositi vaccini. Per di più Aaron Everitt, uno dei ricercatori del Wellcome Trust, ha dichiarato: "Prima si sapeva ben poco di questa proteina che inibisce il virus. Il nostro studio gioca un ruolo fondamentale nello spiegare come sia il gene che la proteina siano connessi all'equilibrio virale". Comunque nel frattempo a San Diego la ricerca sta continuando con lo scopo di arrivare a "realizzare" delle cellule artificiali appositamente progettate per funzionare come delle vere e proprie fabbriche di biocarburanti e vaccini; infatti al riguardo una specie di "cantiere artificiale" è stato presentato recentemente da Craig Venter, pioniere della mappa del genoma umano e padre della prima cellula artificiale, (costruita nel 2010).


domenica 25 marzo 2012

Arriva il "Plico Telematico", con il quale le prove della maturità non saranno più cartacee, ma online.



Tra qualche mese la scuola finirà ed in molti si ritroveranno ad affrontare il così tanto temuto esame di maturità, che però quest'anno riserverà una novità. In pratica il classico rituale dell'apertura delle buste sigillate contenenti le prove d'esame andrà in pensione. E quindi finiranno i viaggi di quiz, teoremi e brani di Cicerone, da Roma ai provveditorati di tutta Italia; non sarà necessaria neppure la scorta delle forze dell'ordine; ed anche le foto di rito con i presidenti di commissione che impugnano le forbici per aprire le buste rinforzate, non si faranno più. Ciò è quello che ha deciso il ministero, volendosi così affidare alla tecnologia, infatti, il prossimo 20 e 21 Giugno, vale a dire data degli esami di Stato, per la prima volta il pacchetto con i temi per la prima prova scritta e tutto il materiale per la seconda, (quali versioni, problemi, saggi brevi), sarà totalmente telematico. Ed il tutto sarà a prova di hacker; a garantirlo sono stati i collaboratori dell'attuale Ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, che hanno parlato di una "tecnologia militare" per garantire la regolarità delle prove. Inoltre in una lettera inviata giovedì scorso alle scuole, il Ministro dell'Istruzione ha annunciato tutte le novità previste per questo 2012, spiegando che le tracce non saranno più consegnate manualmente ed in busta chiusa alle sedi d'esame, ma verranno criptate e spedite via e-mail ai singoli istituti. Al riguardo dal Ministero hanno fatto sapere: "In ogni scuola verrà individuato un referente, (probabilmente il capo d'istituto), al quale verrà consegnata una prima "chiave" per poter accedere alle prove, già precaricate in un'apposita sezione del sito". Ed hanno proseguito spiegando: "Una seconda chiave sarà custodita dal ministro, che solo mezz'ora prima dell'inizio dell'esame userà l'algoritmo per attivare il database e consentire l'accesso alle tracce". E dunque le prove verranno decrittate simultaneamente in tutta Italia con la suddetta chiave in possesso delle scuole, stampate in formato cartaceo, e successivamente consegnate alle commissioni. E solo da quel momento in poi l'esame potrà avere inizio. Praticamente si tratta di una procedura che, se da una parte richiamerà alla mente le sofisticate manovre per il lancio di missili nucleari, come ad esempio nel noto film degli anni '90 Caccia a Ottobre Rosso, dall'altra però susciterà indubbiamente non poche perplessità. Soprattutto per quel che riguarda l'orografia della nostra Penisola Italiana, l'eventualità di probabili eventi naturali che ostacolino il regolare svolgimento delle prove ed anche per la forte disparità delle dotazioni tecnologiche delle varie scuole. Ed al riguardo molti professori che hanno visto tante maturità da dentro le quinte non hanno nascosto le loro perplessità e si sono chiesti: "Che cosa succede in caso d'emergenza? Salta l'esame?". Ed anche una docente di un liceo milanese ha manifestato i propri dubbi in merito, dichiarando: "Un'ottima idea sulla carta, ma dal punto di vista esecutivo è difficile ipotizzare che fili tutto liscio". Mentre Giovanni Gaglio, preside del liceo Agnesi di Milano, ha affermato: "Una novità positiva. Sorprende che non ci si sia arrivati prima". Comunque il Ministero ha voluto mettere le mani avanti garantendo una "doppia strada", almeno per il primo anno; infatti hanno fatto sapere: "L'idea è quella di verificare l'impatto di questa novità ed eventuali criticità, che al momento non siamo in grado di valutare.  In ogni caso per garantire il regolare svolgimento degli esami, verrà mantenuta provvisoriamente anche la versione cartacea". Praticamente la scelta telematica sarà obbligatoria, però il decente responsabile sarà tenuto a giustificare qualsiasi intoppo. Comunque sia nel mese di maggio il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, (noto anche con l'acronimo MIUR), farà partire la sperimentazione nelle scuole, con prove tecniche per tentare di rimuovere eventuali criticità dell'anzicitato sistema. Oltretutto questa iniziativa, che ha preso il nome di "Plico telematico", rientra nel progetto di semplificazione e modernizzazione della Scuola promosso dal Ministro Francesco Profumo. Programma che ha già visto realizzati: la digitalizzazione della rassegna stampa, inviata anche a tutte le circoscrizioni; la partecipazione del MIUR alla "cabina di regia" sull'Agenda Digitale; l'iscrizione online a scuola per gli studenti; il lancio della consultazione pubblica sul valore legale dei titoli di studio; ed, infine, anche il primo progetto di Open Data del MIUR con i dati de "La scuola in chiaro", (vale a dire un servizio che per permettere, appunto, a tutte le famiglie di effettuare l'iscrizione online per i propri figli e che permette alle scuole di fornire informazioni sugli istituti e la didattica).


sabato 24 marzo 2012

Scoperta la possibile presenza di ghiaccio ai poli di Mercurio, il pianeta più vicino al Sole.


Una prima ricognizione completa, che risale al Marzo del 2011, eseguita dalla sonda spaziale della NASA denominata MESSENGER ha permesso di scoprire che il pianeta più vicino al nostro Sole, Mercurio, si presenta con un nucleo formato da una parte esterna liquida e ricca di ferro, una interna solida ed una crosta molto densa, (più di quanto finora era stato ipotizzato), arricchita da un'enorme riserva sotterranea di solfuro di ferro. Tuttavia adesso, a distanza di un anno dall'inizio della missione, la sonda MESSENGER, scrutando da vicino la superficie che raggiunge anche i 425 gradi centigradi, ha raccolto ulteriori informazioni relative all'ipotesi avanzata negli anni Novanta quando con il grande radiotelescopio di Arecibo si era scandagliata la superficie di Mercurio. All'epoca nei crateri polari dove le ombre sono perenni una riflessione particolare aveva spinto gli scienziati ad immaginare il ghiaccio, analogamente a quanto accade in alcuni crateri della Luna. Comunque si tratta di nuove notizie inaspettate sulla natura del primo pianeta del nostro Sistema Solare, che sono state pubblicate sulla prestigiosa rivista Science in due studi coordinati da Maria Zuber e David Smith del Massachusetts Institute of Technology, (USA), e discusse quest'oggi alla 43esima edizione del Lunar and Planetary Science Conference in Texas. Al riguardo Maria Zuber ha spiegato: "Per conservarsi il ghiaccio deve essere coperto da un sottile strato di materiali spesso una decina di centimetri e che lo mantengono stabile". In pratica MESSENGER, (acronimo di MErcury Surface, Space ENvironment, GEochemistry, and Ranging), è stato lanciato il 3 Agosto del 2004 dalla NASA con l'obiettivo di studiare, appunto, la superficie, il campo magnetico, la composizione interna e l'atmosfera del pianeta Mercurio. Tuttavia la sonda raggiunse l'orbita del pianeta solo il 18 Marzo del 2011, momento in cui i suoi dispositivi hanno cominciato a raccogliere immagini utili a ricostruire la sua storia geologica. Inoltre alcune nuove e dettagliate fotografie arrivarono a soli sei mesi dall'inizio della missione, e già mostravano un pianeta abbastanza particolare. Comunque i dati più rilevanti sulla topografia di Mercurio sono arrivati recentemente dal Mercury Laser Altimeter, vale a dire un apposito apparecchio che ha permesso di mapparne la superficie utilizzando un laser ad infrarossi ed un ricevitore per misurare il tempo di andata e di ritorno delle onde elettromagnetiche. Praticamente, grazie a questo speciale altimetro, i ricercatori hanno localizzato nell'emisfero Nord del pianeta un'ampia regione pianeggiante con una pianura vulcanica. Inoltre sono riusciti ad osservare nel dettaglio i 1.500 chilometri del Bacino Caloris, vale a dire un cratere d'impatto più vasto del pianeta, scoprendo che il fondo si è spostato più in alto dei suoi bordi. Al riguardo i ricercatori hanno spiegato: "Una prova dell'intensa attività geofisica di Mercurio". Però in generale il paesaggio altimetrico sembra molto meno differenziato di quello del pianeta Marte oppure della nostra Luna. Oltretutto il sistema di antenne del Deep Space Network utilizzate dalla NASA per comunicare con la navicella è stato in grado di rilevare piccoli cambiamenti di frequenza nei segnali; quest'ultimi sono risultati essere causati dal campo gravitazionale generato da Mercurio, che interferisce con il movimento del veicolo spaziale. Ed il campo gravitazionale a sua volta offre molti indizi sulla struttura interna del pianeta. Per esempio, ha permesso di scoprire che la crosta è più spessa alle basse latitudini e più sottile nelle regioni polari. Inoltre, combinando i dati sulla gravità, massa e raggio, i ricercatori sostengono che la crosta del pianeta sia più densa di quanto pensato, una caratteristica che lo rende diverso dagli altri pianeti del Sistema Solare. Comunque al fine di approfondire il risultato la NASA ha deciso di prolungare la missione di MESSENGER fino al 2013.


venerdì 23 marzo 2012

Raggiunto un nuovo record mondiale per quanto riguarda la fibra ottica; si tratta di una velocità pari ad 1 Terabit/s.


Il Paese caratterizzato dalla "banda stretta", ovvero l'Italia, ha voluto provare a rimboccarsi le maniche annunciando avanguardie assolute in tutto il mondo per quanto riguarda la banda larga. A pensarci è stato l'Istituto di Tecnologie della Comunicazione dell'Informazione e della Percezione, (acronimato in TeCIP), della Scuola Superiore di Studi Universitari e di Perfezionamento Sant'Anna, nel quale è stato raggiunto un nuovo record come prova dell'ottima qualità del lavoro compiuto. Al riguardo il suddetto istituto Pisano attraverso un comunicato ufficiale ha fatto sapere: "Passa dal laboratorio alla rete commerciale, confermando la sua capacità di impiego, la frontiera della ricerca mondiale per la rete internet, sviluppata grazie all'Istituto di Tecnologie della Comunicazione dell'Informazione e della Percezione della Scuola Superiore Sant'Anna, in collaborazione con il Laboratorio Nazionale di Reti Fotoniche del CNIT, (ovvero il Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Telecomunicazioni), e con la nota multinazionale Ericsson, raggiungendo adesso nuovi successi mondiali". E successivamente ha proseguito spiegando: "Da un lato è stata confermata la funzionalità dei nuovi apparati predisposti per trasmettere dati fino a 448 Gigabit al secondo per canale, e dall'altro i ricercatori di Pisa hanno già battuto il loro stesso record mondiale, stabilendone uno nuovo e superando i 1.000 Gigabit al secondo, pari ad oltre un Terabit". Inoltre a quanto pare la sperimentazione sarebbe stata condotta su di una frazione della rete spagnola del gruppo Telefónica, riuscendo a coprire una distanza di trasmissione pari a circa 300 Km. In pratica il risultato è stato, appunto, pari a 448 Gigabit al secondo per canale, record che è stato in seguito superato ulteriormente con un apposito esperimento da laboratorio che ha portato il limite di velocità ad oltre 1.000 Gigabit/s, (per la precisione ad un Terabit/s), immettendo per la prima volta nella storia delle tecniche innovative di elaborazione dei segnali e di codifica. Oltretutto la presentazione di questa nuova specie di fibra ottica è avvenuta a Los Angeles in occasione dell'Optical Fiber Communication Conference and Exposition and the National Fiber Optic Engineers Conference. Per di più a spiegare che cosa significa un risultato di questo genere è stato sempre il suddetto comunicato ufficiale diramato dall'istituto di Pisa; si tratta di parole che convertono i numeri in contenuti ed i contenuti in emozioni, volte a meglio spiegare quanto la scommessa nella banda larga sia destinata ad essere del tutto strategica nel prossimo futuro. Comunque nel suddetto comunicato è stato spiegato: "I vantaggi della rete Internet superveloce saranno significativi, infatti, essa da un lato permetterà di aumentare il numero degli utenti, con desiderabile riduzione dei costi; e dall'altro di offrire una velocità di connessione superiore, sinonimo di maggiore qualità". Ed, infine si concludeva dichiarando: "Con il sistema progettato dai ricercatori di Pisa, sviluppato dalla Ericsson e che è stato utilizzato in Spagna sulla rete del gruppo Telefónica, in appena un secondo e su un unico canale è stato possibile trasmettere l'equivalente di oltre 300 film in alta definizione, (HD), 30.000 film in qualità standard, gestire 500.000 collegamenti ADSL a 20 Megabit/s oppure 120 milioni di videochiamate o ancora due miliardi di telefonate standard". Quindi è evidente che questa nuova tecnologia è davvero sorprendente e, se venisse utilizzata per le connessioni di tutto il mondo, permetterebbe di superare limiti che prima d'ora erano soltanto un utopia soprattutto in quei Paesi in cui ancor'oggi non è disponibile una connessione ADSL.


giovedì 22 marzo 2012

Scoperta la causa delle calvizie; si tratta di una specifica proteina che blocca la crescita dei capelli.


Una recente scoperta condotta da alcuni ricercatori dell'Università della Pennsylvania ha permesso di effettuare una nuova scoperta riguardante le calvizie, vale a dire come si annunciano e dunque il modo in cui si possono eventualmente ritardare, (se non arrestare). Ad ogni modo è possibile che la scoperta degli scienziati statunitensi non abbia alcun risvolto pratico per tutti coloro che ormai hanno detto addio all'uso del pettine e della spazzola, ma, se i dati della ricerca verranno confermati e gli studi proseguiranno, in futuro il numero di coloro che si ritroveranno ad avere a che fare con l'alopecia androgenetica, (ovvero il nome scientifico per identificare le calvizie), diminuirà notevolmente. In pratica gli studiosi hanno analizzato attentamente le aree della testa sulle quali i capelli crescono normalmente e quelle dove non nasce più un pelo. Dallo studio è emerso che nelle zone pelate le cellule dei follicoli capilliferi sono ricche di una particolare proteina, vale a dire la prostaglandina D2 sintetasi, (abbreviata con la sigla PGD2), la quale provoca un progressivo restringimento dei follicoli fino a renderli, appunto, improduttivi. Oltretutto le varie cause della caduta dei capelli sono note da tempo; infatti, fatta eccezione per alcune patologie dermatologiche e non, si diventa calvi essenzialmente per fattori genetici, (anche se non si tratta di ereditarietà, bensì di attività endocrina), ed anche per l'azione del principale ormone maschile, ovvero il testosterone.  Tuttavia la suddetta ricerca dell'Università della Pennsylvania ha avuto il merito di avere individuato l'elemento che preannuncia che l'irrimediabile sta per verificarsi. E quindi riuscire ad intercettare il momento in cui la proteina prostaglandina D2 sintetasi inizia ad accumularsi nei follicoli capilliferi significherebbe potere reagire tempestivamente all'imminente calvizie attraverso l'uso di farmaci che potrebbero bloccare o addirittura far regredire la perdita di capelli. Oltretutto durante lo svolgimento dello studio, pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine, i ricercatori americani hanno potuto osservare che l'effetto degli accumuli di prostaglandina D2 sintetasi era riscontrabile anche nei topi da laboratorio; infatti alcuni di questi, modificati geneticamente al fine di rendere le cellule dei loro follicoli piliferi maggiormente in grado di recepire la proteina, sono nati e cresciuti senza nemmeno un pelo a ricoprirli. Inoltre la sperimentazione è stata rivolta anche al trapianto di capelli nell'uomo ed anche in questo caso è stata evidenziata l'azione negativa della suddetta prostaglandina D2 sintetasi. E, secondo George Costarelis, dermatologo a capo della ricerca, l'inibizione della crescita dei capelli inizia nel momento in cui la suddetta proteina si lega al recettore specifico che si trova nelle cellule dei follicoli capilliferi. Infatti ha dichiarato: "Il prossimo passo sarà iniziare a cercare una sostanza in grado di impedire che la proteina si leghi al recettore e solo allora vedremo se questo sarà sufficiente per bloccare o far regredire la calvizie". Comunque sia nel frattempo all'interno dei laboratori dell'Università della Pennsylvania si sta, infine, procedendo con test clinici per valutare l'efficacia di alcuni farmaci già conosciuti per creare un'azione di disturbo nel legame proteina-recettore e per valutare la possibilità di utilizzarli nella messa a punto di un farmaco anti-calvizie davvero efficace.



mercoledì 21 marzo 2012

La petizione anti-ACTA è stata accolta nella discussione UE.


Dopo essere finita alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea, il percorso dell'ACTA, (Anti-Counterfeiting Trade Agreement), pare sia accellerato. Infatti ieri la petizione anti-ACTA, che ha raccolto 2,4 milioni di firme, è stata ritenuta ricevibile in via d'urgenza dalla Commissione parlamentare competente. Almeno questo è quanto ha reso noto il Parlamento Europeo. Inoltre all'origine della suddetta petizione c'è Avaaz, vale a dire un'organizzazione che promuove la mobilitazione cittadina online su diversi temi. Nella petizione i cittadini hanno sottolineato che: "l'accordo è stato negoziato in segreto da un piccolo numero di Paesi ricchi e poteri aziendali ed istituirebbe un'intesa anticontraffazione che permetterebbe a chi ha interessi privati di sorvegliare tutte le nostre attività online". Infatti, come già detto più volte, l'ACTA è stato attualmente firmato da 22 dei 27 Paesi dell'Unione Europea. Ed, come ho già spiegato in altri post, è stato accordato tra UE, Stati Uniti, Giappone, Canada, Nuova Zelanda, Australia, Singapore, Corea del Sud, Marocco, Messico e Svizzera, ed è dedicato alla protezione delle proprietà intellettuali e brevetti su beni, servizi e prodotti immateriali, dalle medicine fino al downloading illegale nella rete. Inoltre, dopo la firma a Tokyo, il Trattato è passato ai governi dell'UE per la ratifica anche se già diversi Paesi hanno fatto sapere che non intendono firmare, come spiegato in post precedenti. Comunque riguardo la petizione anti-ACTA, la Commissione per le petizioni, presieduta dall'eurodeputato, Erminia Mazzoni del Pdl, ha impiegato meno di un mese ad accogliere la suddetta richiesta, abbreviando così un processo che solitamente avrebbe una durata doppia. L'obiettivo principale di ciò è stato, appunto, il voler accelerare il dibattito parlamentare sull'ACTA. Oltretutto nelle ultime settimane Erminia Mazzoni ha ricevuto anche le lettere di alcuni cittadini europei ed organizzazioni che si sono detti a favore dell'adozione dell'ACTA, come ad esempio, quella della Confederazione Internazionale delle Società degli Autori e Compositori che ha ritenuto l'ACTA come "un bene per l'Europa". E più precisamente ha commentato che: "senza apportare nessuna modifica alle disposizioni in vigore, l'accordo fissa procedure comuni per le violazioni dei diritti di proprietà intellettuale nei Paesi che rappresentano il 50% del commercio mondiale". E quindi il Parlamento Europeo ha un ruolo essenziale, in quanto l'ACTA non potrà entrare in vigore all'interno dell'Unione Europea a meno che non venga ratificato dagli Stati membri. Oltretutto l'Europarlamento potrebbe lavorare ad un rapporto da votare in plenaria oppure richiedere alla Commissione Europea di aprire un'inchiesta preliminare. Infine, come già detto inizialmente, l'esecutivo UE, dopo aver constatato che diversi Paesi hanno sospeso la ratifica, ha deciso di rivolgersi alla Corte di Giustizia dell'UE per verificare che l'accordo sia in linea con i diritti fondamentali dell'Unione, come la libertà d'espressione ed informazione, il data protection ed i diritti di proprietà intellettuale. Comunque il primo confronto sul controverso documento avrà luogo in Commissione Commercio Internazionale il prossimo 27 Marzo.


martedì 20 marzo 2012

Anonymous attacca per la terza volta il Vaticano; questa volta per denunciare l'omertà sui preti pedofili.


Dopo il primissimo attacco al sito web del Vaticano ed il successivo a quello di Radio Vaticana, ieri gli hacker facenti parte della divisione Italiana della famosa legione Anonymous sono ritornati all'azione, attaccando per la terza volta il sito del VaticanoE, come succede sempre in questi casi, gli hacker hanno deciso di rendere pubblico il comunicato ufficiale nel quale hanno spiegato le loro motivazioni in merito a questo gesto. Questa volta il consueto TANGO DOWN, (che come spiegato più volte significa che un nemico è stato abbattuto), è stato motivato principalmente dall'omertà da parte della chiesa per quanto riguarda gli orripilanti casi di preti pedofili. Infatti il suddetto comunicato, pubblicato anche sulle pagine del blog ufficiale di Anonymous Italia, iniziava con le seguenti parole: "Buongiorno, Vatican.va, perdonateci se oggi non siamo troppo cordiali né gioviali con voi, ma siamo letteralmente disgustati dall'omertà della Chiesa Cattolica nel non denunciare casi di pedofilia, talvolta veramente riprovevoli...". Subito dopo il comunicato proseguiva dichiarando: "Citate a memoria i vostri comandamenti, i vostri catechismi, i vostri vangeli, ma forse ne avete scordato una parte, ve la vogliamo ricordare! Matteo 18, 4-6: «Chi sarà come questo piccolo fanciullo, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chiunque riceve un piccolo fanciullo come questo in nome mio, riceve me. Ma chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse legata una macina d'asino al collo e che fosse sommerso nel fondo del mare»". E successivamente gli hacker hanno mosso l'accusa di omertà al Vaticano, scrivendo nel suddetto comunicato: "Per anni avete "lavato" i panni sporchi in chiesa, omettendo di tenere in conto che il terreno in cui svolgevate la vostra funzione non vi appartiene. I luoghi in cui i vostri preti hanno praticato l'azione pastorale hanno precise leggi, e nel caso in cui vi fosse giunta notizia di reati da parte di detti preti sarebbe stato vostro obbligo denunciarli alle autorità competenti dello stato in questione, anziché adottare comportamenti omertosi". Ed hanno proseguito spiegando: "Per questa ragione il silenzio che le gerarchie della chiesa hanno mantenuto per decine di anni circa orribili fatti consumati all'interno di istituti religiosi in tutto il mondo, come l'abuso su bambini sordomuti non in grado di riferire le violenze, equivale ad un assunzione di complicità". Tuttavia gli hacker di Anonymous hanno voluto denunciare al Vaticano un episodio in particolare, infatti, hanno fatto sapere: "Ma questo comunicato vuole ANCHE denunciare un caso di abuso successo nel 1996, ad una cara amica di un membro del collettivo. Venne violentata appena 13enne, da un sacerdote, lo stesso che l'aveva battezzata, questi la minacciò, ma coraggiosa andò dalla madre, (suo unico genitore), a parlarne... la madre si precipitò alla curia, che la minacciò di toglierle il solo sostentamento che avevano, dato per l'appunto dalla caritas, (UNA ONLUS), barattando così il silenzio in cambio della sopravvivenza". Ed, infine, il comunicato si concludeva spiegando: "Sappiamo che questo non è l'operato di un singolo ma che il Vaticano tende a mascherare gli abusi più riprovevoli senza denunciarli alle forze dell'ordine, poiché ha molto cari i suoi membri, ma un po' meno cari i suoi fedeli". Inoltre in queste ultime ore è stato rivendicato anche l'attacco al sito della Polizia di Stato, ma al momento non è stato pubblicato alcun comunicato ufficiale in merito a questa faccenda.


lunedì 19 marzo 2012

Un recente studio ha scoperto il segreto dell'invecchiamento delle cellule.



Un recente studio condotto da Marzia Fumagalli e Francesca Rossiello sotto la guida di Fabrizio d'Adda di Fegagna, responsabile all'IFOM, (acronimo di Istituto FIRC di Oncologia Molecolare), del programma di ricerca denominato "Telomeri e senescenza", il quale disegna la mappa delle regioni più indifese del genoma, ha permesso di scoprire che nelle estremità dei cromosomi, ovvero i telomerii danni al DNA sono irreparabili, e quindi che le cellule sono condannate ad invecchiare. In pratica la ricerca, che ha visto una stretta collaborazione tra i ricercatori dell'IFOM e studiosi dell'Università Milano-Bicocca e della New Jersey Medical School, ha dimostrato la vulnerabilità delle suddette parti del DNA che ha conseguenze in uno dei processi fiosiologici fondamentali, vale a dire l'invecchiamento. La causa sarebbe una determinata sostanza del sistema di auto-protezione che ripara la cellula, ovvero mette insieme o fonde alcune estremità separate del DNA. Tuttavia i telomeri rimangono fuori da questo processo, perché, come ha spiegato l'esperto: "Se ad essere scambiate per estremità da riunire fossero le parti terminali dei cromosomi, si avrebbe un'anomala fusione tra cromosomi, indesiderata dalla cellula, che metterebbe a rischio la stabilità e l'organizzazione dell'intero genoma". Inoltre da tempo è stato verificato che le cellule, così come tessuti ed organismi, invecchiano, cioè smettono di crescere e dividersi in continuazione. Praticamente le cellule proliferanti sono in grado di percepire il trascorrere del tempo ed ad un certo punto smettono di riprodursi, proprio a partire dai telomeri, poiché ad ogni ciclo vitale ne perdono un pezzo. Questo fenomeno totalmente normale dipende dal medesimo meccanismo con il quale esse copiano il proprio materiale genetico prima di duplicarsi. Tuttavia però esistono alcune cellule che non proliferano e quindi non perdono le proprie sequenze telomeriche. Prime fra queste, i neuroni che, essendo specializzate nello svolgimento delle proprie funzioni, hanno smesso di dividersi. E quindi alcuni esperti si sono chiesti: "Come fanno queste cellule a capire che stanno invecchiando?". La risposta potrebbe arrivare proprio dalle implicazioni della nuova scoperta pubblicata oggi sulla rivista Nature Cell Biology. Infatti il trascorrere del tempo non riducono soltanto i telomeri, poiché, come ha spiegato Fabrizio d'Adda di Fegagna: "Le lesioni al DNA vengono riparate ovunque nel genoma tranne che nei telomeri, ci siamo chiesti se questo potesse avere un nesso con l'invecchiamento e abbiamo riscontrato con l'età un accumulo progressivo di danni in queste porzioni cromosomiche in cellule e tessuti, indipendentemente dal loro accorciamento". Quindi a quanto pare la cellula leggerebbe il passare del tempo non solo nella lunghezza dei telomeri, ma anche nella sua integrità danneggiata, il che rappresenta un parametro particolarmente fondamentale per quelle cellule che hanno smesso di dividersi e che dunque non perdono i propri telomeri, ma che invecchiano comunque. Oltretutto all'interno della comunità scientifica era risaputo da qualche tempo che la lunghezza dei telomeri fosse un forte fattore di previsione per quanto riguarda la longevità; infatti la correlazione statisticamente significativa è stata riscontrata nel diamante mandarino, (nome scientifico Taeniopygia guttata), vale a dire un piccolo uccello appartenente alla famiglia degli Estrildidi, nell'ambito di un precedente studio condotto presso il College of Medical, Veterinary, and Life Sciences dell'Università di Glasgow e del Centre for Ecology and Conservation, College of Life and Enviromental Sciences dell'Università di Exeter nel Regno Unito, e pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. E in quel caso i ricercatori hanno ritenuto che il logorio dei telomeri potesse rivestire un ruolo cruciale nell'invecchiamento delle cellulare, connesso all'avanzare dell'età. Tuttavia gli studi sono stati ostacolati dall'ampia scala temporale lungo la quale è necessario seguire gli individui della specie d'interesse, in particolare per quelle dove viene riscontrata grande variabilità in termini di longevità. E quindi, per riuscire a colmare questa mancanza, Britt J. Hiedinger ed i sui colleghi hanno pensato di misurare la lunghezza dei telomeri in 99 esemplari di diamante mandarino e in diversi momenti della loro vita dal nido fino alla morte, con una longevità che poteva variare da meno di uno a nove anni.  In questo modo è stato possibile riscontrare che la lunghezza dei telomeri misurata a 25 giorni di vita è un forte fattore di previsione della longevità individuale. Al riguardo Fabrizio d'Adda di Fegagna ha dichiarato: "Che il DNA si rompa è un evento tutt'altro che raro nella vita della cellula; al contrario si potrebbe dire che il materiale genetico è sotto attacco praticamente di continuo. Senza considerare eventi straordinari come l'esposizione a radiazioni oppure a diversi agenti chimici e fisici in grado di danneggiarlo, le minacce vengono dalle stesse attività vitali della cellula". Inoltre lo stesso meccanismo di auto-protezione vale anche per il cancro, infatti, come ha spiegato Fabrizio d'Adda di Fegagna: "Le cellule che invecchiano cessano di proliferare, dividersi o duplicarsi, e questo mette un freno alla proliferazione delle cellule cancerogene". Per di più il cancro è il principale campo d'indagine per gli scienziati che lavorano nei laboratori dell'IFOM, del quale fanno parte anche le ricercatrici Marzia Fumagalli e Francesca Rossiello. Comunque, infine, Fabrizio d'Adda di Fegagna ha concluso spiegando: "Il nostro obbiettivo è quello di comprendere appieno i meccanismi precursori del tumore, oppure bloccare l'invecchiamento cellulare modulando i sistemi di segnalazione dei quali stiamo studiando i segreti".


domenica 18 marzo 2012

Scoperto che i moscerini della frutta si danno all'alcool, se rifiutati sessualmente dalla partner.


Una recente ricerca dell'Università della California, (San Francisco), ha rivelato un legame biochimico tra il rifiuto sessuale e l'eccessiva assunzione di alcool. Tale legame però non è stato studiato negli esseri umani, che sono dotati di una complessa vita sociale, ma in alcuni esemplari di moscerini della frutta. E quindi in futuro ci potrebbero essere dei risvolti riguardanti la tossicodipendenza e l'alcolismo negli umani. In pratica la ricerca ha permesso di scoprire che i maschi dei moscerini della frutta, se privati del sesso, mostrano un modello di comportamento che molto simile a quello umano; ciò significa che, quando le femmine respingono i loro tentativi sessuali, i maschi sono spinti al consumo eccessivo di alcool. In particolare i ricercatori hanno constatato che questi esemplari "rigettati" iniziano a bere molto di più rispetto ai loro compagni sessualmente soddisfatti. Per di più il gruppo di scienziati dell'Università della California ha scoperto che tutto ciò è causato da una piccola molecola nel cervello dei moscerini ed anche delle mosche chiamata neuropeptide F, (conosciuta con la sigla NPF), la quale attiverebbe questo comportamento al variare della sua presenza nel cervello. Dunque questo nuovo studio potrebbe aiutare a far luce sui meccanismi cerebrali che rendono gratificante l'interazione sociale negli animali, ed addirittura sui meccanismi che sono alla base della dipendenza umana. Infatti una molecola simile, presente negli esseri umani chiamata neuropeptide Y, potrebbe collegare alcune "chiavi sociali" come ad esempio, il bere eccessivo oppure l'abuso di droga. Inoltre la regolazione dei livelli di neuropeptide Y nelle persone potrebbe almeno in teoria modificare il loro comportamento di dipendenza, che è esattamente ciò che il team dell'Università della California ha potuto osservato nei moscerini della frutta. Al riguardo Ulrike Heberlein, professore di Anatomia e Neurologia presso l'Università della California, che ha guidato la ricerca, ha spiegato: "Se il neuropeptide Y risulta essere il trasduttore tra lo stato della psiche e l'abuso di alcol e/o di droghe, si potrebbero sviluppare terapie per poter inibire i recettori del neuropeptide Y". Ed ha continuato dichiarando: "Gli studi clinici sono in corso per verificare se la consegna del neuropeptide Y può alleviare l'ansia ed altri disturbi dell'umore così come l'obesità". Oltretutto in seguito il suddetto gruppo di ricercatori ha sottolineato: "La ricerca ha avuto una grande rilevanza anche per affrontare la dipendenza umana, anche se potrebbero volerci anni per riuscire a tradurre questa scoperta in nuove terapie per i tossicodipendenti, data la maggiore complessità della mente umana". Infatti il neuropeptide Y potrebbe funzionare allo stesso modo del neuropeptide F, collegando le esperienze di comportamenti socialmente appaganti come il cosiddetto "binge drinking", vale a dire l'assunzione di più bevande alcoliche nello stesso lasso di tempo, più o meno breve. In aggiunta gli scienziati hanno anche rilevato che i livelli di neuropeptide Y risultano alquanto ridotti negli individui che soffrono di depressione e stress post-traumatico,  ovvero fattori di rischio noti per predisporre le persone verso un uso eccessivo di alcool e droga. Tuttavia, infine, un'intervento sul neuropeptide Y, oltre a non agire sulla causa del disturbo negli esseri umani, (e quindi a non rappresentare una vera e propria cura), potrebbe non essere così semplice poiché la molecola è distribuita in tutto il cervello e, sulla base di studi su alcuni topi da laboratorio, è stato riscontrato che la suddetta molecola svolge un ruolo fondamentale nell'alimentazione, nell'ansia, nel sonno ed addirittura anche al consumo di alcool.


sabato 17 marzo 2012

Anonymous ritorna in azione, questa volta prendendo di mira il sito web di Vittorio Sgarbi.


Anche se non se n'è parlato molto, ieri gli hacker appartenenti alla divisione Italiana della famosa legione Anonymous sono ritornati all'azione. Dopo i recenti attacchi al sito web del Vaticano, a quello di TrenItalia, a quello di Equitalia, e quello di Radio Vaticana, questa volta l'obiettivo dell'attacco informatico è stato il sito web del politico e critico d'arte, Vittorio Sgarbi. Ed ovviamente, come succede sempre in questi casi, gli hacker hanno reso pubblico un comunicato ufficiale nel quale hanno spiegato le loro motivazioni in merito a questo gesto. Il suddetto comunicato, pubblicato anche sulle pagine del blog ufficiale di Anonymous Italia, riportava il messaggio che gli hacker hanno rilasciato sul sito di Sgarbi, cioè: "Salve Vittorio, come al solito hai perso un'altra occasione per tacere. Capra :>. A noi i simpatizzanti omofobi della mafia non ci piacciono affatto, e tu non ci piaci. Onore a Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Aldo Moro, Antonio Ingroia, Peppino Impastato, Guido Galli, Emilio Alessandrini, Umberto Ambrosoli ed a tutti coloro che combattono attivamente le mafie in Italia ed in tutto il mondo ed a quelli caduti per la Causa". Inoltre questo messaggio è stato accompagnato da una foto di Paolo Borsellino, nonché dal logo ufficiale della divisione Italiana della legione Anonymous, sempre nella sezione "Libri" del sito di Vittorio Sgarbi. Per di più il comunicato proseguiva con le parole di un noto discorso rilasciato da Paolo Borsellino, vale a dire: "Sono morti per noi ed abbiamo un grosso debito verso di loro; questo debito dobbiamo pagarlo giosamente continuando la loro opera, rifiutando di trarre dal sistema mafioso anche i benefici che possiamo trarne, anche gli aiuti, le raccomandazioni, i posti di lavoro, facendo il nostro dovere". E successivamente concludeva spiegando: "La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della contiguità e quindi della complicità. Ricordo la felicità di Falcone quando in un breve periodo di entusiasmo egli mi disse "La gente fa il tifo per noi"; e con ciò non intendeva riferirsi soltanto al conforto che l'appoggio morale della popolazione da' al lavoro del giudice, significava qualcosa di più, significava soprattutto che il nostro lavoro stava anche smuovendo le coscienze". Seguito, infine, dalla solita firma pubblicata ad ogni attacco, ovvero: "Noi siamo Anonymous. Noi non dimentichiamo. Noi non perdoniamo. Aspettateci.", e dal video del suddetto discorso. La risposta del famoso critico d'arte ed opinionista non si è fatta attende, infatti, Vittorio Sgarbi ha dichiarato: "Sono poveretti che non sanno di cosa parlano. Non sono omofobo per nulla; credo che gli uomini vadano liberati da qualunque matrimonio. Che sia eterosessuale oppure omosessuale". Mentre, infine, per quanto riguarda la questione della mafia ha spiegato: "Io la mafia non l'ho mai incontrata. Anzi, quando la moglie di Borsellino venne a Salemi mi disse: 'Sei un missionario'".


venerdì 16 marzo 2012

Il futuro dei motori di ricerca come Google? Si punta alla ricerca semantica.


"Riuscire a trovare qualunque cosa su internet più velocemente e meglio, attraverso un sistema che si avvicini al linguaggio umano e che permetta di dialogare con il computer per ottenere le informazioni desiderate". È questo il futuro dei motori ricerca che sposerà nel dimenticatoio l'attuale ricerca per parole chiave. Inoltre questo nuovo potrà vantare del sostegno del colosso Google. In pratica si tratta della "ricerca semantica" della quale si sta parlando già da tempo come di una nuova frontiera da esplorare. Però dal momento in cui il search executive di Google, Amit Singhal, durante un intervista del Wall Street Journal, ha rivelato che: "Il colosso della Mountani View, nonché l'azienda dominante del settore, sta lavorando ad un motore di ricerca di nuova generazione in grado di fornire risultati adeguati a come le persone percepiscono il mondo", la suddetta rivoluzione annunciata ha iniziato ad acquistare contorni e confini più nitidi. Inoltre, sempre durante la suddetta intervista, Amit Singhal ha spiegato: "Quando digitiamo su un motore di ricerca la parola "lago Tahoe", non vogliamo solo risultati che contengono quelle parole, ma vogliamo conoscere anche dettagli sul lago, quali l'altitudine, la temperatura media dell'acqua e la popolazione della regione". E dunque si pretende molto più di un semplice link. E con la ricerca semantica si potrà essere accontentati. Infatti il più famoso motore di ricerca andrà a cercare in maniera "intelligente" i contenuti più appropriati alla singola ricerca. Praticamente ciò significa che Google si evolverà da semplice erogatore di informazioni aggregate dall'algoritmo a distributore di conoscenza, avvicinandosi sempre di più ai meccanismi di funzionamento del cervello umano. Per di più Marco Varone, presidente e CTO della Expert System, vale a dire un'azienda da anni impegnata nel settore della ricerca semantica, ha dichiarato: "Questo processo è iniziato nel 2010 con l'acquisizione da parte della societa di Mountain View di un database che raccoglie tutte le informazioni fornite da Wikipedia". A dire il vero più che di una soluzione, si tratterebbe di una scorciatoia, sempre secondo Marco Varone che ha sostenuto: "Almeno stando a quanto sappiamo, a Google manca ancora la capacità di estrarre dati ed informazioni da tutte le pagine web, non solo da Wikipedia". Ma non solo. Infatti mettere a punto un motore di ricerca semantico richiede ulteriori passaggi. Basta pensare all'adattamento necessario alle diverse lingue e culture, difatti, quando si lavora con un approccio simbolico non c'è molta differenza se si usa una medesima parola in Italiano, in Inglese piuttosto che in Tedesco oppure qualsivoglia lingua. Infatti quando si parla di tecnologia semantica bisogna "istruire" il computer. In poche parole dovrebbe essere tenuto presente che uno stesso oggetto potrebbe essere indicato con termini differenti. E successivamente bisognerebbe considerare quei concetti che non esistono neppure in alcune culture, oppure che vengono indicati con parole diverse. E dunque è chiaro che tutti questi progressi risultano tutt'altro che semplici da compiere. E poi questo è soltanto il principio di questa nuova avventura. Infatti, dopo aver inserito nel software tutta la conoscenza del sistema, sarebbe necessario l'intervento dei tecnici. Ed, infine, Marco Varone ha concluso sottolineando: "Bisogna risolvere i dubbi del software integrandolo laddove necessario. Poi si mette alla prova il sistema con domande vere e simulate, cercando di individuare quali siano i punti deboli della struttura". E quindi, se la rivoluzione sta per avere inizio, il percorso per arrivare alla ricerca semantica è tutt'altro che in discesa.