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martedì 31 gennaio 2012

Una recente ricerca ha scovato la proteina responsabile dello sviluppo dell'Alzheimer.


Una recente ricerca è riuscita a scoprire una proteina che sembra sia la chiave per la produzione del beta-amiloide, (noto anche con il nome di A-beta), all'interno del cervello, il quale è il primo responsabile nella formazione delle placche senili, (dette anche placche amiloidi), incluse nell'evoluzione del morbo di Alzheimer. In pratica questa ricerca è stata effettuata da un team di scienziati della Medicine School della Temple University di Philadelphia. Inoltre già tre anni prima questo gruppo, guidato da Domenico Pratico, docente italoamericano di Farmacologia e di Microbiologia presso la sopraindicata università americana, aveva iniziato ad approfondire le proprie ricerche sulla suddetta proteina, denominata 12/15-Lipoxygenasepresente nel cervello. Comunque per quanto riguarda quest'ultima scoperta Domenico Pratico ha dichiarato: "Ora abbiamo avuto conferme che questa proteina è effettivamente molto attiva nel cervello delle persone che soffrono di Alzheimer, mentre tre anni fa non sapevamo quale fosse il suo ruolo nello sviluppo della malattia". Infatti, dopo circa due anni di studio, i ricercatori della Temple University hanno scoperto che, come detto inizialmente, questa proteina si trova alla base di un percorso che controlla una particolare reazione biochimica a catena che da il via allo sviluppo dell'anzidetta patologia neurologica. Oltretutto i risultati di questa ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Annals of Neurology. In seguito Domenico Pratico ha sottolineato che la ricerca è riuscita a dimostrare che la proteina 12/15-Lipoxygenase supervisiona il beta-secretasi, (conosciuto anche con la sigla BACE-1), vale a dire un enzima determinante per lo sviluppo delle sopracitate placche amiloidi nei pazienti affetti da Alzheimer. Infatti il ricercatore ha sottolineato: "Per ragioni che non ancora non sono chiare in alcune persone la 12/15-Lipoxygenase comincia a lavorare troppo". E ha proseguito spiegando: "Proprio per colpa del lavoro in eccesso questa proteina invia il messaggio sbagliato alla beta secretasi, la quale a sua volta inizia a produrre delle quantità anomale di beta amiloide. Questo processo si traduce inizialmente in disturbi come il deficit della memoria e successivamente in un vero e proprio accrescimento delle placche di amiloide". Oltretutto il BACE-1 è stato a lungo un bersaglio biologico per molti ricercatori impegnati nella preparazione di vari farmaci contro il morbo di Alzheimer, ma poiché ancora non si conosceva bene come esso funzionasse, lo sviluppo di una molecola capace di controllarlo e di bloccarlo non ha avuto un esito positivo. Al riguardo Domenico Pratico ha affermato: "Adesso sappiamo molto meglio come la beta-secretasi funziona perché abbiamo rilevato che la proteina 12/15-Lipoxygenase è un controller delle sue funzioni. Non c'è bisogno quindi di indirizzare il nostro lavoro direttamente su di esse, poiché la proteina 12/15-Lipoxygenase è effettivamente un sistema che ordina al BACE-1 di lavorare di più oppure di lavorare di meno". Ed, infine, ha concluso dicendo: "Abbiamo ora la possibilità di studiare questa molecola e quindi di sviluppare una molecola molto più forte per riuscire a controllare la funzione della 12/15-Lipoxygenase nel cervello".


lunedì 30 gennaio 2012

Nel decreto legislatvo "Semplificazioni" si parla anche dell'arrivo di un'Agenda Digitale.



A quanto pare l'attuale Governo, (tecnico), Monti ha introdotto nel nuovo decreto legislativo denominato "Semplificazioni" anche alcune misure che rappresentano l'intenzione di rilanciare l'Agenda Digitale, che in particolare viene considerata una specie di "cabina di regia" per sorvegliare i progetti nazionali e regionali per quello che concerne al "Digital device". Infatti durante una conferenza stampa, dedicata, appunto, al suddetto decreto legislativo, si è discusso per quanto riguarda la suddetta Agenda Digitale per la digitalizzazione del Paese ed anche alcuni provvedimenti di riduzione dei certificati. Inoltre nel così tanto discusso decreto legislativo Semplificazioni, nello specifico nella versione pubblicata da Corriere delle comunicazioni, è possibile leggere di un sistema di coordinamento tra il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, (noto anche come MIUR), il Ministero dello Sviluppo Economico, (conosciuto con l'acronimo MISE), ed il Ministero della Funzione pubblica. In particolare all'Innovazione tecnologica ed all'Agenda Digitale è stato dedicato l'intero Titolo II del suddetto decreto; in pratica si inizierà dagli obiettivi posti dalla legge comunitaria del 2010, alla realizzazione di varie infrastrutture tecnologiche ed immateriali messe a disposizione delle comunità intelligenti, dalla scuola e per quanto riguarda l'accesso alla Rete alla promozione del prospetto dei dati aperti, (vale a dire i cosiddetti open data), che rappresenterà un potenziamento delle applicazioni di amministrazione digitale ed una promozione della diffusione di architetture di cloud computing. In aggiunta, oltre alla ristrutturazione con la suddetta "cabina di regia", il decreto legislativo ha messo a disposizione una serie di misure che interverranno sulle procedure d'acquisto e d'organizzazione della pubblica amministrazione nell'avvicinamento alle tecnologie digitali. Oltretutto ha messo a disposizione del MIUR , (sempre nel rispetto e con i metodi di legge già previste), l'appoggio della Consip, sia per quanto riguarda l'esecuzione delle iniziative per la digitalizzazione, sia per quelle rivolte all'innovazione tecnologica. Tuttavia, secondo Massimo Mantellini, il riferimento a questa "cabina di regia" rappresenterebbe un impegno abbastanza generico. Mentre Stefano Parisi, presidente di Confindustria Digitale, ha accolto con ottimismo la novità, sostenendo: "Con il decreto semplificazione lo sviluppo dell'economia digitale è finalmente entrato anche in Italia a far parte delle priorità dell'agenda di governo e questo dovrebbe aprire concretamente la strada ad una stagione di cambiamenti per l'Italia sulla valorizzazione delle tecnologie digitali e del web come chiave strategica per affrontare i problemi di crescita, competitività e produttività". Inoltre anche l'ex ministro Renato Brunetta si è detto ottimista riguardo questo decreto e ha, infine, dichiarato: "Si tratta di una strategia che rappresenta un ulteriore passo in avanti per la modernizzazione del Paese che avanza in modo evidente sulla strada che è stata tracciata dal precedente Governo guidato dall'ex presidente del consiglio, Silvio Berlusconi".


domenica 29 gennaio 2012

Twitter decide di fare un'autocensura ed il Web ipotizza subito uno sciopero che però fallisce.


A quanto pare il noto "Social Network dai 140 caratteri", Twitter, in questi giorni ha manifestato l'intenzione di autocensurarsi. E, come era prevedibile, sono apparsi alcuni tweet di protesta tra i quali: "Twitter potrà censurare Twitter. È come se l'acqua si sposasse con il fuoco". Questi sono i 75 caratteri che riassumono al meglio il senso di quello che la società californiana, stimata universalmente per aver dato vita ad questo nuovo e potente strumento di libertà d'espressione non sottomettibile, ha deciso di fare. E magari questa decisione potrebbe rappresentare la fine di Twitter nel modo in cui tutti sono abituati a conoscere e considerare fino ad oggi. Inoltre un altro tweet pubblicato da Ai Weiwei, un noto artista critico cinese, affermava: "Se Twitter censura lo abbandonerò immediatamente". Ma non è stato di certo l'unico, infatti, l'organizzazione Reporters Sans Frontières è andata giù pesante. Infatti il direttore della suddetta organizzazione, Olivier Basillein una lettera aperta al cofondatore del Social Network, Jack Dorsey, ha scritto: "Rimuoverete i messaggi legati alle rivendicazioni della minoranza curda in Turchia?". In risposta Twitter, che fra l'altro ha avuto un ruolo politico nella recente Primavera araba, ha fatto sapere sul proprio blog ufficiale di aver sviluppato una tecnologia che gli permetterà di bloccare alcuni tweet Paese per Paese, solo se il governo locale li considererà contrari alla legge. Oltretutto alcuni potenti multinazionali delle telecomunicazioni in passato avevano già visto tentennare la propria notorietà per molto meno. Ad esempio la Vodafone proprio in occasione delle proteste in Egitto era stata accusata di lavorare per il regime per aver acconsentito allo switch off, vale a dire la chiusura delle proprie reti. Comunque la versione dei fatti dell'azienda, la cui sede è situata a San Francisco, ha fatto sapere che: "Questa decisione è stata presa per difendere chi twitta". Infatti sul blog si può leggere: "Man mano che cresciamo a livello internazionale, andiamo in Paesi con differenti posizioni in materia di libertà d'espressione. Alcune nostre idee differiscono così tanto che non potremmo esistere lì". Ed il comunicato prosegue con: "Non abbiamo ancora utilizzato questa possibilità, ma se un Paese ci chiederà di bloccare uno specifico tweet proveremo a contattare l'utente ed indicheremo chiaramente quando il messaggio è stato bloccato". Ed ancora: "Il contenuto sarà fermato in un paese, ma visibile nel resto del mondo. Non rimuoveremo il post in base al loro contenuto". Tuttavia questa è stata una spiegazione che si è trasformata in una sorta di boomerang, infatti, in molti hanno fatto notare che: "Rendere visibile il tweet al di fuori del confine geografico è come ammettere che non andava cancellato e che ci si è piegati a qualcosa di contrario alla libertà d'espressione". Tuttavia Jack Dorsey ha tentato sin da subito di difendersi facendo alcuni esempi di buon senso come la Francia e la Germania dove i contenuti a favore del nazismo sono stati vietati. E per esempio, anche in Italia il Social Network potrebbe essere chiamato ad intervenire per celebrazione al fascismo. Però Olivier Basille ha insistito dichiarando: "I vietnamiti che usano il vostro servizio non potranno più denunciare le conseguenze nefaste sull'ambiente dell'esplosione delle miniere di bauxite?". Dunque per chiunque utilizza Twitter questo rappresenta la fine dell'era dell'innocenza. Inoltre la proposta di uno sciopero contro la società, ossia l'auto-oscuramento dei tweet per 24 ore, è subito fallita. Poiché chi vive con Twitter, seguendolo spesso in maniera morbosa lo considera quasi come uno strumento di tutti e di nessuno, privo da qualunque logica economica e di business. Anche se non è proprio così. Infatti il Social Network si sta piegando, come hanno già fatto prima di lui anche Google e Facebook, (il Social Network in Blu), alle regole della politica offline, dando un duro colpo al desiderio di combattere le dittature grazie all'intoccabilità della protesta sul web. Poichè dietro questa decisione è possibile vedere il desiderio della società di approdare anche in Cina, dopo il recente viaggio di Jack Dorsey, il quale durante la visita aveva definito un peccato l'assenza del suo strumento. Infatti, proprio come Facebook, anche Twitter sta puntando al miliardo di utenti. E, per di più, come sta già tentando il Social Network di Mark Zuckerberg, prima o poi anche lui dovrà sbarcare nella borsa di Wall Street. E quindi, dopo essersi guadagnato il diritto di passare alla storia per aver agevolato le rivolte di Piazza Tahrir che sono riuscite a rovesciare il regime di Hosni Mubarak al potere dal oltre 30 anni senza un'effettiva opposizione, la società californiana viene adesso accusata di voler pagare la propria offerta al business. Infatti il Social Network potrebbe presto riuscire a superare la barriera virtuale tra Hong Kong e gli altri territori cinesi. Ma, secondo i critici, questa potrebbe non essere la notizia attesa da tempo, poiché la Cina viene considerato il Paese su cui tutti stanno puntando gli occhi.


sabato 28 gennaio 2012

L'Europa decide di garantire il suo sostegno all'ACTA, ma ciò scatena le polemiche.


Si chiama Anti-Counterfeiting Trade Agreement, meglio conosciuta con l'acronimo ACTA, e si tratta di un documento nel quale prende forma un'alleanza internazionale contro la pirateria, il quale è stato controfirmato negli ultimi giorni anche dalla Commissione Europea. Ma è allo stesso tempo un principio che da diversi Paesi è già stato rigettato, criticato ed ovviamente rifiutato, poichè sacrificare la libertà nel nome della tutela di un interesse significa spostare la discussione su di un nuovo piano e per molti versi pericoloso. Inoltre la firma della Commissione Europea ha messo l'ACTA nel bel mezzo di un dibattito, dopo che per alcuni anni era stato discusso in qualità di "documento segreto", nato all'oscuro di qualsiasi chiarezza ed arrivato alle firme finali evitando in modo barbaro il confronto con il pubblico. Dunque questa firma ha delineato la nascita di un percorso, prorpio perché ha confermato un sostegno che si riferisce a tutti i singoli Paesi dell'Unione Europea e che ha scatenato una discussione destinata a diventare immediatamente scottante. Tuttavia la sottoscrizzione del suddetto documento non rappresenta di per sé un impegno, ma come minimo una promessa; infatti l'UE ha garantito il proprio appoggio e tra non molto potrebbe decidere di rendere più sostanziale la sua posizione applicando i principi contenuti nell'ACTA all'interno delle proprie normative. Al riguardo Luca Nicotra, il segretario di Agorà Digitale, (un'associazione che è da tempo impegnata nel sottolineare i pericoli dell'ACTA), ha ostentanto un giudizio nei confronti dell'appoggio dell'UE, dichiarando: "È urgente che le diverse mobilitazioni nazionali come quella Italiana contro l'emendamento FAVA e quella Americana contro SOPA e PIPA si uniscano contro il trattato liberticida ACTA che avrà un impatto negativo sulla libertà di espressione, l'accesso alle medicine, ma anche alla cultura ed alla conoscenza. I cittadini Europei devono reclamare un processo democratico contro le influenze delle multinazionali. Ci saranno diverse votazioni al Parlamento Europeo prima del voto finale di quest'estate e speriamo che non solo Agorà Digitale ma tutte le forze politiche unite in questi giorni contro i bavagli alla Rete, vogliano fare pressione sui nostri parlamentari Europei". Ed anche Jérémie Zimmermann, portavoce di La Quadrature du Net, ha condiviso lo stesso parere ed ha chiamato tutti gli utenti ad una piena presa di coscienza su quello che sta per accadere, affermando anche lui: "Negli scorsi giorni abbiamo visto incoraggianti proteste da parte di polacchi ed altri cittadini dell'UE, che sono giustamente preoccupati per l'effetto dell'ACTA sulla libertà di espressione, sull'accesso ai farmaci, ma anche sull'accesso alla cultura ed alla conoscenza. Questo importante movimento sarà presto potenziato. I cittadini Europei devono riprendersi la democrazia contro l'influenza nociva d'interessi corporativi nel contesto della politica globale. Per ciascuno dei prossimi dibattiti e votazioni nelle commissioni del Parlamento Europeo prima del voto finale di questa estate, i cittadini devono impegnarsi con i loro rappresentanti". In pratica la paura principale che l'ACTA sta sollevando è la possibilità di agire contro ipotetiche violazioni senza passare per l'autorità giudiziaria. Questo passaggio, più volte eluso anche nella normativa Italiana poiché comportava un giudizio senza passare per nessuna autorità giudicante, ha messo il potere nelle mani delle grandi corporation al costo di palesi sacrifici per quello che riguarda le libertà. Oltretutto la Commissione Europea, secondo la nota divulgata, sarebbe su posizioni più morbide ed ha giudicato eccessiva la pressione portata avanti contro l'ACTA, infatti, in questa nota si può leggere: "L'accordo non creerà nuovi diritti intelletuali ma servirà solo a rafforzare i diritti già esistenti. Non si arriverà ad un monitoraggio costante del traffico Internet". Però questa non è stata una affermazione molto rassicurante, poiché non è stato spiegato quello succederà all'atto pratico nell'evntuale caso di adozione di tale provvedimento. Per di più i Radicali Italiani hanno sì contestato il suddetto documento, ma sono rimasti fiduciosi del fatto che la strada sia ancora lunga e che gli ostacoli opponibili possano essere ancora molti; infatti, anche se l'ACTA ha fatto un passo in avanti, il percorso è ancora difficoltoso ed esistono quindi ampi margini di intervento. E come lo stesso gruppo ha siegato: "Questa firma altamente simbolica non significa la fine di tutto il percorso. Anzi, rappresenta soltanto l'inizio: il Comitato del Commercio internazionale, (INTA), del Parlamento Europeo, è il comitato di lavoro principale sull'ACTA. I Comitati Commissione giuridica, (JURI), Sviluppo, (DEVE), Libertà Civili, (LIBE), ed Industria, (ITRE), voteranno i loro primi pareri dopo uno scambio di opinioni sui progetti in questione nelle prossime settimane". Ed ha proseguito affermando: "Le opinioni saranno poi inviate all'INTA con l'intenzione di influenzare la sua relazione finale che rappresenterà un importante parere al fine di permettere al Parlamento Europeo nel suo insieme di rifiutare oppure accettare l'ACTA. Infine la votazione in seduta plenaria del Parlamento Europeo sull'ACTA non dovrebbe essere tenuta prima di Giugno". Il rischio quindi è che nei prossimi giorni gli animi della protesta possano farsi ancor più potenti. Infatti, a pochi giorni dalle polemiche sul SOPA e PIPA, i famosi hacker della legione  Anonymous stanno già facendo propria la battaglia contro l'ACTA, e gli attacchi DDoS potrebbero farsi spazio al fianco delle proteste civili delle associazioni interessate al tema. Infatti gli account Twitter, (il famoso Social Network dai 140 caratteri), della suddetta legione sono già sul piede di guerra, quindi non sono da escludersi prove di forza dimostrative fin da subito nei confronti dell'UE. In aggiunta la firma dell'ACTA rappresenta anche la mossa che costringerà alla piena trasparenza sul tema, infatti, la Commissione Europea in questa fase non ha interesse né la possibilità di scansarsi da accurate e precise spiegazioni e garanzie per quanto riguarda il documento a cui ha garantito il sostegno. Dunque, infine, il dibattito dovrà partire su basi certe evitando la contrapposizione di principio che fino ad ora ha circoscritto una questione rimasta ofuscata già per troppo tempo. Tuttavia però il clima è destinato ad infuocarsi immediatamente, poiché l'Europa si è già schierata, ora dovranno schierarsi i cittadini Europei. Anche se, come era prevedibile, in moltissimi, (*tra i quali anch'io*), si stanno già schierando decidendo di firmare una petizone contro questa minaccia chiamata ACTA.


venerdì 27 gennaio 2012

L’FBI desidera mettere sotto controllo i maggiori Social Network, tra cui Facebook e Twitter.



Dopo la chiusura del network Megaupload e l'arresto dei suoi responsabili, recentemente l'FBI, (acronimo di Federal Bureau of Investigation), ha rilasciato alcune informazioni riguardanti un nuovo piano di monitoraggio delle reti sociali, ovvero i cosiddetti Social Network. Questo documento, che è stato pubblicato sul sito ufficiale dell'ente investigativo di polizia federale statunitense e riporta la data del 19 Gennaio, evidenzia, tra l'altro, i dettagli dell'attività nascosta delle varie agenzie governative che solitamente non viene resa nota al grande pubblico, però ad essere particolarmente interessati sono state le moltitudini di informazioni che ogni giorno milioni di utenti pubblicano su Twitter, (il noto Social Network dai 140 caratteri), Facebook, (il famoso Social Network in Blu), ed altri simili che, secondo l'FBI, potrebbero servire a prevenire eventuali situazioni di crisi. Praticamente l'FBI vorrebbe realizzare un sistema di allarme per tutte quelle possibili minacce degli Stati Uniti. Per fare ciò dovrebbero venine sottoposti a scansionare tutti gli aggiornamenti di stato pubblici in modo da identificare e geolocalizzare gli eventi ed i possibili incidenti. In pratica l'FBI è interessata ad individuare un gruppo di tecnici competenti che possano offrire il loro aiuto per lo sviluppo di un'applicazione in grado di analizzare in tempo reale tutte le attività pubblicate sui vari Social Network. Questa applicazione dovrebbe essere sufficientemente intelligente da estrarre dal flusso continuo di informazioni divulgate online i post facenti riferimento ad attività sospette, sulle quali potrebbe essere opportuno svolgere delle indagini. L'idea è quella di avere un riscontro immediato su ciò che sta accadendo cosicché gli agenti dell'FBI possano essere tempestivamente informati su eventuali emergenze, attacchi terroristici oppure altre circostanze che necessitano di un intervento immediato. Dunque gli agenti saranno in grado di analizzare i movimenti dei sospettati, monitorare le vulnerabilità e le limitazioni di possibili azioni. Tuttavia non è certamente il primo esempio di programma simile, infatti, oltre all'FBI, anche la DARPA e la CIA, (come avevo spiegato tempo fa in un post), hanno messo in sviluppo alcuni programmi per il monitoraggio del web. Ma c'è una sostanziale differenza, e cioè l'FBI, essendo un ente federale, potrà concentrarsi soprattutto sugli eventi interni al Paese, mentre gli altri si occupano di questioni esterne. Inoltre se da una parte l'interesse dell'FBI è esplicitamente rivolto agli aggiornamenti pubblici, (in mano a venditori e inserzionisti), dall'altro lato tutto ciò viene considerato un campanello d'allarme dai comuni cittadini. Infatti il concetto di pubblico potrebbe essere messo in crisi. Al riguardo Jennifer Lynch, membro della Electronic Frontier Foundation, ha dichiarato: "Il desiderio del governo degli Stati Uniti di controllare tutti potrebbe avere un impatto indesiderato. Questi strumenti che minano i dati open source e presumibilmente li raccolgono nei loro server per molto tempo, andando a comporre dei veri e propri profili dei singoli utenti, rovinano il concetto di privacy. Sono molto preoccupata dell'effetto che potrebbe avere sulla libertà di parola negli Stati Uniti". Infatti l'idea di privacy nell'ultimo periodo è al centro di numerosi dibattiti, anche a causa dei recenti aggiornamenti effettuati da Google. E quindi, mentre in Europa si sta discutendo della proposta di un "diritto ad essere dimenticati", (in poche parole significa che chiunque avrà il diritto di fare eliminare definitivamente i propri post sui vari Social Network), negli Stati Uniti non è possibile immaginare quale futuro attenderà i navigatori e cittadini. Comunque, nonostante il silenzio dell'ufficio di presidenza, l'idea di creare "agenti digitali" è ammissible; d'altro canto i ricercatori di Facebook e del mondo accademico hanno già confermato come i Social Network possano essere utilizzati per capire molte cose del singolo individuo, delle sue amicizie e della posizione geografica dei vari utenti. Tuttavia è chiaro che l'idea di trasformare un intero network in un "occhio sulla società" è qualcosa di davvero poco accettabile. Per questo motivo la suddetta proposta dovrà essere approfondita, a maggior ragione in un momento in cui l'FBI è sotto gli occhi di tutto il mondo per l'azione di forza, spiegata inizialmente, compiuta nei confronti di Megaupload il quale, secondo la tesi della difesa, fungerebbe da "intermediario" rivestendo lo stesso ruolo di un sito web come per esempio, YouTube. In aggiunta, secondo quanto riportano alcune fonti d'Oltreoceano, diversi gruppi di utenti sarebbero pronti a far causa alle autorità statunitensi chiedendo un risarcimento per il danno subìto in seguito alla chiusura di Megaupload. Al riguardo il gruppo Pirates of Catalonia ha commentato: "Un danno così vasto provocato a seguito della chiusura di Megaupload è ingiustificato ed è sproporzionato visto l'obiettivo che s'intendeva raggiungere". Comunque non è ancora chiaro su quali basi possa essere avviata un'eventuale azione legale, anche perché Megaupload, come tanti altri fornitori, nelle sue condizioni d'uso indicava che l'upload dei file avveniva sotto la responsabilità ed a rischio del singolo utente.


giovedì 26 gennaio 2012

Scoperti nel DNA alcuni marcatori che sono in grado di fare resistenza naturale all'AIDS.



Una recente ricerca, coordinata da Guido Poli, professore di Patologia Generale e Immunologia dell'Università Vita-Salute San Raffaele e responsabile dell'Unità di immunopatogenesi dell'AIDS presso l'Istituto Scientifico Universitario San Raffaele, pubblicata sulla rinomata rivista Journal of Infectious Diseases, ha scoperto alcuni nuovi marcatori genetici relativi al controllo spontaneo dell'avanzamento di malattia in persone con infezione da virus HIV. Il suddetto studio è stato condotto da un consorzio finanziato dal Sesto Programma Quadro della Commissione Europea, dal GISHEAL, (vale a dire l'unione tra il Genetic and Immunological Studies on HIV ed l'European and African LTNP), il quale include alcuni tra i massimi ricercatori Europei impegnati in questi studi. In pratica quasta ricerca ha messo sotto osservazione 144 persone sieropositive con caratteristiche di non progressione spontanea di malattia. Insomma si tratta di alcuni individui definiti "LTNP, (Long Term Non Progressors)", vale a dire una rara condizione rilevata solo nell'1-2% di tutte le persone con infezione da HIV, nelle quali il sistema immunitario reagisce in modo innato o naturale alla replicazione del virus senza l'utilizzo di nessuna terapia antiretrovirale. Dunque lo studio ha confrontato il loro profilo genomico con quello di un gruppo di controllo composto da 605 persone che erano state recentemente infettate, (denominato GWAS, acronimo di Genome-Wide Association Study). In seguito lo studio ha permesso di rivelare la presenza di 47 varianti genetiche, (definite "SNP", cioè mutazioni di un singolo nucleotide), che erano significativamente più delineate nei soggetti LTNP rispetto alla popolazione del suddetto gruppo di controllo. Inoltre la maggioranza di queste mutazioni sono state individuate in quella parte di genoma nella quale è presente il gruppo geni del cosiddetto "Complesso Maggiore d'Istocompatibilità, (MHC)", che è a sua volta sottodiviso in differenti "Classi". Olretutto alcuni studi precedenti avevano già identificato alcuni geni del gruppo MHC appartenenti alla Classe I che erano coinvolti nel controllo spontaneo della replicazione del virus HIV in assenza, appunto, di terapia antiretrovirale. Infatti questi geni di Classe I sono i responsabili della risposta immunitaria specifica all'infezione fatta abitualmente dai linfociti T citotossici che sono in grado di riconoscere, grazie anche alle proteine codificate da questi geni in modo altamente selettivo le cellule infettate dal virus e di eliminarle automaticamente. In aggiunta questa ricerca ha sotolineato per la prima volta l'importanza di un'altra categoria del gruppo MHC, vale a dire la Classe III, la quale codifica molte proteine che sono responsabili della cosiddetta immunità naturale o innata alle infezioni. Infatti sembra che queste varianti geniche sono specificamente legate agli individui LTNP studiati dal GISHEAL. Al riguardo il professor Guido Poli, coordinatore della ricerca, ha spiegato: "Questo lavoro scientifico servirà come base per ulteriori studi di varianti geniche associate alla resistenza spontanea alla malattia in persone già infettate e potrebbe portare alla scoperta di nuovi aspetti della risposta immunitaria, sia specifica che innata, importanti per la messa a punto di strategie di prevenzione generale dell'infezione quali i vaccini potenzialmente in grado di avere un impatto fondamentale sulla corrente pandemia da HIV". Ed, infine, ha concluso affermando: "Purtroppo il finanziamento Europeo al consorzio GISHEAL è terminato e non vi sono ulteriori finanziamenti attivi per proseguire lo studio. Tuttavia i ricercatori del consorzio sono fiduciosi che l'importante pubblicazione scientifica stimolerà l'interesse di enti pubblici e privati per sostenere sia il consorzio che iniziative simili finalizzate a comprendere quali siano "i segreti" alla base della resistenza naturale alla progressione di malattia in persone infettate che non assumono farmaci antiretrovirali i quali, è importante sottolinearlo, rimangono un presidio fondamentale per l'assoluta maggioranza delle persone infettate".


mercoledì 25 gennaio 2012

Giovanni Fava incontra Lamar Smith per discutere del FAVA, (il SOPA Italiano).


Questo pomeriggio ha avuto luogo a Washington l'incontro tra il promotore della versione Italiana del SOPA, (conosciuto come l'emendamento FAVA), ed il padre del SOPA USA, vale a dire quello originale. In pratica Giovanni Fava, autore del suddetto emendamento alla legge Comunitaria, approvato in commissione ed oggi in discussione alla Camera dei Deputati, è stato accolto quest'oggi alle 16.30 da Lamar Smith, ovvero il deputato del Texas primo firmatario della suddetta proposta di legge antipirateria online, che però è stata "messa da parte" dopo la rivolta che si è scatenata sul Web. Inoltre a ricevere la delegazione della commissione parlamentare d'inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale vi erano anche altri parlamentari USA, anch'essi attivissimi sul fronte della lotta alla violazione del copyright online. Al riguardo Giovanni Fava ha spiegato: "La pirateria online produce 200 miliardi di dollari di danni all'economia mondiale. L'Italia è tra i Paesi con il più alto tasso di download illegale. Bisogna fare qualcosa. Anche perché qui negli USA mi hanno chiaramente detto che, se non regoliamo il settore, i dazi commerciali rimarranno altissimi". Tuttavia il suddetto emendamento, voluto del deputato della Lega Nord ed ovviamente contestato dagli internauti, è destinato ad essere colpito in aula da una pioggia di controemendamenti, alcuni presentati anche dal PdL. A questo proposito sempre Giovanni Fava ha dichiarato: "Mi stupisce molto questo cambio di linea dal momento che lunedì scorso il mio testo era passato in commissione all'unanimità e col parere favorevole del governo". Anche se a dire il vero si era limitato a fare un'osservazione sull'importanza del tema, senza entrare nel merito della proposta. In ogni caso il deputato ha continuato dicendo: "Voglio comunque precisare che il cosiddetto emendamento FAVA non impone in nessun modo la disconnessione del provider, ma lo obbliga soltanto a tener conto delle segnalazioni che riceve, assumendosene la responsabilità se decide in piena autonomia di non tenerne conto, esattamente come prevede espressamente una direttiva Europea". Tuttavia le "conferenze americane" del deputato Fava non si sono limitate a Lamar Smith, padre del tanto contestato SOPA statunitense, contestato anche dai big di Internet e forse definitivamente finito nel solaio del Congresso USA. Infatti, oltre agli incontri già fissati lo scorso Aprile, quando la missione era stata organizzata, (dove il tema principale era la difesa del made in Italy soprattutto in campo alimentare), si sono man mano inseriti anche gli appuntamenti con i deputati Tom Marino e Melvin Watt, della commissione Intellectual Property Competition and the Internet, e con Richard Hertling e David Whitney, due tra i principali promotori del SOPA. Comunque è stato lo stesso Giovanni Fava a non credere nella possibilità che l'emendamento che porta il proprio nome possa passare indenne alle polemiche che ha scatenato. Infatti per rendersene conto bastava assistere alla conferenza stampa convocata a Montecitorio da Beppe Giulietti, Flavia PerinaBenedetto Della Vedova, (facenti parte del Fli), Marco Beltrandi, (dei Radicali), Roberto Rao, (dell'UdC), Paolo Gentiloni, (del PD), Stefano Pedica, (dell'Idv), Giovanni Vernetti, (dell'Api) e Antonio Palmieri del Pdl. Tutti uniti nella contestazione alla nuova norma, ma ciascuno diversamente orientato sulla necessità di regolare il nodo del copyright online; infatti, tra i promotori dell'iniziativa, Agorà Digitale, (un'associazione radicale per le libertà digitali e su Internet), ha provato a riassumere affermando: "L'approvazione dell'emendamento dell'onorevole Fava consentirà alle multinazionali ed ai monopolisti dell'informazione e dei contenuti Italiani di mettere in piedi vere e proprie polizie del Web. Un SOPA Italiano avrà l'effetto di incentivare la rimozione selvaggia dei contenuti di siti profit o non-profit come Wikipedia, Youtube, Google oppure Facebook. Un emendamento incomprensibile considerando che nel 2002 fu proprio il Governo Berlusconi, sostenuto anche dalla Lega, ad imporre l'attuale linea che coniuga la giusta difesa del diritto d'autore con una impostazione garantista per gli utenti ed i siti web". Ovviamente l'emendamento FAVA ha anche i suoi sostenitori. Prime fra tutte sono le imprese che operano in campo musicale e cinematografico, che vengono gravemente danneggiate dalla diffusione della pirateria online. Oltretutto il presidente di Confindustria Cultura ItaliaMarco Polillo, quello di IndicamCarlo Guglielmi e quello di Federlegno-Arredo, Roberto Snaidero hanno spiegato: "La ratio l'articolo 18 della Comunitaria è condiviso da tutta la filiera dei titolari dei diritti di proprietà intellettuale e industriale. L'obiettivo è agevolare la cooperazione dei soggetti su Internet al fine di contrastare la pirateria e la contraffazione. La norma sana un vizio della nostra legislazione, facendo seguito alla sentenza della Corte di Giustizia UE a cui l'Italia deve attenersi". E dunque secondo il parere delle aziende coinvolte: "Diventa sempre più urgente l'esigenza di una regolamentazione". Infatti i suddetti leader hanno proseguito dichiarando: "È evidente che solo rimuovendo gli ostacoli giuridici preesistenti si potranno favorire forme di collaborazione con i gestori di piattaforme web e dissuadere gli utenti da comportamenti abusivi ed illegittimi. La direttiva Europea all'articolo 14 prevede espressamente che il prestatore non è responsabile, a condizione che non appena al corrente del fatto illecito, agisca immediatamente per rimuovere le informazioni o per disabilitarne l'accesso. Ed hanno, infine, conlcuso affermando: "Chiunque può informare il prestatore dell'illeicità di fatti precisi e determinati. Invece nel nostro Paese la corrispondente previsione, (messa a punto con il Decreto legislativo 70/2003), richiede il preventivo intervento dell'autorità giudiziaria o amministrativa competente, tradendo chiaramente l'intento del Legislatore comunitario".


martedì 24 gennaio 2012

È in atto la più violenta eruzione solare dal 2005; alcune radiazioni potrebbero raggiungere la Terra.


In questi giorni il nostro caro Sole ci sta bombardando, infatti, senza che noi ce ne rendiamo conto, è in corso una delle tempeste solari più violente degli ultimi tempi, per la precisione la più forte dal 2005. Inoltre, secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration, (NOAA), questa tempesta sarebbe iniziata lo scorso 21 Gennaio e dovrebbe durare almeno fino al 28. Tuttavia il suo apice è stato previsto per la giornata di domani. Questo fenomeno è legato, appunto, ad un'eruzione solare avvenuta Domenica scorsa proprio al centro del nostro Sole. Quest'ultima sta proiettando alcune particelle di protoni verso il pianeta Terra. Proprio per questo a preoccupare maggiormente gli esperti è le probabile radiazioni che potrebbero provocare interruzioni ed varie anomalie nei satelliti ed anche alcune difficoltà per gli astronauti che al momento si trovano nello spazio. Però, come ha spiegato Doug Biesecker della NOAA, potrebbe causare anche vari problemi di comunicazione per i viaggi aerei ai due poli terrestri. Tuttavia, anche se i livelli di radiazioni vengono considerati molto forti, in passato ci sono state tempeste ben più gravi. Però dal Maggio del 2005 questa può essere di gran lunga considerata l'eruzione solare più potente. Infatti è sufficiente pensare che la radiazione sotto forma di protoni è letteralmente schizzata fuori dal Sole ad una velocità di 93 milioni di miglia all'ora, (equivalenti a circa 6,4 milioni di chilometri orari). Ed, inoltre, su una scala che va da 1 a 5, questa tempesta solare relativa all'eruzione solare è stata classificata come categoria 3, anche se gli effetti peggiori potrebbero verificarsi ai due Poli. Al riguardo Doug Biesecker ha spiegato: "L'intero volume di spazio tra la Terra e Giove è pieno di protoni". Oltretutto gli esperti della NASA in queste ore stanno esaminando gli effetti attesi a seguito di questo brillamento solare e come ha spiegato il portavoce Rob Navias: "Dopo alcune analisi, abbiamo stabilito che i sei astronauti che al momento si trovano a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, (nota con l'acronimo ISS), non avranno nulla da temere e non dovranno neppure adottare le misure per proteggersi dalle radiazioni". Comunque per farla breve inizialmente gli esperti hanno assistito ad una tempesta provocata da una radiazione elettromagnetica, seguita, appunto, da radiazioni sotto forma di protoni. Successivamente si è verifica un'espulsione di massa coronale, (nota anche come CME), che ha riguardato il plasma del sole. Quest'ultimo solitamente viaggia a circa 1 o 2 milione di miglia all'ora, ma durante questa tempesta è particolarmente veloce. Ed, infatti, sarebbe proprio il plasma solare a poter causare la maggior parte dei problemi evidenti sulla Terra quali per esempio, le interruzioni della rete elettrica. Infatti, come accadde nel 1989, una tempesta solare provocò un imponente Blackout in Québec, (Canada). Inoltre l'ultima tempesta solare si è verificata lo scorso Ottobre, ma questa non è stata particolarmente violenta. Tuttavia per diversi anni il Sole è rimasto tranquillo, e quindi questo può anche rientrare nella normalità, ovvero in una delle fasi del ciclo solare che ha una durata di in madia 11 anni. Inoltre l'anno scorso gli scienziati avevano dichiararato che il nostro Sole stava entrando in un ciclo insolitamente tranquillo, fenomeno che di solito accade una volta ogni 100 anni circa. Però adesso sembrano un po' meno convinti, come ha, infine, confermato lo stesso Doug Biesecker: "Non vediamo niente di simile da un bel po' di anni".


lunedì 23 gennaio 2012

Smettere di fumare? In aiuto arriva un'apposita App per iPhone, iPod touch ed iPad.


Di questi tempi nell'App Store si possono trovare migliaia e migliaia di App, cioè le applicazioni disponibili per i vari smartphone, e di svariate categorie, (dalla musica, giochi, libri all'economia, finanza ecc..), però prima d'ora non era stata mai sviluppata un'App ufficiale per riuscire a smettere di fumare, anche se ne esistono altre in circolazione. Infatti, dopo la realizzazione del primo vaccino anti-fumo, arriva direttamente dalla Fondazione Umberto Veronesi una nuova applicazione per il momento disponibile solo per il sistema operativo Apple, (quindi per iPhone, iPod touch ed iPad), la quale è stata denominata "No Smoking be hAPPy" ed è scaricabile a partire da oggi dall'Apple Store. In pratica questa App promette di aiutare coloro che hanno intenzione di abbandonare una volta per tutte il fumo e le sigarette. Vi starete chiedendo in che modo può farlo? Beh l'App in questione è formata da due differenti sezioni: una prende che il nome di "No Smoking" mentre l'altra "Be Happy". Praticamente nella prima sezione è possibile visionare tutte le iniziative della campagna No Smoking Be Happy e scoprire quali sono i Centri anti-fumo più vicini. Inoltre in essa è possibile trovare anche alcuni consigli sul come e sul perché bisognerebbe smettere di fumare. Mentre la seconda parte dell'App sarà concretamente d'ausilio durante il percorso di disassuefazione da questo vizio, tenendo conto dei progressi fatti fin dal giorno in cui si è deciso di smettere, e fornendo, oltretutto, una stima dei benefici fisici legati all'eliminazione delle sostanze tossiche inalate attraverso la sigaretta, ai soldi risparmiati, ma anche a tutta una serie di risvolti positivi relativi all'addio al fumo come ad esempio, quelli legati al fumo passivo. In aggiunta alcune simulazioni grafiche permetteranno di mettere in evidenza tutti miglioramenti ottenuti con il passare del tempo. Al riguardo Umberto Veronesimedico, oncologo, politico Italiano, nonché Presidente della suddetta Fondazione, ha dichiarato: "La recente ricerca sul fumo che abbiamo deciso di commissionare ha dimostrato che per smettere di fumare in modo definitivo la sola forza di volontà spesso non è sufficiente, ma risulta fondamentale un appoggio morale e pratico proveniente dall'esterno". Ed, infatti, proprio per questo motivo, vale a dire per essere di sostegno a chiunque ha finalmente deciso di smettere, è stata sviluppata l'applicazione " No Smoking be hAPPy" la quale come affermato dallo stesso oncologo: "È uno strumento completo ed efficace, realizzato attraverso uno dei canali preferiti dalla fetta di popolazione dove si sono registrati il maggior numero di fumatori". Ed, infine, ha concluso spiegando: "Questo ci ha permesso di ottenere un doppio risultato: sia di raggiungere attivamente questo target, sia di poterlo sostenere nel tempo, fattore fondamentale per la buona riuscita del percorso di disassuefazione".


domenica 22 gennaio 2012

Per gli appassionati del Social Network arriva il "Letto Facebook".


Rieccomi di nuovo qua a parlarvi dell'ormai famosissimo "Social Network in Blu", Facebook, il quale sta avendo un enorme successo sia tra i giovani e giovanissimi che tra i meno giovani ed addirittura anche qualche anziano, al punto tale d'aver creato non a pochi una vera e propria dipendenza. Infatti per parecchi utenti Facebook è diventato, e lo diventa sempre più, il primo pensiero appena svegli ed l'ultimo prima di andare a dormire; magari per paura di pedere qualche link ritenuto da loro di "vitale importanza". Proprio per questo motivo il designer croato Tomislav Zvonaric, dello studio DevianTom, ha pensato che si può andare anche oltre e qiundi ha deciso di progettare il prototipo di un "letto Facebook", (noto anche con il nome di "FBed"), vale a dire letto e workspace, (in Italiano "postazione di lavoro"), combinati insieme per non perdere mai un istante. Tuttavia per il momento si tratta di un modello in scala, ma ha già colpito la fantasia di molte persone su Internet, dove circolano varie notizie ed immagini di questo letto a due piazze. Quest'ultimo, come era facile prevedere, è di quel colore blu che contraddistingue il Social Network ed ha ovviamente la classica forma di una "f" sdraiata, con le fiancate targate dalla scritta "Facebook". Il cuscino si presenta anch'esso di colore blu. Mentre la trapunta raffigura le varie icone del noto Social Network, tra le quali ad esempio, quella che accompagna gli auguri di compleanno, la classica richiesta d'amicizia oppure ancora quella delle foto. In aggiunta nella parte superiore dalla "f" che fa parte della testata del letto c'é, come detto in precedenza, anche una postazione computer con tanto di monitor, mouse e di tastiera per chiunque voglia aggiornare il proprio profilo anche quando si trova a letto. Al riguardo lo stesso designer Tomislav Zvonaric ha dichiarato: "FBed è un letto dal design concettuale e multifunzione che permetterà di rimanere costantemente aggiornati ed in contatto con i nostri amici online, anche mentre ci si riposa un po', oppure appena svegli". Infatti il designer ha proseguito sottolineando: "Esiste anche l'innovativa possibilità di saltare direttamente dal vostro letto allo schermo dopo il risveglio". Tuttavia c'è chi non è d'accorco con l'idea del designer ed ha affermato: "Il Letto Facebook è sicuramente un’idea davvero sbagliata da più punti di vista. Intanto l'idea di non potersi separare da Facebook neppure a letto è tremenda, e poi dubito che possa proprio funzionare per semplici questioni di equilibrio". Infatti ha proseguito spiegando: "La barretta va a formare un'area-computer con poltroncina integrata, o per meglio dire schienale. Ad occhio e croce, si dovrà stare con le gambe incrociate. C'è una mensolina per la tastiera ed uno spazio per il monitor. Il concept non è molto amichevole per i laptop, nè per la vita umana". E continua spiegando: "Considerato che l'area-computer è letteralmente sospesa in aria, per questioni di baricentro ho come l'impressione che, se la parte del letto non è zavorrata in granito, chiunque cercherà di prendere posto per fare un umile aggiornamento di stato verrà catapultato assieme a monitor e tastiera a terra oltre il letto". Ed, infine, conclude sostenendo: "Forse, dico forse, è un'idea migliore quella di spegnere tablet o computer, mettere in carica lo smartphone ed andarsene a dormire in un letto normale". Comunque a giudicare da quanto si può leggere online su siti come Mashable ed altri siti tecnici, le reazioni a quest'idea non sono tutte contrarie. Però al momento non è chiaro se Tomislav Zvonaric abbia già ottenuto oppure abbia intenzione di chiedere il permesso al Social Network di Mark Zuckerberg per poter realizzare e vendere il "Facebook Bed", ma l'iniziativa dell'architetto croato non è la sola che sta cercando capitalizzare su Facebook, il quale ha ipotizzato di poter arrivare entro l'Agosto di quest'anno al miliardo di utenti. Ad esempio in Brasile, secondo quanto ha riportato il "The Guardian", verrà aperto un nightclub che sarà chiamato, appunto, "Facebook" e che cercherà di sfruttare la formula del Social Network per attrarre un gran numero di clienti.


sabato 21 gennaio 2012

Lo scambio delle password: un atto che alcuni psicologi ritengono sia come fare sesso.


Si sa il mondo degli adolescenti è davvero complicato, infatti, la crescita, gli istinti sessuali, le tempeste ormonali e quant'altro rendono questa fascia d'età come il passaggio più complesso che si attraversa nella nostra vita. Se poi a tutto questo viene aggiunto l'incontro con il mondo della tecnologia, le complicazioni aumentano e rischiano di sfociare in comportamenti pericolosi. In particolare una pratica tra tutte sembra farsi largo tra le nuove generazioni, vale a dire "lo scambio delle password". Simbolicamente questo rappresenta una dimostrazione estrema di fiducia, in poche parole un modo per mettersi l'uno nelle mani dell'altro, convalidando nel modo più profondo possibile un legame che si intende consolidare. Tuttavia quello che nella tradizione poteva essere uno scambio di anelli oppure un braccialetto in comune, oggi rischia di svalutare la portata del gesto ed oltrepassare il limite della ragionevolezza. Proprio perché lo scambio delle password viene considerato un gesto più importante dello scambio di un anello, infatti, simboleggia uno scambio di identità, di segreti e di una specie di "maschera", praticamente un qualcosa che va oltre la semplice condivisione. Inoltre da un recente sondaggio rivolto ai giovani, che poneva la domanda: "Voi condividereste la password?", è scaturito che questa pratica è diventata una sorta di moda tra i giovani per esprimere il loro reciproco affetto condividendo, appunto, la password della propria posta elettronica, di Facebook, (il famoso Social Network in Blu), e di altri account. In aggiunta i giovani fidanzati a volte scelgono perfino la medesima password ed accettano reciprocamente che l'altro legga le proprie e-mail ed i propri messaggi. E loro stessi dicono di essere consapevoli che questi intrecci digitali sono rischiosi, poiché quando una relazione si guasta, può accadere che uno usi i "segreti" online contro l'altro. Ma aggiungono che è proprio questo a rendere così potente il simbolismo della password condivisa. Al riguardo Tiffany Carandang, una liceale di San Francisco, della decisione presa da lei e dal suo ragazzo alcuni mesi fa di condividere le password della posta elettronica e di Facebook, ha dichiarato: "È un segno di fiducia! Non ho nulla da nascondergli e lui non ha nulla da nascondere a me. Sono sicura che non farebbe mai nulla per rovinare la mia reputazione". Ma ovviamente non sempre va a finire bene. È anche vero che cambiare una password non è una cosa difficile, ma gli psicologi ed i genitori dicono che spesso il danno viene fatto prima che la password venga cambiata, oppure che la condivisione stessa della vita online può essere la causa del fallimento di un rapporto. Infatti quando le storie finiscono male, c'è quasi sempre il/la giovane liceale respinto/a che cerca di umiliare la/il sua/o ex mettendo in rete i segreti delle sue e-mail. Si tratta molto spesso di tensioni tra fidanzati che spiano i messaggi l'uno dell'altro cercando prove di slealtà o infedeltà; oppure c'è chi prende di nascosto il cellulare dell'ex migliore amico e, usando la sua password, manda messaggi minacciosi a qualcun altro. Oltretutto, secondo Rosalind Wiseman, autrice di "Queen Bees and Wannabes", il tutto ha un valore simbolico estremamente forte per le generazioni adolescenziali poiché raccoglie un forte valore pruriginoso. Infatti l'autrice lo ha affermato chiaramente: "Scambiarsi le password è in molti casi un modo metaforico di fare sesso. Un atto di fiducia estrema, una corsa al contrario rispetto a quel che suggeriscono gli adulti, un modo per consegnare sé stessi alla propria anima gemella". Al riguardo una inchiesta, vale a dire il Pew Internet and American Life Project, effettuata nel 2011 ha rivelato che il 30% dei teenager che navigano con regolarità sul web si scambia le password con fidanzati o amici. Infatti spesso questa è una pratica apprezzata, offerta volontariamente e parte integrante del rapporto. Mentre in altri casi è una pratica forzata, uno squilibrio nelle intenzioni che costringe uno dei due partner ad accondiscendere alla richiesta di fiducia avanzata dalla controparte. D'altro canto scambiarsi le password significa, come già spiegato, non avere segreti per il proprio partner, il che sembra indicare una dimostrazione di solidità e fiducia senza eguali. Tuttavia la password può essere un'arma a doppio taglio che cambia di significato nel momento in cui un rapporto perde la sua unità. In aggiunta un esperto ha dichiarato: "Conosco moltissime coppie che hanno condiviso le password e non ce n'è una che non se ne sia pentita". Ma alcuni studenti hanno spiegato che ci sono altri motivi, oltre a quello di una dimostrazione di fiducia, per scambiarsi le parole d'ordine online. Ad esempio molti universitari hanno detto di aver regolarmente condiviso la password di Facebook non per ficcare il naso o per controllare l'altro, ma per costringersi a studiare per gli esami. Infine il New York Times, che raccoglie varie testimonianze sul tema, ha voluto dare un consiglio, ovvero quello di "evitare un romanticismo troppo ingenuo e di evitare pertanto uno scambio di password che rischia soltanto di generare problemi. L'intimità può e deve essere dimostrata in altri modi, con azioni più concrete e meno simboliche, lasciando quella che è l'integrità identitaria personale nella sfera che gli compete".


venerdì 20 gennaio 2012

L'FBI chiude Megavideo e Megaupload ed Anonymous passa subito al contrattacco.



Ieri il famoso ente investigativo statunitense, l'FBI, ha deciso di chiudere uno tra i più diffusi siti web, Megavideo, per la trasmissione pirata in diretta, (vale a dire in streaming), di video protetti da diritto d'autore, (copyright). Questa è stata un'azione più che altro simbolica. Infatti, nonostante sia stato sicuramente il più frequentato sito di questo genere capace di generare da solo circa il 4% complessivo del traffico internet, ne esistono tantissimi altri siti simili, (di qualità inferiore), che per il momento sono ancora online. Tuttavia immediatamente dopo l'FBI ha deciso di chiudere anche l'intero network di file hosting internazionale, ovvero Megaupload, il quale tra gli altri comprendeva, appunto, anche il suddetto sito Megavideo, e quindi di arrestare il fondatore del gigantesco archivio online. Si tratta del hacker Tedesco residente in Nuova Zelanda, Kim Schmitz che è stato arrestato, appunto, nella notte insieme a tutti gli altri dipendenti del portale con l'accusa di aver causato circa 500 milioni di dollari di danni ai detentori dei copyright, a fronte di un guadagno che si aggira attorno ai 150 milioni. In pratica il servizio di Megavideo era gratuito per 72 minuti al giorno oppure a pagamento per potere vedere senza limiti di tempo i video caricati da utenti di tutto il mondo. Il costo dell'abbonamento era di quasi 2 euro per 24 ore facilmente pagabili anche tramite SMSOvviamente la chiusura di Megavideo ha fatto la felicità dei concorrenti che, nonostante lavorassero bene, adesso vedranno convogliare su di loro tutto il traffico rimasto orfano. Infatti adesso è facile immaginare che gli altri siti simili decidano di "spuntare come funghi" con il timore di fare la stessa fine di Megavideo, ma avendo la possibilità di guadagni davvero importanti. Oltretutto, come era prevedibile, la chiusura di Megavideo e Megaupload da parte dell'FBI per violazione del diritto d'autore sta scatenando proteste a catena nell'intera rete. La più clamorosa è stata quella della famosa legione di hacker, Anonymous, che, dopo un comunicato ufficiale, per solidarietà è passato al contrattacco. Infatti la chiusura di Megaupload e di Megavideo ha dato vita a un'ondata di rappresaglia convocate, appunto, dal gruppo Anonymous nella notte tramite il noto "Social Network dai 140 caratteri", Twitter. E quindi, a circa un'ora e mezza dalla chiusura dei suddetti siti, utilizzando la tecnica del "denial of service" gli hacker di Anonymous hanno reso inaccessibili le pagine web del Dipartimento della Giustizia Statunitense, della discografica Universal, della MPAA, (la Motion Picture Association of America), e della RIAA, (Recording Industry Association of America). Inoltre hanno mandato in tilt anche il sito web della Warner Music, della stessa FBI e l'ufficio del copyright statunitense. Tuttavia, dopo l'attacco notturno, tutti i siti sembrano aver recuperato questa mattina. Al riguardo gli hacker hanno dichiarato: "Si è trattato del maggior attacco mai condotto da Anonymous, al quale hanno partecipato almeno 5.653 persone". Intanto però la corte di Auckland, in Nuova Zelanda, ha convalidato l'arresto dei due fondatori del sito fermati ieri dalla polizia in una residenza nella città neozelandese. E quindi il tedesco Kim Schmitz, noto con il nome "Kim Dotcom", e Mathias Ortmann, rimarranno in carcere fino al prossimo lunedì, quando si svolgerà l'udienza per la cauzione. Inoltre lo stesso Kimdurante l'udienza dopo che il suo avvocato si era opposto a far entrare le telecamere nell'aula, ha affermato: "Non abbiamo nulla da nascondere". Oltretutto i fermi sono stati compiuti in esecuzione di mandati d'arresto USA. Al riguardo Grant Wormaldispettoredell'Agenzia Neozelandese contro il crimine organizzato e finanziario, ha affermato: "L'FBI ha contattato la polizia neozelandese all'inizio del 2011. Tutte le persone accusate sono state incriminate negli USA. Continueremo a lavorare con le autorità americane per fornire assistenza nella procedura di estradizione". Comunque in totale l'FBI ha incriminato sette persone, accusate di violazione della legge sul copyright ed associazione a delinquere. In aggiunta la retata ad Auckland è stata compiuta da 70 agenti che hanno fermato anche il direttore marketing del sito, Finn Matato, e l'olandese Bram van der Kolk. Infine la polizia ha sequestrato valori materiali ed immateriali, i cosiddetti asset, per un valore di 50 milioni di dollari, tra cui alcune automobili di lusso come una splendida Rolls-Royce Phantom Drophead Coupé.


giovedì 19 gennaio 2012

Secondo i dati Istat l'Italia 2012 risulta "Più povera e con più giovani senza lavoro".


In questi giorni l'Istat ha presentato una nuova "fotografia" dell'Italia che è emersa dal rapporto "Noi Italia 2012", vale a dire 100 statistiche per riuscire a capire il Paese in cui viviamo. Ed anche se i dati rilevanti non sono del tutto nuovi, messi in fila dipingono un ritratto sotto molti aspetti preoccupante di un Paese in cui solo 6 persone su dieci lavorano, nel quale la percentuale dei giovani che non hanno un impiego né lo cercano è fra le più alte d'Europa e dove oltre 3 milioni di persone vivono in condizioni di povertà assoluta. Sono questi i dati più importanti che, secondo le rilevazioni dell'Istat, compongono il profilo economico e sociale del nostro Paese. Inoltre più otto milioni di persone vivono in condizioni di povertà relativa e rappresentano il 13,8% della popolazione, ovvero l'11% delle famiglie residenti. Mentre, come già detto precedentemente, la povertà assoluta coinvolge oltre 3 milioni di persone, vale a dire il 4,6% delle famiglie. In aggiunta nel Meridione è stato registrato uno svantaggio reddituale del 25% rispetto al Nord. Ed, in aggiunta, la Sicilia si è aggiudicata il record della diseguaglianza nella distribuzione del reddito e del reddito medio annuo più basso, infatti, il 50% delle famiglie è collocata al di sotto dei 18.302 euro annui, con circa 1.525 euro al mese. Oltretutto in Italia un giovane su cinque non ha un lavoro e non studia. Infatti i NEET, (acronimo inglese che sta per "Not in Education, Employment or Training"), tra i 15 e 29 anni sono più di 2 milioni, (equivalenti al 22,1%), e rappresentano la quota più alta dell'Eurozona e la seconda dell'Unione Europea dopo la Bulgaria. In seguito per il terzo anno consecutivo dati hanno dimostrato una crescita del tasso di disoccupazione che ha raggiunto l'8,4%, anche se il valore è comunque inferiore a quello dell'UE che si è affermata al 9,6%. Per di più la disoccupazione di lunga durata, vale a dire che dura da oltre 12 mesi, riguarda il 48,5% dei disoccupati nazionali. Invece sei persone su dieci nella fascia di età compresa fra i 20 e i 64 anni sono risultate avere un'occupazione. Oltretutto il tasso di occupazione è sceso da 61,1% a 36,6% nella fascia d'età compresa fra i 55 e i 64 anni. Le donne che lavorano sono risultate in netta minoranza rispetto agli uomini e sfiorano appena il 50%. Tra l'altro nel Mezzogiorno quasi un lavoratore su cinque è risultato non essere in regola, tra questi uno su quattro nel settore dell'agricoltura e due su 10 in quello delle costruzioni. Anche nei servizi si è registrato un'incidenza media del lavoro non regolare superiore alla media nazionale che ha raggiunto il 18,7%. E dunque complessivamente al Sud la quota di lavoratori irregolari risulta quasi doppia rispetto al Nord. In particolare la Calabria è la regione record con il 29%, mentre l'Abruzzo è risultata quella più corretta. Tuttavia anche al Nord è stato registrato un peggioramento rispetto al 2009, in particolare la Liguria supera la media nazionale di lavoratori irregolari. Oltretutto rispetto al resto d'Europa l'Italia è risultata spendere davvero poco per la ricerca. Vale a dire solo l'1,26% del PIL nel 2009, anche se a dire il vero la percentuale non è tanto lontana dall'obiettivo nazionale fissato per il 2020, cioè l'1,53%. Infatti i ricercatori, (3,8 ogni mille abitanti), sono al di sotto della media europea e distribuiti in maniera eterogenea sul territorio. In aggiunta la quota di imprese innovatrici soprattutto del settore industriale è cresciuta dal 27,1% al 30,7%. Comunque il numero di laureati in discipline tecnico-scientifiche rimane basso, infatti, sono risultati solo 12 ogni mille abitanti e di età compresa tra i 20 e i 29 anni. Un altro dato numericamente inferiore alla media europea che viene però riprodotta quando si analizza la quota di imprese italiane con almeno 10 addetti che utilizza una connessione internet a banda larga, ovvero l'83%. Inoltre solo un italiano su 3 risulta praticare sport e meno della metà della popolazione risulta leggere almeno un libro in un anno. Ed, in più, poco più di un italiano su due legge un quotidiano almeno una volta a settimana. Oltretutto, secondo questi dati, gli italiani destinano ai consumi culturali solo il 7% della loro spesa. Mentre, come sottolineato in precedenza, sono 18 milioni e 800 mila quelli che praticano un'attività sportiva, di questi oltre il 40% nel Nord-Est e meno del 23% nel Mezzogiorno. Comunque lo sport rimane un'attività tipicamente giovanile con una maggiore preferenza da parte dei maschi nella fascia di età tra gli 11 e i 17 anni, (che rappresentano il 70%). Però con l'aumentare dell'età l'impegno sportivo è risultato diminuire. Oltre al resto tra le attività culturali più gettonate dagli italiani c'è il cinema, infatti, viene scelto dal 53,7% della popolazione che ha dichiarato di esserci andata almeno una volta nel corso dell'anno. Seguono la visite a musei e mostre che al Sud sono il doppio che al Nord. In pratica la media è pari a 20,8% nel primo caso, mentre scende a 9,6% nel secondo. Inoltre l'Istat ha dichiarato: "Appare evidente che l'erosione del reddito delle famiglie del Mezzogiorno in atto da alcuni anni ha accentuato il fenomeno del finanziamento dei consumi col ricorso al credito bancario". Per di più è aumentata la spesa pubblica rispetto al 2009. Infatti l'Italia nel 2010 ha speso oltre 1.900 euro annui per abitante. Oltre a ciò è salito a circa 115 miliardi di euro, equivalenti al 7,4% del PIL, la spesa pubblica, anche se rimane inferiore rispetto a quella di altri Paesi Europei. Infatti il livello di spesa più alto si è registrato nel Lussemburgo con 3.741 di dollari pro capite, mentre quello più basso è stato in Polonia, cioè solo poco più di mille dollari pro capite. In più è risultato che le famiglie italiane contribuiscono con le proprie risorse alla spesa sanitaria che ammonta a 955 euro per famiglia nel mezzogiorno, ed a 1.265 euro nel centro-nord. Oltretutto sono quasi 5 milioni, ovvero oltre il 7% del totale dei residenti, gli stranieri iscritti all'inizio del 2011.  Che rispetto al 2001 sono più che triplicati in particolare nel 2010 sono cresciuti del 7,9% ad un ritmo di crescita meno sostenuto rispetto agli anni precedenti. Infatti Romeni, Albanesi, Marocchini, Cinesi ed Ucraini sono le prime cinque comunità che da sole rappresentano più del 50% del totale. Risultano cambiate anche le motivazioni per le quali gli stranieri con permesso di soggiorno scelgono di vivere in Italia. Prime fra tutte sono le ragioni familiari, infatti, erano circa il 13% nel 1992, mentre nel 2010 sono arrivate al 34%. Inoltre il livello d'istruzione degli stranieri in età 15-64 anni risulta simile a quello della popolazione nazionale. Tra questi la metà è in possesso della licenza media, il 40% ha un diploma di scuola superiore ed il 10% possiede una laurea. In aggiunta la forza lavoro straniera rappresenta meno del 10%, ma il tasso di occupazione degli stranieri supera quello degli italiani che è del 7%; così come il tasso di disoccupazione 11,6% contro l'8,1%. Invece risulta inferiore di dieci punti rispetto a quello italiano il tasso di inattività della popolazione straniera che arriva ad una percentuale pari al 28,6%. Oltretutto, secondo le stime del 2010, l'Italia si è anche collocata tra i paesi a bassa fecondità con solo 1,41 figli per donna. In più è il quarto Paese per dimensione demografica. Mentre nel primo gennaio 2011 sono stati rilevati 144,5 anziani ogni 100 giovani ed in Europa solo la Germania ha presentato un indice di vecchiaia più accentuato. Infine la regione più anziana è risultata essere la Liguria con una media di 85 anni per le donne e di 79 per gli uomini, invece la più giovane risulta la Campania.