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mercoledì 30 novembre 2011

Facebook ha ufficializzato il raggiungimento dell'accordo per la sua privacy con la FTC.


Eccomi di nuovo qua per parlarvi dell'ormai stra-famosissimo "Social Network in Blu", Facebook e dell'accordo, riguardante le modifiche della privacy, tra il Social Network e la Federal Trade Commission statunitense, (del quale non molto tempo fa vi avevo parlato in un precedente post). Infatti, dopo alcune varie indiscrezioni, la Federal Trade Commission degli USA ha reso ufficiale il raggiungimento di questo accordo così tanto atteso con FacebookE quindi da adesso in poi prima di qualsiasi modifica alle impostazioni di condivisione, Facebook dovrà sempre chiedere il consenso dei suoi utenti. Ed, inoltre, come qualcuno sin da quando la notizia di questo accordo era venuta fuori aveva sparlato: "Facebook ha cercato in qualsiasi modo possibile di stringere questa sorta di 'trattato di pace' con la Federal Trade Commission, poiché quest'anno, prima dell'ingresso nel mercato azionario, le denunce sulla privacy erano state troppo numerose". Voci che tuttavia, dopo l'annuncio dell’IPO, (vale a dire Initial Public Offering, da 10 miliardi di dollari che avrebbe permesso al Social Network di Mark Zuckerberg di strappare una valutazione in borsa da 100 miliardi), si può dire che almeno a quei tempi erano abbastanza attendibili. Oltretutto il suddetto accordo prevede praticamente l'adozione di meccanismi di opt-in che, come vi avevo già spiegato più volte non troppo tempo fa in altri post, lasciano nelle mani degli utenti di Facebook la decisione di attivare o meno una nuova determinata impostazione che riguarda la condivisione delle proprie informazioni personali. Mentre prima di questo accordo vigevano i meccanismi opt-out e quindi queste modifiche venivano attivate per default, vale a dire in assenza di interventi espliciti, e molto spesso in maniera quasi del tutto inconsapevole per gli l'utenti che successivamente erano costretti a disattivarli manualmente. Inoltre per il Social Network si prevede, almeno fino al 2032, una serie di audizioni sulla privacy con una cadenza regolare e promosse da alcuni soggetti indipendenti. In aggiunta il suddetto accordo è stato accolto con una particolare soddisfazione dai movimenti attivisti per la privacy. Ed anche lo stesso Mark Zuckerberg, le cui precedenti dichiarazioni sulla gestione della privacy del suo Social Network avevano infastidito parecchie persone, è stato costretto ad effettuare una "retromarcia" ed ha affermato: "Sono il primo ad ammettere che abbiamo fatto parecchi errori, ma possiamo fare sempre meglio. Rimango impegnato affinché Facebook diventi protagonista nella trasparenza e nel controllo della privacy dei suoi utenti".


martedì 29 novembre 2011

LinkedIn, il Social Network dei "professionisti", apre una sede anche in Italia.


Successivamente a Parigi, Stoccolma, Londra, Dublino, Amsterdam e Monaco, LinkedIn, il Social Network dei lavoratori "professionisti", che conta circa 135 milioni di iscritti in tutto il mondo, ha recentemente deciso di aperire una sua nuova sede anche in Italia e nello specifico a MilanoOltretutto il Social Network LinkedIn, vicino di casa di Google, è nato nel 2003 a Palo Alto da un'idea di Reid Hoffman e lo scorso Maggio ha debuttato in Borsa a 45 dollari per azioni e dopo essere schizzato a quota 100 ha ripiegato poi poco sotto i 60 dollari per azione. Inoltre riguardo l'apertura della nuova sede Ariel Eckstein, amministratore delegato per l'Europa, l'Africa ed il Medio Oriente del suddetto Social Network, durante un intervista dell'ANSA, (Agenzia Nazionale Stampa Associata, ovvero la principale agenzia di stampa italiana), ha spiegato: "Il 52% dei lavoratori italiani è pronto a ricollocarsi in Europa e negli Stati Uniti per continuare a seguire la propria carriera". Ed ha proseguito affermando: "Con l'attuale crisi economica la competizione nel lavoro è diventata più intensa e mai come ora è importante per i professionisti, anche in Italia, avere un punto di riferimento come LinkedIn. Gli italiani sono 'Social Networkers' avidi, infatti, abbiamo già superato i due milioni e mezzo di iscritti. I più numerosi sono a Milano, Roma e Bologna. In pratica un terzo dei professionisti italiani crede che i Social Media siano importanti per far progredire la loro carriera". Inoltre il manager, in visita a Milano, ha poi presentato una ricerca elaborata da Ipsos per conto di LinkedIn dalla quale è emerso che circa il 52% dei professionisti italiani è disposto ad andar via per migliorare la propria carriera, e solo il 10% non lascerebbe per nessun motivo il proprio Paese; mentre il 62% rimarrebbe in Europa ed il 24% cercherebbe fortuna negli Stati Uniti. In tal proposito Ariel Eckstein ha dichiarato: "È chiaro che il panorama lavorativo diventa sempre più internazionale, anche se i professionisti intervistati per la ricerca non segnalano per il prossimo 2012 nessuna riduzione della forza lavoro nelle proprie aziende". E come ha proseguito Ariel Eckstein: "Gli italiani usano LinkedIn come gli iscritti di tutto il mondo. Per costruire il proprio profilo professionale, per trovare ed essere trovati da altri professionisti e per acquisire conoscenze e informazioni. Abbiamo una divisione abbastanza equa tra uomini e donne. Ed aziende come Telecom, Ferrari, IBM, ma anche l'Università Bocconi, usano LinkedIn per coinvolgere il pubblico professionale. I settori italiani più rappresentati sul Social Network sono l'information technology, le telecomunicazioni, il marketing e la pubblicità". Infatti il modello di business di LinkedIn è misto: ci sono servizi gratuiti che si affiancano ad altri a pagamento, destinati soprattutto alle aziende ed ai "cacciatori di teste". Ed, infine, Ariel Eckstein ha concluso dicendo: "Stiamo crescendo al ritmo di due nuovi membri al secondo e tra i nostri clienti ci sono tante aziende in Europa".



lunedì 28 novembre 2011

Cryptome svela come la polizia ha accesso a Facebook, Microsoft, Aol, Blizzard & Co.



Di recente alcuni documenti sono stati messi online, oltre che nella community di scambio digitale di "The Pirate Bay", anche su Cryptome.org, il sito web concorrente dell'ormai noto Wikileaks, questo sito è stato creato nel 1996 da John Young, un architetto in pensione che in questi 15 anni ha raccolto circa 65 mila file. Sfidando spesso il governo ma anche alcune aziende statunitensi che più di una volta hanno cercato di far sparire dal web il suo archivio on-line. Comunque i documenti in questione sono 33, molti dei quali riservati, e spiegano come la polizia riesca ad avere accesso alle informazioni degli utenti dell'ormai famoso Social Network in Blu, Facebook, oppure dei servizi forniti da varie aziende, tra le quali vi sono Microsoft ed Aol, (uno dei più grandi Internet service provider del mondo con circa 30 milioni di utenti). Inoltre in questi documenti vengono descritti quali dati sia possibile ottenere e soprattuttoer quanto tempo questi vengano conservati nei server dei giganti informatici USA. Ma ci sono anche alcune guide su come "estrarre" i dati dal PC, (oppure anche dall'iPhone), di una persona che è oggetto di qualche indagine. Si tratta di veri e propri manuali per lo "spionaggio" poliziesco, con metodi assolutamente legali che riguardano, per l'appunto, individui sospettati di aver commesso dei reati, e sulle cui tracce si muove la polizia alla ricerca di prove. Dalla pedofilia alle minacce di morte, ma anche alle più diffuse truffe. Per questa raccolta il sito Cryptome si è servito degli ultimissimi documenti, relativi ad Aol, Blizzard Entertainment, (nota casa produttrice di videogiochi americana), e Microsoft, che sono stati resi disponibili la scorsa settimana dalla famosa legione di hacker attivisti chiamata "Anonymous", mentre le informazioni relativa a Facebook provengono da PublicIntelligence.net, un altro sito simile a Wikileaks. Oltretutto già nel 2010 John Young si era scontrato con la Microsoft per aver diffuso allo stesso modo le medesime procedure riservate alle forze di polizia per entrare in possesso dei dati degli utenti. In quell'occasione l'azienda di Redmond, (città nella quale si trova sede la Microsoft), chiese la rimozione del materiale ed il sito venne anche oscurato, ma alla fine tornò on-line. Inoltre per alcuni tipi di accesso ai dati, la polizia può aver bisogno di un mandato di perquisizione oppure di un'istanza del tribunale, anche se in genere basta una semplice citazione in giudizio. Invece tutto cambia quando ci si trova di fronte ad un'emergenza più o meno grave; infatti, di fronte ad un rischio concreto di morte oppure ad una minaccia fisica, le informazioni possono essere ottenute in tempo reale anche solo facendo una telefonata al fornitore di servizi. Oltretutto la guida stilata da Facebook, (riservata e destinata esclusivamente alle forze di polizia), spiega passo per passo come arrivare ad ottenere i dati personali di un utente o di chi gestisce e fa parte di un gruppo sotto indagine. Nella richiesta scritta si deve fornire agli uffici di Facebook, via e-mail oppure via fax, l'ID numerico dell'user, (che si può trovare nell'url del suo profilo), ed ogni altro dato noto. La risposta si ottiene via e-mail oppure attraverso un CD-Rom entro un minimo di due settimane, (massimo sei). E possono essere riconoscere, oltre all'e-mail ed al cellulare di una determinata persona, anche il giorno in cui è stato creato l'account, gli accessi più recenti, (2-3 giorni che precedono la suddetta richiesta), ed oltre ovviamente ai log con gli IP(vale a dire un registro di connessioni effettuate dall'utente con i vari indirizzi IP). Quest'ultimi, secondo una versione di questa guida aggiornata al 2008, verrebbero mantenuti per un periodo di 90 giorniDopo la pubblicazione on-line di queste linee-guida, Facebook ha deciso di caricare una versione di questo documento che è stata resa visibile a tutti aggiornata al 2011, senza spiegare però per quanto tempo vengono conservati i file log con gli IP e, difatti, anche un portavoce dell'azienda, che era stato interpellato dal sito CNET, non ha voluto rispondere alla domanda. Più chiaro invece per quanto riguarda i log degli IP, è stato il manuale che riguarda la casa produttrice di videogiochi, Blizzard, (nota soprattutto per il suo "War of Warcraft"). Nel manuale, infatti, è spiegato che questi vengono conservati a tempo "indeterminato". Mentre non vi è alcun archivio relativo alla posta inviata oppure a quella cancellata dagli utenti. Tuttavia la polizia può richiedere a Blizzard di conservare una copia di tutti i messaggi di uno specifico utente per un periodo di 90 giorni, che può essere aggiornato di ulteriori 90 giorni. Mentre per quel che riguarda la Microsoft, secondo il documento presente sul sito Cryptome, (in una versione del 2005), i file con gli IP degli account di posta Hotmail vengono trattenuti nei server per 60 giorni; mentre non esiste nessun registro per quanto riguarda le conversazioni nelle chat dell'ormai quasi abbandonato, MSN, (anche se su questo punto l'azienda potrebbe aver cambiato la policy). L'azienda AOL invece dichiara di conservare i log con gli IP degli utenti per 90 giorni; mentre i dati degli internauti sono mantenuti fino a 6 mesi e le e-mail per un tempo variabile, (vale a dire la posta letta e quella inviata per 30 giorni, mentre quella cestinata per 24 ore). Lassi di tempo che, come viene specificato nel documento, "possono essere soggetti a modifiche, senza preavviso alcuno". Inoltre per le emergenze c'è una linea telefonica dedicata da AOL alle forze dell'ordine, che hanno bisogno di ottenere le informazioni nel minor tempo possibile. In aggiunta sul sito di Cryptome è presente anche un piccolo manuale, firmato da un detective, che illustra ai poliziotti che indagano su un determinato soggetto, il quale ha usufruito del messenger di Yahoo!, il modo in cui recuperare dal computer tutte le conversazioni passate, anche quando si è disabilitata la funzione che prevede la creazione di un registro delle chat. Mentre in un'altra guida giudiziaria è spiegato come "leggere" tutte le informazioni presenti in un iPhone, con specifiche indicazioni per gli agenti su come muoversi per accedere ad esempio, alle informazioni contenute in un telefono protetto da una password, oppure su come ottenere un elenco completo di SMS e foto, (anche se sono stati cancellati dall'utente), password digitate ma anche delle voci che sono state eliminate dalla rubrica.


domenica 27 novembre 2011

L'intervento chirurgico per "aggiustare" la vista non puo' essere effettuato sempre.


Milioni e milioni di persone nel mondo sono costretti a portare gli occhiali per vari problemi alla vista: Miopia, Ipermetropia, Astigmatismo e Presbiopia. Tuttavia esiste una soluzione alternativa agli occhiali per questi problemi, vale a dire un intervento chirurgico con un laser ad eccimeri, (detto anche laser ad ecciplessi). Anche se gli oculisti lo ripetono a tutti i propri pazienti: "Non è obbligatorio farlo, si può vivere felici anche con gli occhiali, sono pochi i casi in cui l'intervento di chirurgia refrattiva è indispensabile per vivere bene". Eppure le operazioni per risolvere soprattutto la miopia, l'astigmatismo e la presbiopia vanno per la maggiore ed in particolare in Italia ogni anno si eseguono oltre centomila interventi. Anche se a dire tutta la verità questa crisi economica ha rallentato questa corsa "sfrenetica" all'abbandono degli occhiali, considerato che, come ha riferito una recente ricerca della Johns Hopkins University di Baltimora, dal 2007 ad oggi negli Stati Uniti il numero delle procedure di chirurgia refrattiva è calato del 30% proprio a causa delle maggiori limitazioni a cui gran parte dei cittadini sono costretti. Tuttavia il sogno di svegliarsi e vedere bene senza per forza mettersi a cercare gli occhiali sul comodino resta un obiettivo per moltissimi italiani ed oggi, a distanza di vent'anni dall'inizio dell'utilizzo "collettivo" del laser ad eccimeri, si può dire senza ombra di dubbio che gli interventi sono molto migliorati, diventando più efficaci e sicuri; infatti tutte le più recenti ricerche indicano che gli effetti collaterali tanto temuti sono sempre più rari, mentre il recupero visivo ottimale riguarda ormai quasi tutti i pazienti. Questo avviene però solo se si intervenire sulle persone che possono essere operate. Al riguardo Paolo Vinciguerra, responsabile dell'Unità di Oculistica dell'Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, (Milano), ha spiegato: "Il 30-50% delle persone non è un candidato ideale e bisogna avere il coraggio di dire al paziente che non ha le caratteristiche per sottoporsi alla chirurgia refrattiva. È importante anche esporre al paziente il risultato che si potrà realisticamente raggiungere: se le aspettative sono diverse, meglio non operare". In pratica l'intervento è sconsigliato nei diabetici oppure in gravidanza, inoltre, non può essere effettuato su chi ha malattie autoimmuni o disturbi della cicatrizzazione e neppure in caso di malattie oculari come il cheratocono; oltretutto, va eseguito solo quando il difetto visivo è stabile da almeno un paio di anni. In aggiunta molti pazienti vengono esclusi anche sulla base degli esami preoperatori che, come ha spiegato Matteo Piovella, presidente della Società Oftalmologica Italiana, (SOI), sono il "banco di prova" per poter capire se l'oculista scelto è un buon professionista. Infatti in seguito Matteo Piovella ha affermato: "Una corretta visita preoperatoria deve durare almeno 30-45 minuti e prevedere test indispensabili come la misura dello spessore corneale, la mappatura della cornea, la valutazione del diametro pupillare. La selezione "a maglie strette" dei pazienti candidati all'operazione consente di ridurre al minimo la probabilità di effetti collaterali, come aloni e distorsioni visive". Inoltre Emilio Balestrazzi, direttore dell'Istituto di Oftalmologia del Policlinico Gemelli di Roma, è intervenuto affermando: "Oggi sappiamo che questi problemi si hanno ad esempio, in pazienti con la pupilla molto larga, per i quali l'intervento è da escludere. Lo stesso vale per chi ha la cornea troppo sottile: dopo aver "scavato" con il laser a eccimeri per dare la giusta curvatura alla cornea deve, infatti, restare uno spessore di almeno 400 micron ed a volte non è possibile garantirlo per il grado di difetto da correggere o per lo spessore iniziale troppo basso". Oltretutto chi supera tutti i test successivamente può scegliere fra due tipi di tecniche, gli interventi superficiali, (come ad esempio, la PRK o fotocheratectomia refrattiva), oppure quelli intrastromali, (come la LASIK): nel primo caso si assottiglia la superficie della cornea per modificare la forma e lo spessore della lente corneale, mentre nel secondo caso un laser taglia un piccolo lembo di cornea creando una specie di "finestra", (chiamata flap), al di sotto della quale l'oculista lavora per correggere il difetto. E come ha specificato Paolo Vinciguerra: "Cambia la fase preparatoria dell'operazione, ma poi è sempre il laser ad eccimeri a "scolpire" la cornea nei suoi strati più interni. Quello che più conta per ottenere un risultato finale ottimale è la progettazione precisa dell'intervento del laser ad eccimeri, per arrivare ad un'ablazione corneale personalizzata. Ogni occhio è diverso dall'altro, a parità di difetto visivo: tenere conto delle piccole aberrazioni corneali di ciascuno e di come poi la cornea reagirà all'intervento nei mesi successivi modificandosi, significa riuscire a togliere meno tessuto possibile rispettando la natura di quell'occhio, garantendo al tempo stesso una correzione stabile sin da subito ed una buona visione notturna. Tutto questo fa la differenza fra un'operazione poco riuscita ed approssimativa, i cui risultati nel tempo tenderanno a peggiorare, ed una che regala una vista perfetta, la migliore possibile per quel paziente". Inoltre al giorno d'oggi, grazie alla capacità di personalizzare l'intervento sulla cornea, oltre alla miopia è possibile correggere anche l'astigmatismo e l'ipermetropia, anche se in questi casi il profilo da dare alla cornea va studiato con un'ancora maggiore attenzione perché ad esempio, nel caso dell'astigmatismo le asimmetrie corneali devono essere "assottigliate" con cura, mentre nel caso di presbiopia e miopia è molto complesso ottenere una correzione perfetta perché si devono "creare" due lenti invece di una. In tal proposito Emilio Balestrazzi ha sottolineato: "In caso di astigmatismo ed ipermetropia molto consistenti oppure miopia medio-elevata e se l'età supera i 40 anni". Oltretutto c'è un'altra domanda che tutti i pazienti si pongono: "Siamo sicuri che operarsi non comporti rischi futuri che oggi non conosciamo?". A questa domanda Paolo Vinciguerra ha così risposto: "La cornea è "progettata" per auto-ripararsi in caso di perdita di tessuto a causa di graffi, traumi, infezioni; noi provochiamo una perdita controllata in sicurezza e sappiamo che un intervento ben fatto non crea problemi strutturali all'occhio, neanche a distanza di anni. Dopo essersi operati però bisogna continuare a sottoporsi a controlli regolari: l'occhio miope resta "strutturalmente" miope, con la sua forma allungata che indebolisce di più la retina ed impone perciò maggiore attenzione". Infine resta da affrontare il tema dei costi che può essere in un certo qual modo un freno. Ed, infatti, come ha concluso Matteo Piovella, che ha precisato: "La chirurgia refrattiva non rientra nei Livelli Essenziali di Assistenza, per cui a parte casi particolari anche nelle strutture pubbliche che la offrono si paga una cifra di solito non irrisoria. I costi sono molto variabili e possono oscillare dai mille ai tremila euro per occhio; in genere è meglio diffidare di interventi troppo "scontati", perché è difficile mantenere un buon grado di aggiornamento tecnologico a prezzi molto bassi".


sabato 26 novembre 2011

La banda larga non è stata considerata dalla Commissione Europea un servizio universale.


Mercoledì scorso, 23 Novembre, la Commissione Europea ha stabilito che i servizi di telefonia mobile e le connessioni a banda larga non possono essere considerati servizi universali. Questa decisione, che, come era prevedibile, è stata fortemente criticata da svariate associazioni dei consumatori come ad esempio, l'Adiconsum, è stata, inoltre, il frutto di una lunga consultazione pubblica. Al riguardo il Commissario Europeo per l'Agenda digitale, Neelie Kroes si è voluta in un certo qual modo giustificare affermando: "Voglio garantire che le regole del servizio universale facciano la loro parte nel portare i benefici dell'economia digitale ai cittadini europei, evitando allo stesso tempo l'imposizione di un onere sproporzionato per il settore o un'indebita distorsione del mercato". In pratica la differenza sostanziale di maturità dei mercati e delle infrastrutture dei vari Paesi ha condizionato questa scelta. Infatti stabilire uno standard minimo condiviso avrebbe avuto impatti forti sulle imprese e le tariffe. Tuttavia ciò non toglie che ogni Paese sia libero di stabilire la propria politica al riguardo. Ad esempio Finlandia, Malta e Spagna considerano l'accesso al Web già con una velocità minima fra i servizi universali nazionali, (OSU). Inoltre Pietro Giordano, Segretario Generale dell'Adiconsum, ha spiegato: "La nostra associazione è fortemente delusa per la scelta della Commissione Europea, che a conclusione di una consultazione pubblica, di non includere nel servizio universale le connessioni a banda larga". Ed in seguito ha aggiunto: "Adiconsum sperava nella scelta europea di includere Internet nel servizio universale per far fare un salto di qualità all'Italia. Ora diventa indispensabile rivedere le norme che regolano il nostro servizio universale per garantire almeno nel diritto nazionale, come hanno fatto altri paesi europei, una velocità minima di banda larga". Ed, inoltre, tutti hanno sostenuto, e sostengono ancora adesso, a parole che: "La banda larga è uno strumento indispensabile per ogni cittadino, ma il diritto al suo utilizzo non è sancito in alcun modo, come dimostra, infatti, l'immenso digital divide presente nel nostro Paese. Ora diventa indispensabile rivedere le norme che regolano il nostro servizio universale per garantire almeno nel diritto nazionale, come hanno fatto altri paesi europei, una velocità minima di banda larga". Inoltre al momento in Italia è garantita una soglia minima a dir poco imbarazzante che corrisponde a solo 56 Kbit/s; soglia che probabilmente farebbe sorridere quegli utenti del Terzo Mondo che dispongono di una connessione molto più veloce. Tuttavia, come già detto in precedenza, l'Unione Europea lascia alle singole Nazioni la possibilità di legiferare in merito. Ed, infine, Pietro Giordano, in nome di tutta l'associazione, ha lanciato un appello nel quale diceva: "L'Adiconsum chiede all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, (AGCOM), come già fatto in passato al tavolo permanente con le associazioni consumatori, di rivedere con urgenza i parametri che regolano il servizio universale, adeguando la velocità minima di banda larga al reale utilizzo di internet, garantendo una velocità di almeno 2 Mbit/s ed allargando la fornitura del servizio universale anche agli altri operatori oltre che alla Telecom, oggi unico fornitore. Ciò permetterebbe il controllo da parte dell'AGCOM del rispetto degli obiettivi di qualità che impongono la manutenzione della rete in rame e quindi il miglioramento del servizio". Comunque quest'appello all'AGCOM, di intraprendere la strada che l'Unione Europea ha rinnegato sembra in questa fase una ricerca vana, poiché una qualsiasi autorità italiana molto difficilmente si farà carico di una responsabilità così tanto gravosa in questo momento tanto delicato nel quale stiamo vivendo.


venerdì 25 novembre 2011

I sogni cancellano i ricordi dolorosi; lo dimostra una ricerca.


Tempo fa in un post precedente vi avevo parlato di un metodo per cancellare i brutti ricordi. Sì, è anche vero che, come si dice, "il tempo cura tutte le ferite", ma recentemente è stato scoperto che è molto meglio se questo tempo viene trascorso a sognare. Almeno questo è quanto ha dimostrato una recente ricerca dell'University of California a Berkeley che è stata pubblicata su Current Biology. Infatti, durante questa ricerca, i ricercatori hanno scoperto che durante la fase del sonno in cui si sogna, vale a dire la fase REM, le sostanze chimiche che sono legate allo stress crollano mentre il cervello elabora le esperienze emozionali, rimuovendo quei ricordi che risultano "difficili". Questa scoperta ha permesso di spiegare anche per quale motivo le persone con stress post-traumatico faticano molto per superare esperienze dolorose ed hanno incubi ricorrenti. Al riguardo Matthew Walker, neuroscienziato alla suddetta università americana, ha spiegato: "Questa fase del sogno, grazie alla sua composizione neurochimica unica, ci fornisce una sorta di terapia notturna, un balsamo analgesico capace di rimuovere gli spigoli taglienti delle esperienze emozionali che abbiamo vissuto durante il giorno". Tuttavia per le persone con stress post-traumatico questa "seduta" di terapia notturna non funziona. Infatti come ha sottolineato il neuroscienziato: "Questo accade perché in loro si scatenano dei flashback che li portano a rivivere l'intera viscerale esperienza drammatica che li ha segnati, dal momento che l'emozione non è stata separata dal ricordo durante il sonno". Inoltre Els van der Helm, il primo autore dello studio, ha ribadito: "Nel sonno REM i ricordi sono riattivati, messi in prospettiva, connessi ed integrati, ma tutto questo accade in uno stato in cui le sostanze neurochimiche dello stress sono state opportunamente soppresse". Durante lo studio il team di esperti ha esaminato 35 giovani volontari sani, divisi in due gruppi. Successivamente a tutti i componenti di questi due gruppi sono state fatte vedere 150 immagini ad alto impatto emotivo per due volte a distanza di 12 ore, mentre uno scanner misurava la loro attività cerebrale. Metà dei volontari ha visionato le suddette immagini la prima volta al mattino e la seconda alla sera, il resto, invece, prima la sera e poi al mattino del giorno successivo, quindi dopo una notte di sonno. Il risultato è stato che quelli che tra una sessione e l'altra avevano dormito hanno mostrato una sostanziale riduzione della forza di reazione emotiva alle immagini registrata precedentemente nel corso dell'ultima misurazione. Ed in particolare, come hanno spiegato gli scienziati, a ridursi è stata la reazione dell'amigdala, vale a dire la parte del cervello che elabora, appunto, le emozioni. Questo ha permesso alla corteccia prefrontale, (ovvero l'area cerebrale più razionale), di riprendere il controllo delle reazioni dei volontari. Ed, inoltre, misurando le reazioni dei soggetti durante il sonno, il team di scienziati è riuscito a "fotografare" anche un crollo dei livelli di norepinefrina, (cioè quella sostanza chimica associata allo stress), che sono legati, appunto, alla fase REM.


giovedì 24 novembre 2011

Bocciati i filtri europei che impediscono agli utenti di scaricare i file pirata.


Quest'oggi la Corte di Giustizia Europea, con una sentenza che gli esperti hanno definito "storica", ha stabilito che: "Non è possibile imporre filtri al web per impedire agli utenti di scaricare file pirata poiché questa pratica è contraria al diritto comunitario". Questo dunque avrà un grosso impatto sul modo con cui, anche qui in Italia, viene protetto il diritto d'autore su Internet. La Corte di Giustizia Europea si è pronunciata su un caso che vedeva contrapposti il provider belga Scarlet e la Sabam, (una sorta di SIAE belga). Infatti la Sabam era riuscita ad ottenere da un giudice che il proprio provider impedisse di usare programmi peer-to-peer per scaricare opere protette. Mentre la Scarlet si è rivolta alla Corte d'appello di Bruxelles, che ha poi portato il caso alla Corte di Giustizia. Ed, inoltre, la sentenza peserà ora non solo sul caso Scarlet ma in tutta l'Europa; infatti il diritto dell'Unione Europea vieta che sia rivolta ad un fornitore di accesso ad Internet un'ingiunzione per predisporre un sistema di filtraggio di tutte le comunicazioni elettroniche che transitano per i suoi servizi, applicabile indistintamente a tutta la sua clientela a titolo preventivo a sue spese esclusive e senza limiti nel tempo. Il motivo è che quest'ingiunzione violerebbe il diritto dei provider a non auto-proclamarsi "sceriffi" del web ed a non sorvegliarlo a caccia di reati. Ma questo violerebbe anche la libertà d'impresa, vale a dire il diritto alla tutela dei dati personali e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni dall'altro. In pratica si tratterebbe del classico caso in cui in nome del copyright si vorrebbero fare ingiustizie ai danni di altri diritti. E soprattutto i diritti del cittadino. Ma anche quelli dei provider che, per rispettare l'ingiunzione, sarebbero costretti ad adottare un costoso sistema di filtraggio. Oltretutto Fulvio Sarzana, avvocato leader del movimento "Sito non raggiungibile" per l'affermazione dei diritti fondamentali su internet, ha affermato: "È una vittoria per i diritti dei cittadini di Internet". E subito dopo ha spiegato: "Per l'industria del copyright diventerà impossibile, anche su richiesta di un giudice, ottenere i nomi di chi scarica file pirata, per esempio. È quello che la FAPAV, (Federazione Anti-Pirateria Audiovisiva), aveva tentato di fare in Italia". Ed ha continuato aggiungendo: "La sentenza impedirà ai giudici nostrani filtri per bloccare e tracciare gli utenti che scaricano o condividono file protetti da diritto d'autore". Al riguardo Innocenzo Genna, esperto di policy comunitarie in ambito informatico, ha confermato: "La sentenza avrà un impatto enorme sulla tutela del diritto d'autore online, in Europa. Infatti bloccherà tutte le misure anti-pirateria che poggiano su tecnologie di filtraggio in Italia, Irlanda, Regno Unito e altri Paesi. A rischio adesso anche l'HADOPI francese". Mentre Enzo Mazza, presidente di FIMI, (Federazione dell'Industria Musicale Italiana), è molto ottimista, infatti, secondo il suo parere: "La sentenza impedisce solo il filtraggio preventivo e quindi autorizza a bloccare specifiche attività illegali su Internet". Ottimista anche Marco Polillo, presidente di Confindustria Cultura, secondo il quale: "La sentenza conferma in maniera chiarissima che ai fini del contrasto della pirateria online l'Autorità Giudiziaria e gli Organi amministrativi di vigilanza, dopo aver accertato gli illeciti, possono ordinare provvedimenti di inibizione all'accesso attraverso il coinvolgimento degli intermediari". Si pensa ad esempio, all'oscuramento di siti web oppure alla rimozione di link da cui scaricare file pirata. A questo proposito l'ultima vicenda è stata quella del sequestro di ITALIANSHARE, (del quale vi avevo parlato in un recente post), network composto da cinque siti e con 550 mila utenti Italiani al mese. Tuttavia i provider nostrani ritengono illecito anche questo tipo di filtro e per la prima volta alcuni giorni fa hanno ottenuto ragione dal tribunale. E quindi adesso allo stesso modo si stanno opponendo anche al sequestro di ITALIANSHARE. Infatti la prossima grande battaglia è già alle porte poiché tra qualche giorno l'AGCOM, (Autorità Garante delle Comunicazioni), varerà una delibera per la riforma della tutela del copyright online. Tuttavia le società del diritto d'autore chiedono di facilitare l'oscuramento di siti web, come si può leggere in una lettera che è stata inviata alla Confindustria Cultura negli scorsi giorni. Mentre si oppongono a questa misura le associazioni dei consumatori e politici. Inoltre l'attuale bozza della delibera non prevede oscuramenti, ma la facoltà per l'AGCOM di poter sanzionare i gestori di siti web che violano il diritto d'autore con una multa che potrebbe arrivare fino a 250 mila euro.


mercoledì 23 novembre 2011

Riuscire a perdere peso grazie ad una gomma da masticare?


Dopo il chewing gum che aiuta l'igiene orale, quello che aiuta a smettere di fumare e quello che combatte il mal d'auto, adesso è in arrivo un nuova gomma da masticare che promette di aiutare a rimanere, (oppure a ritornare), in forma perdendo peso. Già, sembra un sogno? Proprio perché dimagrire è un obiettivo che in molti non riescono a raggiungere malgrado metodi e diete varie. Eppure, secondo un team di studiosi, potrebbe diventare realtà entro breve tempo. Infatti un gruppo di scienziati, guidato da Robert Doyle, chimico della Syracuse University, (USA), è riuscito a dimostrare per la prima volta, nel corso di uno studio pionieristico, che l'ormone della sazietà, cioè quello che aiuta le persone a sentirsi "piene" dopo aver mangiato, può essere rilasciato nel flusso sanguigno per via orale. Ed, appunto, hanno deciso di farlo per mezzo di un semplice confetto da masticare. Questo chewing gum, che tra l'altro dovrebbe combattere i chili di troppo, dovrebbe anche funzionare in questo modo: dopo un pasto equilibrato si potrà masticare questa gomma, la quale comincierà ad avere effetto 3-4 ore più tardi, diminuendo così l'appetito quando si avvicinerà l'ora del prossimo pasto. Inoltre l'indagine pubblicata sul Journal of Medicinal Chemistry si è concentrata sull'ormone chiamato Pyy, che fa parte del sistema chimico regolatore del ciclo dell'appetito e del dispendio di energia. Infatti per esempio, durante l'alimentazione oppure lo sport il nostro organismo rilascia il Pyy nel flusso sanguigno e dunque maggiore è la quantità di questo ormone, maggiore sarà il numero delle calorie che si bruceranno. Oltretutto alcuni studi precedenti avevano già evidenziato che gli individui obesi hanno minori concentrazioni di Pyy nel sangue sia nel momento in cui mangiano, che durante l'attività fisica. Ed al riguardo Robert Doyle ha spiegato: "Il Pyy è un ormone che sopprime l'appetito. Ma, se assunto per via orale, l'ormone viene distrutto nello stomaco e difficilmente assorbito attraverso l'intestino". Per questo motivo gli esperti si sono messi al lavoro per trovare il modo per "nascondere" questo ormone in modo che possa viaggiare attraverso l'apparato digerente e rimanere relativamente "intatto". Inoltre diversi anni fa Robert Doyle aveva sviluppato un modo per utilizzare la vitamina B12 come veicolo per la somministrazione orale dell'insulina; infatti la vitamina B12 è in grado di passare attraverso l'apparato digerente con relativa facilità e di portare con sé l'insulina e/o altre sostanze nel flusso sanguigno. E dunque il suo team di ricerca ha provato ad "unire" l'ormone Pyy alla vitamina B12, attraverso il suddetto sistema brevettato precedentemente da Robert Doyle. Ed a quanto pare l'obiettivo è stato in pratica raggiunto. Infatti Robert Doyle ha sottolineato: "Ce l'abbiamo fatta e siamo entusiasti dei risultati. Il passo successivo consiste nel trovare il modo di inserire la 'coppia' B12-Pyy in un alimento, che potrebbe essere la gomma da masticare oppure una compressa per via orale. Una sorta di integratore alimentare per aiutare le persone a perdere peso, più o meno con lo stesso meccanismo delle gomme per smettere di fumare".


martedì 22 novembre 2011

Create delle cyber-lenti a contatto che proiettano immagini sulla retina.



Lenti a contatto in grado di dare aggiornamenti ed informazioni in "sovrimpressione" nel campo visivo di chiunque le indossi, proiettando delle immagini direttamente sulla retina e che permetterebbero utilizzi pratici come la lettura di messaggi ed e-mail senza supporto di schermi, oppure utilizzi affascinanti come per esempio, la possibilità di essere immersi in un videogame con le informazioni necessarie sul proprio personaggio direttamente davanti agli occhi. Ma questa volta non si tratta del solito film di fantascienza. Infatti si tratta di un progetto di ricerca portato avanti dai ricercatori dell'Università di Washington e che vede anche la collaborazione con l'Università finlandese di Aalto. Tuttavia l'attuale prototipo di queste "cyber-lenti" contiene per il momento solo un pixel, ma la sperimentazione sta proseguendo, poiché i test su alcuni conigli non hanno causato alcun danno alla vista nelle cavie e dunque in un futuro non troppo lontano centinaia di pixel potrebbero trovare ospitalità sulle queste lenti flessibili per creare delle immagini olografiche. Però inizialmente vi erano problemi sostanziali da superare. Infatti sembrava che le informazioni sì venivano riprodotte nel campo visivo, ma erano troppo vicino all'occhio per permettere la messa a fuoco. Per risolvere questo problema i ricercatori hanno lavorando su lenti Fresnel, più fini e piatte di quelle ordinarie, risolvendo così il problema della messa a fuoco delle immagine così vicine. E grazie all'aiuto dei colleghi della finlandese Aalto University, i ricercatori sono riusciti ad intervenire sulla distanza focale semplicemente alterando forma e struttura della lente. Anche se adesso rimangono altri problemi che riguardano l'alimentazione di queste cyber-lenti. Infatti queste lenti a contatto sono alimentate a distanza con una tecnologia che deve essere ancora affinata e che nella sperimentazione sui conigli permetteva una distanza dall'alimentazione di appena 2 cm. Ed, inoltre, per quanto riguarda i micro-circuiti si è lavorato su nano-scala; in pratica si parla di tecnologie di dimenzioni mille volte inferiori rispetto allo spessore di un capello. Inoltre riguardo i vari problemi ancora da risolvere il co-autore dello studio Prof. Babbak Praviz ha spiegato: "Dobbiamo migliorare il design dell'antenna ed il meccanismo associato alla trasmissione delle frequenze. Il nostro prossimo obiettivo comunque è quello di incorporare informazioni testuali nelle lenti a contatto". E dunque è abbastanza evidente che la realizzazione di lenti di questo genere potrebbe portare ad una vera e propria rivoluzione, la quale comporterebbe la scomparsa dei monitor ed un'utilizzo continuo della realtà aumentata a videogiochi ed a film sempre più coinvolgenti. Ovviamente bisognerà attendere ancora un po' di tempo per trasformare tutto questo in realtà, ma la strada è già ad un buon punto.

Di seguito 2 immagini che mostrano come sono fatte queste cyber-lenti:



lunedì 21 novembre 2011

Realizzato in Gran Bretagna un piatto parlante che aiuterà le persone obese.


Uno dei grandi problemi che affligge milioni di persone in tutto il mondo è l'obesità, vale a dire quella condizione medica in cui si è accumulato del grasso corporeo in eccesso in una misura tale da poter portare un effetto negativo sulla salute, con una conseguente riduzione dell'aspettativa di vita ed un progressivo aumentato dei problemi di salute. Per saper se un soggetto è obeso o meno viene utilizzato l'indice di massa corporea, (IMC); si tratta un valore che mette a confronto il peso e l'altezza di una persona, definendo in sovrappeso le persone il cui IMC è compreso tra 25 e 30 kg/m2, ed obese le persone che hanno un IMC superiore ai 30 kg/m2. Inoltre l'obesità viene catalogata come una patologia tipica, anche se non esclusiva, delle società dette "del benessere". Ed è quasi sempre correlata ad altre malattie, tra le quali: le disfunzioni cardiocircolatorie, il diabete mellito di tipo 2, patologie a carico del sistema osteo-articolare, ictus, sindrome da apnea notturna e alcuni tipi di tumore. E più comunemente è causata da una combinazione di eccessivo apporto calorico, mancanza di attività fisica e predisposizione genetica; alle volte le cause sono anche principalmente genetiche, endocrine, da assunzione di farmaci oppure derivanti da malattie psichiatriche e disturbi psicologici causati dal tipo di ambiente familiare e/o sociale in cui l'individuo vive, infatti, l'approccio psicologico al trattamento della malattia risulta oggi riconosciuto come fondamentale per la piena guarigione del paziente obeso. Inoltre al giorno d'oggi l'obesità colpisce soprattutto i bambini e gli adolescenti. Infatti nel XXI secolo l'obesità infantile ha raggiunto proporzioni epidemiche con tassi di crescita sia nel mondo sviluppato che in quello in via di sviluppo. Come ad esempio, i tassi di obesità nei ragazzi canadesi che sono aumentati dall'11% nel 1980, ad oltre il 30% nel 1990, mentre nei bambini brasiliani l'aumento è stato dal 4% al 14%. Mentre per quanto riguarda l'Italia i bambini dai 6 ai 12 anni tra il 1976 ed il 1980 rappresentavano un tasso di obesità del circa 7% invece, nella stessa fascia d'età, dal 1988 al 1994 questo tasso era del 12% per poi passare al 15% nel 2000. Le regioni più interessate da questo problema sono prevalentemente quelle dell'Italia Meridionale, infatti, per esempio, a Napoli si registra un tasso del 16,6%. Inoltre in Campania, PugliaSicilia il tasso di popolazione in sovrappeso arriva al 23,6% e quella obesa al 13,5%. E, come per l'obesità nell'età adulta, molti fattori contribuiscono al tasso crescente di obesità infantile. Ma la cattiva alimentazione e la scarsa attività fisica sono ritenuti i due più importanti fattori che hanno determinato il recente aumento del fenomeno. Tuttavia, quando il problema avanza, servono nuove soluzioni. Infatti per la nuova epidemia di obesità la Gran Bretagna ha deciso di mettere in campo (anzi per meglio dire, in tavola), Mandometer, un "piatto-bilancia parlante". Il National Health Service, (NHS), è arrivato a questa decisione dopo una lunga strada. La prima cosa da fare è stata l'accettazione di una situazione drammatica. Infatti la Gran Bretagna è il Paese con il maggior numero di obesi e persone in sovrappeso di tutta l'Europa, con un aggravio sulla sanità pubblica di 4,2 sterline l'anno. Inoltre da tempo il NHS si è visto costretto alla creatività. Ad esempio, allargando le ambulanze per malati dalle dimensioni inusuali. Oppure ancora sono state create bilance in grado di sopportare un peso fino a quattro quintali. E quindi adesso sembra essere arrivato il tempo di passate al contrattacco. Difatti, secondo gli studiosi della Regina, la prima fonte del peso eccessivo sarebbe, appunto, uno stile alimentare ricco di burro, bacon e lardo che è davvero malgestito dai cittadini britannici. E proprio per questo motivo è stato creato Mandometer, prodotto svedese dal costo di 1.500 sterline. Il prodotto è composto da un piatto legato ad una sorta di bilancia che è in grado di valutare il passaggio del cibo e di agire di conseguenza. In pratica Mandometer tramite uno schermo allegato mostra il passaggio della pietanza dal piatto alla stomaco. Ed alcuni dietologi hanno spiegato che: "Questo aiuta le persone affette da obesità a potenziare la sensazione di sazietà, mangiando meno e più lentamente". In aggiunta se il soggetto preme troppo sull'accelleratore, aumentando la velocità dell'assunzione del cibo, Mandometer lo avvisa con un messaggio: "per favore, mangia più lentamente!". Secondo il NHS, (che fiducioso ha affermato: "Questo nel lungo periodo aiuta a dimagrire"), Mandometer dovrà sostenere due test pratici. In sostanza il primo esperimento consiste nel coinvolgere 600 famiglie di Bristol, con almeno un genitore ed un figlio, (tra i 11-15 anni), affetto da obesità. Mentre il passo successivo sarà passere al secondo turno, durante il quale Mandometer dovrà aiutare 10 volontari: adulti e minori, tutti con una una variante genetica che inibisce la sazietà.



domenica 20 novembre 2011

Adesso è possibile inviare denaro agli amici su Facebook... grazie all'app di PayPal.


Si sta avvicinando il periodo natalizio ed sono qua a parlarvi per l'ennesima volta del famoso Social Network in blu, Facebook, che di recente ha firmato un accordo con PayPalun sistema di pagamento online, fondato nel 1998 e successivamente acquisito da eBay Inc. nel 2002, che permette a qualsiasi azienda o consumatore che disponga di un indirizzo e-mail di inviare e ricevere pagamenti. Registrandosi gratuitamente è possibile aprire il proprio account che consente di effettuare pagamenti utilizzando la mail e la relativa password.  Inoltre al proprio account è possibile associare una carta di credito, (fino ad un massimo di otto), oppure una carta prepagata, o ancora si può ricaricare senza spese dal conto corrente bancario. Comunque tornando a parlare dell'accordo con FacebookPayPal ha appena lanciato una nuova applicazione, chiamata "Send Money", appunto, tutta dedicata a Facebook la quale permette agli iscritti del Social Network di Mark Zuckerberg di inviare comodamente un regalo in denaro ad un amico o parente lontano. Infatti, se qualcuno si sta sposando, sta facendo il compleanno oppure è protagonista di una serie di altri eventi, PayPal suggerirà la possibilità di inviargli denaro e la possibilità eventualmente di accompagnare il "dono" per esempio, con una simpatica cartolina come quelle degli auguri. Tuttavia per inviare e ricevere denaro tramite questa app di PayPal è necessario che entrambi gli utenti siano iscritti sia al servizio che a Facebook, e quindi se un utente riceve un "regalo" e non è iscritto a PayPal, deve provvedere all'iscrizione per poterne beneficiare; il procedimento per inviare un "dono" ad un amico è alla portata di tutti, infatti, basterà selezionare la cartolina preferita, (anche se si può tralasciare questo passaggio, qualora non si volesse sfruttare tale possibilità), scegliere il destinatario del regalo in denaro e successivamente immettere quindi la quantità di denaro che gli si vuole inviare ed eventualmente aggiungere una foto, un video oppure un messaggio per arricchire il tutto. Inoltre l'applicazione Send Money funziona in circa 65 paesi, compresi quelli che fanno parte dell'Unione Europea. Dunque questa per PayPal è una grande opportunità considerando l'ampio numero di utenti che utilizzano Facebook, che verrebbe sommato al numero di utenti che già utilizzano PayPal e che inviano le "eCard", (simili a delle cartoline o biglietti di auguri, con la differenza principale che il tutto è fatto in maniera digitale e non cartacea). Al riguardo JB Coutinho, Senior Product Marketing Manager di PayPal, ha, infatti, sottolineato che: "L'80% degli utenti PayPal sono in possesso di un account Facebook ed ogni anno vengono inviate circa 500 milioni di cartoline elettroniche solo negli Stati Uniti". Inoltre l'app Send Money sarà altrettanto utile per quelle società o quelle organizzazioni che vorranno distribuire buoni, rimborsi, sconti, coupon e via dicendo. Un'idea dunque tanto semplice quanto probabilmente proficua per PayPal, che con questa nuova app continua ad addentrarsi sempre più in Facebook, nel tentativo di sfruttarne l'immensa community e le dinamiche di coinvolgimenti instaurate in questo Social Network. Inoltre sembra che Facebook sia voluto andare incontro a quelle persone che hanno degli amici e/o dei parenti lontani ai quali adesso con l'avvicinarsi del periodo natalizio, ma non solo, vogliono regalare qualcosa. Infatti ora hanno l'opportunità di far loro un "dono in denaro" evitando così dei regali indesiderati che altrimenti verrebbero riciclati.


sabato 19 novembre 2011

Su Europa, un satellite di Giove, è stata rilevata la presenza di acqua liquida.


Il 7 Gennaio del 1610 Galileo Galilei con un telescopio a rifrazione da 20 ingrandimenti presso l'Università di Padova scoprì un nuovo satellite appartenente al pianeta Giove; si chiama Europa ed è, appunto, il quarto satellite naturale per dimensioni di Giove, ed è, inoltre, considerato uno dei più massicci dell'intero di tutto il sistema solare. Inoltre, come tutti i satelliti galileiani, Europa prende il nome da un'amante di Zeus, (l'equivalente greco di Giove), in questo caso Europa era figlia di Agenore, (Re della città di Tiro), e sorella di Cadmo, (fondatore di Tebe). Questo satellite è stato soggetto di molti studi, in uno dei quali è stato scoperto un oceano sotto la sua superficie. Oltretutto di recente i dati di un ulteriore studio hanno suggerito che ci sarebbe un significativo scambio di materia tra il guscio ghiacciato di Europa ed il suddetto oceano. Il che potrebbe avvalorare l'idea che l'oceano sotterraneo di Europa rappresenti un ulteriore potenziale habitat favorevole per la vita nel nostro sistema solare. La scoperta è stata pubblicata sulla rivista scientifica Nature. Al riguardo Mary Voytek, direttore del Programma di Astrobiologia presso il quartier generale della NASA ha affermato: "I dati ci forniscono prospettive impensabili; tuttavia gli scienziati di tutto il mondo vogliono studiare accuratamente tali dati e rivederli per poter apprezzare pienamente le implicazioni di questi risultati". Inoltre, grazie alla sonda "Galileo", lanciata verso Giove dallo Space Shuttle Atlantis nel 1989, è stato possibile condurre numerose scoperte, impegnando decine di studiosi per analizzarle. Una delle scoperte più significative è stata, come già detto in precedenza, la presenza di un vasto oceano di acqua salata sotto la superficie di Europa. Questo oceano è abbastanza profondo da coprire la superficie intera di Europa e contiene più acqua liquida di tutti degli oceani della Terra messi insieme. Tuttavia, essendo lontano dal sole, la superficie di questo oceano è completamente ghiacciata. La maggior parte degli scienziati pensa che questa crosta di ghiaccio sia spessa decine di miglia. In tal proposito Britney Schmidt, autore dell'articolo all'Istituto di Geofisica dell'Università di Austin, (in Texas), ha dichiarato: "Un'opinione nella comunità scientifica è stata che, se il guscio di ghiaccio è spesso, rappresenta cattivo segno per la biologia. È probabile che la superficie non sta comunicando con l'oceano sottostante". Ed ha proseguito dicendo: "Ora noi vediamo con certezza che è uno strato di ghiaccio spesso che può muoversi rapidamente e mostrare l'esistenza di laghi profondi e giganti. Ciò potrebbe rendere Europa ed il suo oceano più abitabili". Inoltre Britney Schmidt ed il suo team hanno notato che nelle immagini fornite dalla sonda Galileo vi sono due formazioni circolari particolari irregolari sulla superficie di Europa chiamati "terreni caotici". E quindi, basandosi su alcuni processi simili visti sulla Terra su blocchi di ghiaccio e sotto di vulcani ghiacciati, hanno sviluppato un modello per spiegare come si formano questi elementi. Un modello che ha permesso di risolvere molte osservazioni contraddittorie; infatti alcune osservazioni sembravano suggerire che lo strato di ghiaccio fosse spesso, mentre altre che fosse sottile. E quindi questa recente analisi ha mostrato che quei terreni sulla superficie di Europa si possono essere formati mediante processi di scambio tra lo strato ghiacciato ed il lago sottostante. Questo ha favorito un processo per trasferire elementi nutrienti ed energia tra la superficie ed il vasto oceano che è presente sotto il ghiaccio spesso. Inoltre si pensa che tutto ciò possa aumentare la probabilità di vita lì sotto. Gli autori dello studio hanno buone ragioni di credere che il loro modello è corretto, basato su osservazioni di Europa condotte dalla sonda Galileo e sulla Terra. Inoltre poiché i laghi sono molte miglia sotto la superficien l'unica vera conferma della loro presenza è arrivata da una missione spaziale designata per lo studio dello strato ghiacciato. Tale missione fu classificata come la seconda missione per importanza dall'odierno Consiglio Nazionale delle Ricerche e per gli studi planetari condotti dalla NASA. Oltretutto Don Blankenship, coautore e ricercatore senior presso l'Istituto di Geofisica e che ha condotto studi radar sulla masse planetarie ghiacciate, ha affermato: "Questa nuova comprensione dei processi su Europa non sarebbe stata possibile senza le conoscenze osservative degli ultimi 20 anni sui blocchi di ghiaccio galleggianti e non". In aggiunta quella della Galileo è stata la prima missione spaziale che ha misurato l'atmosfera di Giove con una sonda, conducendo studi a lungo termine del sistema gioviano. Inoltre la sonda è stata la prima a compiere un fly-by, (vale a dire un sorvolo ravvicinato), di un asteroide e scoprirne una luna. Per questo la NASA estese la missione tre volte per approfittare delle capacità scientifiche davvero uniche della sonda Galileo, che fu poi messa in rotta di collisione con l'atmosfera di Giove, nel Settembre del 2003, per scongiurare un possibile impatto con Europa. La missione Galileo fu coordinata dal Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, in California, sotto la sorveglianza del dipartimento delle missioni scientifiche dell'agenzia.


venerdì 18 novembre 2011

Google Music fa il suo debutto ed è subito competizione con iTunes ed Amazon.



In questi giorni tra i servizi digitali musicali ci sono state delle new entry. Infatti con il lancio del nuovo Google Music, e l'arrivo di iTunes Match negli Stati Uniti, si è aperta una vera e propria guerra tra tre servizi, tra i quali è compreso anche l'Amazon Cloud Player. E dunque adesso agli utenti sorge un dubbio: "Ma quale di questi tre può essere considerato davvero il migliore?" Una possibile risposta proviene dal web, dove ci sono vari confronti aperti a tutto campo. Infatti Google Music è gratis per tutti e permette l'accesso dal web, sia da PC che da dispositivi mobili, (quali smartphone e tablet). Inoltre la "libreria musicale" di Google Music impone un limite di 20.000 canzoni, escluse quelle a pagamento. Mentre per iTunes è necessario sborsare 24,99 dollari all'anno, dando l'opportunità di caricare fino a 25.000 canzoni, anche qui sono esclusi gli acquisti. Invece Amazon Cloud Player è gratuito per i primi 5 GB di musica memorizzata, (sempre escludendo gli acquisti), mentre per ulteriori 20 GB di memoria è richiesto un costo di 20 dollari all'anno. Tuttavia l'upload, (cioè il caricamento), è illimitato. Inoltre nel 2006 ha fatto il suo debutto l'iTunes Music Store, diventando presto il distributore numero uno di musica negli Stati Uniti. Acquistare musica in questo servizio Apple è molto facile, anche se si utilizza Windows, grazie ad un ottimo motore di ricerca ed un processo di acquisto immediato. Mentre Amazon offre una sezione del proprio sito dedicata all'acquisto di musica in formato MP3. Il problema però è che il processo di ricerca e di acquisto potrebbe apparire un po' complicato agli utenti meno esperti. Ed, infatti, per colpa di qualche passaggio poco chiaro, si rischia spesso di finire in pagine non desiderate. Invece il nuovissimo music store di Google offre un layout, (vale a dire un'impaginazione ed una struttura grafica del sito web), abbastanza simile a quello di iTunes. La differenza però consiste nella mancanza di una Shopping Cart, che costringe l'utente a dover acquistare immediatamente ciò che ha selezionato, senza avere la possibilità di raggruppare una serie di tracce contemporaneamente per un acquisto futuro. Oltretutto manca una "lista dei desideri", cosa che viene offerta dalla concorrenza. In aggiunta, secondo alcuni utenti, la navigabilità tra le pagine è a volte un po' troppo macchinosa. Comunque tutti e tre i servizi offrono la possibilità di ascoltare la musica anche in cloud, cioè senza doverla scaricare. Cosa che iTunes fa perfettamente. Infatti grazie al suo hub, (cioè un dispositivo di rete che funge da nodo di smistamento di dati), di musica centrale, è possibile visualizzare canzoni ed album indistintamente che siano memorizzati in memoria oppure nei server. Mentre Google Music ed Amazon Cloud Player danno qualche problema in più. Infatti quest'ultimo causa alcuni problemi per via di un'interfaccia macchinosa, mentre il primo appare in diverse occasioni lento quando si passa da una canzone all'altra. Tuttavia Google Music ha un grande vantaggio rispetto ai concorrenti; infatti il suo servizio di cloud listening è disponibile su qualsiasi piattaforma mobile, permettendo così una sincronia tra i vari dispositivi invidiabile. Inoltre iTunes Match è in grado di sincronizzare perfettamente il file della canzone che si vuole caricare con quelle presenti nello store. E quindi, se la canzone corrisponde, non ci sarà bisogno di caricarla. Invece Google e Amazon offrono entrambi un tool per l'upload dei file. In particolare Google Music Manager può addirittura essere sincronizzato con iTunes, in modo da poter caricare i brani memorizzati direttamente alla libreria musicale di Google. D'altro canto Amazon fa lo stesso, ma la sua applicazione ha qualche evidente problema di funzionalità, dato che non permette l'auto-sincronizzazione dei brani. I problemi per Google Music però arrivano quando si tratta di scaricare le canzoni, poiché permette di far partire il download dall'interfaccia Web della stessa traccia soltanto per due volte. Inoltre con il Music Manager non è possibile selezionare  i nuovi acquisti tra i file da scaricare o da mettere in coda automatica. Tutt'altra cosa è invece per Amazon che, oltre a presentarsi semplice da questo punto di vista, permette di aggiungere i brani direttamente alle librerie di iTunes e Windows Media Player. In aggiunta iTunes è limitato per quanto riguarda l'accesso mobile. Infatti la sincronizzazione è valida solo tra i vari dispositivi iOS, (cioè il sistema operativo sviluppato da Apple per iPhone, iPod touch ed iPad). E quindi tutti gli altri terminali vengono tagliati fuori di netto. Mentre Amazon rende le cose un tantino più semplici grazie alla presenza di un'applicazione specifica per Android ed un'interfaccia Web studiata per iPad. Ed invece Google è quello che è riesce ad offrire una sorta di "cross-platform", (ovvero una multipiattaforma), amichevole sia fra i differenti browser, sia tra i vari dispositivi, che siano iOS o Android. E quindi, da questo punto di vista, si può dire che la Mountain View abbia pensato anche alla concorrenza. Tuttavia tutti e tre i servizi hanno degli importanti pregi ed anche difetti vari. E dunque la scelta sul servizio utilizzare rimane prettamente soggettiva, anche perché gli utenti che utilizzano iOS considerano iTunes come la migliore piattaforma disponibile. Mentre gli utenti che usano Android vedono in Google Music una grande opportunità per il "cross-platforming" ed, infine, Amazon si mette quasi in mezzo, provando a suo modo ad accontentare entrambe le parti.